Trabandan all’armi! Il gioco della storia

Trabandan all’armi! (Le Château Edizioni, 2025) è un libro che ci trasporta nel cuore della Resistenza valdostana attraverso gli occhi della Storia, ma anche e soprattutto attraverso quelli dell’infanzia. Un’opera, scritta da Barbara Tutino e Nicola Alessi, che riesce nell’impresa non semplice di raccontare uno dei periodi più bui e drammatici della nostra storia recente attraverso la leggerezza e l’inventiva dei bambini, senza mai banalizzare gli eventi o perdere di vista la gravità del contesto storico.

Al centro di questa narrazione brilla la figura di Orsetta Elter, tredicenne dotata di un’intelligenza fresca e vivace che diventa il motore propulsore di un’iniziativa straordinaria. Orsetta non è una semplice spettatrice degli eventi, è l’ideatrice del giornalino-diario che rappresenta il cuore pulsante del libro, uno spazio dove ragazze e ragazzi possono esprimere opinioni, desideri e nostalgie, trasformando la paura e l’oppressione in creatività e resistenza culturale.
Dopo la drammatica fuga da Cogne in condizioni disperate nella notte del 2 novembre 1944, la famiglia Elter (il padre, Franz, è una figura di primo piano nella Resistenza valdostana) si trova costretta a vivere in una clausura forzata ospite in rue de Trabandan a Losanna della famiglia di Arturo Debenedetti, qui rifugiata a causa della persecuzione cui è soggetta la popolazione ebrea.

In questo contesto, dove ragazzine e ragazzini delle due famiglie vivono nella clausura di un ambiente certamente sovraffollato e caratterizzato da privazioni e paura, Orsetta dimostra una maturità e una sensibilità rare, perché intuisce che loro hanno bisogno di uno spazio proprio, di un modo per esorcizzare le paure che inevitabilmente covano nelle giovani esistenze.
L’idea del giornalino-diario nasce proprio da questa intuizione. Non si tratta di una semplice attività ricreativa, ma di un vero e proprio atto di resistenza culturale: attraverso il gioco, la scrittura e la condivisione, ragazze e ragazzi riescono a mantenere viva la loro umanità, la loro creatività, il loro bisogno di normalità in un periodo tutt’altro che normale. Il notiziario-diario che ne emerge è ricco di segnalazioni, riferimenti e articoli su temi svariati, sempre redatti con umorismo e leggerezza — quella leggerezza che solo l’infanzia sa preservare anche di fronte alle tragedie.

Orsetta, dunque, non è solo una testimone del suo tempo, è una protagonista attiva, capace di trasformare una situazione di estrema difficoltà in un’opportunità di crescita e di espressione collettiva. Il suo ruolo di “giornalista in erba” è emblematico di quella generazione adolescenziale che, pur vivendo gli orrori della guerra e dell’occupazione, è riuscita mantenere viva la speranza e la dignità umana.

Il libro ha il merito di recuperare e valorizzare questa preziosa testimonianza, offrendo a lettrici e lettori uno sguardo inedito sulla Resistenza valdostana. Attraverso le pagine del giornalino scopriamo non solo i grandi eventi storici — l’occupazione tedesca, la lotta partigiana, la Repubblica Partigiana di Cogne — ma anche e soprattutto la vita quotidiana, le piccole grandi gioie e tristezze di chi ha vissuto quei giorni sospesi tra paura e speranza.
Orsetta Elter emerge come simbolo di una gioventù che non si è lasciata schiacciare dagli eventi, che ha trovato nella cultura, nella scrittura, nella condivisione una forma di resistenza forse più sottile, ma non meno importante di quella combattuta con le armi. La sua figura ci ricorda che la Resistenza non fu solo un fatto militare, ma anche e soprattutto un fatto culturale e morale: la capacità di preservare i valori umani, la dignità, la creatività anche nelle condizioni più avverse.

Trabandan all’armi! è un libro importante, che arricchisce la nostra conoscenza della Resistenza valdostana e che, grazie alla figura luminosa di Orsetta, ci offre una prospettiva originale e toccante su quegli anni difficili. Un’opera che dovrebbe essere letta non solo da chi è interessato alla storia locale, ma da chiunque voglia capire come la cultura e la creatività possano diventare strumenti di resistenza e di salvezza, soprattutto nelle mani dei più giovani. La sua «fresca e vivace intelligenza», come viene definita, continua ancora oggi a illuminare quelle pagine buie della storia, ricordandoci che, anche nei momenti più difficili, l’umanità può trovare il modo di esprimersi, di resistere, di sperare.

Barbara Tutino e Nicola Alessi
Trabandan all’armi!
Le Château Edizioni, 2025
pp. 64

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Articolo di Serena Del Vecchio

Laureata in Giurisprudenza e specializzata nel sostegno didattico a studenti con disabilità della scuola secondaria di secondo grado, è stata a lungo docente di diritto ed economia e da più di dieci anni svolge con passione la professione di insegnante di sostegno. Sposata e madre di tre figli (tutti maschi!), ama cantare, leggere e andare al cinema, dividendosi fra Roma, dov’è nata, e la Valle d’Aosta, dove vive e lavora.

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