Marlow Moss: l’anticonformista dimenticata 

È una delle grandi figure dell’arte inglese del secolo scorso, purtroppo inghiottita dall’oblio. Una ragione molto fondata a giustificare l’oscurità di Moss va attribuita all’artista stessa che, nonostante vivesse a due passi da St Ives, piccolo villaggio di pescatori che negli anni Cinquanta si trasformò in una vivace colonia artistica, epicentro del movimento modernista britannico, si manteneva in disparte dagli artisti locali, la maggior parte astrattisti come lei. Un’altra ragione è che sopravvive poco dei suoi lavori, e anche quelli rimasti sono difficili da vedere. Il castello in Normandia che aveva affittato con la sua compagna, Antoinette Hendrika Nijhoff, moglie del poeta olandese Martinus Nijhoff, fu distrutto durante la guerra, insieme alla maggior parte dei suoi dipinti esistenti. Il lavoro di Moss nel dopoguerra fu lasciato, alla sua morte nel 1958, al figlio di Nijhoff, Stefan, che a sua volta lo lasciò al suo compagno, che raramente ha prestato o mostrato l’opera. 

Marlow Moss

Poco interessata alla ricchezza e alla fama, Moss era lesbica e artista donna in un’epoca in cui queste due parole infastidivano la gente. Il suo oblio è stato così completo che quando alcuni dei suoi lavori furono esposti a St Ives nel 1997, qualche critico avanzò l’ipotesi che l’autrice fosse una figura inventata. Il pubblico britannico venne a conoscenza del suo nome solo nel 2014, quando la Tate Britain aprì una mostra personale delle sue opere. 
Nonostante la sua vita appartata e la scarsa esposizione delle sue opere, l’eredità di Marlow Moss è significativa e il suo contributo, basato sulla ricerca di un’estetica universale attraverso la geometria, è stato fondamentale per l’evoluzione dell’arte astratta

Marjorie Jewel Moss, detta Marlow, nasce a Londra, il 29 maggio 1889, nel quartiere londinese di Kilburn, figlia di ricchi genitori ebrei. Rimane presto orfana di padre e suo zio la spinge a studiare arte. Si forma a Londra, alla St John’s Wood School of Art, e, tra il 1917 e il 1919, in seguito alla morte dello zio, suo tutore, rompe con la famiglia e si traferisce a Penzance dove studia scultura. Tornata a Londra, si rasa i capelli, sostituisce i suoi abiti femminili con un guardaroba maschile, si veste da fantino e adotta un nome da uomo: Marlow. Il gruppo più in voga a Londra in quel periodo era la Seven and Five Society, i cui membri ostinatamente seguivano ancora uno stile post-impressionista obsoleto, associandolo a un romanticismo fuori moda. Nel 1926 lascia Londra, si trasferisce a Parigi e si iscrive all’Académie moderne dove studia sotto la guida di Fernand Leger, sperimentando il modo meccanico di dipingere, soprannominato purismo. Conosce Piet Mondrian, col quale instaura un dialogo fruttuoso; si avvicina al Neoplasticismo e collabora alla fondazione del gruppo Abstraction-Création, un gruppo di artisti astratti che si formò a Parigi negli anni Trenta per opporsi all’ascesa del Surrealismo. Il metodo di Mondrian consisteva nel dipingere composizioni piatte utilizzando una combinazione di linee orizzontali e verticali e cinque colori puri: nero, bianco, rosso, giallo e blu. La principale differenza tra i loro due approcci era che Mondrian costruiva le sue composizioni in modo intuitivo, mentre Moss le costruiva utilizzando un approccio matematico. Mondrian cercava la purezza spirituale nel suo lavoro, mentre Moss cercava precisione ed eleganza. 
Nel 1938, a causa dell’avvento del Nazionalsocialismo si rifugia in Olanda, a Groot Valkenisse, presso la casa della sua compagna, la scrittrice Antoinette Hendrika Nijhoff-Wind, dove continua a lavorare. 

Marlow Moss e Netty Nijhoff durante una vacanza invernale in Svizzera 

Le opere realizzate in questo periodo andranno perse a causa dei bombardamenti. Nel 1940 è costretta nuovamente a fuggire, l’Olanda viene invasa dalla Germania e Moss torna in Inghilterra, dove, sola e senza famiglia, si trasferisce vicino a Lamorna, un piccolo villaggio sulla costa della Cornovaglia, nell’estremo sud-ovest della Gran Bretagna, il cui paesaggio è da tempo un’attrazione per gli artisti. Qui segue corsi di architettura alla Penzance School of Art, e realizza sculture, iniziando a usare strutture metalliche. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale a Penzance allestisce un piccolo laboratorio di falegnameria dove cerca di ricreare le opere andate perdute. Lì muore il 23 agosto 1958. 

Le sue opere sono ora esposte nei principali musei d’arte moderna al mondo, tra cui la Tate Modern, il Museum of Modern Art e il Rijksmuseum, e alcune tele furono presentate alla celebre mostra “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940” a Milano nel 1980.
Lo stile di Moss è caratterizzato da un’aderenza rigorosa a principi di ordine, equilibrio e purezza geometrica, e da un uso meticoloso di linee rette, angoli retti e colori primari, oltre al bianco e al nero. Moss introdusse la “doppia linea“, che consiste nell’accostare due linee sottili e parallele, al fine di creare un ritmo e una vibrazione che aggiungono dinamismo alle sue composizioni, distinguendole nettamente da quelle di Mondrian. Questa innovazione, apparentemente semplice, è in realtà un elemento rivoluzionario. Mentre Mondrian utilizzava una singola linea nera per separare le forme e i colori, Moss impiegava due linee parallele, che non solo delimitano gli spazi, ma generano una tensione e un senso di movimento. 
Il dipinto del 1932 White black red and grey è uno dei primi esempi dell’uso della doppia linea da parte di Marlow Moss. 

White black red and grey 

White with Rope, del 1940, si distingue per l’uso di materiali non convenzionali, come la corda, che, dipinta di bianco, crea linee e rilievi, portando in questo modo i principi del neoplasticismo ad una forma quasi scultorea. 

White with Rope 

Composition in Yellow, Black and White, del 1949, è un esempio perfetto della “doppia linea”, e dimostra l’abilità di Moss nel superare la rigidità del neoplasticismo di Mondrian, creando una composizione più dinamica e ritmica. 
In Composition in Black and White Number 4, dello stesso anno, l’artista, concentrandosi unicamente sul bianco e sul nero, mette in risalto la purezza della geometria e la sottile vibrazione creata dalle linee parallele. 

Composition in Yellow, Black and White (sin) – Composition in Black and White Number 4 (dex) 
White, Black, Blue and yellow (sin) – White and Yellow (dex) 

Con le sculture l’artista porta i principi del neoplasticismo nella terza dimensione, concentrandosi sulla semplicità essenziale, ed eliminando ogni elemento decorativo per arrivare a una pura espressione di armonia. Utilizzando materiali come il perspex e il metallo, Moss crea opere tridimensionali che sono un’estensione logica dei suoi dipinti, sono costruzioni spaziali che esplorano il rapporto tra linee, pieni e vuoti. La trasparenza del perspex permette alla luce di giocare un ruolo attivo, creando ombre e riflessi che modificano l’opera a seconda del punto di vista. 
Balanced Forms in Gunmetal on Cornish Granite (1956-1957), Forme equilibrate in canna di fucile su granito della Cornovaglia, è una costruzione spaziale che esplora la relazione tra forma, spazio e luce utilizzando materiali come il metallo brunito (gunmetal) e il granito. 

Balanced Forms in Gunmetal on Cornish Granite 
Forma scultorea, collocata sulla tomba di Netty Nijhoff a Biggekerke 
Construction in Steel (sin) – Untitled (dex)

Le sculture in acciaio suggeriscono una ricerca di durabilità, pur mantenendo i principi di semplicità e armonia geometrica. 

In sintesi, le opere di Marlow Moss, sia dipinti che sculture, non sono semplici imitazioni del neoplasticismo, ma ne sono un’evoluzione. Attraverso l’innovazione della “doppia linea” e l’uso di materiali diversi, l’artista ha saputo creare un’estetica unica, focalizzata sulla ricerca di un’armonia universale attraverso la geometria pura, ma con un’attenzione particolare al ritmo, alla tensione e all’interazione con lo spazio. 

In copertina: opera di Marlow Moss senza titolo. 

***

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.

Lascia un commento