Elena Marano. Pedagogista, filantropa, scrittrice

Chiara Longo, docente e scrittrice, nel 2021 ha pubblicato il saggio storico Adranite per divulgare i talenti femminili della sua città, Adrano in provincia di Catania. Un’operazione necessaria per ridare valore a tutte quelle donne che spesso la storia, anche locale, ignora o sottovaluta. Le lunghe, puntigliose e laboriose ricerche negli archivi hanno riportato alla luce le donne del luogo. Popolane, lavandaie rivoltose, artigiane, benefattrici, intellettuali, borghesi e aristocratiche.
Tra tutte, la figura e la storia di Elena Marano cattura l’attenzione della scrittrice adranita che decide così di approfondire le ricerche al fine di non disperdere il valore di questa donna che ha dedicato più di mezzo secolo della sua vita «allo studio e all’applicazione delle più avanzate teorie pedagogiche». Infatti Elena Marano fu pedagogista filantropa e scrittrice.
Era nata a Catania il 14 luglio del 1891 da Matilde Parisi e Giuseppe. Suo padre morì quando lei aveva solo quattro anni. Elena sin da bambina manifestò interesse per lo studio e una spiccata vivacità intellettuale. La madre, pur vivendo in ristrettezze economiche, le garantì un percorso di studi aiutata dalle sue sorelle. Quando rimase orfana anche di madre, furono infatti le zie il suo saldo punto di riferimento. Nel 1912 conseguì il diploma di abilitazione all’insegnamento elementare e superò, due anni dopo, il concorso magistrale. Iniziò così a insegnare ad Adernò (oggi Adrano) in qualità di maestra titolare: lo fece ininterrottamente fino al 1958.

Sin da giovane iniziò a pubblicare i primi saggi di carattere pedagogico. Era uno spirito libero molto determinata nel carattere. «Austera nei modi quanto premurosa e materna negli affetti familiari e amicali… si distinse per l’innata capacità di operare scelte che derogavano da radicati costumi del tempo dettati da pregiudizi nei confronti di donne nubili che vivevano da sole», traendo autonomia e indipendenza dal proprio lavoro.
Elena restò nubile per scelta e quando compì sessanta anni (così era consentito dalle leggi di allora) adottò la giovane Maria Santisi a cui si aggiunse il cognome Marano. Fu proprio Maria la custode della preziosa produzione letteraria della madre adottiva.

Elena Marano figura oggi tra “i figli benemeriti di Adrano”. Così scrive Chiara Longo «Si affianca a studiosi e pedagogisti, alle studiose dell’educazione e dell’istruzione, declinata in special modo al femminile, attivamente impegnate per il riconoscimento di diritti civili, per l’elevazione culturale di tutte le classi sociali» e fa il parallelismo con Caterina Francesca Ferrucci “maestra di educazione nazionale” e di Placida Stefanina che in quegli stessi anni scriveva: «Molti sostengono che non è necessario istruire la donna. Secondo me ciò rappresenta un danno anche per gli uomini. Io considero l’ignoranza della donna la più tremenda nemica della vita di famiglia».

Nell’arco della sua vita, Elena, assistette al mutamento di istituzione e costituzioni, ma il suo impegno culturale e civile fu sempre presente anche se non volle mai ricoprire alcuna carica politica. Dai suoi scritti emerge la sua attenzione verso le condizioni disagiate di molte famiglie e la studiosa si sofferma, analizzandoli, sui problemi sociali: ne studia le cause, propone le soluzioni. Punta l’ attenzione sui casi di violenza domestica: «È una pagina, un quadro ben triste quello che offre l’educazione odierna tra le pareti domestiche. Alcuni bambini dal viso sparuto, dallo sguardo offuscato da molte lacrime aspettano un tozzo di pane nero dal padre che sciupa tutto il guadagno della settimana. Ecco altri che tremanti assistono ai duri maltrattamenti che il padre impone alla loro genitrice».
Elena ripone tutto il suo studio, tutte le sue ricerche, tutto il suo sapere, tutte le sue energie, tutta la sua fiducia nell’obiettivo di espandere l’istruzione, nel ruolo primario che la scuola deve avere per eliminare questo disagio sociale. La scuola come sorgente di educazione non solo morale ma anche civile «è virtù civile il comportarsi sempre e in tutto da buon cittadino; il soccorrere e beneficare i compaesano o i connazionali, il promuovere il bene pubblico; il diffondere la moralità, il sapere, la scuola deve farsi organo di fratellanza universale».

La pedagogista adranita è una precorritrice dei binomi formativi e organizzativi del moderno sistema scolastico, della corresponsabilità educativa tra docente e discente. Il suo pensiero si nutre delle ideologie di Mazzini e di Gioberti, ma le armonizza con un suo specifico pensiero che s’intreccia con studiosi e studiose dei suoi tempi di cui analizza le teorie sempre con spirito critico e costruttivo anche nella non condivisione. Non si dichiarò mai apertamente femminista, ma affermava con convinzione: «La donna può assurgere all’elevatezza di ingegno e può essere un’attiva perspicace cooperatrice dell’uomo nel campo dell’azione economico-sociale» e concorda con Giulia Molino Colombini su alcuni dei principi della cultura sociale del femminismo.

Il saggio è impreziosito da un’Appendice contenente la trascrizione fedele di manoscritti inediti di Elena Marano e da una memoria di sua nipote, la docente e scrittrice Nunzia Santisi, che contribuisce a farci respirare l’atmosfera di quei tempi attraverso i ritratti di donne d’intelletto.
Di notevole rilievo e spessore la minuziosa bibliografia riportata alla fine di ogni capitolo per agevolare ulteriori ricerche.
Chiara Longo, con questa sua pubblicazione continua nel lodevole impegno di riportare alla luce memorie femminili importanti, che hanno profondamente e positivamente segnato il territorio, contribuendo a migliorarne il contesto. Esempio di un impegno da emulare.

Chiara Longo
Elena Marano
Armando editore, Roma, 2023
pp. 232

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Articolo di Ester Rizzo

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Giornalista, laureata in Giurisprudenza, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) nel corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzoLe Ricamatrici, Donne disobbedienti Il labirinto delle perdute.

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