La presentazione dei volumi Il voto alle donne. Una storia globale a cura di Raffaella Baritono e Vinzia Fiorino (Il Mulino, 2025) e Il movimento politico delle donne. Una storia internazionale (XIX-XX secolo) di Elda Guerra ed Elena Musiani (Le Monnier, 2025) si è tenuta mercoledì 4 febbraio 2026 all’Unione femminile nazionale, in un evento dal titolo Storie globali dei movimenti politici delle donne, introdotto dalla presidente Angela Gavoni.

Il dibattito che ne è seguito ha messo in luce quanto la dimensione transnazionale sia importante nella conquista dei diritti e delle libertà.
Il 2026 è un anno importante: esattamente ottant’anni fa le donne votavano per la prima volta alle elezioni amministrative e al referendum del 2 giugno 1946. La presentazione dei due libri si inserisce in questo contesto arricchendolo di nuove riflessioni e suggestioni.

La decisione di presentarli insieme è stata dettata dal fatto che, pur muovendosi su piani diversi, essi sono complementari. Come ha sottolineato Stefania Bartoloni (Università degli studi Roma Tre) nell’introdurre i volumi, il focus che li accomuna è l’analisi delle richieste delle donne per ottenere una serie di diritti e le pratiche politiche messe in atto per raggiungere tali obiettivi. Inoltre, la novità che tutti e due condividono è, come si è accennato all’inizio, l’approccio transnazionale: in un momento storico caratterizzato dal ritorno di un nazionalismo imperante e di una divisione sempre più netta dei confini guardare alle battaglie per la conquista dei diritti e delle libertà femminili in una prospettiva globale e internazionale permette di colmare un grande vuoto storiografico.
In questo senso, Il voto alle donne. Una storia globale è indubbiamente un progetto ambizioso: non si parla solamente dell’Italia ma di tanti altri Paesi quali la Nigeria, il Sud Africa, la Tunisia, il Cile e il Messico, gli Stati Uniti d’America, l’India, la Francia, la Turchia, l’Iran, il Regno Unito, la Russia e la Finlandia. Il taglio scelto da Raffaella Baritono e Vinzia Fiorino è quello di tracciare in maniera molto forte le differenze nei percorsi che hanno portato le donne di questi diversissimi Paesi a ottenere il diritto di voto, le loro battaglie per il riconoscimento di altri diritti (civili, politici, sociali, economici, riproduttivi, umani…), i movimenti politici che si sono creati, il rapporto con lo Stato e i rapporti con i movimenti femministi di altri Paesi.

Come si può immaginare si è trattato di uno studio molto complesso, ricco e articolato su più fronti ma se si dovesse riassumerne il messaggio, come ha fatto notare Elisabetta Vezzosi (Università degli studi di Trieste) durante la presentazione, è di ripensare la storia della conquista del voto da parte delle donne: il voto non è solo ed esclusivamente un diritto politico ma ne intreccia anche altri. L’assetto patriarcale, infatti, nega l’uguaglianza di genere in tutti gli ambiti della vita delle donne, non solo in quello prettamente politico.

Foto di Danila Baldo
Il secondo volume oggetto della presentazione, Il movimento politico delle donne. Una storia internazionale (XIX-XX secolo), non ripercorre la storia delle donne in politica, ma la storia dei processi che hanno portato le donne a costituire e a riconoscersi come membri di un movimento politico e a maturare la consapevolezza di un agire politico e sociale. A differenza del libro precedente, qui la prospettiva non è globale ma internazionale e instaura un dialogo costante tra l’Europa e gli Usa.

L’importanza e la novità di questo contributo, come ha evidenziato Fiorella Imprenti (Fondazione Aldo Aniasi), risiede nel fatto che Elda Guerra ed Elena Musiani sono riuscite a raccontare due secoli di storia senza scadere in un mero elenco di conferenze, organizzazioni e movimenti. Le autrici, infatti, ci presentano le biografie del pensiero politico di queste donne, di come si è formato, aiutandoci a capire le ragioni dei percorsi di ognuna all’interno dei movimenti. In questo sentire il tema delle relazioni internazionali diventa preponderante: per formare una coscienza politica è necessario che le idee circolino tra loro, si trasmettano da un luogo all’altro.
Il voto alle donne. Una storia globale e Il movimento politico delle donne. Una storia internazionale (XIX-XX secolo), dunque, ci dicono che il mondo fa parte di un progetto politico più ampio e che il diritto di voto è solo un passo verso l’uguaglianza di genere; quest’ultima, infatti, è intimamente legata e si accompagna alla giustizia sociale, ai diritti politici e civili, ai diritti umani, alla risoluzione non violenta dei conflitti… I due volumi ci ricordano a gran voce che la vera cultura politica si basa sull’uguaglianza di sesso, di credo (religioso e politico), di razza… tutti aspetti per cui i movimenti politici delle donne si sono battuti anche e soprattutto nei periodi più bui della storia.
La vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile, Danila Baldo, anch’essa intervenuta all’incontro, insieme alla toponomasta milanese Maria Rosa Del Buono, ha poi rivolto alcune domande di approfondimento a Vinzia Fiorino, professoressa ordinaria di Storia contemporanea e Studi intersezionali di genere all’Università di Pisa e presidente della Sis-Società italiana delle storiche, a cui già la rivista Vitamine vaganti aveva dedicato una recensione a questo suo ultimo libro e anche al precedente Il genere della cittadinanza. Diritti politicidelle donne in Francia (1789-1915).

Come è nata l’idea di affrontare il tema del voto alle donne da una prospettiva globale?
Fino a quale tempo fa si seguivano le vie nazionali per la ricostruzione storica dei processi che hanno portato al riconoscimento dei diritti politici alle donne; i casi di studio erano quindi relativi a un solo Paese o al massimo limitati a brevi comparazioni, ad es. tra la Francia e l’Italia perché accomunate dalla stessa religione, dalla stessa tradizione giuridica (entrambi Paesi di diritto codificato) e dalla sincronicità dell’accesso al voto politico. Questo approccio oggi ci è apparso del tutto limitato ed espandere il raggio delle indagini è emersa come un’esigenza non più rinviabile. Da questo punto di vista credo che il risultato sia molto proficuo e spero stimolante per ulteriori indagini. Sono emerse, infatti, differenze e affinità tra realtà molto distanti che in parte ci hanno stupito, ma che soprattutto hanno confermato la portata euristica della prospettiva globale.
In particolare, quali dinamiche interne e internazionali hanno influenzato il suffragio esteso finalmente anche alle donne, chiamato erroneamente “universale” negli anni precedenti?
A mio avviso c’è una cesura ben precisa che distingue il XX secolo da quello precedente e soprattutto una distinzione importante che allontana la seconda metà del ‘900 dall’800: il riconoscimento del diritto di voto diventa uno strumento in mano alle leadership ora per costruire “vere” democrazie, ora per accreditarsi come stati moderni, ora per definire meglio le loro politiche populiste. Cosa è rimasto in secondo piano? Secondo me una parte fondamentale della costruzione storica dei diritti di cittadinanza, quella che riguardava la costruzione della cittadina come essere autonoma, capace esprimere una propria volontà e di darsi una propria autorappresentazione nello spazio politico. Se per un verso il riconoscimento dei diritti politici diventano prevalentemente un mezzo nelle mani dei diversi poteri politici, per un altro le retoriche (in senso positivo) della declinazione universalistica dei diritti — a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani approvata nel 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite — ha avuto un peso e un valore inestimabile.
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Articolo di Sara Ricciotti

Dopo una formazione universitaria triennale e magistrale in Lingue, letterature e culture straniere, ha frequentato il Master Professione Editoria cartacea e digitale dell’Università Cattolica di Milano. Attualmente collabora con enciclopediadelledonne.it come Social media manager.
