Les salonnières virtuelles. Linguistica

23 novembre: pomeriggio dedicato alla Linguistica, questo XI incontro con Les salonnières virtuelles.

Introduce l’argomento Elisabetta Proietti, del Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco, con una lettura dal vivo, tratta dall’opera La parola Dio di Gabriella Caramore. 

A seguire, la presentazione di un lavoro di ricerca, ancora in corso, volto ad approfondire il tema della fiaba dal punto di vista linguistico. In particolare, mette in luce quali siano le caratteristiche lessicali delle fiabe di ieri e di oggi, con particolare riguardo alle differenze di genere. 

Lorenza PesciaLessico, argomenti e modelli linguistici nelle fiabe. Un confronto tra ieri e oggi.
Nata e cresciuta a Canobbio, vicino a Lugano, nel Canton Ticino, dopo gli studi e il dottorato in linguistica italiana con Michele Loporcaro, Lorenza Pescia è stata assistente al Romanisches Seminar di Zurigo e ha collaborato all’edizione degli Scritti linguistici di Carlo Salvioni. In seguito è stata collaboratrice scientifica e docente all’Istituto di traduzione della Zhaw (Züricher Hochschule für Angewandte Wissenschaft) di Winterthur. Nel corso degli anni si è occupata di linguaggio di genere, di storia della dialettologia, di multilinguismo e di analisi del discorso. Trasferitasi con tutta la famiglia a Princeton, negli Stati Uniti, attualmente è visiting scholar all’Institute for Advanced Study, Princeton, Usa. Lorenza Pescia, in collegamento da Princeton, ci propone una rilettura della fiaba in base alla comprensione del linguaggio e alle sue parole chiave. Ed è così che veniamo a scoprire che le fiabe tradizionali erano rivolte ad un target culturale più alto, per tipologia di parole ricorrenti, con riferimenti androcentrici più marcati ed una minore attenzione al mondo dell’infanzia. Questa percezione, a dire il vero, credo sia maturata in noi tutte, ma vedere in chiaro, con tabelle statistiche alla mano, conferisce maggiore consapevolezza. Di pari passo, recentemente, vediamo fiorire, invece, una narrazione per ragazze e ragazzi con storie permeate del loro mondo, più vicine al loro vissuto, con ruoli principali non stereotipati e, soprattutto, concentrati su coetanei e con un linguaggio in uso, più comprensibile e meno aulico. Insomma, come dice la nostra ricercatrice: «nel mondo delle fiabe si entra molto presto, spesso prima della scolarizzazione. Si ascoltano (e poi si leggono) storie che affascinano, fanno crescere, alimentano la fantasia, fanno sognare. A volte spaventano e fanno paura. Malgrado i molti cambiamenti sociali e tecnologici avvenuti negli ultimi decenni, le fiabe continuano ad accompagnare le bambine e i bambini per un pezzo della loro vita» e, aggiungerei, anche della vita delle persone adulte. «L’importanza delle fiabe è emersa dai tanti studi – dal punto di vista letterario, pedagogico, sociale, psicoanalitico, storico e culturale – ad esse dedicati. Le fiabe, però, sono anche uno strumento linguistico: insieme alle immagini di draghi, cavalieri, principi e principesse impariamo la lingua». Necessario presidiare che tipologia di linguaggio desideriamo consegnare alle future generazioni. 

Il discorso passa a Graziella PriullaNon sono maschilista ma…, che, con piglio passionale, ci porta alle radici della decostruzione linguistica, per scovarne un uso sessista da rimuovere.
Ha insegnato dal 1974 al 2015 Sociologia dei processi culturali all’Università di Catania. È autrice di numerosi saggi sull’informazione, sulla pubblicità, sui linguaggi sessisti, sull’educazione di genere.
Come non ricordare la nostra “grande madre” Alma Sabatini, cui la Presidenza del Consiglio, nel lontano 1987, conferì l’incarico di espungere dal linguaggio istituzionale termini e modalità che non fossero rispettosi della reciprocità dei generi. All’epoca fu una apripista, perché non solo eravamo «ancora lontane da una diffusione capillare e da una consapevolezza della necessità di nominare le donne in tutte le circostanze», ma perché le donne erano effettivamente una rarità in taluni ruoli (in special modo apicali). Ebbene, a 35 anni da quell’opera, siamo tuttora immerse nel sessismo linguistico.
«Ci si trincera ancora, con mille pretesti, dietro i paraventi del maschile “neutro” (in italiano non esiste la forma neutra), del maschile “generico”, del maschile “universale”, dimenticando un semplice assioma: ciò che non si nomina non esiste. Le ragioni di una resistenza così accanita non sono linguistiche ma sociali e appartengono a una lunga storia di cancellazioni, di sottovalutazioni, di denigrazioni». 

Il pomeriggio scorre veloce e l’intervento di Stefania Cavagnoli continua idealmente la dissertazione precedente: La lingua che ci lega.
Interessata al lavoro interdisciplinare, collabora con molti ordini professionali per la formazione linguistica ed è vice coordinatrice del centro di ricerca “Grammatica e sessismo”. È stata presidente del Cpo dell’Università di Macerata ed attualmente è componente del Cpo della provincia di Trento.
Anche la professoressa Cavagnoli ha focalizzato i suoi studi sul linguaggio di genere, passando per lo studio della norma giuridica, declinata al maschile (il buon padre di famiglia, la morale dell’uomo comune, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, etc) sicuramente di derivazione romana, ma verso cui la società non ha sentito l’esigenza di porre particolare attenzione, se non nel declinare taluni reati come il matricidio, il figlicidio da parte della madre, il meretricio, alcuni, fortunatamente abrogati, come il delitto passionale, lo ius corrigendi, il matrimonio riparatore, il reato di adulterio, etc. Il decisivo contributo di Cavagnoli al nostro incontro spiega «il percorso (pluri) linguistico e lo stretto legame con la riflessione linguistica ed il suo ruolo nel cambiamento della società. Al centro il pensiero della differenza e della sua rappresentatività nel mondo, a partire dal linguaggio». 

Concludiamo l’evento con Micol Megliola che illustra il suo lavoro di ricerca: Esplorando la manosfera.
Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata in Lettere, filologia moderna e linguistica con una tesi in Linguistica generale dal titolo Parola di cliente. Il mercato del sesso contemporaneo raccontato nei forum tematici e nelle community online: il caso di Gnoccatravels ed Escort Advisor. Dal giugno 2020 scrive su Vitamine Vaganti e ha esperienza di insegnamento nella scuola secondaria di primo grado.
“Esplorando la manosfera”, ossia, l’insieme di forum e community online in cui l’utenza, squisitamente maschile, è accomunata dalla convinzione che il genere maschile sia sistematicamente oppresso da una società sentita come incontrovertibilmente misandrica e dal frequente ricorso a un linguaggio d’odio smaccatamente misogino. A una sintetica presentazione dei diversi gruppi che vanno a comporre la manosfera (Pua, Mrm, Mgtow, Incel) e delle teorie che permeano tale ambiente (Redpill e Lms), segue l’esposizione della ricerca condotta sul sito Gnoccatravels.it (una community dove gli utenti hanno la possibilità di condividere esperienze, pensieri e recensioni dei viaggi all’insegna del turismo sessuale). La finalità di tale ricerca risiede nel dimostrare come le idee e il linguaggio degli gnoccatravelers siano perfettamente compatibili, se non interscambiabili, con quelli degli altri gruppi della manosfera. Con l’ausilio della lettura di alcuni commenti estrapolati dal sito, si evidenzia la crisi della mascolinità come possibile chiave di lettura del fenomeno della manosfera.
La ricercatrice ci fa poi, con una certa ansia, notare la correlazione tra alcuni episodi di terrorismo, imputabili all’estremismo Incel, e le possibili applicazioni della linguistica per comprendere ed arginare il fenomeno. 

In conclusione il consueto contributo video del Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco Dare forma al mondo. Omaggio a Gabriella Caramore a cura di Elisabetta Proietti. 

Qui il link per rivedere l’incontro: https://www.youtube.com/watch?v=sqALBC5GjZI.

Arrivederci al prossimo appuntamento, l’ultimo per questo ciclo di incontri, che si terrà il 14 dicembre p.v. sul tema della Gastronomia. 

***

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Laureata in Scienze Politiche. Consulente fiscale con Master in Diritto Tributario Internazionale. Giornalista pubblicista. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e Inclusione. Ha approfondito tematiche di cultura di genere con un Master in Gender’s Studies. I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

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