Il lavoro di tesi affrontato ha l’obiettivo di mostrare il contributo di Sibilla Aleramo all’interno del femminismo italiano, con particolare riguardo rispetto al lavoro svolto dall’autrice in campo giornalistico in contrasto col panorama giornalistico a cavallo tra XIX e XX secolo. La produzione di Aleramo fu infatti molto fiorente in questo ambito, al pari di quella letteraria, e altrettanto eversiva nella rivendicazione delle proprie posizioni femministe. La scrittrice visse l’evoluzione del secolo e l’avvicendarsi delle cause storico-politiche e sociali che portarono la condizione della donna a un cambiamento progressivo e decisivo. Si potrebbe affermare che influenzò i presupposti culturali del nascente femminismo italiano ma fu a sua volta influenzata da questi, in un rapporto di reciproco scambio e continua crescita. Contrariamente a quanto si crede, tuttavia, il suo apporto al femminismo, riguardo all’attivismo, si inscrive in un periodo relativamente breve e che riguarda la fase più animata del nascente femminismo italiano, tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Già nei primi anni del nuovo secolo il movimento subisce infatti una parabola discendente che relega le cause essenzialmente a un attivismo più teso alla beneficenza che alla rivendicazione eversiva del proprio ruolo all’interno della società. La forza di Aleramo nel movimento fu, piuttosto, relativa alla scrittura e strettamente intrecciata alla propria vita, di cui fece la propria arte e la propria narrazione della realtà. Il nascente femminismo italiano elevò la vita dell’autrice a bandiera delle cause propugnate al tempo, facendone un simbolo.
Considerati questi fattori, il lavoro seguente ha cercato di fornire un quadro dal punto di vista storico, politico e sociale del secolo XIX, controverso rispetto all’evoluzione della figura femminile, tenendo conto dei fattori di sviluppo della condizione della donna in relazione alle diverse aree e situazioni della penisola italiana del tempo. L’Ottocento, infatti, fu portavoce della mentalità e del pensiero tradizionalista dei secoli precedenti, ancora relegati a una concezione al femminile di madre e moglie, confinata nell’ambiente della casa e svalutata anche all’interno degli stessi ruoli ad essa assegnati. Tali valori vennero ampiamente diffusi come modelli di educazione attraverso i giornali, uno fra tutti: Il Corriere delle Dame. Lo stesso secolo, tuttavia, creò nel frattempo i presupposti per un nuovo ruolo femminile all’interno delle lotte per il raggiungimento dell’Unità d’Italia. La donna, infatti, non affrontò le battaglie degli uomini, ma partecipò attivamente alla causa unitaria, non solo sostenendone le motivazioni, ma portandole a compimento attraverso il proprio pensiero e le proprie azioni.
Il ruolo femminile non passò inosservato raggiunta l’Unità, ma fu essenzialmente relegato a un simbolo, la Donna Italia: ancora svuotata dei suoi diritti e celebrata in quanto madre d’Italia, non rappresentò, in effetti, alcun ampliamento rispetto al ruolo sociale e ai diritti. Dal punto di vista sociale, tuttavia, l’associazionismo preunitario fu il frutto dei primi nuclei di coscienza femminista in Italia. Si noti che, in quegli stessi anni, alle donne non era concesso partecipare a tali organizzazioni senza il consenso del marito, e quand’anche questo fosse loro garantito, era da considerarsi un fatto socialmente deprecabile. In tale fase si distinse per il fervore e la decisione con cui lottò per le proprie idee la figura di Anna Maria Mozzoni, fondamentale nelle lotte per raggiungere un riconoscimento giuridico, economico e per il diritto al voto, al fianco di Gualberta Alaide Beccari. Quest’ultima, in particolare, segnò una cesura rispetto al giornalismo femminile dell’epoca, attraverso la rivista a cui diede vita: La Donna. Edita dal 1868, libera dei condizionamenti della morale del tempo, aveva l’obiettivo essenziale di educare la donna attraverso i valori emancipazionisti, trattando gli argomenti più variegati: dall’arte alla politica, alla scienza, ai temi controversi del divorzio o della prostituzione. La Donna si inserì in forte contrasto rispetto ai valori promossi all’interno del panorama giornalistico italiano indirizzato al pubblico femminile (al tempo i giornali femminili erano nettamente differenziati da quelli maschili, anche come valore morale), che avevano l’obiettivo di diffondere i modelli di una moglie devota e una madre presente, indirizzandone atteggiamenti e passatempi considerati appropriati.
Sibilla Aleramo, nata nel 1876, quindi dopo l’Unità, vive un periodo ibrido in cui coesiste ancora fortemente la rigida mentalità patriarcale insieme alla prima apertura della coscienza femminile rispetto alle rivendicazioni femministe. Sperimentando nella propria vita il possesso e la violenza, propri dei presupposti maschilisti assodati nel matrimonio, peraltro riparatore poiché derivante da uno stupro, Aleramo trova nel giornalismo sin dal principio la possibilità di incanalare i propri pensieri. All’interno dei primi articoli, alla fine dell’Ottocento, l’influenza della morale cattolica e dei suoi valori è ancora presente e non del tutto negata; Aleramo cerca allora di far coesistere i ruoli precostituiti della donna con ruoli, posizioni e diritti nuovi, che non negano i precedenti ma che debbano ad essi affiancarsi nella logica di una maggiore libertà. Questa fase è per l’autrice ancora di transizione, in quanto i primi contatti effettivi con le personalità di spicco del neonato movimento femminista italiano, come Paolina Schiff, Alessandrina Ravizza o Ersilia Majno, risalgono al 1899. Si noti, tuttavia, che la scelta di intraprendere la carriera giornalistica è per lei una valvola di sfogo salvifica all’interno del matrimonio soffocante che subisce. Si rende conto prontamente dell’importanza di raggiungere un’indipendenza economica rispetto al marito, causa che in effetti porterà avanti durante tutta la vita. Inoltre, l’attività giornalistica le permette di evadere dall’isolamento provinciale in cui è relegata, spostandola nella fervente Milano culturale, non senza l’opposizione del controllo maritale. È dunque fondamentale l’apporto della sua carriera giornalistica rispetto alla scelta futura dell’abbandono della casa e del nucleo familiare. La coscienza e la lucidità con cui ella prende coscienza della condizione che sta vivendo la rendono sin da subito una personalità degna di nota all’interno del movimento. Aleramo rivendica, non senza sofferenza, la propria libertà, il diritto di amare, non solo un figlio o un ruolo, ma la propria vita, fatta di scelte individuali, scegliendo con dolore sé stessa rispetto al figlio, in una società che non permette di far coesistere due esistenze ma il solo sacrificio: o vivere per lui da infelice per sempre, o vivere per sé con il peso costante dell’abbandono e dell’egoismo. Nel Nucleo generatore di Una Donna, del 1901, abbozzo del tema del successivo romanzo (composto fra 1901 e 1904), scrive, con inedita lucidità: «Perché nella maternità adoriamo il sacrifizio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Di madre in figlia, da secoli si tramanda il servaggio. È una mostruosa catena. […] Se una buona volta la fatale catena si spezzasse, e una madre non sopprimesse in sé la donna, e un figlio apprendesse dalla vita di lei un esempio di dignità?».
La scelta di Aleramo, un caso per l’epoca, fu non solo coraggiosa ma di spunto per tutte quelle donne che come lei dovevano vivere per la prole, per gli uomini, per il ruolo che rappresentavano per l’Unità o per la società. L’evoluzione del pensiero dell’autrice e la progressiva presa di coscienza rispetto al proprio ruolo e alla propria definizione all’interno della società in quanto donna, sono rappresentate nel successivo lavoro in tre fasi essenziali, attestate negli scritti giornalistici: una prima fase di transizione; una seconda fase di presa di coscienza, in cui è attiva all’interno delle battaglie del movimento; un’ultima di distacco, non tanto rispetto all’appoggio alla causa femminista ma piuttosto all’indirizzo del movimento, di cui non condivide più la strada, troppo incerta e frammentata.
Qui il link alla tesi integrale: https://toponomasticafemminile.com/sito/images/eventi/tesivaganti/pdf/245_Autiero.pdf
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Articolo di Sara Autiero

Nata a Firenze, appassionata di scrittura e letteratura, ha conseguito una laurea triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Firenze, interessandosi in particolare alla storia delle donne in relazione alla scrittura. Attualmente frequenta la laurea magistrale di Editoria e scrittura presso La Sapienza, con l’obiettivo di lavorare nell’ambito dell’editoria per rendere più fruibile e meno elitaria la cultura libraria e le sue sfumature.
