Hani Motoko è considerata la prima giornalista giapponese, fondatrice di una sua rivista e promotrice dell’empowerment femminile anche nella gestione delle finanze, grazie a una importantissima invenzione che viene utilizzata ancora oggi.


Per addentrarsi nella vita di Hani Motoko è necessario capirne le origini e la cultura di appartenenza.
Nasce l’8 settembre 1873 nella prefettura di Aomori da una famiglia di samurai benestanti. Viene cresciuta prevalentemente dal nonno e dal padre, avvocato di professione, che considerava le donne della famiglia troppo ingenue, in quanto non avevano ricevuto alcuna istruzione. Il divorzio dei genitori segna in modo drammatico la vita della bambina: non vedrà più il suo amato padre che diventerà per lei un estraneo e sarà affidata esclusivamente alla madre.

Nel 1872 il Giappone, nell’intento di ammodernare il sistema scolastico e avvicinarsi di più alle potenze occidentali, aveva reso l’istruzione una priorità del governo, permettendo alle donne di proseguire il loro percorso di studi dopo la scuola primaria. Motoko così frequenta le scuole elementari ad Hachinohe e nel 1894 vince un premio di eccellenza accademica fornitole dal Ministero dell’istruzione. Grazie alle conoscenze del nonno, riesce ad essere accolta alla prima scuola superiore per ragazze, quando ancora le altre non ammettevano studenti donne. È proprio qui che conosce il suo primo mentore: Iwamoto Yoshiharu, preside ed editore della rivista femminile Jogaku Zasshi, che la assume come editrice. Questo rappresenta per lei il trampolino di lancio che le aprirà molte porte nel mondo del giornalismo. Prima ancora di diventare giornalista, Motoko è stata anche una delle poche donne insegnanti di professione, una delle posizioni lavorative più prestigiose e redditizie in Giappone.
La sua carriera di giornalista comincia per il quotidiano Hochi Simbun che contiene una rubrica intitolata Fujin no sugao (tradotto: ritratti di donne illustri), all’interno della quale vengono riportate le interviste a donne sposate e famose in tutto lo Stato. Hani Motoko decide quindi di prendere l’iniziativa e intervistare la moglie del visconte Tani Kanjo, Lady Tani, e il suo articolo riscuote un enorme successo, tanto da essere promossa reporter. Diventa così la prima giornalista donna del Giappone nel 1897 all’età di 24 anni e il suo interesse per tematiche difficili come le problematiche sociali, l’assistenza all’infanzia e gli orfanotrofi la rende altrettanto popolare.
Nella sua vita si sposa due volte. La prima nel 1892: lei stessa ammetterà nell’autobiografia che si è trattato di un matrimonio breve, poiché voleva solo provare a salvare e cambiare l’uomo di cui era innamorata. Ovviamente questo porta il matrimonio a naufragare e sarà per Motoko un trauma importante che le ricorderà la separazione dei genitori. Citando le sue stesse parole: «ho sempre avuto paura che questo doloroso episodio della mia vita, di cui mi vergogno tuttora, potesse mettere a repentaglio le mie capacità in ambito pubblico. Nonostante questo, non mi pento della mia decisione di liberare me stessa, poiché la mia vita è stata privata del suo significato da parte di una persona che amavo».

Il secondo matrimonio avviene nel 1901 con un collega di lavoro, Hani Yoshikazu, con il quale fonda una nuova rivista dal titolo Fujin no Tomo (tradotto: amica delle donne) nel 1908 e una scuola privata per ragazze nel 1921. Una delle battaglie condotte da Motoko riguarda proprio l’importanza dell’istruzione per le giovani donne, affinché possano elevare la loro posizione economica e diventare indipendenti.
Oltre alle lotte politiche e sociali per i diritti femminili, mette a punto uno strumento pratico per facilitare l’organizzazione della contabilità personale, in uso ancora oggi. Questa invenzione, che può sembrare scontata per il mondo odierno, è stata una rivoluzione che ha permesso alle donne di diventare più esperte nella gestione e nel risparmio del denaro. Nel 1904 nasce dunque il Kakebo, primo libro contabile per la casa e strumento liberatorio che consente di controllare le entrate e le uscite ed essere più consapevoli e responsabili delle proprie risorse finanziarie.
Il governo giapponese apprende con soddisfazione dell’invenzione di questo pratico taccuino e lo promuove in ogni ambito, anche per diventare più competitivi con le economie occidentali. Il Kakebo è infatti in grado di insegnare il valore del denaro e l’importanza della sua amministrazione a donne e uomini di tutte le età, promuovendo l’autonomia, l’indipendenza e la libertà finanziaria.

Il metodo Kakebo si basa su 5 punti.
Primo punto – budget mensile: all’inizio del mese è necessario annotare il totale delle entrate (stipendio o altro) e il totale delle spese previste; facendo un piccolo conto si può capire quanto denaro è possibile spendere.
Secondo punto – obiettivo del risparmio: decidere quali spese sono veramente necessarie e quali no.
Terzo punto – tracciare le spese: richiede la precisione di segnare tutte le spese effettuate. Questo aiuta a prendersi del tempo per capire quanto si spende e per quali ragioni, favorisce la focalizzazione dell’attenzione sul denaro speso e la riflessione su come le spese giornaliere possono avere effetti sul futuro della persona.
Quarto punto – valutazione: le spese vanno suddivise in quattro categorie: bisogni essenziali (cibo, acqua), piaceri (pranzi o cene fuori), attività culturali (visite a musei o teatro), spese non previste (riparazione macchina per guasto). A questo punto si possono tirare le somme di quanto si è riusciti a risparmiare.
Quinto punto – riflessione: il Kakebo non è solo uno strumento di annotazione, ma si pone l’obiettivo di aiutare la persona a interrogarsi su come meglio gestire i propri soldi. Ad esempio a fine mese bisognerebbe porsi queste domande: quanto denaro ho in questo momento? Quanto mi piacerebbe risparmiare? Quanto ho speso? Come posso migliorarmi nella sua gestione?
Grazie all’invenzione del Kakebo, Hani Motoko è diventata celebre per essere riuscita a spronare sempre più donne ad essere amministratrici di sé stesse e dei loro averi, senza dipendere dai propri mariti.
Oltre all’insegnamento, al giornalismo e all’idea geniale del Kakebo, che la rendono famosa ancora oggi, Motoko nel 1928 ha scritto un’illuminante autobiografia dal titolo Parlando di me.
Hani Motoko si spegne il 7 aprile 1957, lasciando in tutto il Giappone un ricordo indelebile del suo impegno sociale per la promozione dell’indipendenza e dell’emancipazione femminile.
Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
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Articolo di Elisabetta Uboldi

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.
