Aspasia (Johanna Emilija Liete Rosenberga, detta Elza) 

Ho visitato le Repubbliche Baltiche, con la mia famiglia, poco dopo la conquista della loro indipendenza dalla Russia, ex Urss ormai in frantumi. Eravamo idealmente vicini/e a quei piccoli Paesi, perché avevano trovato il coraggio di sottrarsi al gigante che li aveva fagocitati, imponendogli prezzi di morte e sofferenza altissimi, la rinuncia alle loro identità di popoli. Grande fu la nostra compiaciuta sorpresa, perciò, quando, attraversandoli, in particolare le capitali: Vilnius (Lituania), Riga (Lettonia), Tallin (Estonia), ci siamo resi/e conto che avevano comunque conservato le loro peculiari vestigia storico-culturali, insieme ad un’irrefrenabile evidente voglia di riappropriarsi del tempo perduto. A Riga, senza averlo programmato, ci imbattemmo in un festival dei popoli dell’Ue nei loro costumi tradizionali, un vero e proprio tripudio di colori di bellezza di incontri tra culture diverse. Quell’anno l’Italia era rappresentata da una cittadina della Sardegna, per noi un altro luogo del cuore!  

Ora, a distanza di anni, il bel progetto Calendaria 2021, della meritoria associazione Toponomastica Femminile, mi ha fatto ripensare a quel bellissimo viaggio, offrendomi la possibilità di restituire almeno un po’ della gioia che procurò a me, a mia figlia e a mio marito, raccontando di una delle protagoniste più significative della storia e della cultura lettone, la poeta e drammaturga Johanna Emilija Liete Rosenberga, detta Elza e nota con lo pseudonimo fortemente rievocativo di Aspasia. 

Una figura di donna straordinariamente complessa e moderna, che vive e anticipa in modo sorprendente le contraddizioni e le aspirazioni ambivalenti di quante di noi, ancora oggi, sono dimidiate tra il desiderio di realizzarsi dal punto di vista professionale e lavorativo, e quello di vivere felici relazioni affettive, trovandosi a fare i conti con le molteplici aspettative dell’ambiente di appartenenza e della società, che pesano tuttora in modo eccessivo sulle spalle femminili, malgrado le conquiste giuridiche e le maggiori possibilità di accedere agli studi, anche di livello superiore.  

Si comprendono, allora, l’empatia e l’ammirazione che mi prendono quasi immediatamente per Aspasia, una donna che, come le nostre nonne o bisnonne, si è trovata a vivere tra la fine dell’ Ottocento e la metà circa del Novecento, affrontando, anche in nostro nome, le sette fatiche di Ercole per conquistare la pari dignità morale, prima ancora che giuridica. Il fascino e la forza di Aspasia consistono, infatti, nella sua consapevolezza di percepirsi come capace di andare oltre tutti i limiti del tempo, che opprimevano lei e il suo popolo da secoli. L’Ordine dei Cavalieri teutonici, che fonda Riga, la capitale, e impone il cristianesimo, sarà seguìto dalle popolazioni polacca, svedese, tedesca, russa, dal dominio sovietico, e poi dall’invasione del nazismo hitleriano, quindi dai sovietici staliniani fino alla benedetta perestroika di Gorbaciov. Il 23 agosto 1989, infatti, i popoli dei tre Paesi baltici formarono una catena umana di 600 km, che univa le tre capitali, Tallin, Riga e Vilnius. Vi presero parte ben due milioni di abitanti sui nove complessivi, fra la stupita commozione del mondo democratico, che prese atto della loro volontà di indipendenza. A seguito della caduta del muro di Berlino, il governo liberamente eletto dichiarò l’indipendenza della Lettonia, che a settembre del 1991 fu riconosciuta dalla stessa Russia. Il sogno di Aspasia, dei Giovani Lettoni e del successivo movimento di sinistra, Nuova corrente, influenzato dal marxismo, con a capo Rainis e Peteris Stucka, del giornale “Dienas Lapa”, si è finalmente realizzato! Desiderata a lungo, Elza nasce il 16 marzo 1865, in una fattoria, nella regione di Zemgale, a sud di Riga. La sua benestante famiglia contadina vive in una bella casa di mattoni, invece che nelle più diffuse costruzioni di legno. La madre Grieta, energica ed amante di gioielli e begli abiti, il padre tenero e paziente, che le insegna presto a leggere e scrivere, non le consentono di frequentare figli e figlie degli altri contadini, perché vogliono per lei una sorte migliore. Di religione luterana, tra i primi doni una Bibbia in tedesco, la lingua della cultura, da leggere tutta sola, che accende la sua fantasia, mentre la nonna le raccontava le storie della tradizione popolare lettone. Impara volentieri e in fretta, da qualsiasi fonte le consenta di andare oltre gli spazi conclusi della sua vita familiare. Iscritta a scuola nella città di Jelgava, si dedica totalmente agli studi, passando notti insonni a leggere a lume di candela.  

Mi sembra di vederla (e rivedo me, giovane studente di paese alle prese col latino, in lei), mentre s’inoltra rapita nella civiltà classica, emozionandosi ai racconti di Omero e di Virgilio, alle leggende e ai miti delle eroine e degli eroi che fondarono Atene e Roma, le culle della democrazia e del diritto. Fra loro, il condottiero Pericle e la sua fatale mentore, Aspasia, l’etera aristocratica,  amatissima  inseparabile compagna, artefice della sua ascesa politica, colta e affascinante animatrice di una sorta di salotto culturale d’antan, frequentato da Fidia e più spesso da Socrate, che subisce la sua influenza e pare ne fosse innamorato. Lì è persino consentito che gli aristocratici si facciano accompagnare dalle mogli, perché imparino dalle dotte conversazioni di Aspasia.  

Elza capisce, allora, che Aspasia è lei, vuole essere lei, cogliendo a fondo le ragioni di quello pseudonimo attribuitole da un suo insegnante, con l’intento di svelarle le sue grandi doti, di sensibilità e intelligenza, facendole  comprendere come la conoscenza sia il lasciapassare per la libertà, per l’ indipendenza. Sua, delle donne, della sua patria. Mentre così sogna l’ intrepida Elza-Aspasia, improvvisamente e senza possibilità di appello sua madre, che fin lì l’aveva incoraggiata e sostenuta, a soli 16 anni e senza aver conseguito il vicino diploma, le  impone di interrompere gli studi.  

Sarà per Aspasia il primo bruciante tradimento, che la segnerà profondamente, incrinando la sua fiducia nel prossimo e, a livello inconscio, persino in sé stessa e nelle sue reali possibilità. Si sente rifiutata, respinta, le ali tarpate anzitempo. Sensibile, appassionata, suggestionabile, con un grande amor proprio, intuendo, desiderando per sé un destino non comune, comincerà prestissimo a scrivere poesie e a vincere premi. La figlia del sole, tra quelle più amate, è ispirata alla mitologia lettone, come tramandata dalla tradizione orale del suo popolo, attraverso le Dainas, avvincenti storie che nella cultura contadina lettone si tramandavano di generazione in generazione, nelle lunghe fredde notti d’inverno. A scuola si era appassionata di teatro, trovando nei tempi e nei ritmi di quel mondo, ove tutto era possibile, la sua dimensione più congeniale. Recita con passione e coinvolgimento pieno in Il mercante di Venezia, del bardo Shakespeare. Vuole fare l’attrice e iscriversi a un corso di teatro, a Riga, perciò scappa di casa. I suoi genitori vanno ogni volta a riprenderla, temendo che le compagnie cittadine, la frequentazione della  gioventù che si riunisce nel Movimento Nuovo la mettano in pericolo, esponendola alla censura dei dominatori russi, o l’allontanino definitivamente da loro. Nel 1886, a 21 anni, la sposano ad un borghese, tale Wilhelm Max Walter, pensando di conquistarle una migliore posizione sociale, mentre lei vede nel matrimonio una via di fuga dalla ristretta cerchia familiare. La dote richiesta e offerta è cospicua, coincidendo con la gran parte dei beni della famiglia. In soli due anni, invece, Wilhelm si rivelerà un bevitore e un giocatore senza limiti, dissipando ogni loro avere e riducendoli in miseria. Scapperà negli Usa, facendo perdere ogni sua traccia. Il matrimonio sarà poi annullato nel 1897. Aspasia scriverà dell’ infelice esperienza vissuta prima in Seltite (Dorato) e poi nell’opera teatrale Vaidelote (La vendicatrice), che le farà vincere nel 1888  il premio del teatro di Riga. I toni sono forti e il linguaggio del tutto nuovo introduce nella nascente letteratura lettone la figura di una madre violenta, dominatrice, che richiama il mito di Medea.  

Ormai costretta a mantenere la sua famiglia, i genitori e due fratelli minori, lavorerà come istitutrice, scrivendo nel restante tempo. Ricomincia a frequentare i giovani del Movimento, coltivando con loro ideali romantici e nazionalisti. Pubblica sul quotidiano “Dienas Lapa”, col nome di Aspasia, le sue poesie, divenendo la voce del suo Paese in cerca di identità e indipendenza. Al giornale incontrerà Janis Plieksans, detto Rainis (il variegato), di agiata famiglia lituano-svedese, caporedattore e scrittore, seppure non troppo convinto. Si ritrovano nel Movimento, nutrendo entrambi aspirazioni libertarie e indipendentiste. Cominciano a parlare dei loro scritti e della loro volontà di contribuire alla formazione dell’ identità nazionale, di  risvegliare le coscienze sopite del loro popolo attraverso la poesia e il genere teatrale che, ispirati alle leggende antiche, diano vita a una sorta di nuovo mito fondativo della loro patria.  

A lei piacciono la sua eleganza, i suoi occhi profondi e la fiducia che riceve, quell’avere in grande considerazione i suoi pensieri, i suoi suggerimenti, malgrado gli studi universitari e la sua laurea in Giurisprudenza. Lui è colpito dalla sua intelligenza, dalla passione ispirata dalla capacità immaginifica e dalla giovane avvenenza. Diventeranno inseparabili, nella buona e nella cattiva sorte, novelli Pericle e Aspasia, fino alla morte di lui, nel 1929, a cui la scrittrice sopravviverà, suo malgrado, per lunghi 14 anni.  

Le loro vite sono strettamente intrecciate alle vicende politiche del loro Paese, capace di risorgere ogni volta dalle ceneri. Rainis socialista internazionalista, Aspasia più sensibile ai diritti umani e alla libertà delle persone. Lui, razionalista e ateo, coltiva il sogno di una fratellanza universale ed è teoricamente sostenitore dell’emancipazione femminile. Lei è una poeta lirica di straordinario talento, che lotta per l’affermazione concreta dei diritti delle donne. Decidono di vivere insieme, a Jurmala, vivace località balneare non lontana da Riga. È il periodo piu felice della vita di Aspasia, dal punto di vista personale e creativo. Pubblica La vestale e poi la sua prima raccolta di poesie, Fiori rossi, che incontra gran favore di critica e di pubblico, rendendola popolare in tutto il Paese. Nel frattempo scrive altre opere teatrali e con Rainis si occupa della traduzione del Faust in lingua lettone. Sono una coppia di successo, amata dai lettoni, che li considerano i cantori della loro patria libera. Nel 1897, a causa delle sue idee e della sua attività politica rivoluzionaria, Rainis viene arrestato dalla polizia zarista e condannato a cinque anni di carcere, da scontare in Siberia. Per poterlo seguire, Aspasia lo sposa e lo sosterrà nella traduzione del Faust, esortandolo a scrivere una sua opera. Rientrati a Riga da ormai due anni, nel 1905 si darà a teatro la prima  del dramma Il velo d’ argento, scritto da Aspasia, con due donne protagoniste, la sottomessa e l’ avventurosa, che lottano per affermare il proprio volere. Il successo è enorme, il pubblico lettone coglie nell’opera lo sprone a ribellarsi contro gli oppressori. Seguono molte repliche, finchè arriva la notizia della rivolta di San Pietroburgo. Si sollevano anche i lettoni, ma la repressione sarà spietata, con moltissimi morti e altrettanti deportati. Aspasia e Rainis, campioni di questa lotta, vengono convinti a lasciare la Lettonia e, con numerose persone profughe, andranno in Svizzera, prima a Zurigo poi a Lugano e infine a Castagnola, dove resteranno per ben 15 anni.  

Rainis si immergerà completamente nella sua scrittura, adattandosi alla povera vita in due stanze e alla continua penuria di denaro. Aspasia, invece, sarà angosciata dalla necessità di procurare almeno quanto basti alla sopravvivenza, soffrendo per la lontananza della sua famiglia, del suo pubblico, dei suoi compagni di lotta; oppressa dal timore di non riuscire nel suo compito più arduo, quello di continuare ad ispirare spronare sostenere il suo vate. Rainis stesso, tempo dopo, le riconoscerà questo merito immenso, affermando che senza di lei la sua opera non sarebbe mai stata realizzata: il destino di Aspasia, la musa ispiratrice e l’instancabile mentore, si è di nuovo compiuto, prima con Pericle e poi con Rainis!  

Alla fine della Prima guerra mondiale, la Lettonia si ribella alla sconfitta Germania e dichiara l’indipendenza. Gli/le esuli possono farvi ritorno e nel 1920 Aspasia e Rainis saranno accolti a Riga da trionfatori, con tutti gli onori dovuti ai fondatori della patria libera. A ciascuno dei due sarà intitolato uno dei viali più importanti della capitale e potranno finalmente abitare una comoda casa, in via Basniza iela, 30. Le loro opere spopolano nei teatri del Paese, mentre partecipano da protagonisti di spicco alla vita culturale e politica, entrambi eletti in Parlamento. Lui mancherà di poco la Presidenza della Repubblica, ma sarà nominato Ministro della cultura. Lei preferirà dedicarsi alla scuola di teatro per giovani, che le ridarà slancio ed ispirazione per nuovi progetti. Lui viaggia ed è preso da un nuovo  amore, tenuto segreto al popolo, lei preferisce non accompagnarlo, recandosi spesso nella loro casa con giardino di Jurmala. Continua a scrivere poesie, è felice del suo lavoro, lì la raggiunge ogni volta Rainis. 

In quella casa, il 14 settembre 1929, Rainis morirà all’ improvviso e Aspasia ne avviserà i connazionali con queste parole: «Rainis è morto. Il suo nome era il sole che brillava su tutta la gente. Io chiedo a tutti… di accompagnarlo con amore. Rainis credeva nell’ immortalità. Io continuo con la sua anima».  

Alla scomparsa del suo vate, lascerà la vita pubblica e si ritirerà a Jurmala, continuando a fare progetti, a suonare il pianoforte, a scrivere poesie. Ora che non è più la moglie di un famoso osannato politico, invisa a molti per le sue rivendicazioni della libertà individuale e dei diritti delle donne, si praticherà nei suoi confronti una diminuzione sistematica, che la spingerà ad isolarsi sempre più, finendo col vivere in povertà, con la domestica e con i suoi gatti. Morirà sola, in ospedale, a 78 anni, nel novembre del 1943, mentre infuria tragica la Seconda guerra mondiale e la sua patria, occupata dai sovietici di Stalin nel 1940, già dal 1941 è caduta sotto il dominio del Terzo Reich. Proveranno a darle una sepoltura anonima, ma la notizia della sua morte si diffonderà rapidamente, suscitando grande cordoglio nei/lle concittadini/e, che accorreranno numerosi a tributare i giusti onori alla loro indomita poeta. La Lettonia libera dei giorni nostri, perfettamente integrata nell’Unione Europea, di cui è entrata a far parte nel 2004, adottando l’euro nel 2014, è finalmente la patria voluta da Aspasia e Rainis, che ne hanno ispirato l’ orgoglio nazionale, nutrendo i sentimenti di riscatto e ribellione del popolo contro le invasioni straniere, dei russi dei tedeschi e infine dei sovietici. Considerati a ragione madre e padre della patria, fanno a pieno titolo parte della letteratura e della storia della Lettonia, che gli ha dedicato un museo molto frequentato, mentre a teatro si continuano a rappresentare le loro opere. Recentemente, nel 2015, a seguito dell’ingresso nella moneta unica europea, li hanno effigiati sulla stessa splendida moneta da 5 euro, costituita di due parti magistralmente complementari, celebrando il loro destino comune, fatto di poesia amore e patriottismo.    

Principali raccolte di liriche: I fiori rossi; Nell’ombra dell’ anima; Il cantuccio soleggiato; Il grembo pieno di fiori; Le ali tese; La notte delle streghe; Nella stagione dei crisantemi; Il viaggio dell’ anima. 

Principali opere teatrali: La Vendicatrice; I diritti perduti; La meta non raggiunta; La fanciulla dai capelli d’oro; Aspasia; Il velo d’ argento. 

Autobiografia in due volumi: La mia vita e le mie opere. 

Qui le traduzioni in francese e inglese.

***

Articolo di Rosa Maria Clemente 

Già docente di Lettere moderne e Preside di Scuola statale, è appassionata di formazione di giovani, come persone e cittadini/e, di emancipazione femminile e parità di genere. Interessata agli ambiti socioculturali e ambientali, è impegnata nel sostegno alle/ai più fragili e nella tutela del patrimonio artistico e naturale. 

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