Storia dell’Osservatorio Mafie Sud Milano. Parte prima

C’era una volta l’Osservatorio Mafie Sud Milano. E questa è la sua storia. Non la sua Storia ufficiale: una delle storie, tra le tante. È una storia parziale, di parte (e partigiana). Ma è educata, civile e testimone oculare dei fatti. E voi la potrete leggere educatamente.
Era il 2012. Anno di crisi, per chi ha la malattia della memoria. Anno da fine del mondo. Per chi come voi ha fortunatamente scordato tutto, invece, era l’anno che, si credeva, i Maya avessero fissato come ultimo dell’umanità. In Italia si doveva tagliare tutto, stipendi, lavori, investimenti. Ma era l’anno in cui un gruppo di italiani e di italiane (che prima si incontravano in privato per aggiornarsi su antimafia e anticorruzione) a poca distanza da Milano decise di organizzarsi in modo ufficiale, con statuto e presidente, per far fiorire la legalità in quelle città che sono nella zona metropolitana a Sud di Milano, la parte Est (più o meno dall’Autostrada del Sole fino alla Strada Paullese).

Manifesto

C’era una volta l’Osservatorio Mafie Sud Milano. Oggi non c’è più. Peccato. Ma perché nacque proprio vicino Milano? e perché nel Sud Est? Infatti da quelle parti ufficialmente, si diceva, «la mafia non c’era».
E invece c’era. Senza grandi gesti, senza urlare, ma era lì: e con uno sbadiglio avrebbe inghiottito la zona se non fosse stato per un’idea di quei cittadini e cittadine, che fece nascere l’Osservatorio. Erano persone come voi. Che in questo momento fanno la spesa, chiudono il citofono, hanno il purè sul fuoco come voi. Proprio per questo la storia della loro idea vale la pena raccontarla. Per raccontarla bene, l’ho umilmente chiesta a loro. Cominciando da Sara Marsico, eletta prima presidente dell’Osservatorio in quell’anno 2012.
Sara Marsico è stata a lungo docente di diritto, economia e relazioni internazionali nel Sud Est Milano. Ama la Costituzione Italiana. È giornalista pubblicista (e procuratrice legale). Si occupa di diritti della donna. L’ho intervistata e lei ha gentilmente risposto.

Sara Marsico

Come prese vita l’Osservatorio Mafie Sud Milano?
L’idea di un Osservatorio contro le mafie nel Sud Milano nasce da un gruppo di cittadine e cittadini nel 2012, dopo che per due anni si era riunito in modo informale. Il gruppo si era costituito due anni prima dopo l’operazione giudiziaria Crimine Infinito, che aveva dato luogo a un notevole numero di arresti in Calabria e in Lombardia e dimostrato l’infiltrazione della ’ndrangheta al Nord. In particolare, Giorgio Bertazzini ed io, docenti di diritto all’Istituto Benini a Melegnano, avevamo realizzato progetti sulla conoscenza della mafia e sulla legalità fin dagli anni ’90 e per questo fummo contattati. La costituzione di questa associazione avvenne significativamente nell’Aula audiovisivi dell’Istituto superiore Vincenzo Benini nel comune di Melegnano, che oggi è intitolata a Maria Teresa Chiozzotto, storica Preside dell’Istituto tecnico; una scuola che, anche grazie a una Dirigente scolastica illuminata, la professoressa Adriana Abriani, e a un gruppo di docenti sensibili e preparate/i, si è sempre connotata per l’impegno antimafia, finendo tra le scuole pioniere del Sud Milano in questo campo in uno studio di Cross, l’Osservatorio contro la criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano. Il giorno dell’elezione della prima presidente erano presenti al Benini il magistrato Armando Spataro e Jole Garuti, direttrice del Centro Studi Saveria Antiochia Osservatorio Antimafia di Milano. L’Osservatorio non ha avuto realtà associative tra i fondatori, ma solo cittadine e cittadini sensibili al tema della mafia nel nostro territorio.

Logo Osservatorio Mafie Sud Milano

Come vivevi quei momenti?
Io ero molto contenta per la costituzione di questa associazione e per il coinvolgimento di molte persone, alcune delle quali ho imparato a conoscere allora. Questo Osservatorio nasceva pochi mesi prima del gruppo Le Ribelli contro la mafia, una compagnia recitante, di cui ho fatto parte come rappresentante dell’Osservatorio e del Benini fin dall’inizio, impersonando Felicia Impastato e raccontando anche la storia di Peppino Impastato. Questa compagnia era stata voluta dalle donne della Banca del Tempo di Melegnano, che avevano pensato di coinvolgere in questo progetto l’Osservatorio e il Circolo Legambiente Arcobaleno di Cerro al Lambro. Questa compagnia dura ancora, pur se rinnovata in alcune delle figure femminili raccontate e in alcune lettrici recitanti; se non sbaglio siamo alla sessantacinquesima replica. Alla Banca del Tempo si è aggiunta l’associazione Toponomastica femminile, di cui faccio parte insieme a molte delle lettrici recitanti.

Una delle prime rappresentazioni delle Ribelli contro la mafia nel 2013 a Dresano

All’inizio gli eventi non erano capiti dalla cittadinanza, ancora legata a un’idea di mafia stereotipata e relegata alla Sicilia, ma piano piano la sensibilità si è diffusa e molti sindaci/che della zona si sono unite all’Osservatorio chiedendo incontri con noi, organizzando eventi e settimane della legalità. Alla fine del percorso erano 17 i Comuni coinvolti con cui lavoravamo.

Presidenza: perché femminile?
Non c’è stata una ragione. Eravamo due candidate, Marialuisa Ravarini ed io. Risultai eletta io, ma dichiarai fin dall’inizio che la mia vicepresidente sarebbe stata Marialuisa Ravarini, senza contrapposizioni inutili. Non volevo che anche all’interno dell’Osservatorio si ripetesse quella tendenza alla divisività che avevo riscontrato in alcune realtà associative melegnanesi. E così è stato. Sembra uno scherzo, in molti sensi, ma sia io che Ravarini siamo nate in un giorno che si ricorda, il primo aprile, anche se Ravarini è nata molti anni dopo di me e il team del primo aprile ha funzionato molto bene, al punto che l’anno dopo, sono stata felicissima di passare le consegne alla candidata più giovane. Il carico di lavoro a scuola stava diventando pesante, stavo prendendo la specializzazione universitaria in Clil, l’insegnamento delle mie materie in inglese e la certificazione C1 e dopo avere avviato l’associazione volevo continuare a dedicarmi alla scuola. Poi purtroppo ero stata individuata come l’insegnante antimafia da alcuni studenti, genitori e colleghi molto superficiali e questo cominciava a non piacermi. L’educazione contro la mafia era un obbligo secondo le circolari ministeriali di allora e questo tema non doveva diventare “il pallino” di una o due soli docenti.

Perché due candidate donne?
Semplice: gli uomini non si erano candidati. Sarebbe interessante chiedere a loro il perché della mancata candidatura. Io so che di lavoro ne abbiamo fatto molto, di tempo ne abbiamo dedicato moltissimo, noi e le persone del Direttivo. Semplicemente, eravamo le più disponibili a mettersi in gioco. Ma sono convinta che siamo riuscite a fare un lavoro dignitoso e di avere agito in assoluta libertà.

Vuoi raccontare la tua esperienza di presidente?
Ho incontrato tutti i sindaci del territorio e anche alcune assessore e questo mi ha fatto scoprire delle realtà che non conoscevo. Ho trovato interesse e disponibilità, alcune/i addirittura entusiasti di collaborare. Le iniziative culturali sono state tante: presentazioni di libri, incontri con esperti, feste della legalità, spettacoli teatrali, corsi di formazioni docenti e anche una bellissima Legalfesta, fatta al Benini. Credo moltissimo nel lavoro culturale, questa è stata anche la ragione per cui ho abbandonato la carriera forense per dedicarmi all’insegnamento a tempo pieno. Il taglio che ha avuto l’Osservatorio il primo anno è stato quello culturale. Ho molto insistito affinché la nostra associazione entrasse a far parte di Libera, a cui ero iscritta dalla sua costituzione e con cui abbiamo collaborato in più occasioni, fino alla costituzione del Presidio di Libera del Sud Est Milano, intitolato a Renata Fonte, Giuseppe Salvatore e Barbara Asta. Per me è stata l’occasione di condurre un gruppo di persone che si conoscevano poco ma che hanno imparato a stimarsi e a fidarsi, nonostante qualche resistenza iniziale da parte di alcune. Ho imparato che quello che più mi appassiona è divulgare quello che so e diffondere a più persone possibili le mie conoscenze. Ho conosciuto persone di cui avevo letto solo i libri, imparando ad apprezzarle ancora di più.
Non è stato facile all’inizio parlare di mafie nel Sud Milano. Alcuni sindaci/che preferivano il termine “criminalità organizzata”. A me andava bene lo stesso. L’importante era parlarne. Ho scoperto che mi riusciva bene e ne sono stata felice. In tutta la mia vita ho divulgato conoscenze, non solo a scuola. Ho fondato i comitati per la difesa della Costituzione negli anni Novanta, ho parlato di diritti delle donne praticamente sempre, di carcere, di riforme costituzionali e mi sono impegnata anche nell’antimafia. Qualcuna/o ha pensato che mi stessi preparando una carriera politica locale. Si sbagliavano di grosso e tradivano una visione molto miope della realtà. La politica in Italia, pensata dagli uomini per gli uomini, non è ancora per donne e occorre un profondo lavoro culturale affinché uomini e donne facciano politiche diverse da quelle fatte fino ad ora, in tutti i campi. Il mio posto è lì, nella costruzione di un diverso pensiero, nel segno della Costituzione e del pensiero femminista, insieme a tante e tanti altri.

Quali progetti lanciò e promosse l’Osservatorio?
Quando ero presidente si organizzarono settimane della legalità ed eventi soprattutto culturali, tanta formazione per i componenti, si patrocinarono le rappresentazioni delle Ribelli contro la mafia, si organizzarono viaggi della legalità a scuola, in collaborazione con Addio pizzo di Palermo. Fu invitato, tra gli altri, Dario Riccobono a raccontare l’esperienza dei meravigliosi e delle meravigliose ragazze che osarono svegliare la città di Palermo e di creare il circuito dei negozi Pizzo-free. Si parlò di usura e di gioco d’azzardo. Si posero le basi per una collaborazione strutturata e continuativa con le amministrazioni del territorio, che fu poi portata avanti da Maria Luisa Ravarini e da Stefania Rossi, con la redazione e la sottoscrizione da parte dei sindaci di un Protocollo della Legalità.

Come si arrivò alla fine? E la definiresti come? Una fine, una sospensione, un intervallo?
L’Osservatorio nel tempo si è occupato di molte cose e su molti, forse troppi fronti: organizzazione delle settimane della legalità, incontri periodici con sindaci/che, formazione, presentazioni di libri, spettacoli, eventi, lotta alla corruzione, al gioco d’azzardo, alla prostituzione. Le forze in campo erano soprattutto quelle delle presidenti e del direttivo e alla fine le energie per mantenere il livello raggiunto sono venute a mancare. Le donne che avevano guidato l’Osservatorio avrebbero volentieri passato la mano, ma nessuno si candidò. Io provai a proporre di allargare ai diversi associati e associate un maggiore ruolo e impegno nell’osservatorio, ma la mia rimase una posizione minoritaria. Si preferì sospendere l’attività, smettendo anche di fare quell’operazione culturale che era l’aggiornamento della pagina Facebook, che curavo io. E questo mi dispiacque, ma probabilmente per come l’associazione si era strutturata era giusto che fosse così. Ci siamo lasciate dicendoci che l’attività era sospesa. Si era costituito nel frattempo il Presidio Sudest di Libera, molte/i di noi ne facevano parte e si continuò per un po’ a lavorare con loro. I momenti di stanchezza che questo Presidio ha attraversato, ma che oggi mi sembra siano superati, credo siano gli stessi che hanno portato alla crisi dell’Osservatorio.

Qual è la tua reazione a quest’ultimo fatto?
Non saprei dare una risposta unica, forse si tratta solo di stanchezza e del fatto che spesso le stesse persone sono impegnate su molti fronti e in molte associazioni. Difetta una partecipazione più consistente e allargata. Molte persone preferiscono delegare e ti dicono che sei brava e capace tu e che quindi non devi essere sostituita. Ma è una trappola: l’alternanza alla guida di un’associazione è fruttuosa. Anche a scuola mi sono sempre stati fatti discorsi di questo genere ma anche a scuola ho preferito lasciare alcuni incarichi quando avvertivo la necessità di uno sguardo e di energie nuove per ricoprirlo. Bisogna suddividersi i pesi, nello spirito di solidarietà previsto dalla nostra Costituzione.

Come si reagisce alle mafie oggi, nel quotidiano?
Purtroppo, il lavoro prezioso dell’Osservatorio non è bastato. Non smetterei mai di fare cultura su questo punto perché studiando, leggendo ed informandosi si possono riconoscere le mafie, che oggi sono tante e agiscono in moltissimi settori dell’economia. Solo se le si conosce, si possono riconoscere. Oggi la ’ndrangheta, ad esempio, è un’organizzazione criminale potentissima a livello internazionale, ma si trova anche nella ridente Regione della Valle d’Aosta, che frequento ormai da 20 anni. Nessuna zona ne è indenne.

Aderire a Libera è determinante, perché le sue pubblicazioni sono aggiornate e perché conserva il ricordo delle tante, troppe vittime innocenti di mafia, ma anche partecipare a campagne in favore della legalità, a petizioni online, a raccolte firme è fondamentale. Se poi ci si dovesse incappare, è indispensabile rivolgersi alle forze dell’ordine e alla Magistratura, che sono tra l’altro, sempre state al fianco del nostro Osservatorio. Occorre esercitare quella che Don Ciotti chiama “cittadinanza monitorante”, che poi è quello che la Costituzione chiede a ogni cittadino e cittadina italiana attraverso il combinato disposto degli articoli 2 e 3 della Costituzione. E comunque, sempre citando Don Ciotti, «La Costituzione è il miglior testo antimafia che abbiamo». Dovremmo organizzare corsi per adulti sulla Costituzione, ricordando che la Carta fondamentale della Repubblica non è una legge come un’altra ma un insieme di valori che dobbiamo “agire” nel nostro quotidiano. Anche costruendo una società mite e civile come quella immaginata dalle Madri e dai Padri Costituenti che insegni a tutti e tutte a impegnarsi responsabilmente si fa antimafia.

In copertina: la firma del Patto di Presidio con Libera nel 2013.

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Articolo di Marco Maccari

Giornalista pubblicista, docente, mi occupo di metodologie di apprendimento, diritti dell’informazione, arte, poesia, letteratura. Ho creato e gestito con alcuni collaboratori il blog giornalistico sudmilanese RADAR, individuando nel metodo giornalistico il test delle nostre democrazie. Mi interesso di diritti sociali, economici, culturali. Collaboro con il movimento internazionale del realismo terminale.

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