Il mondo salvato dalle ragazze

In un video postato il 2 giugno scorso su Instagram, Alexandria Ocasio-Cortez diceva: «Se pretendi che finiscano i disordini e stai chiedendo la fine di tutto questo, ma non stai chiedendo la fine delle condizioni che hanno creato questi disordini, sei ipocrita. Se pretendi che finiscano i disordini ma non credi che l’assistenza sanitaria sia un diritto umano […] allora non stai davvero chiedendo che cessino i disordini. Se hai paura di dire che le vite della gente nera contano e hai paura di denunciare la brutalità della polizia, quello che stai chiedendo è che l’ingiustizia continui e che la tua gente continui a sopportare l’ingiustizia della povertà».
Di Alexandria Ocasio-Cortez, e di Greta Thunberg, Rachel Carson, Wangari Maathai e Jane Seymour Fonda, parla Le ragazze salveranno il mondo, di Annalisa Corrado, ingegnera meccanica specializzata in energetica, recentemente edito da People, una casa editrice di Gallarate le cui pubblicazioni sono focalizzate sul racconto e sull’indagine dei cambiamenti della società.

Foto1. Rachel Carson in una foto del 1940. A destra, la targa commemorativa apposta sulla sua casa, qualificata come National Historic Landmark
Rachel Carson in una foto del 1940. A destra, la targa commemorativa apposta sulla sua casa, qualificata come National Historic Landmark

Rachel Carson, scrittrice e zoologa, esperta in biologia marina, è stata la prima a mettere in guardia dai fitofarmaci sintetici come il Ddt. Pioniera dello studio dell’ambiente marino e della sua difesa, ha sempre sincronizzato la ricerca scientifica con la letteratura. Il suo libro Il mare intorno a noi, del 1951, ha vinto numerosi premi ed è un’opera scientifica e insieme poetica. Come ha detto Carson l’anno seguente, durante la cerimonia del ritiro del National Book Award for Nonfiction, «nessuno può scrivere onestamente del mare e lasciare fuori la poesia».
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, Carson fu la prima a dare l’allarme sulla diffusione dei pesticidi in agricoltura e lo fece a partire, ancora una volta, dall’osservazione scientifica e dall’intuizione poetica: la primavera era diventata silenziosa, gli uccelli non cantavano più. In Primavera silenziosa denunciava l’improvvisa sparizione di molte specie di uccelli avvelenati da «prodotti chimici non selettivi che hanno il potere di uccidere ogni insetto (tanto i “buoni” quanto i “cattivi”), di annientare il canto degli uccelli e il guizzo dei pesci nei ruscelli, di ricoprire le foglie di una pellicola mortale, di perdurare nel suolo». Tali sostanze, in teoria prodotte per liberare l’agricoltura da insetti “nocivi”, distruggono tutto: «Non dovrebbero essere chiamati insetticidi, ma biocidi».
Nonostante il suo successo scientifico e letterario, Carson è stata oggetto di campagne diffamatorie da parte delle aziende produttrici di veleni agricoli che, come Annalisa Corrado non manca di farci notare, non potendo confutare le sue scoperte sul piano scientifico, l’hanno tacciata di emotività, fragilità, isteria, inaffidabilità, mirando, come sempre in questi casi, non alla scienziata ma alla donna.
Nonostante le formidabili forze messe in campo dalla grande industria, una commissione scientifica istituita nel 1963 dal presidente Kennedy le diede ragione.
Dopo la morte di Carson, avvenuta nel 1964, il Ddt e altre sostanze da lei segnalate furono messe al bando e, soprattutto, apparve chiara la connessione tra politica e ambiente e l’urgenza che la prima tuteli il secondo.

Foto2. Wangari Maathai durante una conferenza sulla deforestazione. A destra, l’albero e il giardino posti in sua memoria dall’Università di Pittsburg
Wangari Maathai durante una conferenza sulla deforestazione. A destra, l’albero e il giardino posti in sua memoria dall’Università di Pittsburg

Anche la seconda donna raccontata da Corrado è una pioniera: Wangari Maathai, prima laureata in biologia keniota, docente universitaria, parlamentare, ministra per l’Ambiente e le Risorse naturali, prima donna africana a ricevere il premio Nobel per la pace nel 2004.
Anche per lei la tutela dell’ambiente non poteva essere un obiettivo isolato, ma andava collegato indissolubilmente alla conquista e alla tutela dei diritti delle donne. Fu proprio alle donne che si rivolse per far nascere il Green Belt Movement, un’associazione attraverso cui furono piantate e coltivate decine di milioni di alberi. Come ha scritto, «Il movimento iniziò come una campagna per piantare alberi» ma di fatto era molto di più: «Si trattava di seminare idee». Insegnò alle donne a seminare e a prendersi cura delle piante, preziose per il terreno, la legna, i frutti, e queste impararono a prendersi cura di sé.
In quegli anni il regime del presidente Daniel Toroitich Arap Moi, apprezzato dalla “comunità internazionale”, era riuscito a liberarsi della dissidenza interna e si affrettava a portare il Kenia verso una “modernizzazione” fondata, di fatto, sulla distruzione delle risorse naturali e della vita autonoma delle comunità tradizionali. La protesta guidata da Maathai dilagò dai semi degli alberi ai sit-in per la scomparsa dei figli della manifestanti rapiti dalla polizia, a manifestazioni, a scioperi. La repressione fu feroce, ma proprio puntando sulle tradizioni ancestrali le donne proseguirono la lotta, riuscirono ad attirare l’attenzione internazionale e a ricevere sostegno, tanto che Moi dovette liberare i prigionieri politici e, nel 2002, perse il potere.
Il Green Belt Movement di Wangari Maathai è così diventato, da un’associazione per la piantumazione e la difesa degli alberi, un simbolo di pace e di risoluzione dei conflitti nel rispetto delle diversità biologiche e culturali.

Foto3. Greta Thunberg, con il suo cartello e la famosa giacca a vento gialla, manifesta davanti alla sede del Parlamento svedese
Greta Thunberg, con il suo cartello e la famosa giacca a vento gialla, manifesta davanti alla sede del Parlamento svedese

La risposta del patriarcato capitalista alle lotte delle donne, come abbiamo visto, verte soprattutto sullo spostamento di attenzione dai contenuti politici delle teorie e delle azioni alla denigrazione delle loro figure morali e dell’inadeguatezza proprio in quanto donne. Le cronache recenti sono prodighe di esempi: dalla comandante Carola Rackete, criticata per il suo abbigliamento, agli sberleffi all’indirizzo di Greta Thunberg, il cui nome è stato deformato da qualche giornalista e uomo politico nel vano tentativo di puntellare la propria miseria esistenziale e culturale con battute di rara beceraggine, a Alexandria Ocasio-Cortez, che nel luglio scorso è stata apostrofata «fottuta puttana» dal parlamentare repubblicano Ted Yoho a Washington.
La “internazionale dell’odio”, come la definisce Annalisa Corrado, è composta da numerosi uomini di potere: «Trump, Putin, Bolsonaro, Johnson,
Orbán, Salvini, Bannon, e via fino ad arrivare – con geometrie alterne e atroci corresponsabilità – a Erdoğan, Assad, al-Sisi…», tutti impegnati nella diffusione dell’odio, abili nella manipolazione via social e mass-media, pressanti nell’esigere “pieni poteri” e nel mantenerli.
Sia Greta Thunberg sia
Alexandria Ocasio-Cortez sono giovani, e questo è uno dei primi punti su cui si sofferma l’attenta aggressione patriarcale; entrambe sono «capaci di decostruire l’intero apparato di bugie e mistificazioni, tenuto insieme da indifferenza e cinismo, su cui poggia l’economia contemporanea» e non concedono nessuna attenuante; entrambe vengono “dal basso”: una studente e l’altra ex barista per necessità (ma, a seguito dei suoi studi scientifici, le è stato dedicato il nome di un asteroide, il che non capita a tutti/e).
Le due ragazze, pur vivendo ai capi opposti dell’Oceano Atlantico, hanno forti legami reciproci anche perché le tematiche ambientali non tengono conto delle barriere geopolitiche. Hanno cominciato dal nulla: la diciassettenne Thunberg, come è noto, ha iniziato a scioperare da sola davanti al Parlamento svedese, un giorno alla settimana, contro l’incombere del collasso climatico, finché i media non si sono accorti di lei; Ocasio-Cortez, ispanica del Bronx, la più giovane parlamentare della storia degli Stati Uniti, aveva iniziato partecipando a una manifestazione contro la devastante tecnica estrattiva del fracking. Come ha detto Thunberg, «Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza».

Ocasio-Cortez Confrontation
Alexandria Ocasio-Cortez durante il suo veemente discorso di risposta alle ingiurie sessiste del deputato repubblicano Ted Yoho

Le ragazze salveranno il mondo riporta tutti i particolari della loro lotta e, soprattutto, dei disastri ambientali e sociali cui si oppongono, e non risparmia la segnalazione di un grave pericolo: il benaltrismo, ovvero l’ideologia intrinsecamente conservatrice che sminuisce i temi considerati “piccoli”, “trascurabili”, “irrilevanti”, perché c’è ben altro! (solitamente con un bel punto esclamativo alla fine). Il benaltrismo ha ridicolizzato la messa a dimora degli alberi in Kenia, il cartello “Sciopero scolastico per il clima” e il fracking, finché non si è visto che il ridicolo, in realtà, era solo un goffo tentativo di difesa di quella che Loretta Napoleoni ha chiamato “economia canaglia”. E se qualcuno ravvedesse contraddizioni nelle lotte di donne diverse per nascita, età, cultura, formazione, giova ricordare che il mondo moderno, come diceva il buon vecchio Karl Marx, parte da una contraddizione fondamentale: la lotta di classe e che, come scrive Slavoj Žižek, «Ogni contraddizione dipende dall’esistenza di almeno un’altra, la sua vita è come interagisce con le altre. Se fosse da sola, non sarebbe una contraddizione». E, tanto per citarlo en passant, il Coronavirus ci ricorda che la globalizzazione porta con sé anche parecchi problemi.

Jane Fonda
Jane Seymour Fonda al momento del suo quarto arresto nel novembre 2019

Tra Le ragazze che salveranno il mondo, infine, Annalisa Corrado cita la giovane ottantaduenne Jane Seymour Fonda, già leggenda cinematografica, che sfrutta la sua competenza professionale per mostrare con orgoglio le manette con cui viene regolarmente arrestata. Fonda dichiara che la sua coscienza politica deve molto agli studi di Naomi Klein, ma non è certo nuova alla contestazione: già cinquant’anni fa, infatti, si impegnò per la fine della guerra in Vietnam e la sua visita ad Hanoi, come quella di Joan Baez, le procurò critiche accanite e velenose.
Nel 2019 si ribellò al divieto di manifestare per protesta ai crimini contro l’ambiente, fondò un’associazione di supporto a Greenpeace, ai e alle giovani del Fridays For Future, ai e alle manifestanti di qualsiasi paese. La sua notorietà, le manette e il cappotto rosso (che, afferma è l’ultimo capo di abbigliamento che comprerà in vita sua) permettono alle proteste di cavalcare i media e fare il giro del mondo in tempi rapidissimi.
La ragazza Jane è accusata dalla destra di “sindrome della visibilità” perché, come ultraottantenne, l’unico attacco che le si può muovere è quello della demenza senile, ma lei è tutt’altro che vittima. Ribelle, intellettuale e femminista da sempre, sa usare lucidamente anche il suo ruolo e il suo passato hollywoodiano per affermare le proprie idee perché, come ci insegnano queste ragazze, nella lotta per la sopravvivenza del pianeta e per la giustizia sociale non esistono armi improprie.

Foto6.La copertina di Le ragazze salveranno il mondo
La copertina del libro di Annalisa Corrado, Le ragazze salveranno il mondo

*   *   *   *   *

Annalisa Corrado, Le ragazze salveranno il mondo, People, Gallarate, 2020
Una presentazione di Annalisa Corrado si trova qui:
https://www.europaverde.it/annalisa-corrado/

I video citati di Alexandria Ocasio Cortez:
https://video.repubblica.it/mondo/morte-george-floyd-ocasio-cortez-se-volete-che-finiscano-i-disordini-chiedete-che-le-cose-cambino/361563/362119?fbclid=IwAR32fJpFSqdc9SUj1hL8sWuEQ9KG8Mj1e2gxgF_vfR1J0ObxPZtlueg2iOc&refresh_ce
https://video.espresso.repubblica.it/internazionale/ocasio-cortez-rifiuta-le-scuse-del-deputato-che-l-ha-chiamata-fottuta-puttana-il-discorso-diventa-virale/14545/14642?fbclid=IwAR2V9BjaYdvXKYR64k1D7NIUiFsS3fa3l7gj4tM5HLSZSoKml40qtfY0Lhw&refresh_ce

I libri di Rachel Carson citati nell’articolo
Il mare intorno a noi, Casini editore, 1952 (The Sea Around Us, Oxford University Press, 1951)
Primavera silenziosa, Feltrinelli, 1963 (Silent Spring, Houghton Mifflin, 1962)
La citazione di Slavoj Žižek è tratta dal suo articolo “Una prospettiva maoista sul nostro tempo”, Internazionale n. 1366, 10-16 luglio 2020

 

 

Articolo di Mauro Zennaro

RXPazl9rMauro Zennaro è grafico e insegnante di Disegno e Storia dell’arte presso un liceo scientifico. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi sulla grafica e sulla calligrafia. Appassionato di musica, suona l’armonica a bocca e la chitarra in una blues band.

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