Editoriale. Sono fatta di sogni infranti

Carissime lettrici e carissimi lettori, 
Hanno detto che non è Parigi, ma sono i tempi che sono maturati. È vero, il cosiddetto “elogio” o la “demonizzazione” (da parte di tutti i sovranismi europei) della Francia e della sua capitale, con i Giochi olimpici che accoglie, sono un momento che prima o poi doveva accadere. Un’esigenza temporale e sociale. 
D’accordo, la trentatreesima olimpiade, che Parigi ospita per la terza volta (le altre due risalgono al 1900 e al 1924) è come se avesse “delegato” la capitale francese a farsi portavoce dell’attualità. Non che tutto ciò che è stato scritto nell’ultimo editoriale sia un fake rispetto a quel che è successo oltralpe o che non lo abbiamo riconosciuto come una “grandezza” di quel Paese e di quell’organizzazione dei Giochi, peccando quanto meno di esagerazione. No, tutto corrisponde. Ma ritornano nella mia mente i ricordi, certe frasi ascoltate da giovanissima. Come quel discorso che ci faceva al liceo il carissimo e indimenticabile insegnante di fisica e matematica, il quale ci metteva davanti a un’evidenza, direi, filosofica/esistenziale: il genio rimane genio, ma lo è non tanto per avere “creato”, “inventato” una formula o un concetto di spiegazione della realtà, quanto per aver saputo intuire un pensiero che le altre persone non sapevano, non sanno, ancora cogliere. Così ci spiegava e ci faceva capire, per esempio, la grandezza di Pitagora nominando “gli amici” del filosofo e matematico. Vale a dire: ci indicava il contesto sociale dell’epoca in questione che veniva intuito e presagito dal filosofo fuggito a Crotone o da altri insigni personaggi. In fondo è la stessa cosa che ha scritto il grande biologo Jacques Monod (1910-1976), anche lui in “odor” di filosofia, quando parlava di caso e necessità, come detta il titolo di una delle sue più conosciute opere, Le hasard et la nécessité: essai sur la philosophie naturelle de la biologie moderne, scritta nel 1970 e tradotta in italiano, in un’edizione di Mondadori, appena l’anno dopo. Monod, premio Nobel per la Medicina nel 1965 (insieme a F. Jacob e A. Lwoff), fu direttore dell’Istituto Pasteur e docente al Collège de Paris. La lezione inaugurale fu l’occasione per Monod di “presentare la sua concezione della scienza e della vita”, sviluppata poi nel libro, che ebbe notevole eco suscitando vivaci polemiche e discussioni. Nel 1965, intanto, come abbiamo detto, gli era stato attribuito, insieme a Francois Jacob e André. Lwoff, il premio Nobel per la medicina. Tra l’altro gli studi che portarono i tre all’ambito premio vertevano su un batterio assolutamente comune, ma oggi davvero di attualità in queste Olimpiadi 2024, l’Escherichia coli, la cui presenza (presunta, reale o ideologica?) nelle acque della Senna sembra abbia rallentato le gare o influito negativamente sulla salute degli atleti e delle atlete. 
La notizia, comunque, stando a quanto scritto dai quotidiani in questa seconda e ultima settimana dei Giochi, è stata giudicata non attendibile e la Senna è reputata ufficialmente balneabile. Si è dato l’ok al prosieguo delle gare come è stato annunciato da Anne Descamps, portavoce del comitato organizzatore. Mercoledì mattina sono state fatte le analisi e «i valori, per quanto concerne gli enterococchi, sono all’interno dei margini stabiliti per la balneabilità, fra 242 e 378». Come ha riferito Descamps, c’è un solo valore al di sopra della soglia ma è in un punto molto lontano da dove si svolgono le gare. La portavoce ha tenuto a precisare che le federazioni internazionali di nuoto e triathlon “decidono insieme circa la balneabilità secondo la concentrazione di escherichia coli”. 
Intanto c’è chi si è defilato: «la Svizzera non ha fatto nuotare Simon Westermann nella prova a squadre né Adrien Briffod, 30 anni, schierato nell’individuale: entrambi stavano male per via di un’infezione gastrointestinale.» Il comitato elvetico però non fa deduzioni: potrebbe aver mangiato qualcosa di sbagliato nella mensa, non proprio stellata, del Villaggio. «Intossicazione alimentare anche per il triatleta norvegese di 25 anni, Vetle Bergsvik Thorn?» — si chiede un giornalista — Il giorno dopo l’individuale — chiarisce — ha raccontato alla tv Nrk che si è svegliato con mal di stomaco e vomito, pensando a qualche cibo avariato. Tanto che ha nuotato nella staffetta. Il direttore sportivo della nazionale scandinava, Arild Tveiten — continua nel suo scritto con gli esempi — dice che la causa non è ancora nota: «Stiamo pensando quello che pensano tutti: che probabilmente è il fiume. Ma non lo sappiamo». Probabilmente, appunto, e non sicuramente. Perché ad attaccare Parigi 2024 è — come è stato detto — il nuovo sport della destra sovranista, soprattutto italiana. «Nella capitale sono presenti oltre duecento delegazioni, migliaia di atleti internazionali, talvolta scettici o contrariati su alcuni punti dell’organizzazione, ma pur sempre rispettosi del Paese ospite.» Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, nel primo giorno dei Giochi, ha esordito così: «Abbiamo appena avuto un bell’Europeo di calcio in Germania. Auguro alla Francia un grande successo con i Giochi Olimpici: è molto importante anche per l’amicizia franco-tedesca». Solo uno dei tanti esempi di galateo istituzionale. Mentre scorrevano le prime immagini della cerimonia di apertura sulla Senna, il leader della Lega e la destra sovranista si lanciavano già all’attacco, isolando il passaggio in cui appare un banchetto blasfemo di drag visto come una parodia del dipinto leonardesco dell’Ultima Cena «Squallidi francesi», «Un’oscena baracconata», «Tramonto dell’Occidente» (questo detto da Mollicone che poi ha esordito in casa con l’oscenità offensiva sulle deresponsabilizzazioni della destra riguardo al triste attentato alla stazione di Bologna che vide e pianse i suoi 85 morti). 
Di fronte all’acquolina in bocca dovuta alla possibilità di blasfemia tutto si cancella. «Non importa se si trattava di qualche minuto su quattro ore di spettacolo, non importa se gli autori dello show olimpico hanno parlato di una festa pagana (appariva anche Dioniso nel banchetto), e che poi si siano scusati dicendo che non volevano offendere. Si ascolta solo quel che si vuole sentire.» E così, si è comunque arrivati fino a Trump, Erdogan e il Cremlino. È dovuto intervenire anche il Vaticano. Intanto è stata aperta un’inchiesta giudiziaria: il direttore artistico Thomas Jolly, produttore dello show, e le protagoniste di quel segmento dello spettacolo, hanno ricevuto minacce di morte. 
Poi è arrivato il fiume di odio verso Imane Khelif. Non un normale dibattito sulla questione di genere nello sport, eventuali criteri fisici per l’equità nelle gare, i lavori scientifici sono in corso e non forniscono ancora risposte definitive. Ma una campagna di fake news («È un uomo»), una drammaturgia creata intorno alla «vittima» Angela Carini, consolata con una carezza da Giorgia Meloni, che presto è condotta in commenti osceni e attacchi personali verso l’atleta algerina. Che ha provato a difendersi: «Invio un messaggio a tutte le persone del mondo per sostenere i principi olimpici e la Carta olimpica, per astenersi dal bullizzare gli atleti, perché questo ha effetti enormi. Può distruggere le persone». Dietro a Imane, ci sono tante donne iperandrogine che vivono ogni giorno discriminazioni e insulti. 

Ecco, ritorniamo alla Francia, al Paese che ha avuto in consegna queste Olimpiadi e ha saputo, come il Pitagora del mio professore o la necessità del caso di Monod (tra l’altro francese) intuire i tempi e dirlo al mondo. Così le Olimpiadi del 2024 sono diventate quelle in cui più che nelle altre passate si è rispecchiata la parità di genere con una presenza praticamente equilibrata tra atleti e atlete. Queste ultime hanno visto, poi, rispettata la loro maternità avendo un “topos”, un luogo a disposizione dove stare con le proprie piccole e piccoli, poterli curare, allattare se occorre. Questo significa molto, vuole dire che la maternità non è più un punto negativo che “declassa” l’atleta e in pratica le azzera la carriera, ma diventa un momento dell’esistenza femminile scelto, da vivere con tutta la tranquillità possibile, anche tra una competizione e l’altra. Abbiamo visto, e lo abbiamo riportato sui social, Clarisse Agbegnenou, medaglia di bronzo nella categoria under 63kg di judo. L’atleta alle Olimpiadi di Parigi ci è andata con la figlia, come tante altre, atlete e madri come lei. «Il mondo sta cambiando perché la cultura sta cambiando grazie alle tante donne che sostengono battaglie per il riconoscimento dei loro diritti tutti i giorni». Questo si è evidenziato nell’evento parigino che è stato guardato dal mondo. Perciò un’altra donna, un’altra atleta proveniente dall’Afghanistan ha voluto partecipare, pur sapendo con certezza che non avrebbe vinto nessuna medaglia ma che avrebbe avuto la possibilità di gridare al mondo la sua sofferenza. È stata questa la scelta della velocista Kimia Yousofi, una tra le sei atlete e atleti a Parigi per rappresentare l’Afghanistan. Yousofi è arrivata ultima nella batteria dei 100 metri (con un modestissimo 13”42). Ma la sua più grande vittoria è arrivata proprio al momento del taglio del traguardo assegnato: si è staccata il pettorale, lo ha girato verso telecamere e ha mostrato che vi erano tre scritte a penna in inglese con tre colori, quelli dell’Afghanistan: una in nero con la parola “Education” (“Istruzione”) poi una al centro in verde (“Sport”), infine una in rosso in basso con la frase “Our rights” (“I nostri diritti”). 
Certamente molta è ancora la strada da fare, e, direi, soprattutto nello sport riguardo alle donne. Intanto, però sulla pagina Fb di enterprisinGirl, con la notizia che la squadra femminile del Milan rinnoverà automaticamente il contratto alle atlete in caso di maternità, è scritto: «Lo sport è un lavoro, una passione, una scelta di vita e — come in ogni altro lavoro, passione e scelta di vita — nessuna donna dovrebbe essere costretta a scegliere tra il lavoro e la maternità. Il processo di cambiamento culturale è lento ma procede e ognuna/o di noi può fare la differenza». Sempre sulla stessa pagina social si parla di altre vittorie di donne, di altre sorellanze! 

Praticamente siamo a Ferragosto e sentiamo il bisogno di accantonare almeno una parte della futilità sempre insita nei giorni di festa. Allora ho desiderio di abbondare a piene mani nella poesia, donandocene in lettura tre! La prima è stata considerata una delle più belle poesie sulla vita scritte da Pablo Neruda, ma in realtà è della scrittrice Martha Medeiros, una scrittrice, poeta e giornalista (classe 1961, 20 agosto) di Porto Alegre in Brasile. Anche la seconda è sua: leggendola mi è piaciuta molto e ho voluto condividerla con voi. La terza è della sempre amatissima Emily Dickinson. 

Lentamente muore 

Lentamente muore 
chi diventa schiavo dell’abitudine, 
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, 
chi non cambia la marcia, 
chi non rischia e cambia colore dei vestiti, 
chi non parla a chi non conosce. 
Muore lentamente 
chi fa della televisione il suo guru. 
Muore lentamente chi evita una passione, 
chi preferisce il nero su bianco 
e i puntini sulle “i” 
piuttosto che un insieme di emozioni, 
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, 
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, 
quelle che fanno battere il cuore 
davanti all’errore e ai sentimenti. 
Lentamente muore 
chi non capovolge il tavolo 
quando è infelice sul lavoro, 
chi non rischia la certezza per l’incertezza 
per inseguire un sogno, 
chi non si permette almeno una volta nella vita, 
di fuggire ai consigli sensati. 

Lentamente muore 
chi non viaggia, 
chi non legge, 
chi non ascolta musica, 
chi non trova grazia in se stesso. 
Muore lentamente 
chi distrugge l’amor proprio, 
chi non si lascia aiutare 
chi passa i giorni a lamentarsi 
della propria sfortuna o della pioggia incessante. 

Lentamente muore 
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, 
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce 
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. 
Evitiamo la morte a piccole dosi, 
ricordando sempre che essere vivo 
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore 
del semplice fatto di respirare. 
Soltanto l’ardente pazienza 
porterà al raggiungimento di una splendida felicità. 

Sono fatta di sogni infranti  

Sono fatta di  
sogni infranti 
dettagli inosservati 
amori irrisolti 
Son fatta di 
pianti senza ragione 
persone nel cuore 
atti impulsivi 
Sento la mancanza di 
luoghi che non ho conosciuto 
esperienze che non ho vissuto 
momenti che ho già dimenticato 
Sono 
amore e affetto costante, 
distratta quanto basta 
non mi fermo un istante 
Già 
ho avuto notti insonni 
ho perso persone molto care 
ho fatto cose non promesse 
Molte volte 
ho desistito senza tentare 
ho pensato a volte di fuggire, per non affrontare 
ho sorriso per trattenere il pianto 
Sono dispiaciuta 
per le cose non cambiate 
le amicizie non coltivate 
chi ho giudicato 
ciò che ho detto 
Ho nostalgia 
delle persone che ho conosciuto 
dei ricordi che ho dimenticato 
ed altri che temo di dimenticare, 
degli amici che ho perso 
Ma continuo a vivere 
e imparare. 

Martha Medeiros 

Presi un Sorso di Vita 

 
Vi dirò quanto l’ho pagato 
Esattamente un’esistenza 
Il prezzo di mercato, dicevano. 
Mi pesarono, granello per granello 
Bilanciarono fibra con fibra, 
Poi mi porsero il valore del mio Essere 
Un singolo Grammo di Cielo! 

Emily Dickinson 

Buona lettura e buon ferragosto a tutte e a tutti 

Iniziamo in modo insolito la presentazione degli articoli di questo numero: per la sezione “Tesi vaganti” con Educazione femminista leggeremo il racconto del lavoro conclusivo di un Master per diventare “Specialista nella tutela e assistenza di donne vittima di violenza”. Lettura molto interessante, piena di spunti da condividere. Sempre in tema di istruzione, continuiamo con Un professore”: riflessioni impertinenti sulla scuola, un articolo che non vuole essere soltanto una recensione e che, a parere di chi scrive, dovrebbe essere diffuso presso il numero maggiore possibile dei e delle docenti, per stimolare una discussione sulla scuola. 

Continuiamo con due figure femminili “non convenzionali”: Alma Mahler Schindler e Un personaggio storico da rivalutare. Virginia Oldoini, contessa di Castiglione. Le donne “di carattere” non finiscono qui. Sarà un piacere conoscere la storia di Maria Bakunin, chimica geniale, a 150 anni dalla nascita, «una figura esemplare che ha preceduto di molto il suo tempo», donna colta e coraggiosa, capace di gesti esemplari nei confronti del potere, come Una siciliana atipica, una donna libera di Ragusa, raccontata nella recensione del libro Maria Occhipinti: i luoghi, le voci, la memoria, di Gisella Modica e Serena Tudisco, in cui incontreremo una scrittrice, poeta, attivista, politica e pensatrice che aveva la virtù della disobbedienza civile. Anche una grande musicologa è da annoverare tra le donne “di carattere”. La sua storia è stata portata alla luce dalla bella ricerca di una classe del Liceo Maffeo Vegio di Lodi che ha partecipato al Concorso “Sulle vie della parità” di Toponomastica femminile, raccontata in Laura Pietrantoni, la cultura non si ferma mai dalla docente che ha curato il progetto. 

Di intersessualità, omofobia e transessualità si occupa La lunga strada dei gruppi discriminati, una riflessione documentata e accurata stimolata dalle recenti polemiche, da Italietta, su cui si è eccessivamente concentrata la nostra stampa, perdendo di vista le prestazioni eccellenti che si sono viste in queste Olimpiadi. Di discriminazioni tratta anche Sesso, genere e medicina. 

Per la serieMemorie d’artiste. Cento anni dopo”, Louise Rayner ci presenta la pittrice impressionista britannica, figlia d’arte, che ci ha lasciato degli acquerelli bellissimi. “Biblioteche vaganti” questo mese si occupa di Donne e lavoro, spaziando dal Vietnam, all’industria bellica in era fascista. 

Per “Racconti brevissimi di Daniela Piegai”, il regalo che la scrittrice ha voluto fare a vitaminevaganti, leggeremo Anemone, mentre per “flash-back” proponiamo oggi le Piccole discriminazioni elementari, intercettate dallo sguardo di una bambina.  

Chiudiamo, come sempre, con la ricetta vegana della settimana: Udon alle verdure, una tipologia di noodles della cultura giapponese, diffusa ed apprezzata in tutto il mondo, augurando a tutte e tutti Buon appetito. 

SM 

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Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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