SORELLE 

«Nel vigore dell’ingegno e dell’etate, scrivere cose potrei fervide e care, se godessi dell’uom la libertate». 
Con questo verso di Giuseppina Turrisi Colonna si apre il nuovo libro di Rita Alù: Sorelle. Anna e Giuseppina Turrisi Colonna (Ediz. Torri del Vento, 2025). L’autrice, dopo anni di ricerche d’archivio, ci consegna questa storia importante ancora poco conosciuta e non adeguatamente apprezzata: Giuseppina ed Anna, unite nella vita e per singolare coincidenza anche nella morte. 

È un romanzo storico che abbraccia un arco temporale che si snoda dal 1834 al 1848 quando la Sicilia, ancora sotto il dominio borbonico, viveva uno straordinario fermento culturale spesso in chiave patriottica e molti intellettuali siciliani erano costretti all’esilio. 
Alù, tramite il carteggio ritrovato nel Fondo Giuseppina Turrisi Colonna presso la Biblioteca di via Senato a Milano, entra emozionata e in punta di piedi nel rapporto intimo fra le due sorelle, un legame che permeerà la loro vita anche quando gli eventi le costringeranno a una lontananza fisica. 
Nel Palazzo Asmundo di Palermo, sulla via del Cassaro (oggi Corso Vittorio Emanuele), le due sorelle vivono insieme alla famiglia. Gli illuminati genitori — il barone Mauro Turrisi e la nobildonna Rosalia Colonna — permettono loro l’istruzione al pari dei fratelli. Sarà soprattutto la madre a inculcare alle figlie l’amore per la cultura e per l’arte. 

Giuseppina manterrà quasi per tutta la vita un rapporto privilegiato con il Maestro, l’abate Giuseppe Borghi che sarà fermo punto di riferimento nel suo processo di erudizione. Giuseppina è sensibile, colta, conosce le lingue e, oltre il greco e il latino, parla anche il francese e l’inglese. Già da adolescente aveva tradotto Le Metamorfosi di Ovidio e aveva composto varie liriche. 
La vena artistica di Anna sarà assecondata dai familiari che le permetteranno di studiare l’arte del disegno prima con Gaetano Sozzi e poi con l’apprezzato pittore palermitano ritrattista Giuseppe Patania. In seguito, farà apprendistato nella bottega di Salvatore Lo Forte. Scrissero che Anna Turrisi Colonna dipingeva con “animo virile” e ciò fa comprendere come la sua arte, tradizionalmente legata al talento maschile, fosse molto apprezzata. 
Tra le righe di Sorelle, chi legge fa un tuffo nel passato, nella Palermo di quegli anni e nella sua preziosa architettura. In alcune descrizioni degli interni di Palazzo Asmundo pare di sentire gli odori del famoso dolce Trionfo di gola e vedere il luccichio dell’argenteria e della cristalleria durante le feste nella casa natia dove per quelle occasioni Giuseppina scriveva appositamente delle piccole commedie, che poi venivano rappresentate. Pare di vedere Giuseppina che verga le sue parole su una carta leggera e sottile fabbricata a mano, custodita gelosamente in una cartellina rosa. Pare di vedere Anna disegnare e poi ritrarre i dipinti della casa evidenziando ogni piccolo dettaglio e utilizzando l’uso sapiente dei colori. 

Tutto ciò si respira nella scrittura colta ma fluida dell’autrice. Per Anna la pittura non è un passatempo come per altre sue coetanee ma una «passione importante che le consente di dare sfogo alla sua creatività ed esprimere […] i suoi sentimenti, l’affetto verso le persone care […] e in alcuni casi, l’amore per la Patria. Gli stessi valori nei quali crede anche Giuseppina». 
Le due sorelle lavorano spesso sullo stesso soggetto: Anna dipinge e Giuseppina scrive versi. Una vita che le dividerà fisicamente dopo i matrimoni: Anna con Pietro Settimo Principe di Fitalia e Giuseppina con il letterato Giuseppe De Spuches. Sarà il magico filo della scrittura delle lettere che però le terrà sempre vicine. Anche la morte le riunirà in un unico monumento funebre collocato nella chiesa di San Domenico, considerata il Pantheon dei siciliani illustri. Le due sorelle morirono a tre giorni di distanza l’una dall’altra nel febbraio del 1848, ma restarono nella storia come due figure lontane dagli stereotipi femminili delle donne nobili del tempo. Entrambe molto colte, sensibili e impegnate nelle tematiche politiche e sociali del tempo. 

Il grande merito del libro è anche quello di mettere in risalto altre donne dell’epoca, alcune anonime come le pittrici fiorentine, tedesche francesi e inglesi che affollano Gli Uffizi di Firenze e che catturano l’attenzione di Giuseppina, e altre con precise identità come la letterata e patriota palermitana Lauretta Li Greci, la poeta messinese Letteria Montorio e la netina Mariannina Coffa. Seppur accennate nelle note, riflettono la sorellanza delle artiste del tempo, la loro insofferenza della condizione femminile troppo stretta negli abiti, nel cuore e nella mente. 
Alla fine di ogni capitolo ci sono alcune annotazioni contenenti sia le fonti ma anche ulteriori dettagli emersi durante le ricerche. Il volume è corredato da foto e documenti dell’epoca. 

Ci piace chiudere ricordando un sonetto composto dalla zia Giuseppina alla nascita della nipote Maria Felice in cui le augura di vivere seguendo l’esempio illuminato della madre e di far parte di una nuova generazione di donne. Scrive Rita Alù: «Forse riuscirà a soddisfare le proprie passioni, a realizzare sogni e desideri, compresa la gloria sempre sognata e mai raggiunta». 
Una lapide commemorativa ricorda oggi le due sorelle (già presentate in Vv n. 93) sul prospetto di palazzo Asmundo. Giuseppina ha una via intitolata a Palermo, Catania e Caccamo. 
Ad Anna Turrisi Colonna non risulta alcuna intitolazione. Ci auguriamo che possa essere degnamente ricordata almeno nell’odonomastica palermitana.

Sorelle. Anna e Giuseppina Turrisi Colonna
Rita Alù
Torri del Vento Edizioni, 2025
pp. 252

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Articolo di Ester Rizzo

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Giornalista. Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, socia Sil, collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille. I primati delle donne. Autrice dei saggi: Camicette BiancheDonne DisobbedientiIl labirinto delle perdute e i romanzi storici Le ricamatrici e Trenta giorni e 100 lire, sempre per Navarra editore.

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