Alice Wilson. Una geologa in bicicletta

C’è una frase di Alice Wilson che andrebbe stampata e appesa sopra la scrivania di chiunque si sia mai sentito dire di no. Parlando del rapporto tra uomini e donne nella geologia, disse: «Se incontri un muro, non ti ci scagli contro; gli giri intorno e ne cerchi il punto debole». Detta da una paleontologa, che se non i muri, era di certo capace di leggere strato per strato gli affioramenti rocciosi, suona quasi come una battuta. Di certo era una strategia di vita, e Wilson la applicò per mezzo secolo con una testardaggine gentile che ha qualcosa di ammirevole, soprattutto se si pensa a quanti muri le toccò aggirare per fare il suo lavoro.
Il muro più alto aveva un nome burocratico: Geological Survey of Canada. L’istituzione in cui Wilson lavorò dal 1909 al 1946 le impediva di lavorare sul campo, un’attività senza la quale la geologia era poco più che un gioco da tavolo. Questa proibizione non nasceva dalle capacità di Wilson, ma era scritta nel regolamento: una donna non poteva accamparsi in zone remote insieme a colleghi uomini, impensabile, per l’epoca. Vengono i brividi pensando che questo divieto fu in vigore per tutte le donne del Survey fino al 1970.
Wilson non sfondò quel muro. Gli girò intorno.
La scappatoia che trovò fu geniale nella sua semplicità. Se non poteva andare lontano, piantando tende in campi remoti, sarebbe rimasta vicino: convinse il Survey a lasciarle esplorare, da sola e in gite brevi, la valle dell’Ottawa e del San Lorenzo, una regione che nessuno aveva studiato in dettaglio proprio perché era lì, a portata di mano, poco esotica e quindi poco ambita. La percorse a piedi e in bicicletta. Quando l’istituto rifiutò di comprarle un’automobile, che invece forniva regolarmente ai geologi uomini in missione, se la comprò da sola.

Alice Evelyn Wilson (1881–1964), prima donna geologa del Canada. Foto Autore sconosciuto
Da Geological Survey of Canada. Natural Resources Canada Foto n. 113144-B

Per i cinquant’anni successivi quella valle divenne il suo regno. La percorse metro per metro, mappando di suo pugno circa quattordicimila chilometri quadrati di terreno, un’estensione che oggi facciamo fatica a immaginare che si possa coprire spostandosi a forza di pedali. Il risultato non fu un ripiego, ma la prima grande opera geologica sistematica su quell’area, pubblicata dal Survey nel 1946, proprio quando la costrinsero alla pensione obbligatoria a sessantacinque anni.
Vale la pena fermarsi a considerare che cosa Wilson cercasse, perché la valle dell’Ottawa e del San Lorenzo è un archivio geologico di prim’ordine. È una piattaforma sedimentaria, strati di roccia disposti più o meno in piano, non stravolti da grandi corrugamenti, che poggia sull’antichissimo basamento cristallino precambriano. Sopra si sono accumulati calcari e arenarie del Paleozoico, in particolare dell’Ordoviciano, il periodo compreso tra 485 e 444 milioni di anni fa.
Nell’Ordoviciano questa regione non era una fredda valle canadese, ma un mare tropicale poco profondo, popolato da una fauna che oggi conosciamo solo attraverso i suoi resti: brachiopodi, gasteropodi, trilobiti, tutta quella brulicante vita di invertebrati marini che in quel periodo del Paleozoico si sviluppò in abbondanza. Quegli animali avevano gusci resistenti che, depositandosi sul fondo e cementandosi nel fango calcareo, divennero i fossili che Wilson raccolse, catalogò e descrisse. La sua specialità erano proprio gli invertebrati, e mise insieme per il Survey una collezione tipologica di fossili che è tuttora una delle più vaste al mondo ed è ancora un riferimento per i paleontologi.
Quel calcare ordoviciano, così ricco di creaturine fossili, è anche un’ottima pietra da costruzione: con le rocce dello stesso gruppo che Wilson studiava sono stati edificati alcuni tra i più noti monumenti di Ottawa. Camminava, insomma, in una città letteralmente costruita con le pagine dello stesso libro che stava leggendo sul campo, ma pochi, oltre a lei, si fermavano a guardare i fossili incastonati nei muri, conoscendone la storia.

Un calcare dell’Ordoviciano, ricco di resti di invertebrati marini
Di James St. John, Wikimedia commons
La pianura del San Lorenzo: una piattaforma sedimentaria di strati quasi orizzontali che Wilson mappò per circa 14.000 km², da sola.
Di Kmusser, Wikipedia

Il riconoscimento arrivò, ma con una lentezza che dice molto. Wilson collezionò una serie di «prime volte» che, messe in fila, compongono il ritratto di un’epoca più che di una persona: prima donna geologa assunta dal Geological Survey of Canada, prima donna canadese ammessa alla Geological Society of America, prima donna eletta Fellow della Royal Society of Canada, nel 1938. Nel 1935, quando il governo cercò una figura femminile della pubblica amministrazione a cui conferire un’onorificenza dell’Impero Britannico, scelse lei, e viene il sospetto che a volte questi primati servano più a chi li assegna che a chi li riceve.
Perfino il conseguimento del dottorato fu una battaglia per Alice. Idonea a intraprenderlo già dal 1915, si vide negare per anni il congedo retribuito che il Survey di solito concedeva. Dovette insistere per sette anni e procurarsi da sé una borsa di studio, arrivando alla laurea dottorale solo alla fine degli anni Venti, ormai matura. Il muro, ancora una volta, fu aggirato più che abbattuto.
Le testimonianze di chi l’ha conosciuta restituiscono una donna dal temperamento tutt’altro che remissivo, il che rende la sua pazienza strategica ancora più notevole. Quando i colleghi maschi si accapigliavano rumorosamente sulla paternità di una scoperta, lei non alzava gli occhi dal libro e non diceva una parola, lasciando che la tempesta si esaurisse da sé.
Fu anche una divulgatrice e insegnante appassionata: scrisse persino un libro per l’infanzia su ciò che c’è sotto i nostri piedi, convinta che la geologia andasse raccontata a tutte e tutti, non custodita tra le mura dell’università.

Alice Evelyn Wilson al microscopio.
Fonte: Geological Survey of Canada. Natural Resources Canada, n. 113144-A.
Parliament Hill. Parte della città storica
è costruita con lo stesso calcare fossilifero che Wilson studiava.

Di Saffron Blaze, commons.wikimedia.org

Tenne un ufficio al Survey fino a ottantadue anni, ben oltre il pensionamento forzato, come se separarsi da quelle rocce fosse più difficile che separarsi da un’istituzione che l’aveva tollerata più che accolta. Morì nel 1964. 
Nel 1991 la Royal Society of Canada ha istituito un premio a suo nome per giovani studiose emergenti: un modo, sia pure tardivo, per rimettere in circolo, verso altre donne, quella tenacia.
Resta l’immagine che vale più di ogni onorificenza: una donna in gonna lunga, in bicicletta, su una strada sterrata dell’Ontario, con il martello da geologo nella borsa e l’orizzonte di una carriera deliberatamente rimpicciolita dagli altri. Le avevano concesso un fazzoletto di mondo, sperando che si accontentasse. Lei lo studiò così a fondo da renderlo, per la scienza, immenso. 
Viene da chiedersi quante altre valli sarebbe riuscita a mappare, se solo le avessero comprato quell’automobile.

Il Victoria Memorial Museum di Ottawa, sede storica del Geological
Survey of Canada, dove Wilson tenne un ufficio fino a 82 anni.
Di Robert Linsdell,
commons.wikimedia.org

In copertina: Trilobite dell’Ordoviciano. Valle dell’Ottawa. Di James St. John. Fonte: www.flickr.com. Creative Commons Attribution 2.0 Generic license.

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Articolo di Sabina Di Franco

Geologa, lavora nell’Istituto di Scienze Polari del CNR, dove si occupa di organizzazione della conoscenza, strumenti per la terminologia ambientale e supporto alla ricerca in Antartide. Da giovane voleva fare la cartografa e disegnare il mondo, poi è andata in un altro modo. Per passione fa parte del Circolo di cultura e scrittura autobiografica “Clara Sereni”, a Garbatella.

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