Era nata in schiavitù a Holly Springs (Mississippi) nel 1862 primogenita di James Wells e Elisabeth Warren entrambi schiavi: lui figlio del padrone e di una schiava e lei originaria della Virginia, arrivata in Mississippi dopo essere stata venduta due volte dai mercanti. Sposati da schiavi, dopo l’Emancipation Proclamation del 1863 si risposarono da liberi.

Nell’autobiografia Crusade for Justice Wells ne ricorda la ricerca identitaria delle radici nella dispersione e il coraggio di pretendere il rispetto dei propri diritti. La madre continuava a mandare lettere «da qualche parte in Virginia» senza mai ricevere risposta e il padre falegname, licenziato dopo essersi rifiutato di votare per i democratici come gli aveva ordinato il datore di lavoro bianco, era riuscito ad avviare un’attività in proprio prosperando negli affari e impegnandosi in azioni solidali e nell’elevazione culturale della comunità. Finita la Guerra Civile cominciò il difficile periodo della Ricostruzione durante il quale gli Stati del Sud non vollero riconoscere i diritti della popolazione afroamericana sanciti dagli emendamenti costituzionali XIII, XIV e XV: proibizione della schiavitù, estensione della cittadinanza alla popolazione afroamericana e divieto di negare il diritto di voto in ragione della razza, del colore o della precedente condizione di schiavitù. Ovunque al Sud si scatenò la violenza razziale dei suprematisti bianchi, ex proprietari di schiavi, isolati cittadini, membri di organizzazioni segrete o paramilitari come il Ku Klux Klan e la White League. I feroci massacri furono documentati dalle stesse autorità e dall’esercito inviati al Sud. Nella prefazione all’autobiografia Crusade for Justice Wells dichiarò che mancava una storia razziale del periodo della Ricostruzione scritta dalle persone nere che documentasse le lotte della popolazione afroamericana in difesa dei diritti appena concessi dal governo e che le giovani generazioni avrebbero dovuto conoscere per trarne esempi e modelli virtuosi. «Abbiamo la storia della schiavitù di Frederick Douglass così come lui la conobbe e la visse. Ma del periodo di tempesta e tensione seguito alla Guerra Civile, del Ku Klux Klan, dei brogli elettorali, degli omicidi indiscriminati di neri che cercavano di esercitare i loro nuovi diritti di uomini e cittadini liberi, dell’invasione dei Carpetbag, su cui il Sud bianco ha pubblicato così tante falsità e della vita politica dei neri di quell’epoca, la nostra razza ha ben poco di proprio che si possa definire autentico… La storia di questo intero periodo che ha riversato gloria sulla razza dovrebbe essere conosciuta… la maggior parte di essa è sepolta nell’oblio mentre nelle biblioteche pubbliche e nei testi universitari si trovano solo le false interpretazioni dell’uomo bianco del Sud».

Entrambi i genitori morirono di febbre gialla e a quattordici anni Wells, che aveva frequentato la scuola pubblica con successo, rifiutò di dividere i fratelli e le sorelle minori fra cui una disabile, affidandoli ad altre famiglie e con l’aiuto della nonna se ne prese cura personalmente. Avendo sostenuto l’esame per diventare maestra di campagna fu assunta a venticinque dollari al mese: «Tornavo a casa ogni venerdì pomeriggio, percorrendo le sei miglia a dorso di un grosso mulo. Passavo il sabato e la domenica a lavare, stirare e cucinare per i bambini, e tornavo alla scuola di campagna la domenica pomeriggio». Morta la nonna si trasferì a Memphis su invito di una zia portando con sé le sorelle, mentre i fratelli rimasero a lavorare in una fattoria. Sostenne l’esame per diventare insegnante comunale nella contea di Shelby che raggiungeva in treno. Intanto mentre al Sud le leggi locali aggiravano gli emendamenti costituzionali della Ricostruzione impedendo agli individui afroamericani l’esercizio del diritto di voto, la Corte Suprema degli Stati Uniti legittimava la segregazione razziale delle Jim Crow Laws, di fatto già operanti in tutti gli Stati del Sud in nome del principio «separati, ma uguali». Tutti potevano accedere ai servizi, ma in modalità diverse dividendo le attività dei bianchi da quelle dei neri. Si applicò in tutti gli ambiti una rigida separazione razziale gerarchica finalizzata a mantenere in condizioni di degrado e inferiorità la popolazione afroamericana. Differenziato l’accesso all’istruzione, ai trasporti, ai ristoranti, agli ospedali, ai posti di lavoro, ai servizi igienici, alle sale d’aspetto, a tutti i locali pubblici, destinando alle persone coloured i servizi peggiori e più scadenti per mantenerle al rango di cittadinanza di serie B. Durante uno dei suoi viaggi in treno, prima dell’adozione ufficiale delle famigerate leggi in Mississippi, Wells morse la mano di un controllore che voleva costringerla con la forza a trasferirsi dalla carrozza per signore al vagone dove erano stipati fumatori e gente nera. Il controllore chiamò in aiuto un facchino e i due faticarono non poco per riuscire a trascinarla via dal suo posto. Alla fine Wells, tra la derisione e gli insulti di donne e uomini bianchi che avevano assistito alla scena, preferì scendere dal treno. Era il 1884 e fece causa alla Chesapeake & Ohio Railroad ingaggiando un avvocato afroamericano, ma avendo scoperto che era stato comprato dalle ferrovie si rivolse a un legale bianco ottenendo un risarcimento di 500 dollari. Il caso fece clamore, ma l’appello delle ferrovie alla corte suprema del Tennessee fece annullare il verdetto nel 1887 e Wells venne attaccata dalla stampa bianca. Intanto approfondiva la sua formazione culturale leggendo autonomamente e frequentando la scuola domenicale; divenne collaboratrice dell’Evening Star, un giornale afroamericano di cui presto assunse la direzione. I suoi articoli erano molto apprezzati perché in modo chiaro e accessibile trattavano questioni, problemi e ingiustizie comuni nella vita quotidiana della gente di colore. Estese la sua collaborazione al settimanale Living Way scrivendo con lo pseudonimo di Iola articoli che venivano copiati e commentati anche da altri giornali neri del Paese.

Trasferitasi in California al seguito della zia per la quale sentiva un debito di riconoscenza, trovò lavoro in scuole diverse, ma riconfermata insegnante a Memphis preferì tornarvi per continuare a svolgere anche l’attività di giornalista. Presto le venne offerto di collaborare all’American Baptist di Louisville, Kentucky. Fu un trampolino di lancio, le sue collaborazioni con i principali giornali afroamericani si moltiplicarono: «Era la prima volta che qualcuno si offriva di pagarmi per il lavoro che avevo svolto con piacere. Non avevo mai sognato di ricevere un compenso, perché ero troppo felice al pensiero che i giornali mi dessero spazio». Prima rappresentante donna, fece parte dello staff della Coloured Press Association; eletta segretaria della National Press Association alla conferenza stampa di Washington D.C. nel 1889 entrò in contatto con i più illustri esponenti dell’attivismo e del giornalismo afroamericano: «È diventata famosa come una delle poche nostre donne che maneggiano una penna d’oca con punta di diamante con la stessa facilità di qualsiasi uomo nel giornalismo… Ha un bel carattere ed è acuta come una trappola d’acciaio… Nessuna scrittrice, compresa la comunità maschile, è stata citata più ampiamente, nessuna ha inferto colpi più duri ai torti e alle debolezze della razza». Così Timothy F. Fortune sul New York Age, uno dei giornali afroamericani più influenti.
Per garantirsi un’entrata stabile continuava a fare anche l’insegnante e nel 1889 acquistò una quota del Free Speech Headlight di Memphis (che chiamò semplicemente Free Speech) diventandone direttrice. Ma a seguito di un articolo fortemente critico sulle condizioni deplorevoli degli edifici delle scuole segregate per afroamericane/i e sui sistemi di reclutamento del personale docente incompetente venne licenziata. «Avevo corso un rischio nell’interesse dei bambini della nostra razza e avevo perso. La parte peggiore fu la mancanza di apprezzamento dei genitori…”non avresti dovuto farlo; avresti dovuto sapere che ti avrebbero licenziata”… Fino a quel momento avevo pensato che qualsiasi lotta intrapresa nell’interesse della razza avrebbe avuto il suo appoggio. Imparai allora che non potevo contare su questo».
Sul Free Speech criticò aspramente la «clausola di comprensione» del Mississippi del 1890 che, come le altre barriere innalzate dagli Stati del Sud (test di alfabetizzazione, tassa elettorale ecc), limitava di fatto l’esercizio del diritto di voto delle persone afroamericane: «qualsiasi cittadino in grado di comprendere una clausola della Costituzione, quando gli viene letta, sarà dichiarato avente diritto al voto. Fu facile (per i bianchi) decidere che pochissimi neri capivano le clausole della Costituzione che avevano deciso di leggere loro». Quando attaccò parte del clero afroamericano accusandolo di essere intellettualmente impreparato e non all’altezza di guidare la popolazione afroamericana venne stigmatizzata dall’alleanza dei predicatori che rischiava di perdere la propria influenza. Viaggiava per promuovere la diffusione del giornale raccogliendo abbonamenti, sottoscrizioni e reclutando corrispondenti e si trovava a Natchez (Mississippi) quando nel marzo del 1892 a Memphis furono linciati i tre afroamericani Calvin Mac Dowell, Henry Stuart e Thomas Moss, noto alla comunità per essere un cittadino onesto e operoso e amico di Wells che aveva fatto da madrina alla sua bambina. I tre erano titolari della People’s Grocery Company, una drogheria bene avviata in un quartiere a maggioranza afroamericana chiamato Curve. Per ragioni di rivalità commerciale M. H. Barrett, il bianco che fino al loro arrivo aveva avuto il monopolio del commercio nel quartiere, non perdeva occasione per molestarli e cercare pretesti per provocare risse due delle quali misero in fuga i bianchi. A quel punto Barrett denunciò i droghieri e, informatosi del giorno in cui gli agenti avrebbero notificato la denuncia, fece girare la voce falsa che i bianchi avrebbero assalito la People’s Grocery Company. Mentre per le strade si riunivano assembramenti di bianchi gli afroamericani, consultato un legale sull’opportunità di armarsi, si misero di guardia sul retro del negozio e scambiando gli agenti per assalitori ne ferirono alcuni. I droghieri furono arrestati e l’evento, duramente condannato dalla stampa bianca razzista, fu il pretesto per perquisizioni, arresti, saccheggi e maltrattamenti ai danni della comunità afroamericana. Quattro giorni dopo avvenne il linciaggio: le autorità politiche locali disarmarono i Tennessee Riflees, la milizia nera che presidiava la prigione per respingere eventuali linciatori, e lasciarono il via libera alla folla di bianchi. I prigionieri prelevati dalla prigione e condotti su una locomotiva di manovra delle ferrovie oltre i confini della città furono assassinati brutalmente. Il giorno dopo un giornale del mattino riportava i particolari del linciaggio, segno che c’erano dei testimoni oculari. A Mac Dowell che si era difeso lottando avevano cavato gli occhi mentre le ultime parole di Moss erano state: «Dite alla mia gente di andare all’Ovest. Qui non c’è giustizia per loro». Al ritorno Wells fece proprio il messaggio di Moss e sul Free Speech invitò la sua gente a lasciare la città. Di fronte ai linciaggi non si poteva fare nulla, ai neri era proibito comprare armi per difendersi: «C’è quindi solo una cosa che possiamo fare: risparmiare i nostri soldi e lasciare una città che non proteggerà le nostre vite e le nostre proprietà, né ci concederà un giusto processo in tribunale, ma ci porterà fuori e ci ucciderà a sangue freddo quando accusati da persone bianche». Si verificò un esodo da Memphis che assunse l’aspetto di un boicottaggio generale in quanto molte famiglie vendettero le proprietà e abbandonarono le case e il lavoro partendo con i carri o a piedi per non usare la ferrovia e i tram al punto che gli affari crollarono, non si trovava personale che lavorasse e i consumi si contrassero. Wells riferì che i rappresentanti della City Railway Company chiedendole di usare la sua influenza per far tornare la gente a usare i tram dichiararono: «La compagnia dei tram non c’entra nulla con i linciaggi… È di proprietà dei capitalisti del Nord», ma lei aveva risposto: «È gestita dai linciatori del Sud». Aveva saputo che tutta la popolazione bianca di Memphis era al corrente del linciaggio e lo aveva approvato e che lo stesso giudice del tribunale penale aveva fatto parte dei linciatori. Nessuno sarebbe stato mai arrestato o punito perché tutti erano colpevoli. Con il linciaggio di Memphis il suo punto di vista cambiò. Fino a quel momento aveva creduto che i linciaggi fossero praticati per punire le violenze sessuali ed era stata propensa a considerarli una pratica feroce, ma in qualche modo giustificabile se ricondotta alla difesa dell’onore delle donne bianche stuprate. Un’interpretazione largamente condivisa e influenzata, soprattutto fra la gente bianca, dalla rete di pregiudizi e falsi miti che rappresentavano la popolazione nera. Il linciaggio per stupro era giustificato in quanto difendeva l’onore delle donne bianche viste sempre come prede indifese e innocenti, vittime di uomini neri naturalmente portati a manifestare una sessualità bestiale e primitiva. E quando al contrario erano i bianchi a stuprare le donne nere la colpa ricadeva sulle afroamericane considerate appartenenti a una razza degradata, provocatrici e naturalmente ninfomani che rendevano i maschi bianchi vittime della loro lussuria. Il linciaggio di Memphis non rientrava nella casistica e Wells cominciò a indagare a fondo raccogliendo documenti, articoli, dati, testimonianze e statistiche, dimostrando che solo un terzo dei linciaggi aveva avuto come motivazione presunta aggressioni di uomini neri nei confronti di donne bianche e che in tutti i casi si trattava di accuse false fabbricate ad arte. Le relazioni interrazziali consensuali clandestine erano numerose e, una volta scoperte, venivano fatte passare per stupri allo scopo di giustificare l’eliminazione fisica dei neri che violavano le norme sociali. «Le leggi contro il meticciato del Sud impedivano le unioni legali, ma lasciavano libero l’uomo bianco di sedurre le ragazze nere… mentre c’era la morte per il nero che cedeva alle avances delle donne bianche». Già l’editore afroamericano del Montgomery Herald aveva scritto un articolo chiedendosi perché fossero aumentati i casi di rapporti interrazziali e aveva concluso: «… noi sospettiamo fortemente che dipenda dal crescente apprezzamento di bianche Giuliette per colorati Romei». Venne cacciato dalla città dopo aver firmato una dichiarazione in cui negava di aver voluto calunniare le donne bianche del Sud. Wells documentò molti casi di relazioni consenzienti che, una volta scoperte, avevano scatenato la furia omicida. Molte donne erano state costrette con la forza ad accusare i partner neri di stupro, altre li accusavano per timore di essere rimaste incinte con il rischio di dare alla luce bambine/i neri o perché temevano la riprovazione sociale, c’era chi, ingannando la famiglia, era riuscita a fuggire al Nord con il partner e altre ancora che, avendo protetto i partner tacendone l’identità, venivano ostracizzate dalla comunità. Tutte le accuse risultavano essere false e le prove dell’innocenza venivano distrutte. Wells registrò scrupolosamente le testimonianze della violenza efferata della folla che infliggeva torture, impiccava, bruciava vive le vittime trasformandole in torce umane raccogliendone alla fine ceneri, ossa, bottoni, denti o altri souvenir da mostrare orgogliosamente. Si rese conto che lo stupro era la scusa che giustificava le persone bianche ad agire oltre la legge e la ragione per cui anche la popolazione afroamericana del Nord non manifestava un’indignazione pubblica commisurata alla gravità dei fatti. Intendeva far emergere tutta la verità allo scopo di scuotere la coscienza di un Paese che, di fronte alla violazione del diritto e alla pratica sistematica della violenza di massa contro la popolazione afroamericana del Sud, si girava dall’altra parte.

Il 21 maggio 1892, mentre si trovava in viaggio al Nord per valutare l’opportunità di trasferire la sede del giornale e prendere contatti con istituzioni impegnate sul fronte dei diritti civili, il Free Speech pubblicò il suo editoriale Otto neri linciati dall’ultimo numero del Free Speech: «tre per aver ucciso un uomo bianco e cinque per stupro di donne bianche… Nessuno in questa parte dello Stato crede più alla vecchia storia falsa del nero che stupra le donne bianche. Se i bianchi del Sud non stanno attenti… si giungerà a una conclusione molto dannosa per la moralità delle loro donne». Per tutta risposta una folla razzista fomentata dalla stampa avversa, forte dell’impunità di cui godeva da parte delle forze di polizia e dei tribunali, distrusse la sede del Free Speech costringendo il comproprietario alla fuga e minacciando di morte Wells se fosse tornata in città. Lei si era già procurata una pistola per difendersi, ma, sempre più determinata a continuare a indagare per documentare tutta la verità, accettò l’offerta di lavoro di Timothy F. Fortune pubblicando due rubriche a settimana sul New York Age. Dietro richiesta di alcune lettrici cominciò a partecipare a piccole riunioni fino a quando si formò un comitato di duecentocinquanta donne che decisero di riunirsi per ascoltarla. estendendo l’invito anche ad altre cittadine di Brooklyn e di New York. La sera del 5 ottobre 1892, presso la Lyric Hall di New York gremita di afroamericane, Wells, che non aveva mai parlato a un pubblico così numeroso, seppe tenere inchiodata l’attenzione di tutte esprimendosi, come era nel suo stile, in modo chiaro e convincente. Raccontò gli eventi nei dettagli e riportò prove e testimonianze mentre per tutto il tempo copiose lacrime continuavano a rigarle il volto. La commozione era dovuta soprattutto al fatto di aver sentito la grande partecipazione emotiva delle astanti che gremivano la sala fra cui spiccavano «le principali donne di colore di Boston e Filadelfia», l’élite sociale e intellettuale afroamericana che avrebbe contribuito a sostenere la sua lotta contro la lynch law : non era più una voce solitaria e inascoltata. Quelle donne avrebbero dato vita alla Wlu (Women’s Loyal Union), il primo club femminile afroamericano di New York seguito poi dalla Women’s Era di Boston che avrebbe preso il nome di Ida B. Wells Club. In quell’occasione Wells ricevette in dono una spilla a forma di penna che indossò sempre e il denaro che le permise di pubblicare l’opuscolo Southern Horrors: Linch Laws in All Its Phases con la prefazione di Frederick Douglass. Da quel momento al giornalismo investigativo militante Wells affiancò l’attività di conferenziera per combattere la sua «crociata per la giustizia». Ma mentre la stampa bianca «era muta» di fronte ai linciaggi, lei aveva attirato l’interesse di attiviste inglesi per i diritti umani in viaggio negli Stati Uniti e nel 1893 partì per un tour di conferenze in Gran Bretagna per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli organi di stampa. Ebbe un grande successo riuscendo a ottenere risoluzioni di condanna dei linciaggi dalle numerose assemblee religiose e laiche riunite per ascoltarla nelle principali città del Paese e calamitando l’interesse e l’ammirazione della stampa britannica. Tornò in patria convinta della necessità di rendere pubblica il più possibile la propria causa. A Chicago erano in corso le celebrazioni dell’Esposizione Universale Colombiana del 1893 da cui era stata esclusa la delegazione afroamericana che, con Frederick Douglass, aveva trovato ospitalità nel padiglione di Haiti. Wells organizzò immediatamente una raccolta fondi fra la popolazione nera delle diverse chiese di Chicago per stampare l’appello di Douglass intitolato La ragione per cui l’americano di colore non partecipa all’Esposizione Colombiana Mondiale, «una chiara e semplice esposizione dei fatti riguardanti l’oppressione inflitta alla gente di colore in questa terra di libertà e patria di coraggiosi». Diecimila copie dell’opuscolo furono distribuite alle persone in visita all’Esposizione. L’anno dopo tornò nuovamente in Gran Bretagna per una seconda campagna di sensibilizzazione contro i linciaggi che ottenesse di fare pressione presso la stampa, la politica e l’opinione pubblica statunitensi e di fatto i giornali riportarono i suoi successi, anche se ci fu chi la criticò per aver danneggiato l’immagine degli Stati Uniti all’estero. Prima del suo ritorno in patria si formò un Comitato Britannico Antilinciaggio che, oltre a personalità di spicco dell’area liberale, includeva lo stesso lo stesso Arcivescovo di Canterbury. Senza nominare direttamente Wells, il Comitato condannava la pratica dei linciaggi e, rispondendo alle richieste di aiuto della popolazione afroamericana, «intendeva ottenere informazioni attendibili sul tema dei linciaggi e degli attentati di massa in America». Nel 1895 in The Red Record (basato sull’analisi degli articoli pubblicati dai principali giornali bianchi) rivelò un numero impressionante di linciaggi di persone nere, fornendo statistiche sui presunti reati, distribuzione geografica e entità dei linciaggi e dimostrando che la quantità di vittime cresceva nella misura in cui aumentava la paura che la popolazione afroamericana potesse effettivamente accedere al potere politico e economico.


Dopo aver sposato Ferdinand L. Barnett, editore di The Chicago Conservator, Wells si sottrasse per un breve periodo agli impegni pubblici per dedicarsi alla famiglia e alla prole. Fondatrice dell’Alpha Suffrage Club di Chicago, la prima associazione suffragista di afroamericane, fu in conflitto con le femministe bianche della prima ondata per il razzismo delle loro scelte e il 3 marzo 1913, durante la prima parata suffragista di Washington, rifiutando di marciare in fondo, come era stato stabilito dalle leader, partecipò alla sfilata rimanendo alla testa del corteo. Nel 1930 fu la prima donna e afroamericana a candidarsi, senza successo, come senatrice dell’Illinois. Morì l’anno dopo. Il fatto di aver «realizzato l’attivismo attraverso il giornalismo» come altre sue contemporanee ne ha misconosciuto il ruolo preponderante rappresentato nella storia del giornalismo (Jinx Coleman Broussard, Giving A Voice To The Voiceless, Four Pioneering Black Women Journalists). Ma per il metodo rigoroso e l’accuratezza con cui ha condotto le sue inchieste va annoverata a pieno titolo fra le pioniere del miglior giornalismo investigativo muckraker.
Per approfondire:
- Ida B. Wells, Crusade for Justice, University Chicago Press, 2020
- Jinx Coleman Broussard , Giving A Voice To The Voiceless. Four Pioneering Black Women Journalists, Routledge New York & London, 2004
Qui le traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
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Articolo di Rossana Laterza

Insegnante di Italiano e Storia in pensione. Con il gruppo Toponomastica femminile ha curato progetti di genere nella scuola superiore e collaborato a biografie di donne di valore dimenticate.
