Jole Veneziani. Un contributo intraprendente alla moda italiana

Jole Veneziani è stata una delle donne più incisive nella moda italiana del Novecento, anche se non sempre la sua storia viene raccontata: difatti, se passiamo in rassegna i grandi nomi del settore è molto difficile incontrare il suo; ma la sua storia è quella di una donna che ha saputo capire le tendenze future e ha trasformato le sue idee in realtà; ha contribuito in modo concreto a creare il Made in Italy, quando ancora non esisteva come categoria riconosciuta. Nata a Taranto nel 1901 e trasferitasi a Milano da giovane, è cresciuta in una famiglia che le ha dato la possibilità di venire a contatto con molti stimoli culturali e professionali: suo fratello Carlo lavorava nel cinema e le ha aperto gli occhi su un mondo fatto di immaginazione e fantasia; quella genuina fascinazione per il grande schermo aveva portato Jole, inizialmente, a sognare di diventare attrice, ma la morte improvvisa di suo padre l’ha costretta a cambiare i suoi piani e a cercare lavoro più in fretta. Dopo aver studiato ragioneria, Jole Veneziani è entrata in una ditta francese di pellicce, un’esperienza che si è rivelata fondamentale nel suo percorso: non solo ha imparato i segreti del mestiere, ma ha anche avuto la possibilità di entrare in contatto con il mondo della moda e di capirne le dinamiche e le potenzialità. È qui che ha capito cosa voleva fare della sua vita: ridisegnare il concetto di eleganza. Nel 1937, infatti, Veneziani apre un suo laboratorio a Milano che nel giro di pochi anni si trasforma in una vera e propria maison di moda; il momento chiave arriva nel 1944, quando Veneziani decide di trasferire la sua attività in via Montenapoleone, il cuore dell’eleganza milanese, che ancora oggi rappresenta una vetrina importante della moda; da qui passeranno molti nomi illustri del tempo fra cui Maria Callas, Sandra Milo, Franca Rame e Ornella Vanoni.

Bozza di cappotto Veneziani via MAMe

I capi che la stilista inizia a produrre sono realizzati con una logica sartoriale molto pratica e riconoscibile: i materiali che predilige sono principalmente lane pettinate, gabardine, tweed, velluti e sete pesanti — tessuti scelti per dare struttura e durata nel tempo. Fra i pezzi più rappresentativi della collezione troviamo i cappotti con spalle ben disegnate, lunghezze che vanno da midi a sotto il ginocchio e chiusure pulite, spesso monopetto; a rendere più funzionali questi capi è l’introduzione di tasche profonde e cinture integrate che li rendono ancora più pratici. Allo stesso modo, anche i tailleur erano stati pensati per un uso quotidiano: le giacche con taglio a vita leggermente segnato, rever (cioè i baveri, i risvolti del colletto delle giacche) classici e maniche dritte. Le gonne, invece, generalmente dritte o leggermente svasate, mentre gli abiti seguivano linee a colonna o ad A, con costruzioni interne curate. A contribuire a questa linea stilistica sono le decorazioni minime, con bottoni importanti, piccoli drappeggi o inserti tono su tono; la palette di colori tendeva a essere solida e profonda, con colori come blu, nero, grigio, cammello e rosso scuro. Dopotutto, a fare la differenza, era la vestibilità dei capi, progettati per accompagnare il corpo senza costringerlo, quindi comodi ma al contempo eleganti, soprattutto per l’estetica del tempo.

Ed è proprio quando la moda italiana inizia a prendere le forme di un vero e proprio sistema, negli anni Cinquanta, che arriva anche la consacrazione di Veneziani. Nel 1951, partecipa alla storica sfilata di Villa Torrigiani a Firenze, organizzata da Giovanni Battista Giorgini: questo evento ha rappresentato la prima passerella di moda italiana moderna e la prima importante vetrina della Penisola all’estero, segnando difatti l’inizio del Made in Italy. Veneziani è una delle principali figure di questo evento ma anche una delle prime persone a capire quanto potesse essere importante la moda sportiva di lusso che diventerà un segmento di mercato molto importante nei decenni successivi. L’idea di Veneziani porta alla creazione della linea Veneziani Sport, che per oltre venticinque anni produce capi di abbigliamento che combinano praticità ed eleganza: una concezione che trasmette l’idea che la moda non è più solo qualcosa che si vede, ma fa parte della vita di tutti i giorni, non è solo qualcosa che indossiamo, ma è anche qualcosa che diventa parte di noi, un modo per sentirci bene con noi e per mostrare chi siamo veramente.

Mentre la sua carriera continua a dar frutti, anche il riconoscimento internazionale aumenta notevolmente: nel 1952, la sua fama raggiunge l’apice quando appare sulla copertina di Life dopo aver sfilato a New York: in seguito, riceve numerosi premi prestigiosi, come la medaglia d’oro del Museo di Philadelphia (per un abito presentato a Los Angeles) e il premio Giglio d’oro della moda a Firenze. Pochi anni dopo, leggiamo sul Cnmi, «L’11 giugno del 1958 a Roma, in Via Vittorio Emanuele Orlando 3, presso il Grand Hotel, fu costituita la “Camera Sindacale della Moda Italiana”, antesignana di quella che, in seguito, prese il nome di “Camera Nazionale della Moda Italiana”[…]. All’atto costitutivo erano presenti titolari delle più importanti Case di Alta Moda italiane e alcuni privati che, in quegli anni, ricoprivano un ruolo di spicco nella promozione del settore» fra cui, appunto, Jole Veneziani. Nel 1961, riceve uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera: l’Oscar della Moda a Boston.

Veneziani in atelier

Nella sua biografia la cosa più affascinante è la sua capacità di innovare senza mai perdere coerenza: lei sperimenta con tessuti sintetici quando ancora non molto diffusi, capendo subito la loro funzionalità, introducendo anche l’idea che l’abbigliamento sportivo non deve rinunciare al lusso. Lavora anche con il mondo dell’automobile, creando colori per le carrozzerie e gli interni di Alfa Romeo, mostrando una visione progettuale molto ampia che va ben oltre la moda, rintracciabile in un concetto di stile ed estetica che non si ferma all’abbigliamento: «[Se fossi Sindaco di Milano]… la mia sarà una deformazione professionale, ma attaccherei subito i mezzi di trasporto, che mi sono sempre sembrati tristi e brutti. Con colori d’Alta Moda cambierei faccia a tram, filobus, rendendoli un po’ più allegri. Poi illuminerei la città a giorno. Farei in modo che i milanesi di notte possano vedersi in faccia e magari sorridersi». Il suo rapporto con il cinema, nonostante quel sogno infranto da ragazzina, rimane molto stretto: le sue creazioni vengono indossate da molte attrici italiane e internazionali, tra cui Callas, Marlene Dietrich e Lucia Bosè e questo legame si inserisce nel più ampio fenomeno della sinergia tra moda e cinema nel dopoguerra, in cui le sartorie italiane (soprattutto milanesi e romane) divennero punti di riferimento per attrici e produzioni, anche grazie alla crescente visibilità internazionale del cinema italiano.
Successivamente, quando è già una stilista affermata, decide di affidare il suo patrimonio creativo a Federico Bano, che acquista il suo marchio e si occupa di conservarne l’eredità: grazie a questo passaggio, oggi esiste un archivio ricco di migliaia di fotografie, bozzetti e documenti che mostrano sia il lavoro di una stilista, ma anche un pezzo importante della storia culturale italiana.

Jole Veneziani, purtroppo, scompare nel 1989, ma ha lasciato un’eredità che supera i confini della moda, non solo per ciò che ha creato, ma anche per il modo in cui ha saputo capire il suo tempo e anticipare le tendenze. In questo senso, la sua carriera mostra che anche percorsi meno visibili possono portare a cambiamenti profondi: un impatto costante e fondamentale, che può durare nel tempo e influenzare generazioni future.

Fonti:

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Articolo di Nicole Maria Rana

Nata in Puglia nel 2001, studente alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte e cinema, le piace scoprire nuovi territori e viaggiare, fotografando ciò che la circonda. Crede sia importante far sentire la propria voce e lottare per ciò che si ha a cuore.

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