Come ultimo atto della mattinata di sabato 21 ottobre 2023, nell’ambito del XII Convegno nazionale Tf a Caserta, si è svolta la tavola rotonda presieduta da Nadia Marra e intitolata Donne politica e potere nella dimensione locale.

Marra introduce la seduta parlando di come il concetto di potere sia stato per lungo tempo monopolio maschile, escludendo le donne; anche oggi la presenza femminile nei luoghi del potere è fortemente limitata da una resistenza culturale che vuole che esse non superino mai il confine esistente tra la vita privata e quella pubblica (vedi in Vv 244 Donne, politica e potere) quando ciò accade subito le loro abilità sono messe in discussione e sminuite. Marra rimarca poi come la Questione meridionale coinvolga anche le donne: quelle del Sud, soprattutto le più formate, vivono in ambienti ostili all’emancipazione femminile che le portano a una condizione di coscienza infelice che invoglia a emigrare al Nord o fuori dall’Italia, impoverendo il paese.

Cosa vuol dire, quindi, per una donna del Sud approcciarsi alla politica?
La prima a prendere la parola è Giuseppina di Biasio, una delle tre sindache della provincia di Caserta e prima donna candidata nel suo comune, Carinola, per di più con una lista a maggioranza femminile. Nella sua carriera ha dovuto superare moltissimi scogli, come le accuse di essere stata messa nella sua posizione grazie al fatto di essere figlia di qualcuno o sponsorizzata da qualcun altro. Di Biasio sottolinea come spesso le donne si sentano in competizione l’una contro le altre e trovino molta difficoltà a fare squadra, che è poi il vero tallone d’Achille di qualunque movimento femminile. Esse sono anche quelle più sensibili ai temi delle esigenze delle famiglie e delle nuove generazioni, affrontabili solo grazie a una vera solidarietà che permetta alle donne di emergere senza che debbano sacrificare la loro vita personale, e ciò può avvenire solo con un reale cambiamento culturale.
Prende poi la parola Anna Maria Ferriero, assessora alla cultura a Santa Maria Capua Vetere. Uno Stato ha bisogno che in tutte le sue attività ci sia parità di genere e rispetto per le leggi: la Costituzione è la nostra unica difesa contro norme sbagliate come le leggi razziali, soprattutto oggi che il quadro internazionale ci dà solo insicurezza, creando un clima che mette a rischio idee e diritti che le nuove generazioni danno ormai per scontate. In un mondo sempre più in fermento, il rischio di una regressione è concreto quanto quello del progresso. Iniziative come le quote rosa, per quanto possano essere giudicate fastidiose o superflue, sono tuttavia necessarie quando si vive in un clima culturale non adatto a una reale meritocrazia. Ferriero è avvocata penalista ed è stata una delle prime donne a entrare in questa professione: fin dall’inizio ha sentito il peso della dominanza maschile e oggi, che la situazione pare migliorata, nota che il numero delle avvocate è aumentato laddove gli avvocati hanno lasciato posti liberi per mancanza di interesse, e non per una reale competizione. Questo disinteresse non pare interessare il campo politico, dove la presenza maschile demarca i propri spazi e li difende a denti stretti, “lasciando” alle colleghe i posti inerenti alla cultura, che è però l’unica area che può davvero aiutare a cambiare le cose e a difendere i valori così tanto sudati per le future generazioni.

a Sanata Maria Capua Vetere
Segue Valentina Sorrentino, consigliera comunale di Casaluce. Si è dedicata all’impegno politico fin da ragazzina, spesso come unica donna all’interno di gruppi interamente maschili, e contro il parere della famiglia e di una cultura che ancora oggi non si capacita che le donne possano diventare politiche. Nella sua carriera Sorrentino ne ha viste di tutti i colori, da donne candidate a forza e che poi non prendevano mai alcuna iniziativa, facendo le veci dei mariti o dei familiari maschili, a persone come l’ex sindaco della sua città che non solo esternò pubblicamente il fastidio per le iniziative volte alla parità di genere attuate da Sorrentino, ma la appellò anche con epiteti irripetibili. La risposta a questi tentativi di umiliazione è stata fare gruppo con altre donne: attraverso una campagna social che denunciava, utilizzando l’ironia, quegli insulti, Sorrentino e le sue colleghe sono riuscite a dimostrare anche ai più scettici che le donne non sono solo tappabuchi elettorali. Alle nuove elezioni ci sono state novità significative, dalla nomina della prima vicesindaca alla giunta comunale composta in maggioranza da donne, ma gli ostacoli sono ancora tanti: dobbiamo continuare, afferma, a educare la cittadinanza al rispetto delle pari opportunità e a sostenere le candidate. La solidarietà femminile è l’unico mezzo a nostra disposizione per ricoprire incarichi di responsabilità senza farsi influenzare da chiacchiericci e malelingue.

Interviene poi Maria Celeste Cafaro, consigliera comunale di Bellona. La politica la respira fin da piccola, ma quando decide di candidarsi nelle liste del suo comune nel 2017 si ritrova contro sia la famiglia che quello che poi diventerà l’ex-marito, passando per un sistema marcio che mette in difficoltà chi vuole fare buona politica. Anche molte donne sono perplesse dalla sua iniziativa, ma questo non la ferma: si crea una propria lista, composta sia da uomini che da donne in numero pari, e anche se poi perde lo considera comunque un eccellente risultato, andando all’opposizione. Non vorrebbe ricandidarsi, ma cambia idea quando scopre che il nuovo sindaco sarebbe salito al potere senza nessuno a fargli da contraltare: il discreto successo della lista nel 2022 la porta alla carica di consigliera provinciale. Dalla propria storia personale Cafaro conclude che i maggiori ostacoli, prima ancora di quelli provenienti dalla società, arrivano dalla famiglia: siamo ancora lontane/i dalla parità, e solo facendo squadra si potranno raggiungere concreti risultati.

Giovanna Ferrante, alla sua seconda esperienza di consigliera comunale e con sulle spalle venticinque anni di carriera, interviene constatando che la situazione è migliorata rispetto a quando era più giovane. Fortunatamente la presenza femminile non ha dovuto sgomitare a Casagiove, dove vive, e ciò è accaduto perché le donne non si sono auto-sabotate con competizioni superflue. Tuttavia, trova che ci siano stati anche dei peggioramenti: la donna è mostrata dai media come un oggetto ancora di più che in passato e, nonostante le lotte femministe, le nuove generazioni non sono più battagliere come chi le aveva precedute. Il persistere delle differenze nei ruoli di genere è un fenomeno inammissibile e solo tornando a lottare seriamente si potrà insegnare rispetto e una educazione alle pari opportunità.

L’ultimo intervento è di Valentina Vecchiarelli, consigliera comunale di Ruviano, che rimarca come spesso, nonostante l’impegno a promuovere modelli di parità di genere, persista una divisione di compiti tra uomini e donne anche nella politica, e quest’ultime finiscono spesso a ricoprire incarichi inerenti alla cura e alla crescita delle nuove generazioni, considerati oltretutto anche poco appetibili da molti uomini che preferiscono tenere per sé quelli più inerenti al potere e all’economia. Questo è un problema soprattutto nelle piccole realtà di paese, più restie ai cambiamenti.
In definitiva, dalla tavola rotonda sono emerse diverse problematicità legate al territorio, e a tutte la risposta comune è la solidarietà tra donne e l’aiuto reciproco. Interviene in ultima battuta la presidente Maria Pia Ercolini, che rimarca come quella “cattiveria” femminile che è emersa dalle storie personali raccontate finora è frutto di frustrazione, che porta poi a invidia e gelosia; ciò però non deve portare né a colpevolizzare le donne né ad arrestare la battaglia culturale contro una società che ancora sbarra loro la strada nella carriera politica, fenomeno di cui tutti i partiti, da quelli conservatori a quelli progressisti, sono in qualche modo colpevoli. A ciò si aggiungono giovani che hanno perso il senso del bene comune e dei valori legati a una comunità. L’unica strada percorribile per risolvere questi problemi è fare squadra, ed è partendo dal linguaggio: persistere nell’uso maschile di ruoli come “assessore” o “consigliere”, invece di usare il femminile, perpetua l’idea che le donne stiano solo temporaneamente occupando il posto riservato a un uomo.
Le donne vanno indotte a essere protagoniste della loro storia, solo così il cambiamento sarà reale.
Foto di Giovanni Salvio.
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Articolo di Maria Chiara Pulcini

Ha vissuto la maggior parte dei suoi primi anni fuori dall’Italia, entrando in contatto con culture diverse. Consegue la laurea triennale in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale e la laurea magistrale in Storia e società, presso l’Università degli Studi Roma Tre. Si è specializzata in Relazioni internazionali e studi di genere. Attualmente frequenta il Master in Comunicazione storica.
