Le signore della Loira

Ho avuto il piacere di assistere lo scorso 4 aprile 2025, alla Biblioteca Joyce Lussu di Roma, alla presentazione del lavoro dell’amica Maria Paola Fiorensoli, Le signore della Loira. Storia e storie tra letteratura, arte, tradizione e leggenda dall’alto Medioevo al primo Ottocento. Cooordinava Maria Laura Annibali, presidente di Gay Project, alla presenza dell’autrice, e sono intervenute Fiorenza Taricone, ordinaria di Storia delle dottrine politiche e di pensiero politico e questione femminile all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, e Gabriella Anselmi, presidente dell’associazione Leadership & Empowerment Femminile (Alef). Edito da Era Nuova nel marzo 2025, Le signore della Loira si avvale della prefazione di Fiorenza Taricone e della postfazione di Tommasina Soraci. L’autrice, Maria Paola, è giornalista pubblicista, attiva nelle politiche femministe, saggista su temi di genere, presidente dell’associazione Il Paese delle Donne e dell’omonimo premio di cui è cofondatrice. 

Le signore della Loira (sin) – Maria Paola Fiorensoli (dex) 
Presentazione alla Biblioteca Joyce Lussu di Roma

Come scrive Fiorenza Taricone nella prefazione «Nelle pagine di questo lavoro è vivo e visibile il “gran teatro delle umane vicende”, per usare le parole di Victor Hugo, finalmente plurale nei generi. Donne e uomini pensano, agiscono, costruiscono relazioni, pacifiche o guerresche, contrariamente alla narrazione tradizionale che indica ancora come soggetti principali se non esclusivi, gli uomini, soprattutto nei secoli cui le personagge e i personaggi di queste pagine si riferiscono».

Sono profili femminili noti e meno noti dal V secolo al 1830, donne che la storia ha relegato nel dimenticatoio, regine, aristocratiche, religiose, ma anche borghesi, popolane, donne che hanno lasciato un segno profondo, e che solo una ricerca appassionata, puntuale e approfondita è riuscita a far emergere dall’oblio. Alle figure celebri, come Giovanna d’Arco, patrona della Francia dal 1922, il cui corpo offeso nella sua femminilità rimane nella nostra memoria, si affiancano figure inedite, cancellate dalla storia, come la duchessa Yolande d’Aragon (Saragozza 1384 – Saumur 1443), regina delle quattro corone, grande statista: dotata di intelligenza ed energia, fedelissima della Pulzella, mise sul trono Carlo VII di Francia, sedendogli affianco su un trono gemello, ed era riconosciuta unica referente dalle corone d’Europa, che esigevano anche la sua firma su ogni decreto del re. Poi ci sono notevoli insiemi di donne: le guerriere e memorialiste vandeane, le Grandi Badesse, le indemoniate, le fate, le madri leggendarie dei Merovingi, le favoliste barocche, le Favorite del Re Sole, le Dame dei Salotti letterari e scientifici, le frondiste, le donne del Terzo Stato e i loro cahiers des doléances des femmes, le rivoluzionarie e le controrivoluzionarie. Protagonista di fondo la Loira, fiume d’indiscussa centralità nella storia politica, culturale e religiosa d’Europa.

A un certo punto spunta fuori anche la Gioconda, accanto al letto di morte di Leonardo da Vinci, che trascorse l’ultimo periodo della sua vita nel castello di Clous-Lucé, presso Amboise, ospite del re di Francia. Sarebbe, secondo il Vasari, il ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, identità che è stata messa in dubbio solo dopo il furto dell’opera nel 1911 e il suo ritrovamento qualche anno dopo. 

Il viaggio in quattordici tappe, intitolate a castelli, città o abbazie, disseminate lungo la Loira, apre ogni capitolo con sommari di storia, tradizioni, folklore, indicazioni turistiche che evidenziano le peculiarità del luogo, invitano a visitare l’area del grande fiume francese intorno al quale si sviluppa la storia delle donne presentate. 
Due percorsi contestualizzati s’intrecciano alle figure femminili: quello favolistico letterario, che ne evidenzia la produzione poetica, satirica, diaristica e memorialista; quello religioso e mistico che si conclude con l’Appendice dove si racconta la storia del monachesimo femminile, nelle varie forme, dalle origini, del monachesimo basiliano, che predicava l’isolamento e l’ascesi, a quello doppio, comunitario, dove anche le donne potevano lavorare e studiare, da quello ortodosso a quello eterodosso.  
«Pagine sorprendenti — come è scritto nella prefazione — che mettono alla prova stereotipi vivi e vegeti senza eludere argomenti difficili, al femminile, quali la violenza nelle sue forme pubbliche e domestiche e la delinquenza singola e seriale».

Nantes, capoluogo del Dipartimento della Loira Atlantica, è la prima città che si incontra sfogliando le pagine del libro, e tra le figure collegate a questo centro mi ha colpito quella di Anne de Montfort (1477 – 1514), due volte regina di Francia.

Anna di Bretagna, miniatura del codice Les Grandes Heures d’Anne de Bretagne
di Jean Bourdichon

Figura centrale nelle lotte scoppiate tra la Bretagna e la Francia, nacque in un castello a Nantes alle foci della Loira, figlia del duca di Bretagna, e dei Bretoni difese sempre l’autonomia. Divenuta duchessa dopo la morte del padre, Anna fu costretta a sposare Carlo VIII, dopo la resa della Bretagna alle truppe del re francese, il 6 dicembre 1491 nel castello di Langeais; Carlo impose alla duchessa sconfitta l’oltraggio della presentazione della sposa, costretta a sfilare nuda davanti alle due famiglie degli sposi.  La prima notte nuziale trascorse alla presenza di sei fedelissimi del re. A lei si deve il contatto con gli umanisti italiani e il vigore dato alle arti ed alle lettere francesi nel Rinascimento. In seguito alla morte di Carlo VIII, per un incidente nel castello di Amboise a 27 anni, Anna sposò Luigi XII di Francia, e fu nuovamente investita del titolo di duchessa di Bretagna, oltre che regina di Francia. La loro figlia maggiore, Claudia, non poté, in quanto donna, succedere a suo padre sul trono di Francia e fu promessa al futuro re Francesco I. Anna, debilitata dalle numerose gravidanze morì nel 1514 nel castello di Blois. Anche Claudia trascorse la sua vita in un ciclo continuo di gravidanze; poco interessata alla politica, Claudia cedette la corona bretone al marito, dedicandosi alla cura dei figli e alle pratiche religiose. 

Le mura della roccaforte di Angers furono erette da Bianca di Castiglia (1188 – 1252), nell’ambito degli interventi difensivi in tutta la valle. Stranamente descritta da Christine de Pisan nella sua Cité des dames come una figura-guida, caratterizzata da prudenza (pacificazione), virtù e bontà, lei che fu tutt’altro che una regina pacifica, Bianca era figlia del re di Castiglia Alfonso VIII, e fu regina di Francia in virtù del suo matrimonio con Luigi VIII, e reggente in nome del figlio Luigi IX. Figura cardine nella creazione della Francia moderna, ebbe un pensiero strategico, politico amplissimo. Seppe trionfare sulle leghe formate dai grandi vassalli contro di lei e contro lo Stato, e governò con ferro e fuoco. Chiese al Papa il tribunale dell’Inquisizione per attuare una persecuzione politica e religiosa e aprì il primo carcere speciale per streghe a Tolosa. 

Louise-Françoise de Rochechouart-Mortem

Louise-Françoise de Rochechouart-Mortem (1664 -1742), fu una delle Grandi Badesse dello storico monastero doppio di Fontevrault, costituitosi nel 1115 e durato fino al suo scioglimento nel 1793. Nato sulla riva sinistra della Loira, vicino alla confluenza con la Vienne, era una grande famiglia di donne e uomini, in cui alle prime spettava la casa e la gestione della quotidianità, ai secondi la predicazione itinerante; era regolato da una clausola, poi cancellata, che rendeva eleggibili al ruolo di Grande Badessa solo vedove o mogli che vi entravano col consenso del marito, perché si riteneva indispensabile alla gestione del monastero un’esperienza di matrimonio e di maternità. Diventò monastero reale nel 1738, quando accolse quattro delle figlie di Luigi XV, che avevano dai cinque anni agli undici mesi. Louise fece loro da madre adottiva, le circondò di affetto dal primo momento, quando si vestì di bianco e non di nero per non spaventarle. Restaurò per loro un palazzetto con quattro appartamentini identici, gli unici con un camino per difenderle dal gelo e dall’umido che saliva dalla Loira.

La possessione diabolica fu il male del XVII secolo e non risparmiò i conventi, dove si annoveravano processi ai preti accusati da suore. Tra le accusatrici Jeanne des Anges (1605 – 1665) si trasformò da indemoniata a santa. Nata brutta e deforme, nascosta dai genitori, diventò priora del convento di Loudun, a una trentina di chilometri da Frontevrault: non riuscendo ad attrarre il lussurioso curato Urbano Grandier, inscenò la possessione diabolica per vendicarsi.  

Henrichette di Castelnau, contessa di Murat

La valle della Loira è costellata di percorsi letterari legati ad autori e autrici di ogni tempo. Henrichette di Castelnau, contessa di Murat, fu una delle maggiori favoliste barocche. Nata a Brest (Bretagna) nel 1670 e morta nel 1716 presso il castello di la Buzardière, apparteneva a una famiglia di antica nobiltà bretone, e, formatasi nel mondo mondano che si sviluppava tra Parigi e Versailles, si cimentò nella moda delle fiabe con grande brillantezza e successo. Condannata alla prigionia a vita nella fortezza di Loches, alla confluenza dell’Indre con la Loira, probabilmente per il suo pampleth satirico indirizzato alla moglie morganatica del re Sole, ne uscì solo pochi mesi prima di morire, quando, morto Luigi XIV, M.me de Maintenon perse il suo potere. Ma Henrichette trovò la sua libertà nella scrittura padroneggiando generi diversi, favole, novelle, testi teatrali, poesie, canzoni con uno stile incantato e raffinato. 

Fu soprattutto il Romanticismo a essere declinato in questa valle attraverso Lucile de Chateaubriand, cresciuta al castello di Combourg col più famoso fratello François-René, e Madame de Staël che dimorò al castello di Chaumont

Catherine de Vivonne (M.me de Rambouillet)

Il castello di Chambord, in realtà una città-castello, sorge alla confluenza di due affluenti della Loira e a poca distanza da Orléans, città indissolubilmente legata alla Pulzella, e fu voluto da Francesco I e dal genio di Leonardo da Vinci. Qui troviamo le Favorite del re Sole, le Frondiste e la madre dei Salotti delle Dame, Catherine de Vivonne (1588 – 1665). 
Spirito libero, versatile e brillante, l’aristocratica romana sposò il marchese di Rambouillet e si trasferì in Francia. Istituì i gruppi di lettura, ai quali, senza barriere di sesso, era permesso di discutere di ogni cosa, senza censure, nel clima di un’amichevole conversazione. Il suo salotto, riservato alla sola frequentazione aristocratica, si spese a favore della libertà di espressione, concetto esordito nei Salotti, che poi fu rilanciato dall’Illuminismo.    

Maria Paola Fiorensoli
Le signore della Loira. Storia e storie tra letteratura, arte, tradizione e leggenda dall’Alto Medioevo al primo Ottocento
Edizioni Era Nuova, Perugia, 2025
pp. 483

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L’articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile. Ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.

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