Carmen de Burgos y Seguí, paladina dei diritti femminili

Che donna straordinaria! Giornalista, romanziera, femminista ante litteram, pacifista, viaggiatrice, ha sfidato molti stereotipi del suo tempo e vinto sui pregiudizi legati al sesso femminile, pur incontrando ostacoli di ogni genere.

Nasce ad Almería, in Spagna, il 10 dicembre 1867, ma vive in campagna, a Rodalquilar, visto che il padre possiede in quella zona molti beni terrieri e pure delle miniere. Le imposizioni dovute al ruolo sociale della famiglia alto-borghese le stanno strette, così, con un colpo di testa, si sposa ancora ragazzina, a diciassette anni, e per farlo sceglie un giornalista e tipografo con quasi il doppio dei suoi anni, Arturo Álvarez Bustos. Ma non è detto che il matrimonio sia portatore di libertà ed emancipazione, tutt’altro. L’uomo è violento, beve, la tradisce, lei intanto ha quattro figli di cui tre muoiono precocemente. A questo punto prende un’altra decisione coraggiosa, se ne va di casa con la figlioletta Maria (1895-1939), futura attrice, senza ovviamente poter divorziare, visto che allora non era possibile.

A sinistra, Carmen e sua figlia Maria, in una foto pubblicata su Por esos mundos; a destra: Retrato de Carmen de Burgos, pubblicato su «Nuevo Mundo», Año XVII, numero 843

Nel frattempo, per rendersi autonoma, ha studiato per svolgere la professione di maestra; si stabilisce a Madrid dove insegna, ma già inizia la carriera che la renderà un personaggio simbolico nel panorama giornalistico, non solo spagnolo. Diventa amica del celebre drammaturgo Blasco Ibañez e collabora, regolarmente assunta per contratto, con alcune riviste grazie a rubriche create apposta per lei: Notas femininas su El Globo, Lecturas para la mujer su Diario Universale, cominciando a utilizzare lo pseudonimo che le darà fama, Colombine, e a promuovere una serie di battaglie a favore del suffragio femminile e del divorzio. Se da un lato le sue posizioni attirano critiche, dall’altro riceve una importante gratificazione perché viene scelta dal Ministero dell’istruzione per viaggiare all’estero e fare una ricognizione sui sistemi educativi di altri Paesi. Arriva anche in Italia e da quel momento inizia un costruttivo rapporto con la cultura, l’arte, la lingua, la letteratura italiana; conosce il drammaturgo Roberto Bracco di cui tradurrà Nel mondo della donna. Conversazioni femministe (1906), e Matilde Serao, con cui ha un proficuo scambio di opinioni, specie sul tema del divorzio. Ritornerà più volte in Italia, in particolare nell’amata Napoli, che diverrà in varie occasioni il nido d’amore con il romanziere Ramón Gomez de la Serna, storia proibita e scandalosa perché lui era sposato, ma pure il punto di riferimento per i suoi studi successivi su Leopardi, di cui visita commossa la tomba.

Carmen de Burgos Seguí, 1908. Número de registro 78112. Código de clasificación AFB3-117 Editorial López. (cc) Arxiu Fotogràfic de Barcelona

Nel 1911 esce la sua ampia monografia: Giacomo Leopardi (Su vida y sus obras), la prima edita in Spagna sull’argomento e ancora oggi ritenuta la più esauriente. Al ritorno da quel lungo viaggio viene trasferita a Toledo, dove rimarrà a vivere per lavorare, pur continuando l’instancabile opera di animatrice culturale del suo salotto di Madrid chiamato La tertulia modernista (riunione, circolo, in italiano). L’insegnamento molto probabilmente per Carmen è solo un mezzo di sostentamento, visto che è presa da mille impegni, tuttavia le offre varie borse di studio all’estero e l’opportunità di frequentare altre realtà, ampliando la sua formazione e facendole conoscere personalità stimolanti. Intanto ha ottenuto un nuovo incarico: la rubrica quanto mai interessante El voto de la mujer sul quotidiano El Heraldo de Madrid in cui può affrontare in primo luogo il tema del suffragio universale.
Dopo essere diventata la prima giornalista professionista della Spagna, sta per diventare la prima corrispondente di guerra, infatti nel 1909 si reca in Marocco su incarico del giornale El Heraldo de Malaga per seguire, da donna nelle retrovie, la situazione delle truppe, dei feriti, della popolazione civile nella zona di Melilla, in quei moti che sarebbero sfociati nella Guerra del Rif (1921-26), ma lei poi si trasferisce al fronte per poter scrivere sulle reali condizioni di vita dei combattenti. La troviamo ancora in viaggio in Europa e poi in Argentina, mentre trascorre sempre più tempo in Portogallo, dove ha trovato una cara amica in Ana de Castro Osório (1872-1935), giornalista e scrittrice, anche lei impegnata nelle cause femminili. Nel 1914 visita il Nord Europa e verifica di persona le condizioni delle donne in quei Paesi, molto più aperti e moderni rispetto a quelli mediterranei. E di questo tratta nei suoi articoli. Lo scoppio della guerra la blocca e le impedisce di rientrare in patria, ma in modo rocambolesco, correndo gravi rischi e passando per vie traverse, riesce a ritornare, dopo aver perso tutti i suoi appunti, i suoi libri, la sua corrispondenza. Continua però a raccontare sulla stampa sia quello che ha compreso sulla situazione sociale dei Paesi scandinavi sia quello che ha potuto vedere nel terribile percorso nel bel mezzo del conflitto.

Carmen de Burgos in un ritratto di Julio Romero de Torres

Dopo la fine della guerra riprende i viaggi, ancora dall’altra parte del mondo, in America Latina, da cui invia le sue corrispondenze, trattando temi scomodi e provocando le reazioni delle persone più conservatrici. Lei infatti è una pacifista, ha difeso l’obiezione di coscienza, si schiera a favore di ogni battaglia femminile, tiene conferenze, sollecita l’opinione pubblica e la politica, scrive romanzi “rosa” incentrati su figure di donne molto realistiche, ora vincitrici ora sconfitte, che le servono comunque per affrontare le tematiche che le stanno a cuore. Prendiamo ad esempio Il piano inclinato, una delle opere più dense e interessanti; è la storia di Isabel, rimasta orfana e in difficoltà economiche, a Madrid. È circondata da una serie di ragazze come lei che rappresentano i vari “tipi” sociali, tuttavia anche chi è istruita, emancipata, cosciente dei propri diritti, resta schiacciata dal maschilismo del mondo borghese e conservatore che predomina. Nel romanzo breve La piscina, la piscina ironizza sull’arretratezza e l’ipocrisia di un padre di famiglia, preoccupato per l’onore, che vorrebbe ostacolare il cammino delle figlie ribelli, Julia e Isabel, decise a frequentare a ogni costo la piscina e a conquistare i propri spazi di libertà. La malcasada è tutto un programma, fino dal titolo che fa esplicito riferimento all’infelice matrimonio della protagonista Dolores.

Copertine dei suoi libri

Nel 1920 Carmen de Burgos fonda l’associazione Cruzada de las Mujeres Españolas ed è membro attivo di associazioni come La prensa e L’ateneo; diventa presidente della Liga Internacional de Mujeres Hibericas y Hispanoamericanas. Nel 1921 pubblica un libro ancora oggi di estrema attualità: L’articolo 438, in riferimento all’articolo del codice penale spagnolo allora in vigore che in qualche modo legittimava il femminicidio, appellandosi all’onore. Maria Addolorata, vittima dei soprusi del marito, cerca la propria indipendenza e trova un nuovo amore, illudendosi di potersi affermare come donna, mentre la violenza estrema è in agguato. Pochi anni dopo esce un suo ampio saggio non a caso intitolato La donna moderna e i suoi diritti (1926), una testimonianza unica sulle condizioni della donna ai primi del Novecento, un manifesto sull’uguaglianza, una riflessione sulla necessità di uniformare nei codici civile e penale diritti e doveri dell’uomo e della donna, un’opera emblematica del femminismo.

La copertina dell’edizione spagnola di La donna moderna e i suoi diritti e la recensione pubblicata il 28 luglio 1928 su La Esfera n. 760

Nel 1929 la cardiopatia di Carmen subisce un duro colpo perché viene a sapere che la figlia ha letteralmente sedotto il suo amante, autore del testo teatrale in cui stava recitando; una breve avventura, che comunque la madre generosamente perdona, mentre Ramón lascia il Paese e si trasferisce a Parigi.
Nel 1931, cambiata la situazione politica in Spagna, con l’avvento della Seconda Repubblica, arrivano alcune delle riforme da lei caldeggiate tutta la vita attraverso saggi, testi narrativi, articoli, pamphlet: il divorzio, la validità delle nozze civili, il suffragio universale, la libertà di espressione, l’abolizione della pena di morte e del delitto d’onore, l’insegnamento laico.

Carmen de Burgos presiede un atto di difesa del diritto al divorzio all’universita di Madrid, 12 settembre 1931
Madrid 1931. Carmen de Burgos. Conferenza contro la pena di morte

Proprio allora viene pubblicata un’altra sua opera fondamentale: Voglio vivere la mia vita, romanzo in cui anticipa problematiche di grande novità che saranno discusse almeno dopo gli anni Cinquanta, come l’importanza dell’educazione infantile nello sviluppo dell’individuo, il diritto al lavoro per le donne, l’evoluzione della personalità, la fluidità di genere, il rapporto fra i sessi, l’analisi psicologica dei personaggi. Anche la trattazione è moderna e originale, infatti gli eventi si susseguono talvolta con una descrizione minuziosa di un breve lasso di tempo, talvolta con sintesi di interi anni. L’importante, sembra suggerire l’autrice, è scegliere come vivere, magari rischiando, cercando di migliorare, per il bene proprio e della società.

Nello stesso anno Carmen forma la prima loggia massonica femminile spagnola denominata “Amor”, insieme ad alcune amiche, alla sorella e alla figlia Maria; ne diviene gran maestra, ma il gruppo rischia la violenta repressione e la condanna del Tribunale speciale che colpirà tempo dopo Maria. L’8 ottobre del 1932, mentre sta tenendo una conferenza a Madrid, si sente male, il suo cuore affaticato cede e poche ore dopo muore.

Cerimonia funebre massonica per la Venerabile Maestra “Amor”

Il successivo regime franchista la condannerà alla cancellazione e al silenzio perché sarà inserita nella lunga lista di persone sgradite e di scrittori e scrittrici vietate. In realtà, lei, che apparteneva alla cosiddetta generazione del ’98, è stata una delle più importanti esponenti del movimento culturale La Otra Edad de Plata e una paladina dei diritti femminili, come oggi viene pienamente riconosciuta.
Nel 2003 le è stata dedicata da Blanca Bravo Cela la biografia Carmen de Burgos (Colombine). Contra el silencio, preceduta però da studi di Federico Utrera e di Concepción Núñez Rey che avevano risvegliato l’interesse sul personaggio.
Su Vitamine vaganti è comparso un ampio articolo sul n.125.
Nel 2017, per i 150 anni dalla nascita, Carmen è stata celebrata dalla Biblioteca Nazionale di Spagna, varie strade portano oggi il suo nome e un po’ ovunque, Italia compresa, si ristampano i suoi libri, facendo una pur tardiva giustizia.

Qui le traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

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Articolo di Laura Candiani

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Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).

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