Zitkála-Šá  

Zitkala-Ša, “Uccello rosso” in lingua Sioux, conosciuta anche con il nome inglese Gertrude Simmons Bonnin, giornalista, scrittrice, attivista e musicista, diede voce alle popolazioni native americane e lottò per la loro dignità e per i loro diritti. La sua attività giornalistica si concentrò sulla denuncia delle ingiustizie subite e sulla promozione della cultura e delle tradizioni indigene, per cui si impegnò tutta la vita. 

Zitkala Sa, 1898

Nacque il 22 febbraio 1876 in una riserva Sioux nel Dakota del Sud. Figlia di madre Sioux Yankton e padre francese, adottò il nome Zitkala-Ša da adolescente. Il padre abbandonò presto la famiglia e la giovane rimase con la madre nella riserva fino a otto anni quando, insieme ad altri bambini e bambine, fu prelevata dai missionari quaccheri e condotta a studiare al White’s Manual Labor Institute, nell’Indiana. Frequentò la scuola per tre anni e lì fu costretta a tagliare i suoi lunghi capelli e a pregare da cristiana soffrendo terribilmente per le forzature imposte dalla classe insegnante, mirate a privare le/gli studenti della loro cultura. Tuttavia imparò con passione a leggere, scrivere e suonare il violino. Quando rientrò nella riserva, si rese conto di essere cambiata: era ancora una Sioux ma in modo diverso, segnata dalla cultura maggioritaria alla quale, però, non si omologò mai. A quindici anni, Zitkala-Ša decise di tornare al White’s Manual Labor Institute, dove studiò pianoforte e violino, quindi iniziò a insegnare musica. 
«Il mio spirito ferito si librava come un uccello mentre mi esercitavo al pianoforte e al violino», scrisse. (Gina Capaldi, Red Bird Sings: The Story of Zitkala-Sa, Native American Author, Musician, and Activist, Millbrook Press, Minneapolis 2011).  

Foto di Gertrude Kasebier, Zitkala Sa, 1898, Museo Nazionale di Storia Americana, Smithsonian Institution
Zitkala Sa con il suo violino,1898

A 19 anni, contro il volere della madre, si iscrisse all’Earlham College di Richmond, anch’essa una scuola quacchera, e si diplomò nel 1897. Durante questo periodo, iniziò a raccogliere storie della tradizione di diverse tribù native e le tradusse in latino e in inglese perché le potessero leggere bambine e bambini. Per due anni insegnò alla Indian industrial school di Carlisle, in Pennsylvania, ma non accettò di condividere la severa disciplina della scuola e il suo programma di studi concepito per insegnare i costumi e la storia euroamericani, sradicando così l’identità culturale nativa americana delle scolaresche. «Forse la mia essenza indiana è come un vento lamentoso che li agita [gli insegnanti] mentre raccontano il loro presente. Ma, per quanto tumultuosa sia la mia interiorità, si manifesta come la voce sommessa di una conchiglia dai colori insoliti, udibile solo da chi è disposto ad ascoltarla con empatia», Bernd C. Peyer, American Indian nonfiction: an anthology of writings, 1760s–1930s, University of Oklahoma Press, Norman, ed. 2007). 
Durante il suo soggiorno a Carlisle, Zitkala-Ša pubblicò diversi racconti e saggi autobiografici sulle riviste nazionali The Atlantic Monthly e Harper’s Monthly. Uno dei suoi scritti più noti è Impressions of an indian childhood, in cui narrò la sua infanzia e le sfide affrontate nel bilanciare la cultura nativa con le influenze occidentali. Nell’articolo The school days of an indian girl, pubblicato dall’Atlantic, raccontò la sua esperienza di vita nella scuola per persone bianche descrivendo l’arrivo, le emozioni contrastanti e le difficoltà incontrate. Venne privata dei suoi vestiti tradizionali e costretta a indossare un’uniforme, simbolo della perdita della propria identità culturale. Si sentì alienata e triste, ma allo stesso tempo determinata a imparare e a trovare il suo posto in questo nuovo ambiente. Infatti, nonostante l’esperienza traumatica, si rese conto che l’educazione occidentale e le umiliazioni che comportava erano necessarie per poter combattere le ingiustizie della società bianca, usando le stesse armi. The school days of an indian girl è una riflessione toccante e potente sulla crescita, l’affermazione dell’identità e la lotta per la dignità in un contesto di oppressione culturale. 

Nel 1901 fu inviata dal fondatore della scuola di Carlisle alla riserva di Yankton per reclutare studenti. Era la sua prima visita dopo diversi anni e rimase molto turbata perché trovò la casa materna in rovina e la famiglia di suo fratello ridotta in povertà, mentre i coloni bianchi iniziavano a occupare le terre della riserva. Nel 1902 sposò Raymond Talesfase Bonnin, anch’egli euroamericano e Sioux come lei, e insieme si trasferirono in una riserva nello Utah dove vissero per quattordici anni.  
Zitkala-Ša divenne corrispondente della Società degli indiani d’America, la prima organizzazione riformista a essere amministrata interamente da nativi americani. Quando fu nominata segretaria nazionale, si trasferì con il marito a Washington e divenne molto attiva politicamente. Tra il 1916 e il 1924 si concentrò sulla scrittura di opere a tema politico. Scrisse diversi articoli per The american indian magazine, una rivista mensile nata nel 1916 per dare voce alle comunità indiane d’America. Inoltre, iniziò a tenere conferenze per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi delle/dei nativi americani. Negli anni Venti, promosse un movimento panindiano per unire le tribù nella lotta per i diritti di cittadinanza, fino all’approvazione dell’Indian Citizenship Act nel 1924, che garantì la cittadinanza alle persone native che non ne erano già in possesso. Tuttavia, la discriminazione continuava e in alcuni Stati il diritto di voto era ancora negato. Zitkala-Ša si impegnò anche nel movimento per i diritti delle donne, unendosi nel 1921 alla General Federation of Women’s clubs (Gfwc), un’organizzazione che dava voce ai problemi femminili. Attraverso di essa, contribuì a lanciare un’indagine governativa sullo sfruttamento delle/dei nativi americani in Oklahoma e sui tentativi di privarli delle loro terre ricche di petrolio.  
Nel 1921 fu stampato American Indian Stories, nel quale erano stati raccolti racconti e articoli già pubblicati dall’Atlantic Monthly e da Harper’s Monthly come Impressions of an indian childhood e The school days of an indian girl.  

Zitkala Sa, 1921

Nel 1926 Zitkala-Ša, insieme a suo marito, fondò il Consiglio nazionale degli indiani d’America (Ncai) per unire le tribù e per incoraggiare le persone native ad aiutare sé stesse, a proteggere i loro diritti e a ottenere giustizia sociale, sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni. Riguardo lo scopo principale del Consiglio, Zitkala-Ša disse: «Dobbiamo ricorrere a questo mezzo di protezione reciproca prima o poi e non dobbiamo preoccuparci o trovare da ridire su cose di poco conto; ma guardiamo tutti alle grandi cose che è possibile realizzare se uniamo veramente le nostre forze; se il popolo indiano vuole vivere e vuole che i propri figli vivano, deve ORGANIZZARSI; quindi deve unirsi a noi». (Julianne Newmark, “Claims to Political Place through the National Council of American Indians: Locating Gertrude and Raymond Bonnin in the Nation’s Capital”, Modern Language Studies, vol. 45, Northeast Modern Language Association, 2015). 
Zitkala-Ša fu presidente del Ncai fino alla morte che sopraggiunse il 26 gennaio 1938 a Washington, all’età di 61 anni. Fu sepolta, con il nome di Gertrude Simmons Bonnin, nel Cimitero nazionale di Arlington, accanto al marito Raymond. Anche il suo ultimo gesto rappresentò una dichiarazione politica, poiché richiese che sulla lapide fosse incisa una tenda indiana, a sottolineare la propria identità indigena in un luogo che onorava cittadine e cittadini americani. Zitkala-Ša si considerò per tutta la vita sia Dakota Sioux che americana, e quel simbolo continua a riflettere questa doppia identità ancora oggi.  

Nel 1994, un cratere su Venere di 28,5 km di diametro fu chiamato “Bonnin” in onore di Zitkala-Ša. Nel 2020 le fu intitolato un parco nel quartiere di Lyon Park, nella contea di Arlington, in Virginia, vicino a Washington, dove aveva vissuto per un periodo. Nel 2023 il governo degli Stati Uniti ha scelto di rappresentare Zitkala-Ša sulla moneta da un quarto di dollaro, emessa l’anno successivo; è ritratta mentre indossa un abito tradizionale Yankton Sioux e tiene in mano un libro, che rappresenta il suo lavoro come scrittrice e il suo attivismo per i diritti dei popoli nativi. Un sole stilizzato dietro di lei simboleggia il suo impegno nell’opera The Sun Dance di cui aveva scritto il libretto, mentre un uccello cardinale ne ricorda il nome.  

2024, Zitkala Sa

Riferimenti: 
Zitkala Sa, American Indian Stories, Washington Hayworth publishing house, 1921. 
Gina Capaldi, Red Bird Sings: The Story of Zitkala-Ša, Native American Author, Musician, and Activist, Millbrook Press, Minneapolis 2011. 
Julianne Newmark, “Claims to Political Place through the National Council of American Indians: Locating Gertrude and Raymond Bonnin in the Nation’s Capital”, Modern Language Studies, vol. 45, Northeast Modern Language Association, 2015. 
Bernd C. Peyer,  American Indian nonfiction: an anthology of writings, 1760s–1930s, University of Oklahoma Press, Norman, ed. 2007. 
https://www.britannica.com/biography/Zitkala-Sa 
https://en.wikipedia.org/wiki/Zitkala-Sa 
https://www.soniamorganti.com/melodia-sioux-la-storia-di-zitkala-sa/ 

Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

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Articolo di Gabriella Milia

Ho insegnato per molti anni materie letterarie negli istituti tecnici e professionali. Mi sono sempre interessata di letteratura italiana e inglese, in particolare letteratura femminile. Da quando sono in pensione, collaboro con l’associazione di volontariato Più Culture, insegnando italiano L2 a ragazze e ragazzi stranieri in difficoltà.

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