Riprende, dopo la pausa estiva, il ciclo di incontri online Cambiamo discorso-Contributi per il contrasto agli stereotipi di genere, organizzato da Reti Culturali, con il webinar Modelli di welfare e diritti delle donne, che si terrà giovedì 26 settembre prossimo alle ore 17.00.

Relatrice sarà Nicoletta Pirotta, che conosciamo anche come autrice di diversi articoli su Vitamine vaganti. Fra le fondatrici dell’Assemblea permanente delle donne della Funzione pubblica CGIL di Como e, in Italia, della Marcia mondiale delle donne, è stata eletta per due mandati consecutivi nella Commissione pari opportunità di Regione Lombardia e dal 2008 è attivista nella rete europea di “Feminists for Another Europe”. Come ormai avviene da diversi anni, prima dell’incontro online sul tema specifico (qui tutti gli articoli precedenti), ci piace conoscere la protagonista dell’evento, ponendole alcune domande sulla sua formazione ed esperienza, per presentarla al pubblico che la seguirà nel webinar.
Il percorso scolastico che hai fatto è stato importante per le tue scelte future di vita e di impegno?
Direi di sì. Ho avuto modo di assumere, sia a livello professionale che politico, ruoli nei quali hanno sempre contato molto gli aspetti pedagogici e relazionali. Da questo punto di vista i miei studi scolastici mi hanno aiutata. Faccio due brevi esempi.
A livello professionale mi venne dato dal Comune di Como l’incarico di aprire un servizio educativo per la prima infanzia sul modello del “Tempo per le famiglie” di Milano. Uno spazio dove si potessero incontrare, insieme, bambine/i e adulte/i di riferimento (genitori, nonne/i e non solo). L’obiettivo era quello di dare vita a un luogo dove accogliere e sostenere le famiglie nel percorso di crescita, agevolare un incontro fra generazioni diverse in un ambiente protetto e strutturato e di consentire, quindi, alle persone adulte di instaurare relazioni finalizzate al confronto e alla condivisione di esperienze.
Prima dell’apertura venne svolta una ricerca-intervento nel quartiere dove si sarebbe svolto il servizio, che ci permise di incontrare e coinvolgere le famiglie interessate e gli enti testimoni privilegiati del quartiere stesso (associazioni, parrocchia, circoscrizione…). Fu un lavoro appassionante che mi permise di mettere in pratica e arricchire ciò che avevo studiato. Sul piano politico ho avuto la fortuna di essere stata chiamata a un impegno di partito, a tempo pieno, nei decenni 1980-2000, durante l’esplosione di quello che venne definito il “movimento dei movimenti“. Un movimento che, partito da Seattle e divenuto poi globale, riteneva possibile un altro mondo.
Ho avuto modo quindi di partecipare alla costruzione della Marcia Mondiale delle donne, che era parte importante di quel movimento e ai numerosi “Forum sociali”, in Italia e a livello internazionale, dove si discuteva del perché e del come costruire collettivamente un altro modo di stare al mondo, organizzando, a questo scopo, iniziative concrete. Una di queste fu per esempio la campagna di solidarietà con le donne greche nel momento in cui nel loro Paese saltò il sistema sanitario pubblico, creando problemi enormi, particolarmente alle donne, sul piano della salute riproduttiva.
È stato un lavoro politico che ha presupposto la capacità di gestire relazioni, di comprendere le dinamiche di gruppo, di individuare quali tipi di comunicazione favorissero la qualità dei rapporti interattivi fra persone.

Potendo, lo vorresti ripercorrere o cambieresti qualcosa?
Devo dire di essere stata fortunata: sia sul piano professionale che politico ho avuto la possibilità di fare esperienze importanti che mi hanno fatto crescere anche personalmente. Ripercorrerei tutto volentieri, magari, col senno di poi, migliorandone alcuni aspetti. Per esempio sottraendomi, nel limite delle mie possibilità, alle dinamiche di potere, inevitabili ma in qualche caso mortifere, che a volte mi hanno costretta ad accettare, mio malgrado, modalità comportamentali che non consideravo positive oppure a dovermi schierare all’interno di conflitti personali che hanno determinato rotture che, forse, avrebbero potuto essere evitate.
Quali valori ed esperienze ti hanno portato ad agire in ambito politico e sociale?
La mia formazione sociale e politica ha avuto inizio all’interno del cristianesimo più progressista. Fondamentali per me le letture nel campo della teologia della liberazione e gli scritti di Paulo Freire e l’esperienza concreta nei movimenti sociali dell’epoca, fine anni ‘70 (quello delle donne e quello sindacale) e successivamente nel mio impegno politico. Pensiero critico, conflitto trasformativo, solidarietà, impegno collettivo sono i principi di fondo che ho cercato di seguire nelle mie scelte e nel mio concreto fare nei differenti contesti che, in tempi diversi, ho attraversato. Il filo rosso che ha sempre tenuto insieme il mio impegno è stata la consapevolezza, appresa dal femminismo, che “il personale è politico”, per cui non si può cambiare il mondo se non si cambia anche se stesse/i.
Chi ti conosce sa che ami definirti “femminista intersezionale”. Che cosa significa?
Il concetto di intersezionalità, nato all’interno del “femminismo nero”, invita a considerare i differenti aspetti, le differenti contraddizioni che determinano il posizionamento sociale. Il genere, la classe, l’etnia (o “razza” come scrivono le femministe nere), l’orientamento sessuale, vanno intesi come assi di identità che determinano, all’interno del sistema capitalista, discriminazioni se non vere e proprie oppressioni.
Essi si sovrappongono e interagiscono a molteplici livelli che vanno conosciuti e compresi, se si vuole capire la complessità del reale. Il femminismo nel quale mi riconosco maggiormente è quello capace di riconoscere le differenti forme di discriminazioni e agire di conseguenza. L’ondata femminista più recente, quella di “Ni Una Menos”, partita dall’Argentina e sbarcata anche in Italia, riconosce l’intersezionalità come base per analizzare la realtà e definire l’azione politica.
Tante giovani, che pure si impegnano per l’ambiente, i diritti, la pace… non vogliono però essere chiamate “femministe”. Secondo te, perché?
Mi pare che oggi le cose stiano cambiando. Grazie al movimento femminista di “Non Una di Meno”, che ha attivato moltissime giovani donne in molte parti del mondo, c’è meno difficoltà a definirsi femministe. Inoltre, anche nel mainstream comunicativo e informativo, il termine è tornato a essere usato senza quelle accezioni negative che in passato ne avevano condizionato il significato. Forse ciò è dovuto anche al fatto che, specie nel nostro Paese, il femminismo accademico e troppo legato al simbolico, che per lungo tempo ha dominato la scena, ha subito un declino grazie all’affermarsi di un femminismo di movimento e di positivo conflitto, che ha ripreso parola e spazio politico. Ma forse sono troppo ottimista.
Quali libri regaleresti loro, perché possano conoscere la storia e il significato del femminismo? Secondo sesso di Simone de Beauvoir, Donna, razza e classe di Angela Davis, Storia delle storie del femminismo di Lidia Cirillo e Cinzia Arruzza, Fortune del femminismo. Dal capitalismo regolato dallo stato alla crisi neoliberista di Nancy Fraser, Per un femminismo del 99% di Nancy Fraser, Cinzia Arruzza e Tithi Bhattacharya, Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critica al sistema-mondo di Rachele Borghi. Consiglierei altresì di ascoltare l’intervista a Radio Bullets di Yayo Herrero su “suggestioni ecofemministe sull’apocalisse”.
Ringraziamo Nicoletta Pirotta per essersi fatta conoscere da noi e aver condiviso alcune importati riflessioni e suggerimenti di importanti letture, dandole appuntamento per il prossimo giovedì.
Questo il link per effettuare la preiscrizione all’incontro online e ricevere poi le indicazioni per il collegamento:
https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_N8uO0LXqR2y65V_tEXEkyw
Chi non potesse partecipare alla diretta dell’incontro online, potrà rivederlo (come tutti i precedenti) sulla pagina fb di Reti culturali.
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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.
