Un’educazione civica paritaria

Al XIII convegno di Mesagne sono stata chiamata a parlare a una platea di studenti e docenti di educazione civica paritaria.

L’educazione civica, fermamente voluta da Aldo Moro nel 1959 quando era Ministro di quella che per molto tempo si è chiamata con orgoglio “Pubblica Istruzione” e che nell’ultimo trentennio ha perso, nell’indifferenza generale, l’aggettivo “pubblica”, senza che fossero interpellati in merito né la classe docente né il popolo italiano e senza che fosse stato oggetto di campagna elettorale, è sempre stata la cenerentola delle materie e ha avuto alterne vicende. Chi volesse saperne di più può leggerne a questo link. Dal 2020 è diventata materia curricolare trasversale a costo zero e nell’intenzione del legislatore avrebbe dovuto essere condivisa da tutti/e i/le docenti del Consiglio di classe. Su questo punto ritornerò alla fine.

Si può insegnare un’educazione civica davvero paritaria? Prima di rispondere a questa domanda vorrei dare alcune avvertenze su cosa non fare insegnando educazione civica. Prima avvertenza: non si può spiegare la Costituzione come se fosse una legge come le altre e altrettanto deve dirsi per la legalità. Solo se si amano profondamente il messaggio della Costituzione e la «legalità come rispetto della propria e altrui umanità» (Ciardiello) si può entusiasmare una platea di giovani e meno giovani. Seconda avvertenza: le lezioni di educazione civica non possono essere frontali, ma devono essere necessariamente interattive, lasciare spazio a domande e curiosità, con esempi tratti dalla vita quotidiana delle persone e dall’attualità o studio di casi su cui riflettere applicando i principi della Costituzione. Terza avvertenza: se nel percorso sono previsti interventi spot di esperti ed esperte, i e le docenti devono presenziare e ascoltare le relazioni, invitando le classi a prendere appunti e fare domande e prendendone a loro volta. Questi interventi servono a poco se non sono riconsiderati successivamente in classe, con ulteriori spunti, chiarimenti e collegamenti da approfondire insieme agli e alle allieve. Quarta avvertenza: le relazioni degli e delle esperte dovrebbero essere vissuti come occasioni di crescita personale e professionale, quando funzionano, nell’ottica di quella formazione continua che sarebbe un diritto-dovere dell’insegnante ma che non è mai stata presa in considerazione dallo Stato, che ignora una verità incontestabile: un/una brava insegnante è prima di tutto una brava apprendente, anzi una persona che ha scelto di apprendere per tutta la vita.
Quinta e ultima avvertenza: l’educazione civica deve essere condivisa da tutte e tutti i docenti della classe. Solo così può funzionare.

Recentemente un libro, La legalità è un sentimento del professor Nando dalla Chiesa con cui ho seguito una Summer school sull’antimafia civile e tanti corsi di formazione nella mia lunga carriera di docente, mi ha resa consapevole di quello che avevo sempre sentito dentro di me ma che non riuscivo a esprimere a parole: l’educazione civica non è una materia in più da studiare, non è «una somma di prescrizioni ben spiegate e giustificate». Se la legalità è un sentimento, l’educazione civica deve essere insegnata come un sentimento e suscitare affetto per i valori che sottostanno alle regole, sviluppando nelle persone lo sguardo giusto, capace di individuare tutte quelle situazioni in cui i principi dell’uguaglianza, della parità, della libertà, della solidarietà sono calpestati e di suscitare la conseguente volontà di intervenire per protestare e rivendicarne l’applicazione. Se insegnata senza questo sentimento l’educazione civica corre il rischio di essere vuota retorica. Scrive dalla Chiesa: «Non c’è tanto bisogno di regole formali da insegnare. C’è bisogno di quei processi affettivi e mentali che portano il bimbo (e la bimba ndr) dell’asilo a reagire alle discriminazioni subite dal suo compagno o dalla sua compagna di colore con l’innata protesta “non è giusto, però”».

Dirò di più: certi messaggi non devono essere relegati all’ora di lezione dedicata, ma possono essere veicolati a proposito di qualsiasi argomento che si sta trattando, richiamando i valori della Costituzione e della legalità. Purtroppo, se chi insegna educazione civica non vive in questo modo la Costituzione (e forse, mi sia consentito dirlo, nemmeno la conosce bene) e la legalità, il messaggio che chi ascolta riceverà non avrà alcun effetto o addirittura suonerà retorico. E in questo sta il limite più forte di questo insegnamento. Quante volte mi è capitato di cogliere il disincanto per queste tematiche da parte di docenti giovani e meno giovani, di ascoltare il termine “fuffa” affibbiato in Consiglio di classe ai percorsi di educazione civica spesso, ma non sempre e non solo, da parte delle e dei docenti di materie tecniche; quante volte ho colto la rassegnazione a dover dedicare qualche ora “da sottrarre al programma” a contenuti “appiccicati” in un percorso «tanto per…», senza convinzione e col sollievo da parte di certune/i quando un/una componente del Consiglio di classe si addossava il grosso del lavoro, che nelle intenzioni del legislatore del 2019 dovrebbe essere “collegiale”, “trasversale” e “interdisciplinare”.

Quando l’educazione civica è paritaria? In primis quando, nel corso di una lezione su qualsiasi argomento, leggendo una poesia, una frase, un passo di un romanzo o di un saggio, guardando un film, un video su YouTube, una puntata di una serie televisiva o di un talk show o uno spettacolo teatrale, ascoltando un podcast o guardando un messaggio pubblicitario si sviluppa quello sguardo di genere capace di farci cogliere le differenze nei comportamenti dei diversi personaggi, l’uso di un certo linguaggio, il modo in cui gli uomini e le donne sono rappresentati. Ma questo sguardo di parità può essere applicato anche alle altre varie differenze, non solo a quelle di genere, se ci si abitua a esercitarlo. Le lenti di genere possono accompagnare anche la lettura di un passo del manuale scolastico in uso, una citazione o l’utilizzo di un certo linguaggio nell’articolo di un quotidiano o di una rivista che si sta utilizzando per approfondire un contenuto del programma.

Maestre e pioniere di parità sono state le Costituenti e proprio da loro mi piace partire per consigliare piste di lavoro di educazione civica paritaria. Si può iniziare con la Mostra di Toponomastica femminile Le Madri della Repubblica e poi assegnare a ciascuna coppia di studenti l’approfondimento di una di loro, reperendo materiali in rete (ci sono molti video, tra cui anche le Pillole Ri-Costituenti di Toponomastica femminile e Dora donne in Valle d’Aosta), guidando i ragazzi e le ragazze verso la scoperta del loro contributo sia agli articoli della Costituzione, in particolare il 3, il 29, il 37, che ad altre leggi, studiando il loro impegno nella Resistenza, nell’associazionismo e nei partiti, quando questi erano davvero la cinghia di trasmissione tra il popolo e le istituzioni. I lavori possono sfociare anche in un reading in cui le Madri si raccontano in prima persona, da offrire magari alla cittadinanza in occasione dell’8 marzo o del 2 giugno, alla costruzione di un questionario da sottoporre alle altre classi per accertare la conoscenza di quanto queste donne hanno fatto per consegnarci una società più giusta, a incontri in cui gli/le studenti più grandi raccontano le donne della Costituente ai/alle più giovani. Anche Calendaria è uno strumento prezioso per far conoscere donne poco o non abbastanza note alle classi: attraverso i racconti biografici reperibili nella rivista Vitamine vaganti si possono sperimentare gli ostacoli affrontati dalle donne nei vari campi della scienza, della letteratura, della poesia, della musica, delle arti e comprendere il valore importantissimo della parità inserito in Costituzione grazie all’apporto delle Madri Costituenti.
Un percorso di educazione civica paritaria può prendere in esame una lista di film che affrontino tematiche relative alle donne come, a solo titolo d’esempio, Suffragette, Angeli d’acciaio, La moglie più bella, Il diritto di contare (Hidden figures).
L’approfondimento del Manifesto per una comunicazione non ostile può essere un buon punto di partenza per sensibilizzare le classi sull’importanza di un linguaggio rispettoso e per scoprire dati alla mano, a proposito di parità, che le donne, dopo gli immigrati, sono il bersaglio preferito del discorso d’odio sui social. Indagare sulla misoginia insita nella nostra cultura patriarcale e sull’importanza della sessuazione del linguaggio sarà lo sviluppo naturale di un percorso di questo tipo.
Per riflettere sulle discriminazioni nei confronti delle donne e ragionare su quanto sia fondamentale agire per una società veramente paritaria è utilissimo anche lo studio del Gender Gap Report che ogni anno pubblica il World Economic Forum.
Quelle fin qui descritte sono solo alcune delle piste di lavoro per un’educazione civica paritaria, tenendo bene a mente che siamo tutte e tutti chiamati a fare educazione civica in itinere nelle nostre lezioni con le classi, indipendentemente dal percorso scelto collegialmente.

Non si può chiudere questo intervento senza ricordare le ultime Linee-guida sull’educazione civica recentemente emanate del Ministro dell’Istruzione e del merito Valditara, e inviate alle scuole il 7 settembre 2024. Questo documento avrebbe dovuto essere il frutto della raccolta delle esperienze triennali realizzate negli istituti scolastici, come prevedeva la legge del 2019. A una prima lettura queste linee guida non sembrano dare la giusta importanza al valore della parità. Ma sul punto torneremo. Per il momento basti solo il richiamo alla lettera del prof. Giancarlo Borghi del Liceo Torquato Tasso di Roma del 18 dicembre 2024 indirizzata al ministro Valditara reperibile anche qui.

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

Un commento

  1. Grazie, Sara. Ottimo contributo che pone all’ attenzione molte verità. Noi docenti di materie letterarie pratichiamo quotidianamente l’ educazione civica e personalmente ho imparato nel tempo ad avere uno sguardo di genere e a mostrarlo. Non insegno più, per esempio, Ariosto e Manzoni come facevo anni fa. Penso sia una palestra costante di esercizio civico.

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