Uno strumento perfetto

È facile sentir parlare di Modena come motor valley, città dei motori o patria della Ferrari. Molto meno usuale è sentir definire Modena e la sua provincia come “patria del belcanto”: invece questa definizione sarebbe perfetta per una provincia che ha dato i natali a tante/i cantanti, che richiama aspiranti cantanti da tutto il mondo e dove ogni anno si svolge un “Modena Belcanto Festival”.

Nel Dizionario biografico delle donne modenesi, pubblicato nel 2019, sono censite 58 cantanti liriche (e parliamo solo delle donne), che costituiscono il 2,46% delle 2.355 biografie presentate. Se alle cantanti d’opera aggiungessimo anche le strumentiste, le compositrici, le direttrici d’orchestra e le cantanti di musica leggera, la percentuale salirebbe di molto.
Ma a che cosa si deve una presenza così nutrita e diffusa nel tempo di cantanti e musiciste?
Sicuramente, l’esistenza di monasteri famosi per la loro tradizione musicale (come quello di Nonantola o quello di S. Chiara di Carpi), i rapporti con la tradizione madrigalista di Ferrara e con la Mantova di Claudio Monteverdi spinsero l’attenzione verso la musica, sia sacra sia profana, insieme alla presenza dei grandi maestri che si avvicendarono alla guida della Cappella Musicale del Duomo di Modena, primo fra tutti Orazio Vecchi. Non secondari furono la protezione e l’interesse dei duchi, che accolsero a corte i/le maggiori rappresentanti della musica del loro tempo. Soprattutto dopo che gli Estensi dovettero spostare la capitale del ducato da Ferrara a Modena, nel 1598, i duchi contribuirono in modo decisivo alla conservazione e all’aumento degli spazi teatrali della città, che garantivano il flusso costante di cantanti, la continuità degli spettacoli e il mantenimento dell’attenzione e del gusto del pubblico per la musica e quindi la tutela di un’identità cittadina. È superfluo sottolineare che la tradizione modenese ha alimentato una cultura musicale di ampio respiro, interpretata oggi anche dalle rockstar internazionali originarie di quest’area (Vasco Rossi, I Nomadi, l’Equipe 84, Guccini, Lucio Dalla, Zucchero, Ligabue, Caterina Caselli, ecc).
Ancora oggi il territorio di Modena si caratterizza per la presenza di decine e decine di cori di ogni genere e tipologia, per l’attività di molte associazioni amiche della musica, per l’esistenza di tanti teatri, per la presenza del Conservatorio e del Liceo Musicale.

Girolamo Martinelli, La famiglia Lazzari (1680) (pagina Facebook dei Musei Palazzo dei Pio Carpi)

Già a partire dal Seicento troviamo segnalazioni di artiste famose, la più lontana delle quali è la nobildonna Livia Seghizzi Montecuccoli Pio (1564-1603) di cui un testo dell’epoca segnala «l’angelica sua voce». A seguire, le sorelle Lazzari, suor Virginia Maria e suor Laura Maria, cantanti e strumentiste, che vediamo raffigurate in un quadro che le ritrae intente a suonare con tutta la famiglia, compresa la sorella Paola, anch’essa clarissa, che suona il violone.

Con le sorelle Lazzari segnaliamo una peculiarità del mondo musicale modenese, la fortuna artistica di coppie di sorelle o di madri e figlie. Nel Seicento, oltre alle sorelle Lazzari, si incontrano Anna e Rosa Ambreville, che debuttarono giovanissime e si esibirono a Modena, a Venezia, Vienna e Praga, fino ad ottenere una pensione dalla corte viennese.

Margherita e Angiola Salicoli, virtuose al servizio della corte estense, cantarono in diversi teatri patrocinati da principi di altre corti a Reggio E., Mantova, Parma e Monaco di Baviera.

Nell’Ottocento incontriamo Margherita e Teresa Donelli, così apprezzate che nel 1830 tennero al Teatro Nuovo di Modena ben 34 repliche del Tancredi di Gioacchino Rossini e cantarono per compositori importanti come Mercadante e Donizetti.

Luigia Boccabadati
Virginia Gazzuoli Carignani

Sicuramente, la famiglia musicale più significativa di Modena fu quella di Luigia Boccabadati (1799-1850), la cantante preferita da Donizetti, che la volle protagonista nella prima rappresentazione di cinque delle sue opere. In Italia e all’estero, poiché la sua voce potente ed espressiva le consentiva di passare dal genere comico a quello drammatico, fu celebrata come l’interprete rossiniana per eccellenza. Luigia Boccabadati ebbe dal marito Antonio Gazzuoli tre figlie e un figlio (Augusta, Cecilia, Cesare e Virginia), tutte educati al “bel canto”. Augusta, soprano, ebbe dal marito violinista una figlia cantante, Eugenia. Cecilia, anch’ella soprano, sposata al baritono Felice Varesi, ne ebbe due figlie (Elena e Giulia), che proseguirono la tradizione musicale di famiglia. Al termine della carriera, Elena Varesi aprì una scuola di canto a Chicago. Ma la più singolare dei figli di Luigia Boccabadati fu forse Virginia Gazzuoli, che dopo l’inizio della carriera sposò il conte Carignani e con lui partecipò alle Cinque Giornate di Milano (e si narra che abbia guidato la sua carrozza dentro una barricata per contribuire a consolidarla). Rimase lontana dalle scene per quasi tre anni, poi riprese a cantare, dimostrandosi ottima interprete di Traviata e Rigoletto, pur dichiarando di preferire le opere di Bellini e Donizetti. Quando un incidente indebolì la sua voce, si dedicò all’insegnamento presso il Conservatorio di Pesaro. Qui pubblicò anche il suo libretto Osservazioni pratiche per lo studio del canto.

Alice Barbi

Molte furono le cantanti modenesi riconosciute in Europa e nel mondo. Una di queste fu Alice Barbi (1858-1948), mezzosoprano che svolse quasi interamente la carriera all’estero (in Russia, Germania, Francia e soprattutto in Austria). A Vienna fu ascoltata da Brahms, che ne rimase incantato, tanto che, quando Alice Barbi diede il concerto di addio nel 1893, fu Brahms in persona ad accompagnarla al pianoforte. È considerata la prima cantante italiana “da concerto”, anche per la scelta, non convenzionale per quel tempo, di dedicarsi ai Lieder tedeschi e alla musica italiana antica.

Teresina Burchi

Un’altra cantante modenese, considerata la più rappresentativa soprano dei primi trent’anni del Novecento, fu Teresina Burchi (1877-1963), dalla voce amplissima ed estremamente versatile, di grande temperamento. Fu valutata come la migliore Santuzza di Cavalleria Rusticana e per questo venne richiesta più volte dallo stesso Mascagni. Si esibì nei più importanti teatri europei (nel 1905 tenne 45 rappresentazioni in Grecia) e nel 1917 andò in tournée in Sudamerica con Enrico Caruso, riscuotendo enorme successo. Si dedicò poi alla musica di Wagner, di cui fu considerata la maggiore interprete italiana e che portò a Modena nella stagione 1913-14, interpretando la protagonista di Tristano e Isotta. Anche nella vita privata diede prova della sua personalità: ragazza madre diciassettenne, nel 1894 partorì una figlia che allevò da sola. Nonostante la fama internazionale e i tanti impegni professionali, mantenne sempre l’abitudine di trascorrere l’estate nel suo paese natale sull’Appennino modenese, Sestola, dove volle essere sepolta.

Teresa Chelotti

Contemporanea di Teresina Burchi (e dell’altra grande artista modenese, l’attrice Virginia Reiter) fu Teresa Chelotti, che debuttò come soprano a trentacinque anni, in un’età in cui di solito le cantanti liriche si avviano sul viale del tramonto. Fu un grande soprano drammatica, con una voce intonatissima e una straordinaria potenza vocale, cosa che le consentì una lunga carriera, in Italia e in Sudamerica, Egitto, Grecia, Spagna, Russia, Gran Bretagna, interpretando in particolare il repertorio verdiano. Si racconta che spesso, durante le rappresentazioni, il pubblico interrompesse lo spettacolo per tributarle «entusiastiche e calde ovazioni».

Celestina Boninsegni
Ersilia Cervi Caroli
Amalia Pini

Potremmo ricordare tante altre cantanti liriche modenesi, come Celestina Boninsegni, considerata una delle più belle voci di soprano di tutti i tempi. Oppure come Ersilia Cervi Caroli, dotata anche di notevoli abilità di recitazione, tanto da ottenere i complimenti di Puccini per le sue magistrali interpretazioni di Madama Butterfly. O ancora Amalia Pini, definita «vera e rara voce di mezzosoprano», che nel 1949-1950 cantò al fianco di Maria Callas.

Vorremmo però concludere questa carrellata sulle cantanti modenesi con la storia di due soprano, nate a Modena nello stesso anno ma dai destini diversi: Gianna Galli (1935-2010) e Mirella Freni (1935-2020). 

Gianna Galli

Gianna Galli a diciassette anni vinse il concorso di Spoleto e nello stesso anno 1952 debuttò come soprano al Teatro Comunale di Modena. Nel 1955 fece una tournée a New York con la Traviata e da lì prese avvio la sua carriera, che la vide interprete di decine e decine di opere fra le più importanti e conosciute, anche se fu sempre ritenuta versata soprattutto nel repertorio pucciniano. A Modena fu però invitata a cantare solo due volte e mai da protagonista. Pare che per i suoi detrattori fosse troppo bella (aveva vinto i titoli di Miss Modena e Miss Emilia) per essere anche brava oppure che fosse «più bella che brava». A quarant’anni, per un problema alle corde vocali, che la chirurgia del tempo non riuscì a risolvere, dovette abbandonare la carriera, pur rimanendo in ambiente operistico quale agente teatrale e scopritrice di nuovi talenti.

Mirella Freni
Teatro Pavarotti Freni (dal sito del Teatro Comunale di Modena)

Mirella Freni era figlia di una famiglia operaia modenese e a Modena mantenne sempre la residenza. Energica, determinata e volitiva, estremamente rigorosa nella preparazione delle sue interpretazioni, esordì come soprano a Modena nel 1955 interpretando Micaela nella Carmen, con il soprano Amalia Pini nel ruolo della protagonista. Debuttò alla Scala di Milano nel 1963 come Mimì nella Bohème, con la direzione di Von Karajan. Cantò in Olanda, a Londra, a Chicago, a Salisburgo, al Metropolitan di New York, all’Opera di Parigi. Nella prima fase della sua carriera ottenne i migliori successi nel repertorio lirico e mozartiano. A partire dal 1970 indirizzò le sue scelte verso parti più drammatiche, che affrontò soprattutto a Salisburgo, sotto la direzione di Von Karajan. Dotata di un timbro seducente e di una presenza scenica sicura, forte di una disciplina impareggiabile, caratterizzò con la sua sensibilità e freschezza i ruoli di Mimì e Liù. Sposata in prime nozze con il pianista Leone Magiera, da cui ebbe la figlia Micaela, si unì in seguito al basso Nicolai Ghiaurov.
Coetanea e concittadina di Luciano Pavarotti, a cui fu legata da amicizia per tutta la vita, al termine della carriera, nel 2005, si dedicò all’insegnamento ma non volle più cantare, nemmeno per i nipoti o in casa, solo qualche nota ogni tanto per i suoi allievi.
Nel 1990 fu insignita dell’onorificenza di Cavaliere di gran croce (la più alta onorificenza italiana). Nel 1993 pubblicò il libro Mio caro teatro e le fu assegnata la francese Legion d’onore; nel 2002 giunse la laurea honoris causa in Lingue e Letterature straniere dell’Università di Pisa; nel 2010 il primo Oscar della lirica alla carriera.
Ebbe onorificenze anche da Austria, Germania e Spagna, oltre alle chiavi della città di New York. Nel 2015, in occasione dei suoi ottant’anni, la Scala organizzò una serata in suo onore.
Morì nella sua casa di Modena pochi giorni prima di compiere ottantacinque anni. Dopo l’omaggio alla salma presso il Teatro, un lungo corteo la accompagnò a piedi nel suo ultimo viaggio verso il vicino Duomo di Modena, dove furono celebrate le esequie.
Il 9 febbraio 2021, in una seduta solenne alla presenza della famiglia, il Consiglio Comunale di Modena le ha intitolato il Teatro cittadino, aggiungendo il suo nome a quello di Luciano Pavarotti, al quale il teatro era già stato dedicato.
La voce, uno strumento perfetto.

Tutte le foto sono tratte dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

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Articolo di Roberta Pinelli

Ho lavorato per 42 anni nella scuola pubblica, come docente e dirigente. Negli anni fra il 2019 e il 2024 sono stata Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Modena. Mi occupo da sempre di tematiche femminili e ho pubblicato un Dizionario biografico delle donne modenesi.

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