Le sindache d’italia

Le sindache d’Italia-Viaggio nella storia delle amministratrici italiane, di Andrea Catizone e Michela Ponzani, è un libro fondamentale, su un argomento finora inedito, perché per la prima volta si indaga e si ragiona sulle cariche istituzionali ricoperte dalle donne, in questo caso le sindache.
Non è semplicemente un viaggio nella storia delle amministratrici italiane che dal dopoguerra a oggi hanno preso parte attiva nella vita politica, sociale, culturale italiana, ma il libro si propone di dire molto di più. È un quadro storico delle lotte e della ribellione di tante donne: partigiane, antifasciste e comuniste. Donne che non accettano i retaggi patriarcali e maschilisti del regime fascista prima, dell’opinione pubblica poi. Le stesse sindache si fanno partecipi delle lotte operaie, dei bisogni dei più indigenti, dei poveri e dei minori. Si fanno architette di nuovi spazi urbani, costruendo case del popolo, strade. Nel 1946 quando alle donne viene dato il diritto al voto attivo e passivo, saranno dieci le sindache elette nei Comuni italiani: Ninetta Bartoli, Elsa Daminai, Margherita Sanna, Ottavia Fontana, Elena Tosetti, Ada Natali, Caterina Tufarelli, Palumbo Pisani, Anna Montironi, Ada Arisi, Lydia Toraldo Serra. Sono donne formate presso le scuole e le università, espressione di una fascia socialmente alta e benestante, ma capaci di ascoltare i bisogni della cittadinanza. 

Ninetta Bartoli, ad esempio, lavorò al piano urbanistico della città donando anche dei propri terreni, si occupò del recupero dei beni culturali ed architettonici della città. Donne capaci di ascoltare, con una forte carica empatica verso le necessità della propria cittadinanza, pronte a ricostruire dalle macerie lasciate dal secondo conflitto mondiale. Come la sindaca di Oruni in provincia di Nuoro Margherita Sanna, che divenne insegnante e si dedicò all’alfabetizzazione ed educazione della sua gente o ancora Lydia Toraldo Serra, prima sindaca di Tropea, prima calabrese laureata in giurisprudenza, straordinaria nel sostenere le persone che pativano la fame, che riuscì a dirottare una nave americana, portando cibo ai suoi cittadini.

Il testo sulle amministratrici italiane si fonde con quella parte di storia femminile che poco viene raccontata. La sindaca di Montesilvano, Filomena Castelli, così parlerà il 2 Giugno del 1946 come del «giorno in cui le donne si prendono la storia». E prosegue «eravamo consapevoli che il voto delle donne continuava una tappa fondamentale della grande rivoluzione del dopoguerra. Avevamo finalmente potuto votare e far eleggere le donne. E non saremmo state più considerate solo casalinghe o lavoratrici senza voce, ma fautrici a pieno titolo della nuova politica italiana».

Il fascismo aveva abbassato la donna a mero angelo del focolare e doveva essere per il regime solo gravida di figli. Le donne combattenti al contrario iniziarono a denunciare anche i crimini di guerra, come nel caso di Maria Maddalena Rossi, una delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente; così scrivono Catizone e Ponzani nel libro: «Militante clandestina del Pci, attiva in soccorso rosso internazionale, processata e condannata al confino dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato, la prima a denunciare l’oblio calato nella vicenda delle oltre 60.000 donne vittime di stupro da parte dei soldati marocchini, componenti del XVI gruppo d’armata anglo-americano. Una rimozione vergognosa della memoria nazionale, unita alla completa assenza di indennità di cura, di medicinali, di cure gratuite».
Le donne, oltre a iniziare a ricoprire ruoli come sindache, accedono anche ad alte cariche istituzionali, come Nilde Iotti che per anni sarà la Presidente della Camera. E ancora Lina Merlin che inizia una battaglia civile e politica in un’Italia, quella del 1948, ancora arretrata, dove il Ministro dell’Interno Mario Scelba vieta l’uso del bikini, mentre la Merlin prosegue nella sua lotta per l’emancipazione femminile, promuovendo la legge che porta il suo nome e che dopo un iter parlamentare che durò dieci anni arrivò alla chiusura delle case chiuse.

Nel libro di Andrea Catizone e Michela Ponzani si narra la storia delle donne che cercano di emanciparsi e di essere libere dalla subalternità maschile. Alcune lo fanno e riescono ricoprendo il ruolo di sindache, altre combattendo per la conquista di diritti. Un testo che ci spinge a comprendere che la battaglia per l’acquisizione di pari opportunità è ancora tutta da compiersi. Infatti anche secondo le autrici lo stesso numero delle sindache è ancora esiguo; scrive Catizione: «Un percorso ancora incompiuto e che ci fa impegnare, anche con questo contributo, alla sua piena realizzazione perché le città, i paesi, il mondo intero possano essere un luogo più giusto dove i diritti fondamentali di ciascuno trovino piena attuazione anche e finalmente per tutte le donne».
L’eredità lasciata dalle donne che hanno preso parte alla resistenza ha aperto la strada per un lungo cammino, dove ci auspichiamo sempre più donne possano ricoprire cariche istituzionali e anche ruoli apicali nella politica. Il viaggio nella storia delle amministratrici italiane è solo l’inizio: una totale emancipazione e parità è ancora tutta da compiersi e le donne devono camminare fianco a fianco, unite, per far sì che ciò si realizzi.

Andrea Catizone e Michela Ponzani
Le sindache d’Italia
Reality Book, Milano, 2021
pp. 184

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Articolo di Dale Zaccaria

Scrittrice, autrice, performer associata alla Siae. Mandato Olaf Opere Letterarie. Giornalista, tessera Stampa Internazionale GNS PRESS.

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