Attiviste e pioniere della carta stampata negli Usa. Amelia Jenks Bloomer 

È immediato, quasi d’obbligo, collegare Amelia Jenks (1818-1894) alla moda del Bloomer Costume. In realtà l’abito che porta il suo nome era stato ideato dall’attivista Elisabeth Smith Miller. Lo si apprende dalle stesse parole di Amelia riportate in Life and Writings of Amelia Bloomer, pubblicato nel 1895 dal marito Dexter C. Bloomer, fonte principale per questo articolo e delle citazioni dai suoi scritti. 

Amelia Bloomer

Negli Stati Uniti e oltreoceano l’abito ebbe più scalpore e risonanza di altre notizie sul Movimento dei diritti delle donne che nel luglio del 1848, alla Convenzione di Seneca Falls, produsse il suo primo documento pubblico. Amelia partecipò alla convenzione e ne fu profondamente segnata, impegnatissima sul versante della Temperanza, non impiegò troppo tempo per rendersi conto che le cause non solo non confliggevano, ma erano entrambe riconducibili alla condizione di disuguaglianza fra uomo e donna nella vita pubblica e privata. Al tempo della convenzione viveva a Seneca Falls con il marito Dexter, avvocato, editore, politico progressista, proprietario del Seneca County Courier. Amelia pubblicava i suoi articoli sul Temperance Star di Rochester e sul Courier

foto di Amelia che indossa il Bloomer costume

La loro unione condotta su un piano egualitario di rispetto reciproco era rafforzata dagli interessi comuni e dall’impegno condiviso a sostegno dei diritti, insieme collaborarono alla Railway Underground che aiutava la gente nera in fuga dalla schiavitù e, caso raro allora, Dexter stimò e sostenne l’attivismo di Amelia in cui si trovò anche lui pienamente coinvolto, incoraggiandone il percorso verso l’autonomia. Fu grazie ad Amelia, giovane istitutrice all’epoca del loro primo incontro, che lui, già convinto abolizionista, si avvicinò e militò a favore della Temperanza e successivamente dei diritti delle donne. Per Amelia Bloomer l’impegno nella difesa di un abbigliamento pratico e comodo rientrava nella rivendicazione della libertà di scelta delle donne e più simbolicamente nella rottura dei vincoli, delle regole e delle limitazioni loro imposte a partire dal controllo dei loro corpi secondo canoni morali ed estetici maschili: corsetti costrittivi, gonne, strascichi ingombranti e crinoline, copricapi e acconciature che sacrificavano la libertà di movimento fino a diventare pericolosi per la deambulazione e per la salute. 

Amelia promosse l’uso del nuovo abito, una gonna al ginocchio da indossare sopra larghi pantaloni alla turca, pubblicando sul Lily, il giornale di cui era proprietaria ed editrice, un suo ritratto in costume e articoli, ripubblicati anche dal New York Tribune, in cui ne esaltava la comodità e la praticità. 

Ritratti pubblicati sul Lily di Elisabeth Cady Stanton e dell’attivista, sua cugina Elisabeth Smith Miller, creatrice del costume

Inaspettatamente diventò così popolare che l’abito, presto identificato con il suo nome, suscitò un’ondata di reazioni contrastanti, aumentando notevolmente gli abbonamenti al suo giornale. «Non appena si seppe che indossavo il nuovo abito, mi arrivarono centinaia di lettere da donne di tutto il Paese che chiedevano informazioni sull’abito e modelli, dimostrando quanto le donne fossero pronte e ansiose di liberarsi del peso di lunghe e pesanti gonne». E per darsi conto della sua scrittura, vale la pena citare un articolo in risposta al Reverendo Thomas De Witt Talmage che aveva criticato l’abito ricorrendo all’autorevole parere di Mosè sull’uso di abiti maschili da parte delle donne: «Ci sono leggi sulla moda nell’abbigliamento più antiche di Mosè, e sarebbe altrettanto sensato che il predicatore ci indirizzasse a esse come a lui. La prima moda di cui abbiamo notizia ci è stata imposta da Adamo ed Eva, e non ci è stato detto che ci fosse alcuna differenza negli stili indossati da loro. “E cucirono insieme delle foglie di fico e se ne fecero dei grembiuli” Genesi, III, 7. Niente qui mostra che il grembiule di lui fosse biforcato, e quello di lei no… Siamo portati a supporre che fossero proprio uguali. La seconda moda è fatta da Dio stesso, e si potrebbe supporre che se Egli avesse voluto che i sessi si distinguessero secondo la loro natura dagli indumenti sarebbero state fornite loro indicazioni esplicite riguardo lo stile di ciascuno. “Il Signore Dio fece anche ad Adamo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì” Genesi, III,21. Non una parola riguardo ad alcuna differenza nel taglio e nella composizione delle tuniche relative alla differenza fra i sessi. Nessun comando per lei di fasciarsi e storpiarsi in gonne lunghe, strette, pesanti e strascicate, mentre lui indossa l’indumento più comodo, sano e biforcato. Dio li vestì proprio allo stesso modo, non fece segno che d’ora in poi avrebbero dovuto distinguersi nell’abbigliamento… Come può il signor Talmage sostenere l’affermazione che gli uomini hanno diritto a qualsiasi stile particolare, e che se le donne osano avvicinarsi a quello stile infrangono la legge divina… è una presunzione e un insulto di cui le donne di tutto il mondo dovrebbero risentirsi… Il buon senso ci insegna che l’abito più conveniente e più adatto alle nostre esigenze è quello giusto da indossare sia per l’uomo che per la donna. Non vi è alcun motivo per cui una donna debba caricarsi di vestiti a scapito della propria salute, forza e vita, mentre l’uomo adotta uno stile che dà libertà di membra e di movimento…». 
Come Elisabeth Cady Stanton, Elisabeth Smith Miller, Lucretia Mott, Lucy Stone, Susan B. Anthony e persino l’attrice britannica Fanny Kemble, Amelia indossò l’abito per alcuni anni in tutte le occasioni pubbliche e private, ma poi, considerando i tempi non ancora maturi e il rischio che il Movimento perdesse incisività rispetto a obiettivi più urgenti quali il diritto all’istruzione, al lavoro, alla giusta retribuzione, alla proprietà e al suffragio, tornò alla gonna insieme alle sue compagne. E per quanto la riforma dell’abito riguardasse solo uno degli aspetti del suo multiforme impegno a favore dei diritti, Amelia continua ancora a essere ricordata principalmente per i Bloomers senza che sia apprezzata a pieno come pioniera del giornalismo e attivista dei diritti delle donne. 

National Archives. Lavoratrici Hope Webbing Company, che indossano i Bloomers. 1918

A contatto con l’effervescente ambiente intellettuale riformista di Seneca Falls e del gruppo leader della convenzione, Amelia, sempre più sensibile sul fronte dei diritti negati alle donne, entrò a far parte della Ladies Temperance Society. Alle donne non era permesso avere ruoli ufficiali nel Movimento per la Temperanza. Potevano partecipare ai meeting, ascoltare i discorsi e le conferenze dei maschi, ma non potevano parlare in pubblico. In qualche caso si riunivano in piccoli incontri privati fra loro e fu proprio durante uno di questi incontri a casa di Amelia che fu presa la decisione di fondare un piccolo giornale mensile sulla Temperanza da diffondere a domicilio. Messa inizialmente in guardia da Dexter sui rischi economici dell’impresa, Amelia e il suo gruppo decisero di proseguire nell’opera di sottoscrizione degli abbonamenti. Le false promesse di un conferenziere di passaggio, che si limitò a inviare loro solo una lista di nomi senza denaro, scoraggiò notevolmente le componenti del gruppo che a quel punto abbandonarono l’impresa. Tuttavia erano stati raccolti i soldi necessari alla pubblicazione e Amelia, più che mai decisa a smentire i luoghi comuni sull’incapacità delle donne di sostenere imprese economiche e lavori di responsabilità, se ne assunse da sola tutto il carico e andò avanti. «Era uno strumento necessario per diffondere la verità di un nuovo vangelo per le donne, e non potevo trattenere la mia mano per fermare il lavoro che avevo iniziato… sognavo dove mi avrebbero portato le mie proposte alla società». 

The Lily, 1853

The Lily fu pubblicato il 1° gennaio 1849 con un editoriale di Mrs. Bloomer, editrice e proprietaria del giornale: «È una donna che vi parla attraverso il Lily e si presenta al pubblico per essere ascoltata su un argomento importante: l’Intemperanza, il grande nemico della sua pace e della sua felicità che ha reso desolata la sua casa e ha ridotto in miseria la sua prole…». Un nemico che, dichiarò, avrebbe combattuto con la penna dalle colonne del suo giornale. Non c’è dubbio che i riferimenti alla casa e alla prole rientrino nella concezione tradizionale del ruolo femminile, ma la conquista di uno spazio di libertà d’espressione a disposizione completa delle donne era un fatto del tutto nuovo, una risposta vincente al divieto di parlare in pubblico, all’esclusione delle donne dalla storia. Ricordiamo che la partecipazione delle donne a meeting e convenzioni come delegate e relatrici era sempre controversa e che alla World Anti-Slavery Convention di Londra del 1840 le donne avevano potuto solo ascoltare dalla tribuna, per di più occultate da una tenda, né avevano votato. The Lily fu il primo giornale interamente posseduto, gestito e pubblicato da una donna.
Amelia «doveva stipulare contratti per la stampa e la pubblicazione, inviare circolari agli amici chiedendo aiuto per estenderne la diffusione, mettere i giornali in apposite cartelline e inviarle agli abbonati per posta, preparare editoriali e altro materiale per le sue rubriche, leggere le bozze, e in breve, curare tutti i dettagli della pubblicazione di un giornale… Del primo numero furono stampate non più di due o trecento copie, ma il numero degli abbonati aumentava costantemente». 
Nel 1853 avrebbe raggiunto una tiratura nazionale di seimila copie. Molte sostenitrici si fecero avanti per aiutarla con sottoscrizioni e offrendosi di collaborare. Fra queste Susan B. Anthony, allora insegnante a Rochester ed esponente di spicco del movimento dei diritti delle donne, e la scrittrice Mary C. Vaughan, la suffragista Frances D. Gages. La stessa Elisabeth Cady Stanton offrì il suo contributo al giornale con articoli firmati Sunflower in cui trattava di argomenti letterari, temperanza, abolizionismo, doveri dei genitori ed educazione della prole, diritti delle donne sposate e suffragio femminile. Insieme collaborarono a discorsi, lettere aperte ed editoriali. Il giornale che era nato per dare voce alle donne sul tema della Temperanza era diventato una piattaforma del più vasto Movimento per i diritti e Amelia stessa, al centro di questa impresa, aveva saputo vedere le interconnessioni fra i vari temi evolvendosi e fornendo a tutte la possibilità di esprimersi liberamente. «The Lily catturò le lettrici di un ampio spettro di donne e le educò non solo sulla verità delle disuguaglianze femminili, ma anche sulla possibilità di una grande riforma sociale. Questo primo giornale divenne un modello per altri periodici sul suffragio, che svolsero un ruolo fondamentale nel fornire alle leader e alle sostenitrici del suffragio un senso di comunità e continuità durante i lunghi anni di campagne per il diritto di voto» (National women’s hall of fame). Ma l’impegno di Amelia assumeva anche altre forme. Accettò di svolgere per quattro anni l’incarico di vicedirettrice delle Poste di Seneca Falls — quando Dexter ne divenne direttore — per dimostrare quanto le donne fossero in grado di svolgere con successo qualunque lavoro fuori della sfera femminile. Scrisse lettere di sostegno alle convenzioni a cui non poteva partecipare personalmente, articoli polemici in risposta a scritti misogini, tenne conferenze e partecipò in prima persona ad azioni dimostrative. La prima volta che parlò in pubblico fu al Meeting delle figlie della Temperanza di Rochester nel 1852. Questa Convenzione, presieduta da Elisabeth Cady Stanton con Amelia e Susan B. Anthony che fungevano da segretarie, era aperta alla partecipazione di tutto il Movimento per la Temperanza e contribuì ad abbattere le barriere che ostacolavano il lavoro delle donne nell’organizzazione. Alcune furono impiegate come conferenziere a 25 dollari al mese. Viaggiavano per gli Stati ed erano ricevute e ascoltate dal pubblico che accorreva anche per vedere donne sul podio. Fino a quel momento nessuna donna aveva parlato in pubblico al di fuori dei meeting quaccheri. Alla Convenzione Amelia, rispondendo al senatore Gale che aveva condannato le autrici di una petizione favorevole a leggi proibizioniste sul modello della Maine Liquor Law del 1851, rivendicò il diritto delle donne a divorziare: «L’ubriachezza è motivo di divorzio, e ogni donna legata a un ubriacone incallito dovrebbe separarsi e se non lo fa la legge dovrebbe obbligarla. Inculcare alle donne il dovere di lodevoli esempi di donne angeliche… Non ha fatto altro che aggravare i vizi e i crimini che nascono dall’intemperanza… Grazie alla nostra legislatura, se non ci hanno dato la Legge del Maine, stanno deliberando di dare alle mogli degli ubriaconi e dei tiranni una scappatoia di fuga dalla brutale crudeltà dei loro sedicenti signori e padroni. Un disegno di Legge di questo tipo è passato alla Camera, ma rischia di perdersi in Senato. Se non dovesse passare adesso, verrà riproposto e superato in un giorno non lontano. Allora, se le donne avranno un po’ di spirito, si libereranno di gran parte della depressione e dei torti che finora hanno sopportato per necessità». Di lì a poco, alla Convenzione di Albany, durante una sessione mattutina affollatissima presso la chiesa battista, un comitato di tre donne, fra cui Amelia, si allontanò per recarsi alla State House a consegnare personalmente un grande cesto contenente trentamila petizioni redatte da altrettante donne dello Stato che invocavano leggi proibizioniste.

Scultura a Seneca Falls. Amelia presenta Susan B. Anthony a Elisabeth Cady Stanton

E cosa inaudita, come ebbe a dire la stessa Amelia, venne interrotta una riunione in corso per ricevere il comitato fra gli applausi, ma trattandosi di petizioni redatte da donne ogni aspettativa fu disattesa. L’attivismo di Amelia divenne sempre più febbrile e consapevole mentre la cerchia delle sue amicizie e compagne di lotta si faceva sempre più fitta e stimolante favorendo le collaborazioni: era stata lei a far incontrare Susan B. Anthony e Elisabeth Cady Stanton. A contatto con questo ambiente assunse posizioni più aperte a una visione intersezionale pur se entro i limiti della sua epoca, «realizzò che la battaglia contro l’alcolismo era solo un filo della complessa trama dell’oppressione subita dalle donne» (Marko D, From Petticoats to Politics), intensificò i suoi interventi a favore di pari opportunità nell’educazione e nel lavoro e del suffragio femminile e nel 1853 tenne un tour di conferenze nel Midwest. Ma era pur sempre la metà del XIX secolo e la carriera di Dexter doveva avere la precedenza. L’anno dopo la coppia si trasferì prima a Mont Vernon in Ohio e poi a Council Bluff in Iowa. Dexter aveva acquistato quote del Western Home Visitor e Amelia, che continuò a occuparsi a distanza del Lily, ne divenne vicedirettrice. 

A questo periodo risale lo sciopero dei tipografi del giornale che si rifiutarono di istruire una donna neoassunta come tipografa. Di fronte all’ostinazione del personale maschile, che preferì farsi licenziare piuttosto che accogliere una collega donna, Dexter e il suo socio assunsero altre donne per comporre entrambi i giornali. Con il secondo trasferimento in Iowa, consapevole di essersi allontanata in una zona priva di mezzi e attrezzature per poter continuare a pubblicare il Lily, Amelia decise di venderlo, sia pure con un certo rimpianto, dichiarando che comunque il giornale aveva propagato i semi del Movimento delle riforme e che la decisione era stata presa nel rispetto di quanto aveva di più caro: la casa e il marito. Ma non ridusse il suo attivismo perché continuò a impegnarsi alacremente per l’istituzione della prima biblioteca pubblica a Council Bluff, entrando a far parte della Iowa Woman Suffrage Association e denunciando le ineguaglianze razziali che perduravano durante il periodo della Ricostruzione. 
Negli ultimi anni di vita era convinta che la lotta per il suffragio femminile avrebbe dato a breve i suoi frutti, ma si sbagliava perché morì nel 1894 e solo nel giugno 1919 le giovani attiviste sue eredi avrebbero assistito alla ratifica del diciannovesimo emendamento che garantiva il diritto di voto alle donne statunitensi. 

Copertina libro From petticoats to politics, Amelia Bloomers, Marko D, 2023

Per approfondire 

Dexter C. Bloomer, Life and writings of Amelia Bloomer, Boston, Arena Publishing Company, 1895;  
Marko D, From Petticoats to Politics, 2023;
https://www.womenofthehall.org/inductee/amelia-bloomer/;
https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/elizabeth-cady-stanton/

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Articolo di Rossana Laterza

Insegnante di Italiano e Storia in pensione. Con il gruppo Toponomastica femminile ha curato progetti di genere nella scuola superiore e collaborato a biografie di donne di valore dimenticate.

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