Diventare mamme in pandemia

Sappiamo bene che l’emergenza sanitaria ha avuto ripercussioni di ogni tipo sulla vita sociale, culturale, economica, familiare oltre a conseguenze di natura emotiva e psicologica. Abbiamo riflettuto tanto sul costo che le donne hanno pagato dovendo sobbarcarsi di ulteriori carichi di lavoro connessi con la chiusura delle scuole, la didattica a distanza, la cura e in contemporanea lo smart working ma anche perdendo il lavoro. E abbiamo analizzato le difficoltà e le ripercussioni sull’isolamento di alcune categorie: bambine e bambini, adolescenti, giovani, anziani, donne vittime di violenza domestica, ecc.

Ma c’è una particolare categoria di cui si è parlato veramente poco in questi mesi: le neo mamme. Le fortunate che hanno partorito subito prima dell’emergenza sanitaria e del lockdown si sono poi ritrovate completamente sole. Altre invece da sole hanno dovuto affrontare l’attesa del parto (ad esempio senza poter partecipare ai corsi preparatori) e il parto stesso (senza il proprio compagno vicino), con visite mediche ridotte al minimo. E poi, sole, a casa, senza supporti familiari, in moltissimi casi senza le preziose nonne che riescono in modo speciale a ridurre la solitudine, le ansie, la fatica fisica delle neo mamme.

Il periodo immediatamente successivo al parto è già normalmente un periodo di isolamento: non c’è più il lavoro, niente più cinema, teatro, viaggi, rare le uscite anche solo per una passeggiata a meno di avere la disponibilità di sostitute, in genere le proprie mamme. Le giornate, e frequentemente anche le notti, scorrono lente con il piccino o la piccina che insieme al latte succhia energie. La fatica fisica, l’ansia per la piccola creatura per la quale si prova una responsabilità immensa, i suoi pianti che non si riescono a decifrare, i potenti cambiamenti ormonali in atto, l’insoddisfazione per il proprio corpo, la frustrazione di non avere tempo da dedicare alla casa sono tra i fattori che determinano il baby blues quando non quella vera e propria forma di depressione che è la depressione post parto. A tutto ciò si aggiungono gli stereotipi e i falsi miti sulla maternità che raccontano di quella felicità che una madre, secondo l’opinione comune, dovrebbe provare e che provocano una ulteriore sensazione di inadeguatezza perché, se quella felicità non la si prova, ci si considera sbagliate.

Chi mi sta leggendo penserà forse che dovrebbero esserci al loro fianco i compagni. A volte ci sono e sono presenti ma in genere non sono in grado di essere d’aiuto o il loro aiuto non è sufficiente. E purtroppo sono davvero pochi quelli che riescono a superare lo stigma derivante dal prendere un periodo di congedo parentale.

Possiamo dunque facilmente immaginare cosa l’isolamento delle neo mamme sia diventato durante l’isolamento da pandemia. Mamma, sorelle, amiche sono lontane e quindi irraggiungibili. Senza la comunità familiare e amicale intorno tutto è diventato più difficile. Ogni istante vissuto da madre è stato definito dall’isolamento, senza alcuna aspettativa su qualcosa che spezzasse la faticosa e stressante routine quotidiana, anche solo passeggiare al parco e chiacchierare con altre neo mamme o incontrarsi nello studio del pediatra.

E mentre avveniva l’importante cambiamento identitario da donna a mamma non ci si poteva confrontare su tale evento con il mondo intorno. Perché diventare madri implica un processo di crescita, come l’adolescenza, non a caso è stato definito matrescenza. E questo processo è stato più difficile nell’ultimo anno. Diventare madri in pandemia è stato mille volte più complicato che diventare madri in generale.

Solo i social, i tanto bistrattati social, hanno potuto offrire un piccolo aiuto.

Non sappiamo di quanto in questi mesi pandemici siano aumentati i casi di baby blues e depressione post partum perché, come tante problematiche che riguardano le donne, la depressione post partum è già normalmente poco esplorata, a volte ridicolizzata e spesso negata anche dalle persone care, le più vicine alle puerpere. Ma se di solito viene stimata tra il 7 e il 12% possiamo facilmente pensare a valori molto più alti, ipotizzati in questi mesi anche da ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità e della Fondazione Veronesi.

E poi ci sono loro, le piccole bimbe e i piccoli bimbi che, a parte la stretta cerchia familiare, stanno familiarizzando con il mondo intorno coperto da una mascherina, senza poter ricevere un sorriso o una coccola mentre le mamme non possono godere della gioia di un complimento rivolto loro. Cose secondarie forse di fronte all’emergenza che stiamo vivendo, ma non così secondarie da dover essere trascurate.

Un pensiero a loro è stato rivolto con il libro Ci sono mamme(patrocinato anche dall’Associazione Toponomastica femminile), un albo illustrato perché vi si racconta questo tema sia con il testo che con le illustrazioni, per rendere ancora più evidente che senso di inadeguatezza, paura, ansia sono assolutamente normali e possono essere affrontate, ma solo se non si teme di parlarne e se si riesce a trovare uno spazio di condivisione delle emozioni. E anche le mamme che non soffrono di depressione scopriranno di sentirsi un po’ come qualcuna di quelle raccontate da Donatella Romanelli e illustrate da Viola Gesmundo, forse la mamma zombie o la mamma altalena, la mamma pioggia o la mamma pizzica pizzica. Parlare della maternità riconoscendone le ambivalenze e contrastandone gli stereotipi renderà più semplice il percorso di matrescenza e nello stesso tempo, preso atto della nuova identità di madri in modo sereno, le donne-mamme saranno anche più pronte a riprendere il ruolo, anche professionale, che le attende. E la società stessa sarà più pronta a riconoscerlo, quel ruolo.

https://www.matildaeditrice.it/libri/ci-sono-mamme)

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Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofilo

Editrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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