Sentirsi a casa. Per una cultura dei luoghi, per una cultura di comunità

Entrare in contatto con l’opera di bell hooks in momenti pubblici e di condivisione, che siano eventi, incontri, piattaforme e supporti dove imprimere parole, è per me sempre un’emozione, oltre che un onore. Ne ho già scritto in precedenza, anche tra queste pagine e la sensazione nel tempo resta invariata: quella di trovarmi a maneggiare temi estremamente importanti, da far tremare le gambe e al tempo stesso tenerle salde, perché ci sono dietro la teoria, la pratica e l’esperienza, alchimia perfetta che quando si tratta di bell hooks non manca mai.

bell hooks riesce a fare/farmi questo partendo sempre e costantemente da sé; un sé che emerge come non mai in questo volume, edito e pubblicato da Meltemi il 13 ottobre 2023, che va ad arricchire la conoscenza del contesto in cui la pensatrice nativa del Kentucky è cresciuta, i suoi affetti, le sue connessioni più strette con la comunità afroamericana segregata del sud dove è nata e che ha scelto di nuovo da adulta, i suoi riferimenti personali e culturali, gli aspetti più controversi e poi pacificanti sia sull’esilio che sul ritorno.

Le parole di bell hooks si vestono di una sincerità e di una profondità raramente presenti in testi che, oltre a mostrarsi come scritture intime e personali, hanno il chiaro intento di essere anche saggi, di dare profondità storica e sociale, di indagare e approfondire l’esistenza umana facendo i conti con le questioni legate al potere, alle discriminazioni, al sessismo, al classismo, alla supremazia di alcune persone su altre. Nel libro viene palesato con forza come l’influenza di pratiche disumanizzanti, su tutte schiavismo e segregazione, abbiano influito e influiscano tuttora sulle esistenze non solo delle/degli avi che le hanno vissute ma, in misura differente ma egualmente riscontrabile, in quelle dei/delle discendenti – attraverso le quali riemergono e riecheggiano pur se non per esperienza diretta.

Il bel titolo scelto per l’edizione italiana Sentirsi a casa pone al centro della trattazione proprio il concetto di casa con il merito di restituirci il Belonging originale senza stravolgerlo, anzi, casomai aggiungendo all’appartenenza in sé anche un’immagine ancor più vivida e concreta quella, appunto, del luogo dove ci sentiamo, o dovremmo sentirci, sicuri, curati, integri. Il merito è di feminoska, traduttrice militante e attivista transfemminista antispecista, che lavora ormai da anni sull’opera dell’autrice afroamericana intraprendendo con la stessa un dialogo a vari livelli di distanza, per ovvie ragioni e purtroppo obbligata, ma ugualmente ricco, fruttuoso e, per il pubblico italiano, assolutamente necessario e arricchente.

Ma la casa è fatta di luci e ombre, allontanamenti, conflitti e rinegoziazioni, e questo bell hooks non lo dimentica mai. Pertanto parla a più riprese di esilio, del suo, ma anche di quello che lungo la medesima traiettoria ha portato numerosi afroamericani del sud verso il nord, dal mondo contadino della piantagione (ma non solo, dopo la fine della schiavizzazione) alla realtà industriale e urbana di stati nella maggior parte non segregati, ma similmente conflittuali dal punto di vista delle relazioni razziali. Luoghi dove, infatti, oltre alla presenza di un razzismo endemico e di una generalizzata diffidenza e ritrosia a vivere in una comunità egualitaria, ad affliggere le vite afroamericane è il legame spezzato con la terra, con la natura e con quel mondo contadino con i quali la bell hooks bambina e giovane donna è cresciuta e ha convissuto fino alla separazione, avvenuta per intraprendere un percorso di studi in un contesto bianco, completamente differente da quello nativo. Ed è qui dunque che la sua esperienza cammina parallelamente a quella di molti e molte afroamericane che lungo quella traiettoria si sono mosse, cercando di incarnare un sogno liberatorio che, però, in assenza di un richiamo al mondo contadino e ai suoi saperi, i suoi tempi, le tradizioni e l’esistenza di una rete comunitaria non aveva forse più ragione di esistere. Il recupero di questo mondo e delle esperienze a esso intrinseche è necessario al fine di ritrovare una dimensione che contenga al suo interno un’idea composita e allo stesso tempo lineare e sincera di comunità, lasciando da parte quello che il sistema economico e sociale hanno voluto far credere a neri e non solo: che la vita di città e l’accumulo di beni fossero migliori e più desiderabili rispetto a una vita e a un legame con la campagna di cui vergognarsi.

Non solo, il tema della casa è affrontato in maniera ancor più concreta attraverso la narrazione di come il mercato immobiliare segregato influenzi le scelte dei singoli, le spese destinate all’acquisto di immobili, le vite quando e se si trovano o meno nel quartiere a loro destinato, i rapporti di vicinato, secondo appunto le consuetudini non scritte del suprematismo bianco. Spunti utili anche alle nostre latitudini, nelle città italiane ed europee oggi, dove fenomeni come la gentrification, la ghettizzazione, l’inurbamento selvaggio e l’assenza di reali politiche sociali per l’abitare amplificano e si alimentano vicendevolmente con un razzismo e un classismo volutamente invisibilizzati. Questa, che appare per quello che è, vale a dire una storia di un altro tempo e altri luoghi, ci dice però molto sul potere evocativo che la complessa scrittura di bell hooks, manifestazione di un pensiero altrettanto multiforme, continua ad avere a due anni dalla sua morte e a più di un decennio dalla pubblicazione originale di questi contenuti.

Ma il viaggio che si riesce a intraprendere leggendo Sentirsi a casa non è solo quello che percorre gli Stati Uniti, come già accennato, ma anche quello che attraversa i riferimenti culturali di bell hooks che passano agevolmente e con soluzione di continuità da sua nonna Baba, figlia di quella bell hooks da cui l’autrice ha scelto di usare il nome, alle letture che l’hanno accompagnata nella giovinezza e nell’età adulta. I ricordi dei nonni sono senza dubbio le parti più commoventi di un libro che alterna riflessioni sulla società a corposi racconti autobiografici, nei quali i genitori di sua madre occupano uno spazio assolutamente di primo piano. I nonni di bell hooks erano saggi, prima di tutto, ed erano fortemente ancorati alla terra e al mondo contadino dove lavoravano con cura e dedizione; erano inseriti nel ciclo della natura ed erano in grado di compiere una serie di lavori manuali con estrema maestria. La nonna Baba, alla quale vengono dedicate diverse pagine, era un’abile sarta e confezionava trapunte sulle quali immagini e materiali raccontavano mondi. Contadine/i e montanare/i con le loro consuetudini, danno inoltre occasione all’autrice di parlare di ambiente e ambientalismo, con modalità estremamente attuali, resistenti e militanti.

bell hooks sa sempre di teoria e di pratica, indubbiamente, e di confidenze intime sussurrate che però ci sembra di dover pacatamente e immediatamente ricondividere perché, così facendo, contribuiamo a diventare – e aspiriamo a essere – un coro gentile, appagante, comunitario. Una comunità di cura.

bell hooks
Sentirsi a casa. Una cultura dei luoghi
Maltemi, Milano, 2023
pp. 268

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Articolo di Sara Rossetti

SARA ROSSETTI FOTO.jpg

Sara Rossetti ha conseguito un dottorato in Storia politica e sociale occupandosi di migrazioni femminili nel Novecento e un master in didattica dell’italiano a stranieri. È coautrice di “Kotha. Donne bangladesi nella Roma che cambia” (Ediesse, Roma, 2018). Si occupa di intercultura, migrazioni passate e presenti, didattica dell’italiano a stranieri, questioni di genere e opera come formatrice su questi temi. Lavora inoltre come insegnante.

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