Il Fai (Fondo ambiente italiano) 

«Ho lottato tutta la vita per la bellezza, perché è l’altro modo di dire la verità»: è così che Giulia Maria Crespi parla della sua missione, come fondatrice del Fai (Fondo Ambiente Italiano). Ad oggi, la fondazione è un imponente agglomerato di attività, beni preservati, volontari/e e soci/e, ma come nasce? Qual è il suo scopo? 
Il Fondo nasce il 28 aprile 1975 quando Giulia Maria Crespi con Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli firmano il suo atto costitutivo: lo slancio fu dato a Crespi da Elena Croce (scrittrice e ambientalista italiana e figlia del filosofo Benedetto Croce), che la invogliò a mettere in piedi un ente che avesse finalità simili al Nation Trust britannico (conosciuto anche come National Trust for Places of Historic Interest or Natural Beauty), un’organizzazione il cui scopo è tutt’oggi la tutela del patrimonio artistico e culturale.
Come leggiamo nell’atto costitutivo dell’ente italiano: «Il Fai persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e ha come scopo esclusivo l’educazione e l’istruzione della collettività alla difesa dell’ambiente e del patrimonio artistico e monumentale italiano», sulla base dell’articolo 118 della nostra Costituzione in cui vengono disciplinate «forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali». 
L’associazione, infatti, inizia a muovere i primi passi quando, nel 1977, riceve la sua prima donazione: Pietro di Blasi, un avvocato milanese amico di Bozzoni, cede al Fai una sua proprietà situata nell’arcipelago delle Eolie, precisamente a Panarea, nella mozzafiato Cala Junco, una spiaggia dalle acque cristalline situata sulla costa meridionale dell’isola e racchiusa da un “anfiteatro” costituito da altissime rocce. Questo evento, oltre ad avviare concretamente l’azione del Fondo, è significativo: l’avvocato, difatti, voleva preservare l’area per evitare di far parte di un piano di lottizzazione, uno strumento urbanistico che prevede l’urbanizzazione e l’edificazione di strutture in zone di espansione, un intervento che avrebbe contaminato in maniera irreversibile il paesaggio, confermando le finalità del Fai. 
In seguito, le concessioni sono aumentate, permettendo all’ente di diventare un punto di riferimento per la difesa del patrimonio artistico, culturale e ambientale.  
Fra questi, sempre nel 1977, si aggiunsero il Monastero di Torba e il Castello di Avio. Il primo di questi è un complesso di origine romana, eretto fra il IV e il V secolo d.C., un avamposto militare situato nella parte nord-occidentale delle Alpi vicino al fiume Olona, nella località di Torba in Lombardia; successivamente, il complesso è diventato un luogo di utilità civile e poi sacro, mantenendo questa conformazione per diverso tempo fino al 1800: da quel momento, il monastero ha subito diversi passaggi di proprietà fino al 1971, anno in cui l’ultima famiglia abbandonò il posto. È qui che il Fai avvia la sua missione: questo bene artistico viene acquistato da Giulia Maria Crespi e trasferito al Fondo che si occupò della ristrutturazione di un edificio a lungo segnato da incuria e decadenza; i lavori hanno permesso la riqualificazione dell’area del porticato, composto da grandi archi che generavano uno spazio di ristoro e accoglienza per tutti/e gli/le ospiti e i viaggiatori e le viaggiatrici del tempo. Gli interventi svolti furono così attenti e meticolosi che nel 1978 venne riportata alla luce la sepoltura di un cavallo datata al VI secolo d.C., ovvero nei primi anni di attività del complesso. Il lavoro, durato 8 anni, si consacra come il primo delle grandi opere dell’ente in cui vengono messi a nuovo anche gli affreschi longobardi presenti sulle mura, realizzati fra il VIII e il IX secolo: grazie a questa iniziativa, il monastero diventa nel 2011 un bene culturale del Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nella sezione Longobardi in Italia: i luoghi del potere (568-774)
Il secondo, il Castello di Avio (chiamato anche castello di Sabbionara), è un’antica fortezza che si trova nel comune di Avio, appunto nella frazione di Sabbionara, nella provincia di Trento in Trentino-Alto Adige. L’edificio si affaccia sulla Vallagarina (Lagertal in tedesco), nel punto più estremo tra le alture della valle in cui passa il fiume Adige; fu donato nel 1977 dalla contessa Emanuela di Castelbarco al Fai, che tutt’ora si occupa della gestione e della manutenzione.  
Pochi anni dopo, invece, l’organizzazione raggiunge un traguardo importante e istituisce un giorno dedicato alla cultura e all’arte: nel 1993 si svolge la prima Giornata FAI di Primavera in cui viene reso disponibile l’accesso a ben 90 luoghi dislocati in 32 città; oggi, dopo più di 30 edizioni, sono stati aperti 750 siti in 400 città sia grandi che piccole: l’obiettivo di questa bella opportunità è aprire le porte a posti non tanto conosciuti, inediti ma che meritano uguale attenzione di monumenti ed edifici famosi. Come spiega lo stesso Fai sulla sua pagina «Le Giornate del Fai offrono un racconto unico e originale dei beni culturali italiani, che risiede nella loro Storia intrecciata con la Natura, nei monumenti e nei paesaggi, nel patrimonio materiale e immateriale […]. Un racconto corale e concreto che si fonda sulla partecipazione di centinaia di istituzioni, associazioni, enti pubblici e privati […] con un unico obiettivo: conoscere e riconoscere il valore del patrimonio italiano per tutelarlo con il contributo di tutti, perché appartiene a tutti». 
Queste occasioni sintetizzano il grande progetto dell’organizzazione: la tutela dei beni presenti sul territorio, il coinvolgimento di tutte le fasce d’età volto sia alla sensibilizzazione del patrimonio ma anche la partecipazione attiva per tutelare i siti a rischio. Al centro delle proposte, oltre ai monumenti e ai siti naturali, ci sono anche le persone: gruppi, singoli, ma anche studenti e scolaresche; le diverse campagne coinvolgono un vasto pubblico e sono momenti di approfondimento e di studio di tutto il panorama che ci circonda.
Per quanto riguarda le scuole, il Fondo offre numerose possibilità, consultabili sul loro sito: l’offerta è rivolta a ogni ordine e grado del ciclo scolastico, partendo dalla scuola dell’infanzia fino alle classi liceali; il progetto, chiamato Fai Scuola, vuole invogliare i/le studenti a fare cittadinanza attiva, magari conoscendo da vicino ciò che hanno, fino a quel momento, solo studiato sui manuali scolastici, in modo che siano consapevoli della bellezza di cui fanno esperienza e abbiano la volontà di preservarla. Oltre alle gite scolastiche, in cui si può partecipare con il proprio gruppo e le cui mete sono accuratamente suddivise per area geografica, ci sono anche le Giornate Fai per le scuole e i campi estivi, a cui si possono iscrivere i ragazzi e le ragazze che vogliono fare esperienze formative e culturali, che quest’anno verranno svolti a Villa Panza, nel Varese, e all’Alpe Pedroria, situata nel Parco delle Orobie Valtellinesi. A questa programmazione, si aggiungono anche i corsi di formazione per docenti certificati Treccani, in cui gli/le insegnanti hanno modo di arricchire la loro conoscenza sui temi della salvaguardia ambientale, della tutela del patrimonio artistico e anche del dialogo interculturale.  
Ci sono altri momenti imperdibili da non dimenticare, rivolti a tutti i cittadini e le cittadine: oltre all’evento primaverile, giunto alla sua trentaduesima replica, c’è anche quello autunnale svolto nel mese di ottobre che ripropone il programma del periodo precedente, permettendo così a un numero maggiore di persone di partecipare. Ma nessun momento dell’anno è escluso dal programma: in vista del periodo più caldo, è bene segnalare le Sere Fai d’Estate, con visite guidate e trekking al tramonto, picnic, lezioni di astronomia e concerti al chiaro di luna. Sono diverse, quindi, le iniziative del Fai: tutte hanno il potere di arricchirci ma anche di farci passare dei momenti piacevoli! 

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Articolo di Nicole Maria Rana

Nata in Puglia nel 2001, studente alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte e cinema, le piace scoprire nuovi territori e viaggiare, fotografando ciò che la circonda. Crede sia importante far sentire la propria voce e lottare per ciò che si ha a cuore.

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