Editoriale. Che nessuno tocchi Caino

Carissime lettrici e carissimi lettori,

senza tirare in ballo Napoleone, (che comunque di maschilismo ne sapeva più di qualche cosa!) bisogna dire che l’umano dalla Storia, nonché dalle storie recenti e più personali, non ha proprio imparato nulla.

Erano passate, si può dire, una manciata di ore dal 25 novembre e, triste ripeterlo, un uomo si diverte (ohinoi che cosa triste farlo così!) a dare una pacca sul sedere a una giornalista. Lo filmano perché lo fa quando le telecamere sono accese e mentre la giornalista era in diretta con la sua emittente. Non basta. Poco dopo un altro tifoso va addosso alla stessa giornalista sportiva e mette in atto un palpeggiamento. Poi capita una cosa ancora più brutta: il giornalista, un maschio, che seguiva la telecronaca dallo studio e ha assistito alla scena dalle telecamere, raccomanda alla giornalista, che protesta contro il tifoso per la molestia subita, di lasciar perdere, «di non prendersela». Lo ripete due volte con una voce, secondo il mio parere, non così rassicurante, come è stato scritto, ma in una maniera simile ad un’ingiunzione che le consiglia, tra l’ordine e l’atteggiamento paternalistico, di non soffermarsi, di non andare oltre!
Come al solito le parole giuste le devono usare sempre le donne per sé stesse: «forse quella persona ha pensato che fossi un oggetto», ha commentato la giornalista, Greta Beccaglia, quando, dopo due giorni, è voluta ritornare a lavorare, a commentare un’altra partita, questa volta Fiorentina-Sampdoria, allo stadio Artemio Franchi, questa volta a Firenze. Un ritorno al lavoro non proprio soft per Beccaglia perché, oltre all’invito ricevuto per le scuse dal presidente della squadra viola (a cui appartiene il tifoso sotto accusa) e al coro di saluti che l’ha accolta dagli spalti dello stadio Franchi, in curva Fiesole, poco dopo il fischio d’inizio, è apparso uno striscione con un messaggio molto brutto e in chiara polemica con la categoria: «Prima razzisti, poi sessisti, ma mai giornalisti.» Davvero triste.

Intanto sui social era intervenuta anche Laura Boldrini, che spesso è stata purtroppo aggredita in quanto donna: «Gravissimo quanto accaduto alla giornalista Greta Beccaglia – ha detto – a cui va la mia vicinanza. Prima le molestie, poi l’umiliazione: non prendertela. È lo specchio di una società in cui le donne sono costrette a subire e pure a tacere: questo non è normale. Si apra un’inchiesta. E peggio del gesto c’è il tentativo di minimizzarlo come se fosse accettabile, come fosse uno scherzo innocente. Credo che gli inquirenti debbano impegnarsi a cercare il colpevole del gesto (l’intervista è stata data da Boldrini la sera stessa dell’accaduto n.d.r.) e punirlo con il Daspo come si fa in caso di violenza legata a fatti di stadio.» Così è stato. Il quarantacinquenne anconetano Andrea Serrani, autore della triste bravata, dovrà stare, secondo la sentenza del giudice del Daspo, lontano dagli stadi per tre anni. Da parte sua la giornalista Beccaglia ha detto, secondo me giustamente, di non voler incontrare il signore dello schiaffo perché non vede il motivo di accondiscendere alla richiesta fatta.
Insomma, troppo spesso si chiede (e soprattutto alle donne) di minimizzare, passarci su senza soffermarcisi troppo a lungo!Tra i commenti cosiddetti vip, ma parecchio fastidiosi, quello di Natalia Aspesi, che sottolinea che si sta dando più importanza a un sedere (!) che alle centinaia di morti bianche che si contano giornalmente in Italia sul lavoro. Un’osservazione incomprensibile e non compatibile con l’inequivocabilmente seria questione dell’eccesso di morti sui luoghi di lavoro di cui senza dubbio il giornalismo (qui ce ne siamo occupate più volte) e, soprattutto, la politica deve dare spazio e interesse. Ciò non toglie che non si possa, anzi, si debba protestare riguardo alle molestie rivolte al corpo di una donna, alla sua intimità e dignità. Assurdo e sessista (stavolta verso il maschile) il commento stizzoso di Daniela Santanchè, che su Twitter si diletta a fare considerazioni quanto meno arcaiche e volgari sul membro maschile del tifoso fiorentino autore della molestia. Credo sia oltretutto davvero fuori luogo.

Era una donna, questa volta con la pelle nera, quella che a inizio di questo mese, sessantasei anni fa, disse perentoria un no, su un autobus che prendeva per andare e tornare da casa al lavoro. Un no che non poteva e non doveva dire, ma era stanca, e non per il lavoro, ma per aver subito troppo. Era il primo dicembre del 1955 e lei, Rosa Parks, decide che non può più subire l’ingiustizia che sono costrette a patire tutte le persone afroamericane. Sale sull’autobus, si mette seduta e dice il suo no ad alzarsi, una negazione che ha fatto la Storia, con l’iniziale maiuscola, della richiesta di uguaglianza negli Usa tra persone con diverso colore della pelle. Una Storia iniziata proprio con questo diniego di Rosa Parks, una storia che ancora non si conclude, che non è completamente risolta, nonostante figure importanti come quella di Martin Luther King, ucciso a Memphis il 4 aprile del 1968, tredici anni dopo il no pronunciato dalla sarta dello Stato dell’Alabama. «Molti dissero che quel giorno non mi alzai perché ero stanca, ma non è vero. Ero invece stanca di cedere», ha detto Rosa Parks che conosceva la regola: le persone bianche sedute avanti, quelle nere sedute dietro. I posti centrali, dove lei si sedette quel primo giorno di dicembre, misti, ma con precedenza da dare alle e ai bianchi.  Quella che si stava esaurendo in quel momento era una storia vecchia di cento anni e la segregazione dei neri rispetto ai bianchi non era certo una realtà che riguardava solo i mezzi del trasporto pubblico. La segregazione apparteneva al mondo degli Stati Uniti d’America e interessava il lavoro, le scuole, i bagni, persino le Chiese. Quel suo non alzarsi, all’intimazione di farlo da parte dell’autista, dal posto riservato (o meglio con la precedenza) a una persona bianca, darà inizio a un percorso di riscatto per chi in Usa soffriva, e soffre ancora, per aver la pelle di colore nero, per essere di origini africane. Nel 1956 il caso di Rosa Parks arrivò alla Corte suprema degli Stati Uniti, che dichiarò incostituzionale la segregazione sugli autobus pubblici dell’Alabama. Rosa Louise Parks, Rosa Louise McCauley, fu arrestata quel giorno di inizio dicembre per quella sua disobbedienza civile, ma aprì una strada. Nelle carceri americane ancora ci sono uomini e donne condannati/e a morte. Il 30 novembre si è celebrato il giorno dell’abolizione della pena di morte.

Una nuova conquista del mondo che vede la cancellazione di questa possibile sentenza in 120 paesi su 200 nel pianeta. Tutto è cominciato dall’Italia, o meglio, dal Granducato di Toscana quando proprio il 30 novembre del 1786 Pietro Leopoldo con il varo del nuovo codice penale, oltre al reato di lesa maestà, la confisca dei beni, la tortura, abolì la pena capitale: «Avendo altresì considerato che una ben diversa legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza, e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo toscano, siamo venuti nella determinazione di abolire come abbiamo abolito con la presente legge per sempre la pena di morte contro qualunque reo.» La ricerca della giustizia e degli uomini e delle donne giuste del mondo ci collegano a una piccola, ma importante, notizia che speriamo faccia cominciare il nuovo anno nel segno della positività e del buon vivere. La Zecca dello Stato conierà i 2 euro raffiguranti i giudici Falcone e Borsellino, per commemorare i 30 anni dalle stragi. Circoleranno dal 2 gennaio in tutta Europa i volti di due grandi italiani morti per mano della mafia.

Qui ora ho scelto, ma la scelta questa volta è stata tra le più difficili, un testo che indicasse la voglia di giustizia. Ho pensato a Bob Dylan che ha scritto, tra i tanti, due importanti testi sull’argomento: Hurricane, l’Uragano, la storia del pugile nero accusato ingiustamente di omicidio e questo che vi mostro qui sotto, Blowin’ in the wind, retto da una melodia meravigliosa.

https://www.youtube.com/watch?v=kChNVcM38lc (Hurricane)

https://www.youtube.com/watch?v=MMFj8uDubsE (Blowin’ in the wind)

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
How many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, and how many times must the cannonballs fly
Before they’re forever banned?

The answer, my friend, is blowin’ in the wind
The answer is blowin’ in the wind

Yes, and how many years must a mountain exist
Before it is washed to the sea?
And how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, and how many times can a man turn his head
And pretend that he just doesn’t see?

The answer, my friend, is blowin’ in the wind
The answer is blowin’ in the wind

Yes, and how many times must a man look up
Before he can see the sky?
And how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, and how many deaths will it take ‘til he knows
That too many people have died?

The answer, my friend, is blowin’ in the wind
The answer is blowin’ in the wind

Quante le strade che un uomo farà
e quando fermarsi potrà?
Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar
per giungere e riposar?
Quando tutta la gente del mondo riavrà
per sempre la sua libertà?

Risposta non c’è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà.

Quando dal mare un’onda verrà
che i monti lavare potrà?
Quante volte un uomo dovrà litigar
sapendo che è inutile odiar?
E poi quante persone dovranno morir
perché siano troppe a morir?

Risposta non c’è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà.

Quanti cannoni dovranno sparar
e quando la pace verrà?
Quanti bimbi innocenti dovranno morir
e senza sapere il perché?
Quanto giovane sangue versato sarà
finché un’alba nuova verrà?

Risposta non c’è, o forse chi lo sa,
caduta nel vento sarà.

(1963)

Presentiamo ora, con Sara Marsico, gli articoli di questo numero. La donna di Calendaria oggi è Ada Rossi, antifascista e resistente, pioniera del federalismo, tra le prime laureate italiane in Matematica e fisica. La sua lunga e intensa vita vi appassionerà.

Per Fantascienza, un genere (femminile) incontriamo Pat Cadigan, dalla vita mentale terribilmente attiva e un grande amore per la musica, con una forte consapevolezza di genere, capace di creare ambientazioni memorabili. Cosmologia vedica. Le basi è un’altra puntata dedicata allo yoga, ai cinque elementi e ai Veda. Per Tesi vaganti Scrittrici italiane nere e spazio: i luoghi dell’antologia Future. Il futuro narrato dalle voci di oggi approfondisce le riflessioni delle autrici di un’antologia che «ha dato voce e forma a una comunità costruita sulla base di un progetto culturale e politico condiviso e di alcuni elementi identitari (il genere socialmente percepito e l’origine nera) e che «ha fatto riemergere (“ripescando” dal passato nazionale) quegli eventi che storicamente sono stati repressi, negati o silenziati.» Le ambientaliste. Rachel Carson, una crociata contro i pesticidi è l’articolo che rende onore alla donna cui si deve la messa al bando e il ritiro, prima in America e poi in Italia, del DDT.

Si è celebrata da poco la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e il femminicidio. La ricordiamo in Melegnano contro la violenza di genere. Largo 25 novembre e una panchina per Silvia, che descrive le motivazioni di un’intitolazione nella città del Sud Milano.
Nella sezione Juvenilia Donne D’Europa descrive il lavoro delle classi del triennio del corso B del Liceo Classico Matteo Raeli di Noto, in provincia di Siracusa, premiato all’VIII Concorso Sulle vie della parità di Toponomastica femminile nella sezione Percorsi all’interno dei laboratori di Educazione civica.

I libri recensiti questa settimana sono Mastro Geppetto di Fabio Stassi, nell’articolo Un Pinocchio apocrifo che ci introduce a «un Pinocchio capovolto, che racconta una storia altra, con gli stessi personaggi della tradizione sporcati però dai detriti della realtà» e Pioniere. Storie di italiane che hanno aperto nuove frontiere, un libro a cura di Lidia Pupilli, che raccoglie le biografie, scritte da penne maschili e femminili, di donneche hanno aperto la strada alle altre donne in molti campi,dalla politica alla giurisprudenza, dalla medicina alle discipline archivistiche, bibliografiche e documentarie, dallo sport alla critica artistica. Esa casa amarilla, la casa gialla. Ovvero come si può parlare di aborto anche tramite un film recensisce invece una pellicola, realizzata da due donne e presentata al Festival del cinema indipendente di Torino, che affronta un tema delicato con un approccio originale ed intimo.

In Anniversario di un genio: Wolfgang Amadeus Mozart, fra realtà e fantasia l’autrice dell’articolo per raccontare «uno spirito ribelle e incostante, un uomo eternamente fanciullo», a 130 anni dalla nascita, sceglie un grande film, Amadeus, del regista visionario Milos Forman.

Les salonnières virtuelles. Linguistica ci racconta il nono incontro di questa iniziativa, avvenuto il 23 novembre scorso. Il novembre di Toponomastica femminile enumera e descrive le iniziative e gli eventi che in varie parti d’Italia hanno visto impegnata la nostra associazione.

Chiudiamo, come sempre, con la ricetta di questa settimana, Paprica e cumino, protagonisti del gulash all’italiana, accompagnata dalle note dell’autrice sull’origine delle spezie che connotano questo gustoso spezzatino, adatto alle fredde giornate di dicembre.

Buona lettura a tutte e a tutti.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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