Giuseppina e Anna Turrisi Colonna

A Palermo, nella chiesa di San Domenico, il Pantheon dei “siciliani illustri”, dove ultimamente è stato traslato il corpo di Giovanni Falcone, tra le altre sepolture vi è quella delle sorelle Giuseppina e Anna Turrisi Colonna, scrittrice la prima e pittrice la seconda. Due donne, due artiste, unite nella vita e nella morte, ricordate in un unico monumento funebre.
Erano figlie del barone Mauro Turrisi e della nobildonna Rosalia Colonna Romano appartenente alla famiglia dei Duchi di Cesarò. Fu proprio la madre che trasmise loro gli ideali dell’amore per il bello, per l’arte, per la patria e pure il cognome.
Giuseppina (a destra nelle foto) era nata a Palermo il 2 Aprile 1822. Sin da piccola dimostrò una felice attitudine alla poesia e scriveva piccole commedie che poi venivano rappresentate in famiglia. A  soli quattordici anni pubblicò un Inno Sacro. Fu anche una brava traduttrice dal latino: si cimentò infatti nella traduzione delle Metamorfosi  di Ovidio. Crescendo diventerà una poetessa rivoluzionaria e civile da cui traspare tutto l’amore per la patria e l’amore per le donne. Incitava queste ultime a conquistarsi la libertà di una vita meno oppressa e meno soffocata dai vincoli che a quei tempi non consentivano al genere femminile di poter vivere come desiderava. La consapevolezza  della discriminazione la troviamo in un suo verso: «Nel vigor dell’ingegno e dell’etate/ scrivere cose potrei fervide e care/se godessi dell’uom la libertade».
Ed ancora: «In membra delicate ed esili un’anima di ferro e di fuoco, una perpetua battaglia fra le cure casalinghe e modeste prescritte alla donna ed il desiderio di una vita avventurosa, com’è del soldato e del marinaio». Giuseppina, sin da giovane, era stata influenzata nelle sue scelte politiche ed ideologiche dalle figure di Vittoria Colonna e  Gaspara Stampa.
La stampa periodica di quei tempi dedicò grande attenzione e spazio alla sua  produzione poetica, soprattutto ad un piccolo volume di liriche, Le Monnier,  che fu commentato dai letterati più celebri.
La sorella Anna (a sinistra nella foto) aveva anche lei visto la luce a Palermo, a Palazzo Asmundo, il 4 agosto 1820 e sin da giovanissima si dedicò alla pittura.

Palermo. Palazzo Asmundo

Studiò i grandi maestri del Cinquecento ed iniziò a dipingere i suoi ritratti: tra questi quello della madre e quello della regina Costanza d’Altavilla dal titolo Costanza Normanna esce dal Monastero, ispirato al terzo canto del Paradiso di Dante.

Spesso quando Anna finiva di dipingere un quadro, Giuseppina, sullo stesso soggetto, scriveva una poesia.

La pittrice, nel 1843, convolò a nozze con Pietro Settimo, Principe di Fitalia e con la nascita dei figli «lasciò i pennelli per sedere a studio della culla». Dopo quattro anni, nel 1847, anche Giuseppina si sposò, con il poeta Giuseppe De Spuches, principe di Galati. Questo matrimonio durò appena un anno: Giuseppina diede alla luce la sua prima figlia che però morì dopo poche ore e, dopo tre giorni, morì anche lei per un aneurisma.

Il destino aveva previsto una fine congiunta per le due sorelle: infatti tre giorni prima di quegli eventi luttuosi, anche Anna finiva la sua vita a Castelbuono, a causa della tisi.

Due sorelle, due artiste unite insieme nella vita e nella morte. Una lapide commemorativa posta sul prospetto di Palazzo Asmundo, quasi di fronte la Cattedrale di Palermo, ricorda la loro nascita in quel palazzo e fu apposta in occasione del centenario della morte.

Palermo. Foto di Iole Carollo

Solo Giuseppina ha anche una via intitolata a Palermo, a Catania, a Caccamo e in qualche altro paese dell’isola e un suo ritratto si trova nella biblioteca di Casa Professa tra “i siciliani illustri”. Giuseppina e Anna hanno avuto la peculiarità di rappresentare due donne diverse dagli stereotipi delle donne della nobiltà siciliana di quei tempi. Erano colte, sensibili, impegnate in tematiche sociali e civili.

Purtroppo il loro cammino su questa terra fu molto, molto breve.

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Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra edit. ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo, Le Ricamatrici e Donne disobbedienti.

 

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