Editoriale. La strage delle innocenti

«Predatori del mondo intero, dopo che a loro, che tutto devastano, sono venute a mancare le terre, frugano il mare: avidi se il nemico è ricco, desiderosi di potere se è povero, tali che né l’Oriente né l’Occidente ha potuto saziarli: soli tra tutti bramano con pari avidità le ricchezze e la povertà di tutti. Rubare, trucidare, rapire, con falsi nomi lo chiamano impero, e ubi solitudinem faciunt, pacem appellant: dove fanno il deserto, lo chiamano pace».  

Non c’è intelligenza artificiale che tenga: il modo più onesto e più lucido che possediamo per provare a dare un senso al presente è interrogare il passato e quei giganti senza le cui spalle saremmo davvero nani senza orizzonte.
Le parole riportate sono uno stralcio del discorso che lo storico romano Tacito mette sulle labbra di Calgaco, uno dei capi dei Britanni che l’esercito di Roma ha affrontato nello scontro decisivo presso il monte Graupio (odierna Scozia) nell’83-84 d.C. Il discorso in realtà non venne mai pronunciato, ma Tacito — secondo una prassi retorica antica — inserisce nella sua opera anche il punto di vista del nemico, svelando in modo critico il volto brutale dell’imperialismo romano: dove fanno il deserto lo chiamano pace.  
Il deserto oggi davanti ai nostri occhi sono 165 tombe di altrettante innocenti bambine iraniane uccise nella loro scuola da una bomba israeliana con il patrocinio degli Stati Uniti in una nuova guerra ingaggiata da Trump — mancato Premio Nobel per la Pace — contro l’Iran, che ormai dilaga in tutto il Medio Oriente. Nell’economia della Storia, cosa rappresentano 165 corpi innocenti di bambine? Un danno collaterale? Una morte necessaria? L’hanno ribattezzata Operazione Epic Fury, ma cosa abbia di epico la furia della guerra non è ancora chiaro. Sono chiari, invece, i balordi interessi che ci sono dietro la guerra, dietro tutte le guerre. 

E l’Europa cosa fa? Quegli europei vecchi pesanti, sempre pensierosi, cogli abiti grigi, e i taxi ancora neri, direbbe Giorgio Gaber, gli europei si dividono, in uno smarrimento senza fine. Solo la Spagna solleva la sua voce controcorrente: per Sanchez «oggi più che mai, è imprescindibile ricordare che si può essere contro un regime odioso [quello iraniano degli ayatollah, N.d.R.] ma allo stesso tempo essere contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso, e non rispettoso del diritto internazionale». Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha dichiarato: «Il futuro è incerto. Ma ora c’è una strada aperta verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrà plasmare con maggiore libertà», come a dire ben vengano le bombe di Usa e Israele se servono alla causa della libertà di iraniani e iraniane, salvo sapere benissimo che non sarà certo il popolo iraniano a plasmare il proprio futuro. In nome di questa accezione di libertà, si piangono 165 corpi innocenti di bambine che non diventeranno mai più donne, non potranno più urlare “Donna, vita, libertà”. 

Aveva ragione Gaber: «Come sono geniali gli americani, te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà».  

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Apriamo la rassegna di questo nuovo numero con Un affare di donne che smonta il pregiudizio secondo cui le donne non sarebbero adatte agli affari, mostrando come l’imprenditorialità femminile sia stata e sia tuttora una realtà significativa: oggi in Italia quasi un’impresa su quattro ha una guida femminile, anche se restano forti disparità nei ruoli di vertice. Attraverso esempi storici modenesi l’articolo evidenzia il contributo decisivo delle donne allo sviluppo economico locale e conclude sottolineando che le imprese femminili sono resilienti e innovative, ma ancora ostacolate da barriere strutturali. «[…] Va sottolineato che l’imprenditorialità femminile deve essere incentivata e sostenuta perché può essere fonte di benessere per tanti e rappresenta un alto livello di autonomia (personale ed economica) per una donna.» Proseguiamo con Donne nei media. Monitoraggi di genere e invisibilità che racconta un corso organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Lazio sul tema della presenza delle donne nei media e dell’importanza dei monitoraggi di genere. Quello che emerge è una scarsa e stereotipata presenza femminile nelle notizie, nei ruoli direttivi e tra le esperte, oltre a un persistente divario retributivo: i dati mostrano che in Italia la parità nei media è, di fatto, ancora lontana. Femminile plurale. Voci di donne in prima persona presenta il progetto promosso dal Comune di Udine, che ha coinvolto oltre 300 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, con l’obiettivo di valorizzare le figure femminili che hanno segnato la storia del territorio friulano, spesso assenti nella toponomastica cittadina. Attraverso ricerche, laboratori e una restituzione pubblica al Castello di Udine, ragazze e ragazzi hanno raccontato figure come Tina Modotti e Novella Cantarutti, trasformando la memoria locale in un’esperienza collettiva e più inclusiva. 

A proposito di valorizzare le donne, guardiamo quelle riscoperte in questo numero: Zitkála-Šá, conosciuta anche come Gertrude Simmons Bonnin, fu scrittrice, giornalista, musicista e attivista per i diritti dei nativi e delle native americani. Dopo aver subito l’assimilazione culturale in una scuola quacchera usò l’educazione ricevuta per denunciare le ingiustizie contro il suo popolo attraverso articoli e libri; Edith Stein. Filosofa e mistica, da ebrea al Carmelo e poi ad… Auschwitz approfondì il tema dell’empatia come riconoscimento autentico dell’altro. Dopo un periodo di ateismo, si convertì al cattolicesimo ispirata dalla lettura di Teresa d’Avila, entrando nel Carmelo nel 1933. Con l’avvento del nazismo fu costretta a lasciare l’insegnamento; arrestata nel 1942, venne deportata ad Auschwitz, dove morì. Beatificata nel 1987 e proclamata santa nel 1998, è oggi compatrona d’Europa. La sua riflessione su empatia, dignità umana e ruolo della donna resta di grande attualità; l’Intervista postuma a Valeria Fedeli. Parte prima affronta il tema delle molestie sessuali nel lavoro e nella società. Fedeli distingue chiaramente tra violenza sessuale e molestia: anche un singolo episodio di molestia, fisica o psicologica, può causare danni significativi e deve essere riconosciuto come reato. Sottolinea, inoltre, il ritardo della legge italiana, la sottovalutazione culturale delle molestie e il ruolo centrale del corpo femminile nella violenza, invitando a denunciare subito e a riconoscerne la gravità; infine, in Politiche di integrazione, parità di genere e motori termici. Parte terza, l’ultima parte dell’intervista con Sara Pinzi, «affrontiamo il problema della discriminazione verticale nel mondo accademico o del lavoro. Perché le donne incontrano ancora oggi tanti ostacoli nello svolgimento della carriera?» 

Per “Leggere e scrivere” La crescita e il confronto analizza “Gioia mia”, l’esordio cinematografico di Margherita Spampinato, regista e sceneggiatrice italiana. Il film, ambientato in una Sicilia che diventa essa stessa personaggio, è un racconto di formazione “femminista nello sguardo”: mette al centro una donna anziana, restituendole complessità e soggettività. Attraverso il confronto tra generazioni e visioni opposte del mondo, l’opera invita a riscoprire il valore del tempo lento, dell’ascolto e del rispetto reciproco. Un cammino di neve e memoria, sulle tracce di Primo Levi è il racconto dell’escursione invernale al Col de Joux, tra boschi innevati e panorami valdostani, che diventa un pellegrinaggio laico nei luoghi dove il 13 dicembre 1943 fu catturato Primo Levi. Arrivato alla Cappella dei Partigiani l’autore rievoca il controverso episodio narrato ne “Il sistema periodico”, legato all’esecuzione di due giovani partigiani, e riflette sulla memoria, sulla Resistenza e sulla necessità di non dimenticare in un cammino silenzioso tra natura e storia. 

La cultura della corda. Nodi banali, nodi addomesticati e nodi selvaggi. Parte nona illustra la teoria matematica dei nodi, definiti come curve chiuse nello spazio tridimensionale, spiegando quando due nodi sono equivalenti e come si distinguono tramite invarianti topologici. La teoria dei nodi ha applicazioni nella biologia, in particolare nello studio del Dna e degli enzimi che ne sciolgono i grovigli. Il gioco delle figure con la corda viene infine proposto come strumento educativo per avvicinare a topologia e pensiero algoritmico. 

Allarghiamo lo sguardo sul mondo con la recensione divulgativa del primo numero di Limes dell’anno: L’Italia nella rivoluzione mondiale. Parte Prima che affronta anche l’attacco di Israele e degli Usa all’Iran e le possibili conseguenze di questa nuova guerra. 

Per concludere, Scatti urbani. Napoli ci porta alla scoperta della città attraverso fotografie in bianco e nero; Sottovetro. Liquore al cappuccino è la ricetta della settimana che propone una variante insolita e meno alcolica del liquore al caffè e, infine, Il febbraio di Toponomastica femminile, il report mensile delle attività svolte in questo mese dalla nostra associazione. 

Buone letture a tutte e tutti! 

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Articolo di Valeria Pilone

Già collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione.

Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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