Pontedera. Coltivare semi di pace

«L’uguaglianza di genere è più che un obiettivo. È una condizione indispensabile per affrontare la sfida della riduzione della povertà, della promozione dello sviluppo sostenibile e della costruzione di un buon governo». Questa frase di Kofi Annan, diplomatico ghanese ed ex segretario generale delle Nazioni Unite, ci ricorda quanto il gender gap possa avere severe ripercussioni in tutti gli ambiti di una società civile: il ruolo dell’educazione ha sicuramente un impatto decisivo e il progetto Voci di parità, promosso da Toponomastica femminile, diventa una possibile forma di contrasto a tali fenomeni. Il progetto, sostenuto dai fondi dell’8xmille luterano, nasce per affrontare una delle forme più sottili e pervasive di povertà, quella educativa e sociale, che restringe gli orizzonti dei/delle giovani alimentando stereotipi, discriminazioni e disparità che nel tempo sono capaci di tradursi in vere e proprie forme di violenza.

Per contrastare questo fenomeno alla radice, il progetto ha intrecciato prevenzione e memoria, riportando alla luce figure dimenticate e trasformandole in strumenti di consapevolezza per ragazze e ragazzi che oggi cercano il proprio posto nel mondo. Il primo passo è stato restituire visibilità ai contributi delle donne nella storia e nella società, perché solo mettendo in luce ciò che è stato oscurato si può promuovere una reale parità e valorizzare il potenziale di ogni individuo. Da qui nasce la necessità di far conoscere — e riconoscere — il merito di figure femminili spesso ammutolite dal silenzio storico: ascoltarne le storie significa offrire alle giovani generazioni quei modelli identitari che troppo a lungo sono mancati e che influenzano ancora oggi scelte scolastiche e professionali. Su questa base ha preso forma un percorso che, attraverso attività laboratoriali, aiuta a sviluppare criticamente una riflessione sugli stereotipi generati proprio dal mancato riconoscimento del valore delle donne: stereotipi che incidono sull’autostima, condizionano le relazioni e alimentano dinamiche di disuguaglianza. Parallelamente, il progetto ha offerto una panoramica sulle molte modalità con cui la violenza di genere può manifestarsi, utilizzando testimonianze e storie reali come strumenti per prevenirla e contrastarla. 

Lo sviluppo relazionale, emotivo e cognitivo è stato sviluppato in diversi modi. Il teatro è diventato, infatti, un alleato prezioso in questo cammino: le rappresentazioni interattive pensate per età diverse hanno permesso alle classi coinvolte di mettersi nei panni degli e delle altre, innestando un dialogo fatto di empatia. Ma come è stato possibile? Alla scena sono sempre seguiti dei momenti di rielaborazione condivisa che hanno permesso di trasformare le emozioni in consapevolezza: ciò che lo spettacolo ha acceso è stato approfondito poi in laboratorio, rendendo l’esperienza artistica un’occasione di crescita. Accanto al teatro, la lettura ha rappresentato un altro pilastro del progetto: nelle scuole sono stati introdotti scaffali dedicati alla parità, pensati come strumenti quotidiani di inclusione. Leggere, da soli/e o insieme, permette di aprire mondi, rimettere in discussione certezze, dare voce alle diversità. Ogni libro diventa così un invito a pensare, capire, crescere.

Da giugno a novembre 2025, queste azioni hanno preso vita nei territori di Firenze, Massa e Carrara e Pisa, attraverso la partecipazione di scuole, istituti penitenziari minorili e amministrazioni locali. Ogni luogo ha accolto un tassello del progetto: spettacoli, laboratori, letture, percorsi tematici fra cui Ascolta le nostre vociColtivare semi… di paceDi padre in figlio.

Coltivare semi… di pace, realizzato il 29 ottobre 2025 nelle classi prime dell’Istituto Comprensivo M.K. Gandhi di Pontedera, nasce con un intento semplice e ambizioso insieme: accompagnare le bambine e i bambini in un primo incontro con i valori della pace, del rispetto e della sostenibilità ambientale, attraverso un’esperienza che ha unito racconto, immaginazione e attività pratica. Il progetto si è strutturato in più momenti che hanno dialogato fra loro, così che ogni fase diventasse il seme della successiva.

Il percorso si è aperto con lo spettacolo Coltivare semi… di pace, una narrazione teatrale realizzata con la tecnica del kamishibai, il tradizionale teatro d’immagini giapponese.

Tavole illustrate e testi pensati per il pubblico della primaria hanno guidato i piccoli spettatori e spettatrici alla scoperta della storia di Wangari Maathai, l’attivista kenyota conosciuta come “la signora degli alberi”, Premio Nobel per la Pace e figura-simbolo di un impegno che lega diritti umani, tutela ambientale e responsabilità collettiva.

Le sue parole — «molte guerre vengono combattute per risorse che stanno diventando sempre più scarse. Se conservassimo meglio le nostre risorse, non ci sarebbero conflitti per ottenerle» — diventano la chiave di lettura di tutta l’esperienza educativa: prendersi cura del pianeta come gesto concreto per costruire relazioni più giuste e pacifiche. Dopo lo spettacolo, ciò che era stato vissuto attraverso le immagini ha preso forma in un laboratorio multidisciplinare che ha raccolto spunti artistici, teatrali e scientifici. L’attività proposta alla classe è stata quella di mettere letteralmente le mani nella terra: coltivare semi, osservare piante e fiori, comprendere il valore degli ecosistemi e il legame profondo tra benessere umano e benessere naturale. Il “fare” può diventare così un modo per ragionare sulla cura, sul rispetto e sulla responsabilità condivisa: piccoli gesti quotidiani che, proprio come i semi, hanno bisogno di essere nutriti per crescere.

Da qui nasce anche la parte più creativa del laboratorio: “La storia continua…”. Il kamishibai visto a teatro si è trasformato nel punto di partenza per inventare nuovi racconti. La domanda finale dello spettacolo — «E tu cosa pensi di fare per la salvaguardia del pianeta e, di conseguenza, per la pace?» — ha aperto un dibattito vivace, dal quale sono emerse tante idee e proposte sorprendenti: riutilizzare abiti, fare volontariato in un rifugio per animali, scrivere articoli sul giornalino scolastico, ideare manifesti per una campagna ambientale, muoversi in bicicletta, scegliere frutta non trattata, persino lanciare “bombe floreali” per aiutare le api. Ogni bambina e bambino ha annotato sul quaderno di scienze le proprie intenzioni e, con la guida dell’insegnante, si è unito/a poi a un gruppo di compagni/e con interessi affini per iniziare a progettare una breve storia illustrata: tre scenette su fogli A3 da far diventare un nuovo mini-kamishibai da presentare alle altre classi, in un processo di condivisione peer to peer che ha il potere di rafforzare il senso di comunità e l’idea di “contagio nell’impegno”.

Durante il laboratorio, le tavole dello spettacolo — molto apprezzate dal punto di vista artistico — sono diventate occasione di domande e osservazioni. La curiosità dei bambini e delle bambine ha aperto la porta a nuovi racconti e nuove figure femminili: oltre a Wangari Maathai, hanno trovato spazio Greta Thunberg, Rachel Carson ed Eva Mameli Calvino. Proprio quest’ultima, appassionata botanica, è stata collegata al tema delle “bombe floreali”, trasformando un gesto ludico in una riflessione scientifica sul ruolo delle api e sull’importanza della biodiversità. Le emozioni suscitate dall’incontro con queste storie hanno reso evidente quanto le bambine e i bambini si sentano protagonisti/e di un possibile cambiamento: hanno compreso che fare piccole cose, insieme a tante altre persone, può davvero fare la differenza.

Una terza componente del progetto è stata lo scaffale di libri, una donazione di volumi scelti per accompagnare le classi sui temi della parità di genere, dei diritti umani e dell’educazione alla cittadinanza. La lettura viene proposta durante tutto il progetto come un’esperienza educativa e relazionale, capace di sviluppare pensiero critico, empatia e rispetto delle differenze, e di offrire a docenti ed educatori/trici strumenti utili per affrontare in modo competente e sereno questioni complesse. Tra le proposte editoriali ha trovato spazio anche Calendaria, un calendario-libro dedicato alle figure femminili che la storia ha oscurato o marginalizzato: un materiale prezioso che permette di esplorare biografie, restituire merito e visibilità e costruire modelli identitari solidi, in linea con l’obiettivo del progetto di contrastare quel silenzio storico che limita ancora oggi le possibilità di scelta delle giovani generazioni.

Attraverso queste azioni integrate — narrazione, laboratorio, confronto, lettura — l’Associazione Toponomastica Femminile rinnova il proprio impegno per una scuola che metta al centro pace, giustizia sociale, rispetto per l’ambiente e valorizzazione di ogni persona. L’idea alla base del progetto è che i semi più importanti si piantino proprio nei primi anni di vita: coltivati con cura, possono crescere e trasformare non solo chi li custodisce, ma l’intera comunità.

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Articolo di Nicole Maria Rana

Nata in Puglia nel 2001, studente alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte e cinema, le piace scoprire nuovi territori e viaggiare, fotografando ciò che la circonda. Crede sia importante far sentire la propria voce e lottare per ciò che si ha a cuore.

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