«Meditando sulla giustizia delle rivendicazioni delle donne, riconoscendone i meriti e considerando un dovere sociale aiutarle a trionfare diffondendole, ho concepito l’idea di un grande giornale femminista in cui, quotidianamente, le donne difendessero gli interessi delle donne». Questo è l’intento di Marguerite Durand, quando fonda il primo quotidiano diretto, amministrato e composto esclusivamente da donne, La Fronde. Il primo numero esce il 9 dicembre 1897, con lo scopo di continuare là dove si era interrotto La Citoyenne, giornale femminista francese pubblicato a Parigi dal 1881 al 1891 da Hubertine Auclert: La Citoyenne usciva ogni due mesi e sosteneva per le donne il diritto di votare e di candidarsi a cariche pubbliche. All’inizio La Fronde fu criticato e definito “Il tempo in sottoveste”, e fu pronosticata una sua veloce e inevitabile fine. Invece ebbe successo, il che non era affatto scontato e ancora esisteva cinque anni dopo, quando Marguerite Durand lasciò la direzione del giornale il 15 dicembre 1902.

Nata in una famiglia della classe media il 24 gennaio 1864 a Parigi, Marguerite Durand prima di essere giornalista era stata un’attrice teatrale e aveva lavorato alla Comédie Française. Nel 1888 abbandonò la carriera teatrale per sposare un giovane avvocato emergente e membro del Parlamento, Georges Laguerre, che la introdusse al mondo della politica e la coinvolse nella scrittura di opuscoli per il movimento del boulangismo, un movimento basato su una notevole ambiguità d’intenti e con personalità molto differenti al suo interno, dai repubblicani ai monarchici. Il matrimonio durò poco, nel 1891 la coppia si separò amichevolmente, e Durand accettò un lavoro come scrittrice per Le Figaro, il principale quotidiano dell’epoca. Non si risposò più e nel 1896 diede alla luce un figlio, Jacques, il cui padre era Antonin Périvier, un editore letterario, che riconobbe il figlio, ma non provvide mai a mantenerlo. La maturazione dei suoi intenti femministi avvenne nel 1896, quando il giornale la incaricò di seguire i lavori del Congrès Féministe International, nell’aspettativa che ne parlasse con un po’ di umorismo. Durand rimase invece così colpita dalla causa femminista che uscì dall’evento molto cambiata; entusiasta di ciò che aveva sentito, si unì alla lotta delle donne e fondò l’anno successivo il quotidiano di informazione generale, politica e culturale La Fronde, per difendere i diritti delle donne. Non fu semplicemente un giornale per donne, ma un quotidiano pensato, scritto, amministrato, prodotto e distribuito esclusivamente da donne, con un team interamente femminile. Tra queste spiccavano personalità come Caroline Rémy, Jeanne Loiseau, Jeanne Chauvin, Pauline Kergomard e Clémence Royer, quasi tutte appartenenti alla borghesia francese. Non si cercava il trionfo delle donne sugli uomini, ma si chiedeva l’uguaglianza dei diritti, la possibilità di crescere e sviluppare le proprie facoltà liberamente, senza ostacoli. Il Codice civile napoleonico del 1804 aveva affermato l’inferiorità delle donne, il cui posto era limitato alla sfera familiare, sotto l’autorità del marito o del padre. Il divorzio era consentito solo in caso di adulterio; il suffragio universale, ripristinato nel 1848, escludeva le donne. Diverse correnti femministe misero in luce gravi disuguaglianze che ancora esistevano alla fine del XIX secolo.

Da quotidiano La Fronde divenne mensile dal 1903 al 1905, scomparve per problemi finanziari per poi ricomparire come settimanale nel 1914, oscurato dall’emergenza della guerra fu infine ripubblicato anche se irregolarmente dal 1929 al 1930. Il giornale di Durand sosteneva i diritti delle donne, tra cui l’ammissione all’Ordine degli avvocati e all’École des Beaux-Arts. Negli editoriali chiedeva che alle donne fosse consentito di essere nominate nella Legion d’onore e di partecipare ai dibattiti parlamentari. Grande attenzione venne data al riconoscimento del diritto di voto, il che ha fatto del giornale un vero e proprio movimento femminista e di emancipazione culturale. Marguerite Durand e le sue collaboratrici si occuparono anche di altre questioni politiche ed economiche. Emblematici in tal senso furono gli articoli sull’Affaire Dreyfus, incentrati ad affermare una critica femminile attraverso un giornale che non era solo femminista ma anche di informazione generale. Durante l’Expo mondiale, nel 1900 a Parigi, Durand organizzò un Congresso sui diritti delle donne. Nel 1902 lasciò la direzione del giornale. Queste le sue parole: «Per cinque anni ho dato alla rivista La Fronde tutto quello che potevo dare, cuore, dedizione, lavoro, tutto il mio tempo e… altre cose. Ma ogni sforzo è estenuante. La Fronde non deve soffrire della mia stanchezza. Lascio il timone, ma è per prendere il mio posto tra l’equipaggio pieno di zelo, talento e intelligenza che, per cinque anni, ha navigato serenamente sotto il mio comando e che ora può comandare a sua volta».
Nel 1910 Durand, battendosi per il pieno suffragio attivo e passivo per le donne, cercò di candidarsi alle elezioni parlamentari, ma il Prefetto del dipartimento Senna dichiarò la sua candidatura inammissibile, perché le donne non avevano ancora diritto di voto. Oltre a fondare una residenza estiva per giornaliste a Pierrefonds, in Piccardia, Durand si dedicò all’attivismo per le lavoratrici, aiutando a organizzare diversi sindacati.
Era una donna attraente, vestiva con stile ed eleganza ed era nota per passeggiare per le strade di Parigi con il suo animale domestico, un leone che chiamava “Tigre”. È stata una delle fondatrici del cimitero degli animali domestici di Parigi dove fu sepolto anche il suo leone.

Nel corso della sua carriera, Durand ha accumulato una significativa collezione di libri, giornali e lettere. Nel 1932 aprì la Biblioteca che porta il suo nome e che oggi ospita una cospicua raccolta di libri e di testi che documentano la storia dell’emancipazione femminile francese e dei diritti civili e politici delle donne. Vi sono raccolti volumi, documenti e articoli scritti da donne o sulle donne, ed è un punto di partenza per una ricerca sulla storia del femminismo; conserva i numeri di La Fronde, disponibili anche in formato digitale sul sito web delle biblioteche della città di Parigi.
La biblioteca gode di una piccola sovvenzione annuale, ma sono le donne a sostenerla, negli armadi i libri sono raggruppati secondo grandi temi: romanzi, poesia, teatro, storia, femminismo, diritto, economia, viaggi… e ancora collezioni di riviste e giornali, fascicoli di documenti originali e di ritagli di giornale.

«Quante di voi hanno documenti o riviste che giacciono sugli scaffali di casa, a volte ordinati ma più spesso alla rinfusa? Perché non metterli a disposizione delle altre donne? Stiamo raccogliendo non soltanto materiale propriamente femminista, ma un po’ tutto quanto concerne lo studio della condizione femminile. Abbiamo molti romanzi e libri di poesia. Il locale non è molto grande, ma vorremmo comunque che diventasse un centro di aggregazione, un luogo dove incontrarci, dove collegarci con altre donne che lavorano su temi che ci interessano. In questo primo periodo di apertura della biblioteca, molte delle donne che ci sono venute a trovare si sono meravigliate che non vendessimo libri. Le donne hanno perso l’abitudine di andare in biblioteca, o forse non l’hanno mai avuta. La nostra biblioteca non è come le altre, non vuol essere un luogo estraneo. Da noi, i libri li potete avere in prestito e cercheremo presto di organizzare dibattiti, mostre, proiezioni».
Marguerite Charlotte Durand morì a Parigi il 16 marzo 1936.

«Ciò che voglio dire e ripetere è che La Fronde non era solo un giornale: era un’opera la cui utilità le donne non fraintesero mai, verso la quale si precipitarono, fin dall’inizio, come un turbine, con l’ardore delle farfalle che la luce attrae per trovare consiglio e protezione. Nel riceverli, quali abissi di miseria, tristezza e ignoranza ho dovuto sondare! Quali tesori di energia, perseveranza, coraggio fisico e morale non ho avuto modo di ammirare! Un’opera che non pretende di essere filantropica, ma che osa pubblicare con franchezza: qui non diamo elemosine; ci consigliamo e ci aiutiamo a vicenda».
Qui le traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
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Articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.
