Da Roma alla conquista del mondo

La popolazione romana iniziò a scrivere la propria storia oltre cinque secoli dopo la fondazione della città, prima se ne era occupato il popolo greco presente nell’Italia meridionale e in Sicilia. 
Le notizie riguardanti le origini di Roma sono tante, tra queste quelle riferite da Esiodo, Ellanico e Antioco. I primi dati sui personaggi della storia romana si leggono nella Teogonia di Esiodo, poema mitologico collocato tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII a.C., in cui sono raccontate la storia e la genealogia delle divinità greche femminili e maschili, tra cui sono menzionati i figli di Odisseo e Circe, Agrio e Latino che «signoreggiavano sui Tirreni». Alla fine del V sec. a.C., Ellanico di Mitilene scriveva che Roma era stata fondata da Enea e Odisseo, a questa citazione si attribuisce la “canonizzazione” di Enea nell’elaborazione del mito sulle origini di Roma; tali testi collocano l’origine di Roma in un periodo seguente la guerra di Troia. Una posizione diversa è quella di Antioco di Siracusa il quale narrava che Siculo, l’eponimo re dei Siculi, si era rifugiato a Roma presso Morgete, successore di Italo, capo del popolo omonimo: Antioco riteneva Roma antichissima, collegandola al periodo precedente alla guerra di Troia, alle origini della stessa civiltà italica. 

Le fonti storiche sono sicuramente importanti, ma per comprendere a fondo la parte iniziale della storia di Roma è necessario rivolgersi all’archeologia: la ricerca è il metodo di acquisizione per eccellenza che si arricchisce sempre di nuovi elementi, mediante lo scavo sul terreno, la ricognizione di superficie e la lettura dei resti monumentali, mirando alla ricostruzione delle civiltà antiche attraverso lo studio delle testimonianze dei materiali, delle fonti scritte e iconografiche. Importanti sono gli scavi condotti sul colle Palatino, dove sono conservati i resti degli abitati dell’Età del ferro riferibili, appunto, al nucleo più antico di Roma. Tra di essi, si ricorda il cosiddetto tugurium Faustoli, la dimora di Faustolo, leggendario pastore nella cui casa sarebbero cresciuti Romolo e Remo.  

Modello della Casa di Romolo 

L’antica abitazione dei due gemelli è stata identificata in una che è parte di una serie di capanne datate al IX sec. a.C.; gli studi archeologici hanno dimostrato che questa è stata sostituita da un’altra costruzione con le medesime dimensioni ma divisa in due vani. Probabilmente, la divisione della casa fu opera di Romolo: si narra infatti che, dopo la fondazione di Roma, egli divise in due aree la sua abitazione, una era da lui abitata (casa Romuli), l’altra dedicata al culto di Marte e Opi, dea dell’opulenza. 

La fondazione di Roma, confermata dai ritrovamenti archeologici, è legata ad alcune mura antiche databili in un arco di tempo tra il 775 ed il 750 a.C.; le fonti suddividono dunque la storia romana in tre periodi: monarchico dal 753 a.C. al 509 a.C., repubblicano dal 509 a.C. al 31 a.C. e imperiale tra il 31 a.C. e il 476 d.C.. 
La città fu governata per circa un secolo e mezzo da sette re leggendari: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marcio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Nell’età regia si distinsero due fasi, la prima di dominio latino e la seconda legata all’Etruria con gli ultimi tre re. 
Un periodo importante per lo sviluppo della città pare si sia avuto con il regno di Anco Marcio, che fece realizzare il primo ponte di legno sul Tevere, il Sublicio, provvide a proteggere la testa di ponte sulla riva destra, occupando il Gianicolo, eliminando tutti i centri abitati posti nel tratto intermedio sulla riva sinistra del fiume e fece costruire il porto alla sua foce, Ostia, assicurandone il collegamento con Roma. 

La documentazione archeologica, così come confermato dalle fonti storiografiche e dai dati linguistici, informa dell’espansione etrusca nel VII e VI secolo a.C.; in quest’epoca una dinastia occupò il trono, così Roma entrò a far parte di un orizzonte politico più ampio in stretto contatto con l’Etruria, il resto del Lazio e la Grecia. Infatti, testimonianze di commercio corinzio a Roma sono contemporanee all’avvento dei Tarquinii e influenze greche nel Lazio sono documentate da ritrovamenti archeologici come gli altari di Lavinio.  

Cloaca Maxima 

La ricchezza e la potenza della “Grande Roma dei Tarquini” derivarono dal numero delle opere e dalla ampiezza dei santuari che vennero innalzati, su tutti si ricordino: il tempio di Giove Capitolino, le mura serviane, il sistema di canalizzazione delle acque, detto Cloaca Maxima, una delle più antiche condotte fognarie; nella valle tra il Palatino e l’Aventino fu edificato il Circo Massimo, in cui si svolgevano le corse dei cavalli e altre competizioni , pare che proprio qui sarebbe avvenuto il ratto delle Sabine, in occasione dei giochi indetti da Romolo. 

Pietro da Cortona, Il ratto delle Sabine 

La cacciata di Tarquinio il Superbo, colpevole di aver offeso l’onore di Lucrezia, moglie di un membro dell’aristocrazia, segnò la fine della fase monarchica. La supremazia etrusca s’incrinò e le ripercussioni per Roma furono considerevoli, una vera e propria cesura che portò all’età repubblicana, suddivisa in più periodi: l’età alto repubblicana (509-367 a.C.) coincise con un periodo di grave crisi e con la più aspra delle lotte patrizio-plebee, si concluse con le leggi Licinie-Sestie che concessero la carica consolare anche a componenti di famiglie plebee; l’età medio repubblicana, dal (367-133 a.C), caratterizzata dalla grande coesione politico-istituzionale interna e, infine, l’età tardo repubblicana (133-3o a.C.), detta anche età della crisi. 
Il nuovo assetto repubblicano fu caratterizzato da numerose vicende, alcune delle quali aprirono la città verso altri territori, si ricordino in particolare le guerre contro i Sanniti, avvenute tra il IV e il III sec. a.C., che posero Roma in una posizione di supremazia nell’Italia centro-meridionale. Queste guerre avvicinarono il dominio romano ai territori occupati dalla popolazione greca: nel 282 a.C. dieci navi si spinsero fino alle coste tarantine, violando un precedente trattato sottoscritto con la città, per il quale Roma doveva tenere lontana la propria flotta da quel mare. La reazione della colonia spartana non tardò ad arrivare, così fu dichiarata guerra. Nel 275 a.C., nei pressi di Malevento, i Greci dovettero cedere all’esercito romano che così vinse la guerra, tanto da cambiare il toponimo centro degli scontri in Benevento. Tutta la Magna Grecia si arrese, soltanto le città siciliane resistettero. L’interesse romano verso la Sicilia era profondo, tanto che si iniziò a guardare alla ricca isola già contesa da Greci e Cartaginesi, con la consapevolezza che si sarebbe dovuto combattere contro gli uni e gli altri, al fine anche di non farli alleare tra di loro. 
Il conflitto tra Roma e Cartagine si svolse in tre grandi guerre, le cosiddette guerre puniche, dal 264 al 146 a.C.; sono molti i momenti topici che hanno caratterizzato questi conflitti. Teatro della prima fu la battaglia delle Egadi in Sicilia (264-241 a.C.), che vide la vittoria della flotta romana, battaglia che pare essere confermata da una serie di ritrovamenti archeologici subacquei, tra cui numerosi rostri, promossi dal compianto Sebastiano Tusa e dalla Soprintendenza del Mare. La seconda guerra scoppiò nel 241 e durò fino al 218 a.C., Annibale Barca, condottiero cartaginese, riportò diverse vittorie e riuscì a giungere alle porte di Roma; la terza (149-146 a.C.) determinò la distruzione della città di Cartagine e la definitiva vittoria di Roma grazie al comando di Scipione Emiliano. 
Le trasformazioni sociali ed economiche originate dall’espansione romana e l’incapacità della classe dirigente crearono grandi problemi in ambito politico, per cui si verificarono profondi cambiamenti, tra questi si annovera quello legato all’ager publicus (il territorio appartenente allo Stato) che s’ingrandì con le confische effettuate ai popoli vinti. Questo favorì la formazione del latifondo a danno dei piccoli proprietari e determinò un progressivo spostamento della popolazione dalle zone rurali verso le città, generando un grave squilibrio sociale-economico e la crisi del consenso popolare alle scelte politiche della classe dirigente.  

Eugène Guillaume, I Gracchi  

I fratelli Tiberio e Gaio Gracco tentarono di arginare le disuguaglianze dei ceti popolari riformando l’ager publicus, stabilendo un limite di ettari di terreno e la restituzione della parte eccedente allo Stato, affinché venisse ridistribuita ai più poveri, ma vennero duramente osteggiati. Questo periodo raggiunse il culmine con lotte civili e politiche che volsero al temine con la battaglia di Azio (31a.C.) che segna simbolicamente la fine dell’età repubblicana. Protagonisti di questi decenni furono diversi rappresentanti della politica, divisi in due gruppi: gli Optimates con Lucio Cornelio Silla, che contribuì all’approvazione di leggi conservatrici affermando il predominio senatorio nello Stato, e i Populares con Caio Giulio Cesare, generale, triumviro e poi dittatore, che si oppose a Silla tanto da bandirlo da Roma. Cesare, nel 60 a.C., costituì il primo triumvirato con Pompeo e Crasso, i tre uomini assunsero la guida dello Stato e chiusero un accordo per la spartizione del potere. Cesare, assunto il comando militare della Gallia Cisalpina con le guerre galliche (58-50 a.C.), allargò i confini di Roma verso l’Europa settentrionale ma, al suo rientro in Italia, Pompeo si schierò contro di lui: ne seguì la guerra civile, durante la quale, nel 48 a.C., Pompeo fu sconfitto e ucciso. Cesare trasformò le istituzioni statali in monarchiche per garantire l’ordine e gestire i conflitti in Italia e nei possedimenti, avviò una serie di riforme, promosse grandi opere pubbliche, tra cui il Foro di Cesare con il tempio di Venere Genitrice (in copertina), ingrandì il circo, realizzò uno stadio per i lottatori nel Campo Marzio e fece scavare sulla riva del Tevere un bacino che ospitasse le naumachie, spettacoli assai in voga che simulavano un combattimento navale. Varie scelte, giudicate autoritarie, lo portarono alla morte per assassinio nel 44 a.C. 

Statua di Giulio Cesare in via Dei Fori Imperiali a Roma

Dopo la sua uccisione si aprì una fase importante per la futura storia di Roma: il console Marco Antonio, fedelmente legato a Cesare, si pose a capo della reazione contro i congiurati ritenendosi erede del dittatore, ma le sue azioni provocarono la reazione del legittimo erede, Ottaviano; le truppe dei due si scontrarono a Modena, dove Marco Antonio fu vinto. Tuttavia, si diede vita a un nuovo triumvirato, includendo Lepido e dividendosi i possedimenti; ad Antonio spettò il comando sull’Oriente e in Egitto entrò in contatto con Cleopatra, con la quale sognò la trasformazione di Roma e dei suoi territori in una monarchia orientale. Malgrado questa alleanza, Marco Antonio rinnovò gli accordi con Ottaviano a Brindisi, sposandone peraltro la sorella. In seguito maturò i piani di trasformazione di Roma; ripudiata Ottavia e riconosciuti i figli avuti da Cleopatra, si scontrò nuovamente con Ottaviano fino alla conclusione del conflitto ad Azio nel 31 a.C., decretando così il passaggio al nuovo principato nato nel 27 a.C. dal conferimento a Ottaviano del titolo di Augusto, dal latino augere (accrescere). Poeti e storici come Virgilio, Orazio, Properzio e Tito Livio descrissero l’età augustea come un periodo di grande prosperità, stabilità e pace, benché non siano mancati momenti di profonda crisi. 

Monete romane imperiali, Marco Antonio e Cleopatra

L’Impero romano rappresentò il periodo conclusivo della storia di Roma. In questa fase, durata però diversi secoli, si susseguirono numerose dinastie: i Giulio-Claudii, i Flavi, gli Antonini e i Severi che rappresentarono modi di vivere diversi, sia per l’appartenenza familiare sia per il metodo di governo fino alla caduta dell’Impero d’Occidente. Il III secolo fu uno dei periodi più bui della storia di Roma, in cui diversi regnanti erano generali; questa fase fu definita “anarchia militare” e terminò con l’ascesa di Diocleziano che riformò la struttura imperiale e la concezione del principato, a lui si deve infatti la tetrarchia, un sistema che divideva il potere e il governo affidato a quattro sovrani, due Augusti e due Cesari. La tetrarchia, sebbene ben congegnata, entrò in conflitto con il principio dinastico familiare e naturale e si concluse con Costantino, questi s’impadronì gradualmente di tutto l’Impero occidentale e procedette con una radicale riforma economica, ponendo così fine alla crisi. Tra le sue azioni più significative, si ricorda l’Editto di tolleranza, emanato nel 313, per il quale il cristianesimo venne ammesso dallo Stato romano come religione conforme. Inoltre, convocò il primo Concilio ecumenico della storia nel 325 a Nicea, da lui stesso presieduto come «vescovo di quelli che sono fuori dalla chiesa», cioè dei laici, ponendosi in una posizione indipendente e in qualche modo superiore ai vescovi.  

Roma, Arco di Costantino 

Come scrive Guido Clemente, un altro importante atto di Costantino fu probabilmente determinato dalla volontà di sottrarsi all’ambiente aristocratico romano e alle sue pesanti ipoteche, oltre che da ragioni politiche e strategiche ormai pienamente mature: la fondazione di Costantinopoli, la nuova Roma, inaugurata nel 331, ricca di chiese e di palazzi, popolata da senatori di recente estrazione, attirati con una politica di munificenza, e più malleabili oltre che cristiani. La persistenza del grande modello di Roma è tuttavia evidente nella nuova capitale, inoltre la sua popolazione ricevette gli stessi benefici della plebe romana, sotto forma di elargizioni e spettacoli nel circo. La fondazione di una residenza orientale, sede preferita da Costantino, sanzionò la distanza che separava ormai l’Oriente dall’Occidente e preparò il terreno alla divisione politica, oltre che culturale: Costantinopoli facilitò tale processo, coagulando le forze che avrebbero dato vita all’Impero bizantino. Dopo la morte dell’imperatore, nel 337 ricominciarono le guerre civili e l’Impero romano d’Occidente, piegato dalla crisi politica ed economica, non fu in grado di respingere le pressioni dei popoli oltre confine, così nel 476 il generale Odoacre, re dei Goti, depose l’ultimo imperatore romano, Romolo Augusto detto Augustolo per la sua giovinezza. Siamo ormai in quel periodo di tarda età in cui la storiografia moderna fa finire la storia romana. Le vittorie riportate in Oriente e l’afflusso di ricchezze dalle terre d’oltremare contribuirono a trasformare le abitudini dell’antico popolo, tramandando comunque fino ad oggi bellezze architettoniche e patrimonio culturale, usi e costumi che hanno forgiato molti aspetti della nostra vita quotidiana.  

Durante il periodo imperiale vennero realizzati maestosi monumenti che, nonostante siano passati numerosi secoli, ancora raccontano l’imponenza dell’Urbe: fra i tantissimi , oltre l’area dei Fori, tra i cui edifici è la Basilica di Massenzio, si ricordano il Mausoleo di Adriano, oggi inglobato all’interno del Castel Sant’Angelo, l’Ara Pacis e il Pantheon. Ancora, gli impianti termali, le architetture legate all’uso dell’acqua, il Palazzo Senatorio sul Campidoglio in cui erano conservate le tabulae di bronzo con le leggi e gli atti ufficiali, i palazzi imperiali, tra i quali si ricorda la Domus Aurea neroniana, sulla quale da secoli insiste il Colosseo, esempio grandioso di damnatio memoriae; di particolare rilievo i Mercati Traianei, un vero e proprio centro polifunzionale in cui si svolgevano attività amministrative, erano ospitati tanti negozi le cui merci provenivano da tutto il mondo e molti erano manufatti artigianali di pregio. Al di fuori delle mura cittadine si può ammirare la splendida Villa Adriana a Tivoli dichiarata nel 1999 Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.  

Tivoli, Villa Adriana 

Dell’antica Roma, Giotto scrisse: « […] è la città degli echi, la città delle illusioni, e la città del desiderio». La città ― e la civiltà ― talmente ricca di storia e di influenze sul nostro presente che mancano aggettivi per definirla. 

***

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo.

Un commento

  1. Dodici secoli di storia raccontati con divizia di dati, senza dimenticare nulla delle cose importanti. Articolo completo, per una comprensione veloce dell’era Romana. Complimenti

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