KATY PAPARRIGA KOSTAVARA

Avvocata, femminista, sociologa e scrittrice, Katy Paparriga Kostavara (1930-2015) è stata una figura di spicco all’interno dei movimenti per la promozione della parità di genere, della dignità individuale, della giustizia sociale e dei diritti umani. Ha partecipato alla formazione dell’attuale realtà sociale greca ed europea. Estremamente attiva negli ambiti sociali e politici, era una donna dai molteplici talenti, dinamica e vivace, un’intellettuale con una forte bussola morale e un radicato senso del dovere, con uno sguardo stoico e vigoroso di fronte alle sofferenze, alle sfide e alle difficoltà che ha dovuto affrontare. Katy Paparriga Kostavara ha vissuto una vita piena. Lasciò la città in cui era cresciuta, Volos — nella Grecia centrale — all’età di 17 anni per andare a studiare Giurisprudenza all’Università di Atene e poi continuare gli studi di specializzazione in Diritto comparato e penale presso l’Istituto di Studi Europei di Torino e successivamente, all’Università di Jussieu a Parigi, dove ha conseguito un dottorato in Sociologia. Una volta tornata e stabilitasi, ad Atene, iniziò a lavorare con suo marito, Theodoros Kostavaras anche lui avvocato, nonché forte sostenitore del suo lavoro. Ben presto, rispetto agli standard stereotipici greci dell’epoca, iniziò a mettere in pratica tutto ciò che sosteneva, riuscendo a combinare la sua attività professionale con i propri ideali politici e sociali e al contempo, mettendo su famiglia.
Come avvocata, dal 1953 fino alla fine degli anni ’90, è stata una risoluta sostenitrice del movimento delle donne, un movimento, da lei considerato rivoluzionario. Con una fama internazionale da pioniera e da radicale, Katy Paparriga Kostavara è stata un personaggio di spicco, sia nell’ambito delle rivendicazioni di parità di genere, sia in quello della giustizia sociale, in Grecia come in Europa. Concentrando i suoi sforzi nella battaglia contro le violenze di genere in tutti i suoi aspetti, qualunque essi fossero: stupro, molestie sessuali o traffico umano. Al cuore del suo femminismo scientifico vi erano le idee di “companionship” e del rispetto del genere altrui. «Noi donne» era solita dire «non siamo una categoria, siamo l’altra metà della popolazione…». Nel 1974, all’indomani della caduta della Dittatura dei Colonnelli — durata sette anni — ricoprì un ruolo decisivo per la formazione del movimento femminista, il quale, in quel periodo, dovette affrontare innumerevoli dilemmi relativi al ruolo da svolgere all’interno degli sviluppi sociali, al rapporto con la Sinistra e gli altri partiti politici.
Se è vero che il movimento femminista, da un lato, dimostrava il legame tra la vita privata e quella politica, dall’altro metteva sotto i riflettori le contraddizioni tra vita pratica e teoria politica, infatti il movimento sottolineava le incoerenze tra le scelte che le femministe prendevano in ambito famigliare e l’azione collettiva delle donne. A tal riguardo Maria Stratigaki — l’intellettuale ed ex Segretaria Generale per l’uguaglianza presso il Ministero degli interni Ellenico, nonché Vice sindaca di Atene — ha affermato che Katy Paparriga Kostavara da presidente dell’ONG Movimento delle Donne Democratiche, pur mantenendo la sua autonomia di pensiero, «è andata oltre le divisioni, arrivando al cuore della questione utilizzando tutte le potenzialità delle istituzioni nazionali ed europee, adottando soluzioni globali che hanno formato gli atteggiamenti femministi e gli obiettivi personali […] La scelta della violenza di genere come oggetto primario del lavoro accademico, di ricerca e politico di Katy Paparriga Kostavara è dovuta al modo in cui si è adattata ai suoi obiettivi e alla sua pratica professionale; un adattamento che è riuscita a raggiungere con grande abilità. La violenza di genere è un aspetto fondamentale del patriarcato, nonché un ambito politico che necessitava, da decenni, un quadro legislativo adeguato. Ambito nel quale la Grecia è rimasta in ritardo rispetto ad altri paesi».

Parità inter-famigliare tra donna e uomo: la legge 1329/1983, la quale prevedeva l’uguaglianza tra donne e uomini all’interno del nucleo famigliare e che ha comportato un radicale cambiamento dell’attitudine del Codice civile greco rispetto alle questioni familiari, è frutto del lavoro di Katy Paparriga Kostavara. La quale, grazie alle sue competenze legali, ha partecipato ai comitati di redazione legislativa sulla lotta alla violenza contro le donne (2000-2004) e su quelli sulla violenza di genere (2010-2012). Nel periodo tra il 1985 e il 1986 è stata membro del Comitato interministeriale per la preparazione e la redazione della legge sulla depenalizzazione dell’aborto. Tutti i principi, oggi considerati un diritto acquisito da parte delle giovani generazioni, hanno richiesto il duro lavoro di persone come Katy Paparriga Kostavara. Si noti, per esempio, come con la legge 1329/1983 l’uomo è passato a non essere più considerato il capofamiglia, ma i due coniugi hanno iniziato a essere considerati alla pari in termini di condivisione degli incarichi familiari, cure parentali, gestione dei beni, adulterio e divorzio. Le doti sono state abolite, i figli nati dentro e fuori il matrimonio per legge devono essere trattati in maniera equivalente e le mogli hanno mantengono il proprio cognome dopo l’unione matrimoniale. In tutti i processi più importanti di stupro avvenuti in Grecia tra il 1975 al 1999, Katy Paparriga Kostavara è stata a fianco delle vittime, lavorando pro bono come avvocato difensore. A riguardo di ciò dichiarò: «Solo nei processi di stupro la vittima ha bisogno di essere difesa per far condannare il suo stupratore. Negli altri procedimenti penali, sono solo gli imputati che devono difendersi».

Katy Paparriga Kostavara è stata un membro fondante dell’Associazione greca delle donne giuriste, della Rete greca per combattere la violenza maschile contro le donne e socia dell’Associazione delle donne scientifiche greche. Era anche a capo dell’Osservatorio nazionale greco contro la violenza sulle donne e ha redatto il primo rapporto nazionale su tale argomento. Altrettanto importanti sono state le sue attività europee. È stata membro fondatore della European Women’s Lobby (EWL) con sede a Bruxelles, membro del Consiglio di Amministrazione (1990-2005) e Presidente della sezione greca, negli anni 90’ è diventata socia della sezione greca del Forum Europeo delle Femministe Socialiste. Ha lavorato presso il Consiglio d’Europa per diversi anni in qualità di esperta nazionale sulla violenza contro le donne e al contempo, ha partecipato al Comitato di ricerca dell’Unione Europea sulle molestie sessuali sul posto di lavoro. Ha redatto una serie di articoli in pubblicazioni collettive, tra cui Politiche di uguaglianza di genere (2008), La globalizzazione e il suo impatto sulle donne (2002), Violenza contro le donne — tolleranza zero (1999).
Ha scritto anche per riviste, così come per la stampa greca e quella straniera, su temi di uguaglianza delle donne e su questioni giuridiche e sociali.
Nel 2007 è uscito il suo libro Stupro. Il crimine, il processo e le percezioni sociali, frutto delle sue esperienze acquisite in qualità di avvocata, femminista e scrittrice. Tutti aspetti della sua vita che sono confluiti gli uni negli altri. A riguardo, l’accademica Niki Kaltsogia Tournaviti, si è espressa dicendo «Il libro di Katy Paparriga Kostavara è un importante contributo alla teoria femminista sulla posizione delle donne, perché mette in evidenza in modo specifico quei valori presenti nella nostra cultura che perpetuano il dominio aggressivo degli uomini sulle donne, la cui forma più estrema e ripugnante è lo stupro. Attraverso un’analisi approfondita degli attori coinvolti in quattro processi emblematici di stupro (che sono stati processati davanti a tribunali greci), Katy Paparriga Kostavara sfata i miti che esprimono i valori e le istituzioni della nostra cultura; miti che sono al servizio della conservazione e della riproduzione dell’ideologia sociale, su cui poggia anche l’ideologia dello stupro. Tuttavia, si tratta di valori che le donne hanno interiorizzato attraverso i fattori di socializzazione: famiglia, scuola assieme ad altri. Lei rovescia il mito della virilità che include la violenza maschile; il mito della femminilità, il quale è usato per giustificare e perpetuare lo status sociale e psicologico delle donne in una posizione inferiore, e infine il mito della sessualità, che ha sviluppato un codice etico a doppio taglio, permettendo agli uomini di fare ciò che alle donne è vietato».

Katy Paparriga Kostavara fondamentalmente credeva che la società potesse essere cambiata e trasformata tramite l’educazione. Con questa finalità ha organizzato numerosi corsi, insegnando alla Scuola Nazionale di Amministrazione Pubblica per formare professionisti, così da dare loro gli strumenti necessari per occuparsi delle vittime di violenza. Tra i suoi studenti si annoverano avvocati, ufficiali pubblici, giudici, pubblici ministeri, poliziotti, psicologi, dottori e proprietari di piccole e medie imprese, in relazione al ruolo della paternità nel contesto del “miglioramento della qualità della vita” attraverso la “cooperazione di genere in ambiti famigliari lavorativi”. Persona straordinariamente modesta, lavorò instancabilmente con grande vitalità, dinamismo e determinazione con l’intento di liberare le donne. Era questa la sua unica ambizione. Non ha mai utilizzato l’immensa quantità di lavoro svolto per cercare posizioni di potere o di ricchezza, ha sempre rifiutato di entrare in politica, anche se veniva corteggiata da un cospicuo numero di partiti politici. Diceva «se entri in un partito devi seguire la sua linea» e lei preferiva essere indipendente. È sempre stata una combattente. Durante l’occupazione nazista greca, la giovane Katy superava le linee nemiche nascondendo bombe dentro al suo cesto di vimini, e messaggi segreti per i partigiani, scritti sulla carta delle sigarette, che nascondeva tra i suoi ricci. «Non ho mai provato paura». Era questa la frase che la caratterizzava, anche quando le fu diagnosticato nel 1974, la prima delle quattro volte, un tumore. «Può aspettare» disse «Ho tre figli da crescere… Ho molto da fare».

Al momento della sua morte, se pur afflitta da straziante dolore, era in pieno possesso delle sue facoltà cognitive ed era sempre aggiornata sugli sviluppi politici e sociali del suo paese ed esteri. Con il suo sorriso, la sua cortesia, il suo grande cuore — e leggendo fino all’ultimo suo minuto — ha lasciato in eredità a tutti noi le sue ultime parole: «Non so come rinunciare».

Il testo originario è in in lingua greca, opera di Katerina Kapernarakou, editrice del giornale nazionale greco I Kathimerini ed ex-presidente della sezione Greca di Amnesty International.
La traduzione inglese è di John O’ Shea. La traduzione italiana di Chiara Celeste Ryan.

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Articolo di Chiara Celeste Ryan

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Nata a Roma, ha origini neozelandesi. Laureata in Scienze Storiche del Territorio e per la Cooperazione Internazionale all’Università di Roma Tre, frequenta il corso magistrale in Storia e Società. È appassionata di politica internazionale, storia e ambiente.

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