Zohran Mamdani trionfa a New York, è il primo sindaco musulmano della Grande Mela, il più giovane degli ultimi cento anni e il primo del sudest asiatico. Nato in Uganda trentaquattro anni fa ed emigrato a New York quando aveva sette anni, padre professore alla Columbia University e madre regista pluripremiata, ha vinto con più del 50% e un’affluenza record. Mamdani ha promesso affitti a “equo canone” e un piano per costruire alloggi economici, trasporti pubblici e assistenza all’infanzia gratis, supermercati comunali economici e aumento del salario minimo orario. Trump lo ha accusato di essere un comunista. Lui ha risposto così: «Dato che so che stai guardando, ho quattro parole per te: Turn the volume up (Alza il volume). New York resterà una città di immigrati: una città costruita da immigrati, alimentata da immigrati e, da stasera, guidata da un immigrato». È la rivolta di giovani che parlano una lingua nuova in un mondo dominato da anziani. Un’altra trentenne, Rosalía, cantautrice spagnola e star della musica internazionale con 27 milioni di follower su Instagram, ha fatto nella settimana scorsa qualcosa di clamoroso, è uscita con un disco che tutto il mondo sta ascoltando, Lux, un disco che parla di temi legati alla vita quotidiana, in un intreccio di musica sinfonica, pop, elettronica, flamenco e tonalità mediterranee. In tredici lingue, tra cui anche un brano in italiano e uno in siciliano dedicato a S. Rosalia, “Focu ranni”.
Altro tema dibattuto in questi giorni riguarda l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. C’è stato sui giornali un piccolo diverbio tra il noto psicanalista Massimo Recalcati e la giornalista Concita De Gregorio. Recalcati in un articolo apparso il 2 novembre scorso su Repubblica si è dichiarato contrario, sostenendo che «Educare alla sessualità è compito della scuola ma non è una materia». Mentre un disegno di legge, in approvazione alla Camera, obbliga le istituzioni scolastiche a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità. Detta così, fa pensare che il sesso sia una materia scabrosa, oscena e che sia pericoloso parlarne con ragazzi tra i banchi di scuola. Continua Recalcati: «La sessualità non si insegna come si insegna la grammatica o la matematica. E poi chi dovrebbe insegnarla? Un biologo? Uno psicologo? Un insegnante di scienze naturali? Un tecnico appositamente formato? La sessualità non è un sapere universale da trasmettere, ma un’esperienza del tutto singolare e incomparabile che deve essere piuttosto custodita. L’educazione affettivo-sessuale dovrebbe essere un obbiettivo trasversale dell’intera vita scolastica». Ogni insegnante, secondo Recalcati, dovrebbe vestire i panni di un educatore sessuale-affettivo, non può insegnare la sessualità, perché non esiste una sola sessualità, si può essere eterosessuali, omosessuali, lesbiche, bisessuali, fluidi o altro, ma nessuna identità sessuale ci preserva dall’infelicità, ci garantisce il benessere. Che cosa significa amare, desiderare? Perché a volte facciamo delle scelte che ci fanno soffrire? Recalcati si chiede: «Siamo sicuri che un programma ministeriale o un’educazione famigliare possano davvero pretendere di dare risposte a questi interrogativi così cruciali che accompagnano da sempre la vita umana?» La conoscenza ci salverà dalla sofferenza?
Gli risponde di si Concita De Gregorio il 3 novembre sulle pagine dello stesso giornale, mettendo in dubbio che la scuola possa affrontare questi temi nel suo complesso, e poi chi? Il coro degli insegnanti, ciascuno nella sua ora? Con tutta l’ansia che hanno di completare i programmi, di preparare ai test Invalsi? E lancia l’idea che potrebbe essere lo stesso Recalcati a tenere un corso del genere o un altro docente alla sua altezza. Perché, se non si apprende a scuola il rispetto degli altri, anche se sono diversi da noi, dove se no? In rete, su siti come Youporn, o Onlyfans? Meglio la scuola, una scuola che non tace, ma educa e parla di emozioni, di consenso, di identità, una scuola che previene, dove vige la laicità e la libertà di insegnamento, e tutti gli studenti e le studentesse possono avere accesso ad un’istruzione completa e di qualità. Una scuola che informa sulle malattie sessualmente trasmissibili, sulla prevenzione delle gravidanze precoci, sul contrasto alla violenza sessuale. Il diverbio tra i due è poi continuato sulle pagine facebook e non voglio entrare nel merito perché sono due mostri di intelligenza e di cultura, che meritano entrambi grande stima e ammirazione. Dico solo che mi pare siano su due piani diversi: Recalcati su un piano idealistico che vede l’educazione come la funzione principale della scuola nel suo complesso, e come dargli torto! De Gregorio su un piano più pragmatico che privilegia la funzione di informazione e prevenzione della scuola.
Intanto i femminicidi continuano a fare strage, come è emerso dalla Gender Equality Week, la settimana europea dedicata alla parità di genere, che si è svolta dal 3 al 9 novembre: 1 donna su 3 nell’Ue ha vissuto violenza fisica o sessuale in età adulta. Questo dato viene richiamato per giustificare l’urgenza della questione. La persistente violenza di genere, insieme a stereotipi radicati, continua a rappresentare un ostacolo trasversale al conseguimento della parità.
Il numero che state per leggere ha uno sguardo sul Vecchio Continente, con Il lavoro in Europa, per “Bibliografia Vagante” che segnala una serie di articoli di politica ed economia del lavoro, con riflessi sui lavoratori ma, soprattutto, sulle lavoratrici e con La parità formale dei diritti di genere in Europa, per la serie “Diritti e rovesci”. La parità come principio alla base di una vera democrazia è descritta da La traccia materna nel nome, un approfondimento sul doppio cognome che recensisce il libro di Sergio Tatarano.
Mentre a Belem, in Brasile, si svolge la Cop30 sul riscaldamento globale sarà interessante scoprire una pioniera della scienza del clima, attivista dei diritti delle donne, in Eunice Newton Foote. Due cilindri di vetro e un secolo di silenzio editoriale. Annamaria Cesarini Sforza, mosaicista è la donna di Calendaria 2025 su cui ci soffermiamo oggi, mentre per il Progetto Cosmopolita raccontiamo Anna Antonacci, colei che rifulse luce nella fede e nell’opera, una pugliese d’adozione che seppe fare della sua cecità una forza messa a disposizione della comunità. Dalla Puglia ci spostiamo in Toscana con Il filo dorato tra la Valdinievole e le rotte americane: Fioretta Vespucci e le altre, la relazione sulla conferenza di Bruna Rossi Montagnani che si occupa di “donne ai margini della storia”. Per “Un anno con Clara Sereni” ci spostiamo a Roma, con Via Ripetta 155 l’unico libro della scrittrice, giornalista e traduttrice che sia esplicitamente autobiografico. Restiamo a Roma con 1° Convegno internazionale di Toponomastica Inclusiva. Giorno 1. Seconda parte, la relazione sugli incontri con gli e le ospiti italiane e straniere intervenute nel pomeriggio del 23 ottobre scorso.
Dalla capitale partiamo per un Viaggio in Tunisia la nuova puntata della serie “Viaggi verso est”.
Cambiamo argomento occupandoci di geopolitica dell’intelligenza artificiale con La corsa all’Ia.
Il nostro suggerimento cinematografico è per Radioactive. La mente geniale di Marie Skłodowska Curie, mentre quello di lettura è Il colloquio, racconto in chiave di genere del Laboratorio di scrittura creativa “Flash-back”.
Chiudiamo come ci piace spesso fare con la ricetta vegana: Tortini di patate e funghi i grandi protagonisti dell’autunno, augurando a tutte e tutti buone letture paritarie!
***
Articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.
