A Novara il tempo si è fermato

Se capitate a Novara, andate a visitare il Castello Visconteo-Sforzesco, situato in pieno centro storico, dove dal 1.11.2025 al 6.04.2026 è in corso una mostra dedicata a L’Italia dei primi italiani, Ritratto di una nazione appena nata. Sono esposti circa ottanta capolavori realizzati tra i primi anni Sessanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, opere di maestri come Telemaco Signorini, Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori, Francesco Paolo Michetti, Angelo Morbelli, Emilio Longoni, Stefano Bruzzi, Giovanni Battista Quadrone, Gugliemo Ciardi, Carlo Fornara, Achille Tominetti, Cesare Maggi, Vincenzo Cabianca, Luigi Steffani, Francesco Lojacono, Rubens Santoro, Mosè Bianchi, Filippo Carcano, Pio Joris, Adolfo Tommasi, Marco Calderini, Ettore Tito, Giulio Aristide Sartorio, Vespasiano Bignami, Pompeo Mariani, Carlo Pittara, Luigi Gioli, Giovanni Sottocornola, Attilio Pusterla, Francesco Netti, Demetrio Cosola, Italo Nunes Vais, e altri protagonisti della pittura italiana dell’epoca (tutti maschi!).
Sette le sezioni tematiche, dalla vita rurale tra pianure, valli e monti, attraverso lo sviluppo costiero della penisola e le attività delle regioni marittime, fino a giungere al volto delle tre capitali d’Italia, Torino, Firenze, Roma, e di altre grandi città come Napoli, Venezia e non ultima Milano, la prima metropoli italiana, e alla nascita di una borghesia moderna, tra quotidianità, svago e villeggiatura. Un’altra sezione è dedicata al tema dell’amore venale, la prostituzione. Il percorso si conclude con uno sguardo ai “tempi moderni” e alla vita nelle metropoli industriali, dove zone lussuose con splendidi complessi edilizi si alternano a zone squallide e fatiscenti abitate da gente che sopravvive con lavori umili, spesso con accattonaggio.

Peccato che, nonostante la curatrice sia una donna, Elisabetta Chiodini, sia stato completamente dimenticato l’apporto che in quel periodo hanno dato le artiste, e in quella che viene definita Sezione femminile la donna non sia soggetto attivo, ma solo oggetto passivo di uno sguardo maschile.
Questa sezione, che viene dichiarata «declinata tutta al femminile» illustra le diverse relazioni che le donne borghesi intrattenevano con le arti figurative, visitando le città d’arte e i musei, collezionando arte contemporanea e frequentando gli studi dei maggiori artisti per valutare le opere da acquistare per la propria collezione, altre che amavano dipingere per puro diletto.
Tra gli autori che le hanno dipinte Silvestro Lega, Odoardo Borrani, Michele Cammarano. Nel catalogo si spiega che «la presenza nel campo artistico delle donne negli anni successivi l’unità comincia a definirsi al di là dei limiti del dilettantismo». È come chiamare dilettanti Sofonisba Anguissola, Plautilla Nelli, Properzia de’ Rossi, Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana! E mi fermo qui.
Pare che a Novara il tempo si sia fermato, sia rimasto agli anni Cinquanta, quando nello storico manuale di Gombrich non era presente nessuna artista. Forse che a Novara non è arrivata la rivoluzione degli studi di genere che hanno consentito di correggere una visione distorta e parziale della Storia dell’arte? Mentre Roma dedica importanti esibizioni alla componente femminile, come è capitato con la mostra Roma pittrice dal 25 ottobre 2024 al 4 maggio 2025 al Museo di Palazzo Braschi, focalizzata sulle artiste che lavorarono a Roma a partire dal XVI secolo; e Firenze con Sex and Solitude dedica una mostra a Palazzo Strozzi, dal 16 marzo al 20 luglio 2025, a Tracey Emin, una delle artiste britanniche più famose, che negli ultimi trent’anni ha segnato profondamente l’immaginario femminile. Novara sonnecchia.

La capitale inglese ha reso omaggio a Marina Abramović, pioniera della performance con una grande retrospettiva allestita negli spazi della Royal Academy dal 23 settembre al 1° gennaio 2024. A Madrid, dal 31 ottobre 2023 al 4 febbraio 2024, il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza ha celebrato con la mostra Maestras tante artiste che, seppur talentuose, sono state oscurate per secoli da una storia dominata da un protagonismo maschile. Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600 a Palazzo Reale, Milano, dal 2 marzo al 22 agosto 2021, ha valorizzato talenti come Artemisia Gentileschi e Sofonisba Anguissola. Dal 20 settembre 2025 fino all’11 gennaio 2026 sempre il Palazzo Reale di Milano ha offerto un viaggio nella magia delle opere di Leonora Carrington, artista esploratrice dell’inconscio, mostra che ha seguito quella dedicata a Leonor Fini, artista ribelle e visionaria, aperta dal 26 febbraio al 22 giugno 2025. Ha chiuso a Parigi il 3 agosto 2025 la mostra Artemisia – Héroïne de l’art al Musée Jacquemart-André di Parigi, dove dal 19 marzo sono stati esposti circa quaranta dipinti della celebre pittrice seicentesca che ha fatto del suo percorso e della sua identità di donna e di artista «una storia che attraversa i secoli», come si legge nella presentazione del catalogo.

Mi sarebbe piaciuto vedere in questa mostra novarese diverse artiste italiane che, nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi del Novecento, si affermarono in pittura, scultura e arti decorative, tra cui spiccano Lina Marabelli, pittrice che ritraeva figure femminili forti e introspettive, in paesaggi assolati o fondali scuri; Emma Gaggiotti, famosa per un suo autoritratto, che ha lavorato per la regina Vittoria e il principe Alberto, Evangelina Gemma Alciati, ed Emma Ciardi, che esposero con successo in tante esposizioni del tempo, le futuriste Benedetta Cappa e Olga Biglieri, Ghitta Carell, ritrattista di fama internazionale, e Bice Lazzari, a cui Palazzo Citterio a Milano, dal 16 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026, dedica la prima grande mostra in Italia con 110 opere che raccontano oltre quarant’anni di storia di un’artista che ha attraversato tutto il Novecento, lasciando un segno profondo e inconfondibile.
E ancora Teresa Berring, Wanda Cohen Biagini, Emma Buzzacchi Quilici, Rosa Bortolan, Corinna Clotilde Gaggian Galdiolo, Elisabetta Benato, Marianna Pascoli Angeli, Marianna Candidi, Anna Bacherini Piattoli…

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Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.

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