Madame. la promessa mantenuta

Affermarsi in un panorama saturo come quello del rap italiano, genere sotto i riflettori, alto nelle classifiche da anni, è un’impresa ardua. Poche voci riescono a distinguersi davvero, a emergere da quel mellifluo magma di aspiranti cantanti, composto spesso e volentieri da pedisseque imitazioni delle tendenze sulla cresta dell’onda: alla base di questa crescita esponenziale di rapper emergenti, c’è l’illusoria percezione di questa musica come garanzia di un successo tanto facile da raggiungere quanto duraturo e stabile nel tempo. Ma in questo indefinito sottosuolo, oltre alla valanga di copie poco riuscite, germogliano anche validissimi talenti, alcuni dei quali riescono a farsi notare dal grande pubblico spiccando per innovazione ed originalità.

L’ascesa musicale più clamorosa che sia avvenuta in Italia negli ultimi anni è senza dubbio quella di una giovanissima rapper, che è già insolita come cosa, considerando quante poche siano le ragazze nell’ambiente hiphop italiano: Madame, un’artista che già dal nome d’arte mette in risalto in maniera elegante e minimale la propria femminilità.
All’anagrafe Francesca Calearo, classe 2002, nel 2018 inizia a pubblicare brani e con il secondo singolo Sciccherie (attualmente disco d’oro) riesce a stregare l’opinione pubblica ottenendo grande visibilità: una voce soave che su una struggente produzione musicale gioca con le parole, dandone una scansione insolita, facendo immergere l’ascoltatore in una liquida sovrapposizione di significanti.

Nel giro di tre anni di carriera ha collezionato decine di collaborazioni importanti con artisti di punta della scena rap e non, come Marracash, Ghali, Night Skinny, Rkomi, Ernia, i Negramaro e Elodie. Ad oggi vanta un centinaio di milioni di ascolti sulle piattaforme digitali.
Nessuna e nessun rapper, alla tenera età di 18 anni, a tre anni dal proprio esordio musicale, è mai passato dai video su YouTube al Festival di Sanremo, tra l’altro portandosi a casa il premio Lunezia per il valore musical-letterario del brano e il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo.

Il 19 Marzo ha pubblicato il suo primo album, un biglietto da visita tanto identitario da chiamarsi proprio Madame. Si tratta di un disco consistente, lungo ben 16 tracce, che è stato anticipato da quattro singoli: Baby, un ritmato e sarcastico storytelling sul rapporto di coppia; Clito (finalmente una canzone rap italiana che parla di sessualità femminile dal punto di vista di una donna!); Il mio amico, in collaborazione con Fabri Fibra, veterano della scena hiphop nostrana; infine Voce, la canzone presentata a Sanremo, un’ulteriore dimostrazione del talento lirico di Madame, che con nostalgia si rivolge alla propria voce antropomorfizzandola, descrivendola come una persona amata.

Il disco sancisce una maturità artistica incredibile, considerata l’età della rapper vicentina: Madame non va inquadrato come un progetto rap, in realtà è abbastanza riduttiva qualsiasi etichetta musicale per definire un album tanto variegato, che si districa tra sonorità urban sofisticate, con influenze che vanno dalla trap, al pop, al lo-fi, all’R&B, che la cantante padroneggia con disinvoltura.
Tra gli ospiti figurano per lo più rapper, sia della nuova scena come Ernia, Rkomi, Villabanks, Carl Brave e BLANCO (pure lui un ibrido un po’ rap, un po’ pop, un po’ punk), sia dalla vecchia scuola come Guè Pequeno e il sopracitato Fabri Fibra, ma anche cantanti come i Pinguini Tattici Nucleari, uno dei gruppi di punta dell’itpop italiano, e Gaia, fresca anche lei di Sanremo 2021. I featuring, chi più chi meno, danno un valore aggiunto e riescono ad adattarsi con successo alle atmosfere lattiginose del disco (il più delle volte spinti lontano dalle loro zone di comfort); tuttavia Madame rimane l’assoluta protagonista del viaggio. Forse le canzoni più riuscite sono proprio quelle senza collaborazioni, come Bamboline Boliviane un disilluso diario di bordo di una ragazza che a 18 anni ha bruciato le tappe catapultandosi precocemente in una vita da star; emerge anche tutta la tenerezza  e la fragilità di una giovanissima nel brano Mami Papi, dedicato ai genitori, senza articolarsi però come una banale canzonetta strappalacrime, ma anzi, come uno degli episodi più sperimentali del progetto; una menzione d’onore anche a Vergogna, chiusura del disco da brividi in cui Madame decide di levarsi ben più che qualche sassolino dalla scarpa, dichiarando di essere «così sincera da farsi schifo da sola». D’altronde la copertina dell’album parla da sola, l’artista si è messa completamente a nudo, regalandoci uno dei progetti più interessanti di questo 2021.

Nel 2019 Madame fece uscire un singolo intitolato La promessa dell’anno, in cui nel ritornello cantava a squarciagola che i giornali prima o poi l’avrebbero definita così, anche se forse accorgendosi di lei troppo tardi.
Cara Francesca, avevi ragione, e a due anni da quel brano si può serenamente affermare che la promessa dell’anno è diventata una certezza.

***

Articolo di Matteo Mirabella

Nato a Roma nel 1997, si laurea nel 2019 in Lettere Moderne all’Università di Roma Tre, dove al momento frequenta il corso Magistrale di Italianistica.
I suoi principali interessi sono rivolti alla letteratura, al giornalismo e alla musica, tre dimensioni che ama accostare e confrontare.

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