La rassegna lodigiana I Venerdì dell’Arte, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata internazionale delle donne 2026, ha accolto il 6 marzo, come ospite dell’evento, la filosofa e scrittrice Annarosa Buttarelli, per la presentazione dell’ultimo libro di Carla Lonzi, Vai pure – Dialogo con Pietro Consagra, da lei curato per la casa editrice La Tartaruga.


Vai pure è l’esito di una registrazione (nata non per essere pubblicata) del colloquio voluto da Carla Lonzi, critica e storica dell’arte — oltre che teorica dell’autocoscienza e del femminismo più radicale — con lo scultore Pietro Consagra, suo compagno da oltre quindici anni. È tale la forza nello sviscerare la complessità e l’evoluzione del loro rapporto, indagando e intrecciando temi quali dialogo, rapporto, autenticità, differenza, reciprocità, coscienza e femminismo, che si è poi ritenuta più che interessante la pubblicazione.
Nell’incontro del 6 marzo tenutosi presso la prestigiosa Sala Granata della Biblioteca laudense, è stata Danila Baldo, vicepresidente di Toponomastica femminile, a dialogare con Annarosa Buttarelli, esperta che ha presieduto il comitato scientifico dell’Archivio Carla Lonzi e che ha contribuito a creare il “Fondo di interesse nazionale Carla Lonzi”, inventariato e digitalizzato dalla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma e ora ospitato presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso, anche consultabile in Opac.
In Vitamine vaganti si può leggere la recensione al suo libro Sovrane – L’autorità femminile al governo, utilissimo per indagare storicamente e riflettere su temi di grande attualità quali sovranità, autorità e democrazia.

Carla Lonzi conversa con Pietro Consagra a proposito del loro legame diventato “tossico”. Soprattutto da parte dell’autrice, c’è il voler scavare nella loro esperienza e il capire perché sia diventato tale.
Vorrei ridimensionare prima, in questo contesto, la parola usata: tossico. Attualmente, con questo termine, intendiamo una relazione che avvelena l’altra in qualche modo, soprattutto mentalmente. Il rapporto tra Carla Lonzi e Pietro Consagra sarebbe potuto diventare tale, ma non è questo il caso, anche perché definirei Carla Lonzi “inviolabile” sotto molti punti di vista, poiché aveva già una sua autonomia e una sua autorevolezza, anche verso lo stesso partner, che impediva al loro rapporto di diventare tossico.
Lonzi segue uno degli insegnamenti più importanti degli anni ’70: considera il dialogo fondamentale, spesso vissuto come conflitto, e un “partire da sé”. C’è il tema dell’autenticità e della reciprocità, che deve essere presente in una relazione. Quali sono le motivazioni alla base del confronto?
Il dialogo tra loro due avviene in un momento di crisi, causato, ma anche incoraggiato proprio da Carla Lonzi per molti motivi. Da promettente critica e storica dell’arte, avrebbe potuto intraprendere una grandiosa carriera nel mondo artistico, ma l’aveva rifiutata, perché aveva scoperto come le donne venissero assoggettate al patriarcato proprio di quel mondo, e lei non voleva fare carriera in un tale sistema. Questo è uno dei motivi principali per cui apre il conflitto con Consagra: lo scultore, già famoso all’epoca, frequentava molto volentieri quell’ambiente così patriarcale, lo sosteneva e ne ricavava nutrimento per il suo narcisismo d’artista. Lonzi non voleva essere strumento per il successo artistico del compagno, peraltro senza reciprocità.
Un altro motivo per cui venne intrapreso questo dialogo tra i due partner fu l’eccessiva importanza data dallo scultore al “nutrimento” — così lui lo chiamava — che gli dava lo “scambio sessuale”, fino a parlarne, addirittura, come di una necessità per poter fare arte. Questo modo di pensare era in grande disaccordo con la prospettiva di Carla Lonzi che, sebbene non si sottraesse a quel tipo di scambio, non ne faceva il centro del loro rapporto e cercava ben altro nella relazione con la persona amata.
Ulteriore motivo che incoraggiava lo scontro fra i due era l’assoluta impermeabilità di Pietro Consagra alle pratiche scoperte e praticate da Rivolta Femminile, il gruppo creato dalla stessa Lonzi e da Carla Accardi nel 1970. Pratiche come, per esempio, quella dell’autocoscienza, attuata da Lonzi durante il dialogo e a cui Consagra viene sottoposto suo malgrado, affinché arrivassero a riconoscere una verità che li riguardasse entrambi. Lonzi ha una radicalità tipica delle donne geniali: scava finché non si arriva al centro del conflitto, a quel punto incandescente che va oltre tutte le falsità e gli orpelli che mascherano la verità e da cui si può iniziare a costruire un rapporto autentico per entrambi.
Quel “vai pure”, di cui poi lei si è fatta promotrice, per così dire, non era un congedo tra i due. È un “vai pure” che congeda Consagra dal colloquio, poiché non solo esausto per i giorni in cui è durato, ma soprattutto perché non riesce ad arrivare a quel punto centrale del conflitto, a comprendere la differenza tra loro, né a capire qual è il terreno su cui dovrebbe raggiungerla. Lonzi desiderava arrivare a quel punto cruciale, ma alla fine lascia andare il partner per compassione, come se gli dicesse appunto “vai pure, non abbiamo altro da dirci”, ma non lo licenziava né dal lavoro né dal rapporto.

Carla Lonzi scrive che le donne hanno sempre avuto la consapevolezza di indagare il mondo in modo differente. Parla di una coscienza della donna, che c’è sempre stata, ma che non è mai riuscita a imporsi: infatti nel pubblico, il genere maschile viene riconosciuto, mentre il genere femminile viene relegato solo alla sfera privata: solo lì le donne dominano.
Questo Lonzi cerca di far capire a Consagra: quanto lei gli ha dato, che lui ha riconosciuto solo nel privato. È una delle accuse che lei mette sul piatto di un rapporto che non è quello che lei desiderava: quando lui parlava in pubblico o addirittura nel libro scritto sulla sua vita, non la nominava nemmeno. E questo è abbastanza mostruoso: molto di quello che Consagra aveva imparato sull’arte, era stato grazie al lavoro della partner e alla loro relazione personale. Lui si vantava di una sua cultura, ma senza mai citare l’apporto datogli dalla sua compagna di vita.
Quello che le donne hanno nell’ambiente domestico, però, non lo chiamerei “dominio”, che in filosofia politica è quello attuale dei regimi. Quello che fanno le donne non è dominare, ma orientare. Noi abbiamo fatto quasi tutto attraverso il linguaggio, essendo il movimento delle donne rivoluzionario e pacifico, non avevamo altri strumenti. Abbiamo anche i comportamenti, ma rispetto agli uomini noi li sappiamo chiamare con il loro nome, cosa che ci distingue e che in qualche modo ci dà un vantaggio.
Soprattutto abbiamo le parole. Le donne avevano autorità in famiglia, crescevano ed educavano figlie e figli, li difendevano anche dalle botte del marito quando li voleva punire, seguendo una certa forma educativa patriarcale. L’autorità delle donne si manifestava, soprattutto, con la parola e cominciava molto presto, perché è la donna che dà il senso alle parole, che poi bambine e bambini associano alle cose. La si poteva considerare una violenza in qualche modo, ecco perché si è pensato che le donne comandassero in casa: loro impongono un senso alle parole, che però salvava la mente di figlie e figli, perché li immetteva nel mondo. Pertanto, poiché anche per questo le donne non hanno più l’autorità che avevano un tempo, neanche in famiglia, oggi ogni opinione è ritenuta valida.
L’ambiente domestico possiamo considerarlo un ambiente politico, su tutti i livelli. Questo aspetto è sempre più messo sotto osservazione dalle femministe filosofe di questo momento storico. Chi ha il coraggio di dire la verità se non le donne, cioè unire le parole ai fatti? Per esempio, Vai pure è la trascrizione di una registrazione, che all’inizio non doveva nemmeno essere pubblica, ma sono state altre donne che l’hanno ritenuta talmente interessante da ritenere importante farla diventare pubblica.
È possibile raggiungere un rapporto autentico fra un uomo e una donna o bisogna prima che sia scardinata la cultura patriarcale?
Con tutta la buona volontà e l’amore che anche io ho messo nei rapporti con amici, compagni, affetti, secondo me, neanche da parte mia esiste per ora questa possibilità. Il ponte fra i due sessi uomo-donna c’è, è stato gettato… ma non è ancora terminato. Questo libro è importante, perché mostra un limite che ancora non è stato possibile superare tra uomini e donne. Non dico tra i generi, ma tra i sessi. È forse anche un problema che riguarda le connessioni neuronali. Nessuno ne sa il motivo, ma il cervello dell’uomo funziona ancora per connessioni binarie, che poi sono anche i funzionamenti dei primi strumenti digitali. Questo è difficilissimo da cambiare, ma può succedere. Le donne, invece, hanno già un cervello che funziona in maniera non binaria per vari motivi, soprattutto perché abbiamo il compito di mettere al mondo esseri umani, e per farlo bisogna che il nostro cervello ragioni in maniera non meccanica.
Avevamo citato prima il libro Sovrane. Nell’opera ci sono tantissime figure femminili di potere, che nella storia hanno esercitato un’autorità differente da quella maschile. Inoltre spiega come siano le donne a sorreggere la cultura e l’editoria, visto che i dati confermano che sono le donne a leggere di più, sono le donne a fare più corsi di aggiornamento e formazione. Solo che poi scompaiono nei ruoli apicali in società, perché?
Perché non sono violente. Anche quando si rivela positiva, la scalata al potere è però violenta. Il titolo indica l’autorità che dirige il governo. Ha un valore di libertà, del lavoro di qualità, con un arricchimento del contributo di un auspicabile e innovativo approccio al potere tutto al femminile. Questa è la strada che dobbiamo percorrere, non è un miracolo, altrimenti mi direste che non esiste. E invece deve esistere.

In copertina: Carla Lonzi e Pietro Consagra, Milano, via Verdi, ottobre 1980. “Fondazione Lelio e Lisli Basso Onlus – Fondo Carla Lonzi”.
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Articolo di Marianna Milano

Nata a Milano, ha conseguito la laurea in Lingue, Lettere e Culture comparate all’Università L’Orientale di Napoli. I suoi interessi sono soprattutto la letteratura orientale, l’arte in tutte le sue sfumature, tra cui fotografia, cinematografia e critica. Svolge volontariato presso le associazioni Toponomastica femminile, Se non ora, quando? Snoq Lodi, Viva Vittoria e La metà di niente.
