Cambiamo discorso. Donne e Medioevo

Il tema di aprile del ciclo di webinar Cambiamo discorso-Contributi per il contrasto agli stereotipi di genere, organizzato da Reti Culturali, dal titolo Donne nel Medioevo, il Medioevo delle Donne, sarà affrontato in modo originale da Anna Falcioni, prof.a associata di Storia medievale dell’Università di Urbino e presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.

Giovedì 18 aprile 2024, dunque, ascolteremo parlare dell’epoca medievale non solo in un’ottica prevalentemente politica e giuridica, come spesso avviene, ma esaminando soprattutto gli aspetti economici, sociali e culturali di un mondo in cui c’è ancora molto da scoprire, in particolare con sguardo di genere. In preparazione dell’incontro specifico su questo interessante argomento, andiamo a conoscere alcuni aspetti della formazione scientifica della relatrice, che iniziamo a ringraziare per il tempo che ci mette a disposizione e la disponibilità a presentarsi al pubblico di lettrici e lettori di Vitamine vaganti.

Solitamente si dice che la storia è la materia meno amata a scuola, anche perché insegnata in modo troppo nozionistico e poco coinvolgente: concordi, in base alla tua esperienza personale?
Ancora nella scuola, nei diversi ordini e gradi, la storia viene insegnata in maniera nozionistica e mnemonica, suscitando il disinteresse nelle classi. Il problema è che mancano docenti preparati in grado di trasmettere alle/ai discenti un’adeguata capacità di inquadrare i principali problemi storici e di illustrarne sviluppi e linee di indagine, mediante una corretta interpretazione e contestualizzazione, in prospettiva diacronica e sincronica, delle diverse tipologie delle fonti, utili alla ricostruzione storica delle civiltà, dei contesti sociali, politici, economici e culturali.

Quali metodologie potrebbero rendere più “vivo e vivace” l’insegnamento della storia? Sono prevalentemente utilizzate, ora nei diversi ordini di scuola, o no?
Una metodologia avvincente per l’insegnamento della storia, e che applico con discreti risultati nei miei corsi universitari di storia medievale, è l’analisi interdisciplinare dei fatti e degli accadimenti. La storia non è più considerata una disciplina a sé stante, ma in simbiosi con altre discipline: in primis con l’archeologia, la storia dell’arte, la climatologia, la demografia, la statistica, l’economia, la musicologia, etc. Solo dal confronto dialettico e simbiotico tra diverse competenze è possibile una conoscenza innovativa della storia, non solo dalla consueta prospettiva politica e istituzionale, ma anche economica, sociale, ideologica e culturale. Oltre alla storia globale, che si occupa dell’intera attività umana e realizzata con l’uso di tecnologie nuove e con un serio impiego dell’interdisciplinarità, una didattica motivante della storia si riferisce anche alla storia locale, studiata e affrontata in rapporto alla storia generale. Metodi di studio e di insegnamento ancora poco applicati e frequentati nelle scuole di ogni ordine e grado.

Pensi che la partecipazione a un concorso come il nostro di Tf Sulle vie della parità sia utile per scoprire anche la storia locale e indagare su argomenti non presenti nei libri di testo?
Certamente, ogni esperienza culturale e scientifica riguardante la storia locale costituisce un’ulteriore opportunità per richiamare l’attenzione ad argomenti e linee di ricerca inedite e ancora in parte da esplorare, soprattutto negli archivi marchigiani, ricchissimi di documentazione.

Che cosa ti ha portata a scegliere gli studi storici, come ambito universitario: docenti motivanti, libri affascinanti…?
La passione per la storia, in generale, è stata sempre parte integrante del mio Dna, coltivata e perfezionata grazie a bravi e preparati docenti, nel corso della mia formazione classica e medievistica. In ambito universitario, la scelta del curriculum storico è stata per me del tutto naturale e motivata dall’esigenza di perfezionarmi alla conoscenza delle discipline storiche, in particolare del Medioevo, un’epoca spesso disprezzata e trascurata, mediante l’acquisizione dei più recenti orientamenti di studio e di ricerca a livello europeo.

In che cosa consiste il tuo ruolo di presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche?
Tengo precisare che nella sua ultracentenaria storia, sono la prima presidente della Deputazione, eletta nel 2022, dopo che 13 colleghi si erano succeduti nel medesimo ruolo dal 1892 fino alla mia nomina.
Sia il mio percorso di docente all’Università, sia i miei ruoli nella Deputazione, come segretaria (2016-2022) e presidente, sono stati particolarmente difficili, irti di ostacoli e di cattiverie inaudite, in quanto donna/studiosa decisa e determinata nei suoi obiettivi. Tuttavia, non mi sono mai lasciata intimidire da nessuno e continuerò risoluta e tenace nei miei obiettivi professionali.
Nelle funzioni di presidente della Deputazione il mio compito consiste principalmente nel rispetto dello Stato vigente, riguardante la promozione “di ricerche e studi sopra la storia regionale, sotto ogni aspetto nel contesto della storia italiana ed europea. La Deputazione promuove la pubblicazione delle fonti e degli studi relativi; tiene pubbliche adunanze scientifiche, convegni di studio, e congressi al fine dell’illustrazione e della conservazione delle memorie storiche marchigiane”. Pertanto, sono direttrice scientifica della rivista “Atti e memorie”, edita dal 1895, delle collane “Studi e testi” e “Fonti per la storia delle Marche”; organizzo con l’ausilio del consiglio direttivo e l’assemblea dei Deputati convegni nazionali e internazionali, attività formative con le scuole del territorio marchigiano e di coordinamento culturale-scientifico con enti e istituti storici locali, italiani e stranieri. Attualmente la Deputazione, che nel suo insieme comprende 149 socie e soci ripartiti tra soci onorari, deputati e soci corrispondenti, ha la sua sede a Palazzo Baldi, nel centro storico di Ancona, dove è allestito un “Museo del Risorgimento” dedicato all’indimenticabile collega e predecessore Prof. Gilberto Piccinini. Inoltre, la Deputazione dispone di un Archivio storico e della biblioteca intitolata ad “Amedeo Crivellucci”, che dal 2002 fa parte del polo bibliotecario della Provincia di Ancona, per cui si è provveduto a inserire nel Sistema Bibliotecario Nazionale le schede bibliografiche in formato elettronico.
Il patrimonio librario è stato ulteriormente arricchito dalle donazioni delle librerie private di W. Angelini (2002), di E. Liburdi (2008), di G. Piccinini (2020) consistenti in oltre 10.000 volumi.

La lettura di quali libri consiglieresti, adatti anche alle scuole medie, per un approccio alla storia coinvolgente e motivante?
L’uomo medievale, a cura di J. Le Goff, Roma-Bari, Laterza, 1993.
J. Le Goff, Immagini per un Medioevo, Roma-Bari, Laterza, 2000.
G. Duby, Medioevo maschio, Roma-Bari, Laterza, 2002.
C. Frugoni, Storia di un giorno in una città medievale, Bari-Roma, Laterza, 2022.

Questo il link per effettuare la preiscrizione all’incontro online e ricevere poi le indicazioni per il collegamento: https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_EiEOiPfLRbCvUTVFjPfGXQ

Qui si possono leggere tutte le precedenti conversazioni del ciclo.

Chi non potesse partecipare alla diretta dell’incontro online, potrà rivederlo (come tutti i precedenti) sulla pagina fb di Reti culturali.

***

Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. È vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti. Collabora con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea.

Lascia un commento