Sono nonna di cinque nipoti, l’ultimo, il quinto, è nato appena una settimana fa. Tra le mie braccia lo guardo e penso a quale futuro lo aspetta in questo mondo teatro di vecchie e nuove sciagure, minacce di guerre, crisi climatiche, invecchiamento della popolazione, instabilità politica, aumento della migrazione. Sarà un medico, un elettricista, un avvocato, un informatico, un idraulico o un militare? Quali lavori esisteranno fra una ventina di anni? Chi pensa oggi al futuro delle giovani generazioni?
L’Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 dai Paesi membri delle Nazioni Unite, si è posta 17 obiettivi, cosiddetti Goals, tra cui: sconfiggere la povertà, la fame, realizzare la parità di genere, ridurre le disuguaglianze, ricercare la pace, la giustizia. Anche l’ASviS, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, organizzazione creata nel 2016 su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, sostiene questi obiettivi. Ha promosso la riforma dell’articolo 9 della Costituzione, approvata nel 2022, che ha introdotto la tutela degli interessi delle future generazioni, dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, e la legge che rende obbligatoria la valutazione di impatto generazionale (Vig), cioè l’impostazione delle nuove leggi secondo una valutazione preventiva degli effetti sociali e ambientali nel medio-lungo periodo.
A dimostrazione di quanto questo problema stia a cuore (teoricamente!) agli Stati membri dell’Onu, nel settembre 2024 è stato decretato il Patto sul futuro, con cui gli Stati si sono impegnati ad adottare politiche di lungo termine nella direzione dello sviluppo sostenibile per tutelare le giovani generazioni e realizzare per loro un futuro di benessere equo.
Ho letto recentemente il rapporto 2025 che L’ASviS redige annualmente, dove vengono presentate sia un’analisi dello stato di avanzamento dell’Italia rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030, sia proposte di strategie che possano assicurare lo sviluppo economico e sociale del paese. Alla fine dell’anno passato la situazione italiana è giudicata decisamente insoddisfacente: il Paese è in ritardo su molti obiettivi, peggiorato addirittura su alcuni, e mostra anche forti diseguaglianze territoriali, in contrasto con il motto dell’Agenda 2030 di “non lasciare nessuno indietro”. Il rapporto rilancia ancora una volta la Strategia Nazionale per la Parità di Genere, un piano per l’occupazione femminile, la conciliazione vita-lavoro, la condivisione dei carichi di cura, il contrasto alle disuguaglianze retributive e di carriera. Nel complesso il rapporto insiste sul fatto che la parità di genere è una condizione necessaria per lo sviluppo sostenibile, non un tema accessorio.
Per il 2025 l’ASviS ha pubblicato anche una serie di Future Paper, approfondimenti relativi agli studi sugli scenari futuri, realizzati nell’ambito dell’iniziativa Ecosistema Futuro. Secondo questi Future Paper il problema non è solo istituzionale, è prima di tutto culturale. Nel nostro Paese manca una diffusa alfabetizzazione ai futuri, la capacità cioè di usare il futuro non come previsione, ma come strumento per orientare le decisioni del presente. Le proposte operative mirano all’obiettivo di formare una classe dirigente capace di pensare a lungo termine e lavorare attivamente per costruire scenari desiderabili, trasformare il sistema educativo e preparare il Paese alle sfide dei prossimi decenni.
L’Italia pensa al futuro, ma non troppo. È quanto emerge con chiarezza dal Barometro sul futuro, uno dei Future Paper basato su un’indagine demoscopica realizzata dall’Istituto Piepoli per ASviS: la popolazione italiana risulta prudente, pessimista sul destino collettivo, ma più fiduciosa quando guarda alla traiettoria personale. Quasi una persona su due si dichiara pessimista sul futuro del Paese nei prossimi dieci anni: il 46% è molto o abbastanza negativo, solo il 22% è molto o abbastanza positivo. Tra chi pensa al futuro dell’Italia nei prossimi dieci anni la popolazione giovanile è al 24%, la classe politica appena al 4%, la scuola al 7%. Le persone più ottimiste risiedono al Nord. Tuttavia, quando pensano al proprio futuro personale, le cifre si ribaltano: la maggioranza si dice positiva rispetto alla propria vita tra dieci anni, e resta ancorata al presente. Sei persone su dieci dichiarano di essere concentrate principalmente sul presente, percepito come l’unico spazio governabile. Questo scarto tra “io” e “noi” è uno dei segnali più evidenti di una difficoltà profonda: la fatica del Paese a pensare il futuro come dimensione condivisa, come orizzonte politico e culturale, non solo individuale.
Le generazioni future sono poco considerate dai governi: solo una persona su quattro crede che i governi agiscano nel loro interesse, manifestando un segnale chiaro di sfiducia nell’azione pubblica. Chi dovrebbe farsi maggiormente carico delle speranze e delle ambizioni delle giovani generazioni, soprattutto per chi vive al Sud, è lo Stato, che però non sembra fare abbastanza. C’è comunque un dato che apre uno spiraglio: quattro persone su dieci pensano che il futuro non sia già scritto, ma dipenda dalle scelte che facciamo oggi.
Non serve “indovinare” cosa accadrà, ma riconoscere che il futuro non è uno solo. Esistono futuri possibili, probabili e desiderabili. Saperli distinguere significa sviluppare pensiero critico, visione sistemica e capacità di immaginare alternative. Competenze decisive che, però, in Italia, non trovano spazio né nella scuola, né nell’università, né nella formazione della Pubblica amministrazione. Il risultato è una società che spesso subisce il cambiamento, invece di provare a governarlo.
Questa debolezza si riflette anche nelle politiche pubbliche. Il paper dedicato alla governance anticipante mostra come l’Italia fatichi a costruire visioni di lungo periodo, capaci di orientare le scelte di breve termine. Le emergenze si susseguono, ma raramente si inseriscono in una strategia coerente.
Le proposte avanzate dal Paper sono ambiziose ma concrete: per tutelare i diritti delle future generazioni servono la Valutazione di Impatto Generazionale, nuove istituzioni e autorità indipendenti con un mandato sul futuro, strutture di strategic foresight in grado di dialogare con la società e prendere decisioni lungimiranti, l’istituzione di un’Assemblea Nazionale sul Futuro che coinvolga la società nella progettazione del futuro comune.
L’obiettivo è semplice da enunciare, meno da realizzare: si tratta di osservare le grandi trasformazioni industriali, produttive, tecnologiche, investire in ricerca e innovazione per anticipare i mercati; promuovere lo sviluppo sostenibile di territori e città. Senza una cultura del futuro condivisa, il rischio è che il Paese continui a oscillare tra rassegnazione e adattamento passivo. Con strumenti adeguati, alfabetizzazione ai futuri e governance anticipante, il futuro può invece tornare a essere ciò che dovrebbe: non una minaccia da temere, ma uno spazio da costruire.
Per realizzare poi un vero e proprio cambiamento culturale, la società dovrebbe coinvolgere maggiormente la popolazione giovanile, creare spazi perché questa sia protagonista nelle comunità, nelle aziende, nella Pubblica amministrazione, nella politica, nel dibattito e nelle scelte chiave sul futuro del Paese. Purtroppo oggi il mondo è governato da persone avanti negli anni, che non danno fiducia a chi è più giovane e le prospettive per il futuro rimangono molto incerte!
Apriamo la rassegna di questa settimana con Amarcord. Obiettivo parità per riflettere sulla necessità di promuovere la parità di genere nella scuola, in particolare attraverso i libri di testo, ancora spesso portatori di una cultura androcentrica che esclude o marginalizza le donne. Viene ricordato il progetto “Polite” (1997), nato per favorire pari opportunità nei materiali scolastici tramite linee guida, strumenti didattici e un codice di autoregolamentazione per gli editori. L’autrice sottolinea come nei curricula scolastici le donne e le questioni di genere siano spesso assenti e come manchi un’azione sistematica per integrare la pedagogia di genere nella scuola. Rileggere le discipline in una prospettiva inclusiva permetterebbe di sviluppare spirito critico e consapevolezza storica negli studenti. Senza un intervento consapevole, la scuola rischia di rafforzare stereotipi e disuguaglianze invece di contrastarli. Restando ancora a scuola, prosegue il viaggio alla scoperta del punto di vista degli alunni e delle alunne con Voci tra i banchi: dai loro ricordi emerge che ciò che resta davvero impresso non sono le lezioni frontali, ma le esperienze vissute in modo attivo, creativo e condiviso come attività all’aperto, esperimenti, letture animate e momenti di socialità. La scuola più significativa per i bambini e le bambine è quella in cui si impara facendo, si sta bene insieme e si costruiscono relazioni autentiche. Centrale è il ruolo dell’insegnante come guida che facilita l’apprendimento e l’educazione emotiva, valorizzando affetti, emozioni e inclusione. L’autrice conclude con una critica nei confronti della didattica troppo tradizionale e sottolinea l’importanza di una scuola che accompagni la crescita umana oltre a quella cognitiva.
Scopriamo ora la mostra “Ville e giardini di Roma, una corona di delizie” in corso a Palazzo Braschi dal 21 novembre 2025 al 12 aprile 2026, dedicata all’evoluzione delle ville e dei giardini romani dal Rinascimento al Novecento attraverso oltre 190 opere. Il percorso, diviso in sei sezioni cronologiche, mostra il passaggio da spazi privati simbolo di potere a parchi pubblici e luoghi di socialità. L’esposizione unisce rigore storico, apparati multimediali e grande attenzione all’accessibilità, offrendo una lettura completa del ruolo culturale e sociale del verde nella storia di Roma.
Analizziamo il ruolo dei social network come nuovi spazi di diffusione del pensiero femminista tra le giovani generazioni con Femminismo su TikTok e Instagram. Attivismo reale o trend passeggero? L’articolo esplora la natura di questo fenomeno oscillando tra le potenzialità della divulgazione digitale e i rischi della semplificazione algoritmica per giungere alla conclusione che il femminismo sui social sia allo stesso tempo un trend e un’opportunità. La sfida risiede nella capacità di costruire ponti tra la divulgazione online e l’approfondimento offline, passando dall’accumulare follower alla creazione di alleanze concrete capaci di scendere, finalmente, in strada.
Storie globali dei movimenti politici delle donne racconta la presentazione di due volumi “Il voto delle donne. Una storia globale” e “Il movimento politico delle donne. Una storia internazionale (XIX-XX secolo)”. L’incontro, tenutosi nel 2026 — a ottant’anni dal primo voto delle donne in Italia — ha sottolineato l’importanza di una prospettiva transnazionale per comprendere la conquista dei diritti femminili. Entrambi i testi mostrano che il diritto di voto rappresenta solo una tappa verso l’uguaglianza di genere, strettamente legata alla giustizia sociale e ai diritti umani, e invitano a ripensare la storia delle donne in una prospettiva più ampia e globale.
Guardiamo ora alle donne messe in luce in questo numero: Dolores Jiménez y Muro, scrittrice, giornalista e rivoluzionaria messicana, oggi riconosciuta come pioniera del femminismo e della giustizia sociale: «fu molto più di una semplice testimone della Rivoluzione messicana: fu una protagonista che non esitò a mettere in gioco la propria libertà e la propria vita per difendere le persone più deboli, per lottare contro l’oppressione e per costruire un Messico più giusto e solidale». Morì in povertà e quasi dimenticata, ma la sua figura è stata rivalutata nel tempo come simbolo di impegno civile e coerenza politica; Maria Barosso, archeologa e pittrice attiva a Roma nel primo Novecento, protagonista della prima grande mostra monografica a lei dedicata al Museo Centrale Montemartini, dal 17 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026. Fu la prima donna disegnatrice della Soprintendenza romana e collaborò con importanti archeologi, documentando con acquerelli, disegni e incisioni gli scavi, i restauri e le demolizioni che trasformarono Roma durante il Ventennio fascista. La mostra ricostruisce il suo percorso umano e professionale, valorizzandone il ruolo di testimone visiva della trasformazione urbana di Roma e la sua importanza nel panorama culturale del Novecento. Doppio anniversario per la scrittrice Harper Lee, paladina dell’uguaglianza, celebra i cento anni dalla nascita e i dieci della scomparsa. Ricordata soprattutto per il romanzo “Il buio oltre la siepe” (1960), capolavoro della letteratura americana e simbolo della lotta contro i pregiudizi razziali che, ancora oggi, resta attuale per il suo messaggio di giustizia, empatia e uguaglianza. Per il progetto Cosmopolita, Donne, vino e segreti. La storia vitivinicola di Alessandra Quarta presenta il podcast “Donne, vino e segreti”, promosso dall’associazione Le Donne del Vino che espone l’empowerment femminile nel settore vitivinicolo italiano, storicamente dominato dagli uomini. Attraverso dati e testimonianze, emerge il persistere di discriminazioni di genere, ma anche un progressivo miglioramento della presenza femminile nelle cantine italiane. Al centro del racconto c’è Alessandra Quarta, giovane imprenditrice pugliese e protagonista di una delle puntate del podcast. Agli esordi «Alessandra è vittima di pregiudizi nepotisti e di stereotipi misogini che, tuttavia, non riescono nel loro proposito demolitivo di farla sentire inadeguata e fuori posto. Lei è padrona del suo ruolo e della sua professione e con umiltà, studio e dedizione riesce a districarsi anche dalle situazioni più complesse e imbarazzanti, trovando un alleato prezioso in suo padre Claudio che, nel 2023, le ha lasciato la direzione dell’azienda.»
Proseguiamo la panoramica sulle nostre rubriche approfondendo il percorso di ricerca dell’autrice per la sua tesi di laurea dedicata alle donne guerriere giapponesi e in particolare alla figura di Tomoe Gozen, la samurai celebre dell’epoca medievale: «Tomoe non era una “semplice” guerriera: sapeva combattere con qualunque arma, oltre alla “naginata” (una sorta di alabarda che si pensava fosse più adatta a essere usata dalle donne e dai monaci). Secondo alcune fonti, il capo del suo clan, Minamoto no Yoritomo, l’aveva eletta generale dell’esercito per i suoi meriti in battaglia, la prima donna a ricevere tale nomina in Giappone»; Pattinare per conoscersi, per resistere, per imparare a volare presenta il libro di Federica Seneghini e Marco Giani dedicato alla pattinatrice Grazia Barcellona, costruito come romanzo e saggio storico. L’opera nasce da una scoperta casuale di materiali fotografici che documentano la carriera sportiva di Grazia e intreccia l’avventura sportiva con la tragedia della Seconda guerra mondiale, la Resistenza e il dolore delle perdite familiari, mostrando come il pattinaggio diventi per Grazia uno strumento di identità, resilienza ed emancipazione femminile. Il libro restituisce la storia dimenticata di una donna che, nonostante le difficoltà, rappresentò l’Italia alle Olimpiadi del 1948. Al lupo, al lupo prende spunto da una condanna per maltrattamenti in un allevamento intensivo per denunciare la violenza sistemica sugli animali e il silenzio che la circonda. Da qui si amplia la riflessione al modo in cui vengono trattati gli animali selvatici, come lupi e cinghiali, spesso trasformati in emergenze mediatiche per distogliere l’attenzione dalle responsabilità umane. Viene evidenziata, inoltre, la contraddizione tra la celebrazione della natura come “cartolina” e la tolleranza verso violenze e bracconaggio nella realtà quotidiana. Si sottolinea il ruolo fondamentale della fauna, in particolare del lupo, per l’equilibrio degli ecosistemi, mettendo in discussione l’idea che il controllo e la caccia siano necessari. In conclusione, il testo invita a scegliere se affrontare la complessità della convivenza con la natura o continuare a negarla in nome di un presunto controllo.
Concludiamo la rassegna con la rubrica Scatti urbani. Grosseto per compiere un viaggio in città attraverso gli scatti in bianco e nero e con una nuova ricetta, Sottovetro. Liquore al caffè, un gradevole digestivo, adatto soprattutto ai mesi freddi.
Sara Fusco
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Articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.
