Le grandi assenti. Bice Lazzari

Beatrice Lazzari nasce a Venezia il 15 Novembre 1900 in una famiglia borghese di imprenditori e architetti. Donna indipendente e moderna, emancipata e libera, è stata una pioniera, contribuendo alla nascita dell’astrazione italiana all’inizio degli anni Venti. Per tutta la vita ha lottato contro la morale ed i costumi del tempo, rifiutando il ruolo di “angelo del focolare”, per affermarsi in un campo ritenuto all’epoca poco adatto a una donna. Durante l’era fascista in Italia creare arte astratta era difficile, ancora di più per una donna, e Bice vi arriva senza insegnamenti, in una evoluzione solitaria e personale. Partita da opere figurative, approda a forme rigorose e geometriche, infine esplora il colore, creando un’armonia perfetta tra cerchi, quadrati, linee curve, linee rette e colore. Artista innovativa e originale, coraggiosa e poetica, ha saputo trovare da sola la strada verso l’astrazione.

Bice Lazzari , Ritratto di Lionello Fabbri.
Venezia, 1980

A nove anni entra al Conservatorio Benedetto Marcello per studiare musica, poi si iscrive nel 1916 all’Accademia delle Belle Arti seguendo il corso di decorazione: in realtà avrebbe preferito il corso di pittura che però le era precluso a causa delle lezioni di nudo ritenute non adatte a una signorina di buona famiglia.

Durante il periodo della prima guerra mondiale suo padre decide di trasferire la famiglia a Firenze, dove Bice segue il corso di ornato all’Accademia, con Galileo Chini. Nel 1920 si diploma all’Accademia di Belle Arti a Venezia in decorazione e ornato, e comincia a praticare l’arte figurativa con ritratti, paesaggi, nature morte.

Autoritratto (sin), Bambina con fiori (dex), Bice Lazzari

«Troppo giovane e inesperta non capii subito che la scuola mi aveva dato ben poco. Feci l’esperienza dell’insegnamento per tre anni, ma questa non era la mia strada. Ero nata libera. Mi misi a dipingere per conto mio … iniziai un’attività che mi dava la possibilità di continuare a dipingere senza dipendere dalla mia famiglia e feci disegni di stoffe e merletti commissionati dall’ENAPI di Venezia (Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie)». Fin dalla seconda metà degli anni Venti Bice lavora nel settore delle arti applicate, all’epoca uno dei pochi sbocchi professionali che poteva dare indipendenza economica a un’artista donna. Disegna stoffe, sciarpe, borse, cinture, gioielli, tappeti, cuscini, collaborando con gli architetti più in voga degli anni Trenta e Quaranta. «Nel 1928 affrontai con maggiore decisione la vita sul piano pratico e, piuttosto che girare con il quadro sotto braccio, presi un telaio e mi misi a fare arte applicata, per vivere nel clima tanto adorato, cioè la libertà», così Bice Lazzari ricorda la scelta di sperimentare l’arte decorativa» un’arte che lei definiva «con la A maiuscola».

Arazzo, Bice Lazzari
Cuscino, Bice Lazzari

Tiene la prima personale alla Galleria Botteghe d’Arte di Venezia e l’anno successivo alla Galleria San Moisè. Nell’ambiente artistico veneziano degli anni Trenta inizia un percorso di ricerca razionalista, compiendo un taglio netto con la tradizione figurativa, scegliendo il disegno astratto e le composizioni geometriche come linguaggio espressivo, in composizioni ricche di delicatezza, trasparenza e rigore.

Esperienze (sin), Architettura azzurra (dex), Bice Lazzari
Senza titolo, Bice Lazzari

Nel 1935 si trasferisce a Roma, dove in occasione delle grandi mostre del regime espone pitture murali e pannelli decorativi ottenendo i primi importanti riconoscimenti. L’anno dopo inizia la collaborazione a Roma con lo studio dell’architetto Ernesto Lapadula, realizzando pannelli decorativi per le sale e i padiglioni delle mostre più importanti di quel periodo.

Nello studio di Lapadula conosce l’architetto Diego Rosa, che poi diventerà suo marito.

Nel 1943 all’Esposizione Internazionale di Barcellona su suo disegno viene realizzato un pannello decorativo lungo diciotto metri, che rappresenta i monumenti nazionali e le azioni di uomini illustri italiani.

Durante la guerra Bice Lazzari e suo marito si trasferiscono prima a Venezia e poi a Milano dove lavorano nello studio di Giò Ponti. Dopo questa breve parentesi milanese i due tornano a Roma.

Nel 1949 espone alla Mostra delle pittrici italiane, organizzata dall’Unione Donne Italiane a Firenze. L’anno dopo alla XXV Esposizione Biennale Internazionale d’Arte, a Venezia, espone il mosaico La vanità nel padiglione di Venezia, vincendo uno dei cinque premi. A Roma e a Venezia negli anni Cinquanta tiene diverse personali. Si accosta poi all’Informale e abbandona i colori a olio per altri materiali come colle, sabbie, tempere e acrilici.

Scrittura notturna, Bice Lazzari
Collage n.1, Bice Lazzari

Spesso traccia linee semplici con la grafite su fondo monocromo.

Astrazione di una linea, Bice Lazzari
Le linee, Bice Lazzari
Acrilico n.5, Bice Lazzari

«Mi chiamavano matta, ho iniziato a vivere a cinquant’anni … Nei quadri amo la luce, lo spazio, il rigore, la struttura, la sintesi…e un po’ di poesia. Non mi appartiene il neofigurativo, sempre secondario, aneddotico».

Nel 1958 realizza un grande dipinto per il centro RAI di Via Teulada a Roma ed è consulente per l’arredo e la decorazione del centro stesso.

Negli anni ’60 tiene personali a Milano, Bologna, Roma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma acquista uno dei suoi dipinti.

Nel 1968, alla VI Biennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni, riceve il “premio di acquisto” per l’opera Colonna Sonora, un trittico che fa ora parte della collezione del Macro, Museo d’Arte Contemporanea, di Roma.

Colonna sonora, Bice Lazzari

Trova una seconda creatività dagli anni Settanta in poi, ma non ottiene riconoscimento critico, se non alla nascita del femminismo italiano.

La mostra che avvia la storicizzazione dell’opera di Bice Lazzari è quella del 1980, L’altra metà dell’Avanguardia 1910 – 1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, curata da Lea Vergine al Palazzo Reale di Milano, e poi al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

L’artista muore a Roma il 13 novembre 1981.

Nel corso della sua vita, Bice Lazzari ha creato un importante corpus di lavori su tela e su carta, dal figurativo degli anni giovanili, alle sperimentazioni informali, fino alla perfetta astrazione geometrica.

Motivo in rosso (sin), Senza titolo (dex), Bice Lazzari

L’Archivio Bice Lazzari, nato nel 1981, ha catalogato più di 3000 opere dell’artista, svolgendo un assiduo lavoro di conservazione e di restauro e nello stesso tempo di promozione. L’Archivio è nato con l’obiettivo di raccogliere e catalogare non solo tutte le opere dell’artista, ma anche le poesie, le lettere, i saggi critici e i lavori giovanili di arte applicata.

I critici hanno fatto ammenda per non aver saputo leggere e apprezzare correttamente la sua opera. La “riscoperta” si deve alla mostra romana del 1980, L’altra metà dell’avanguardia, e a Lea Vergine, fermamente decisa a individuare una qualità della produzione femminile nelle avanguardie.

Nel 2022 esce il documentario Bice Lazzari – Il ritmo e l’ossessione di Manfredi Lucibello, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle, interpretato da Benedetta Porcaroli. Per Lucibello, Bice Lazzari è un esempio di resistenza. «Bice Lazzari è stata per me una rivelazione. Ripercorrendo la sua vita, ho scoperto un altro Novecento, ho scoperto la storia di una donna, prima di un’artista, che ha rifiutato il posto in cui la società l’aveva confinata. Una donna che ha superato guerre e dittature, padri e padroni, lottando tutta la vita in punta di piedi, senza armi e senza slogan, ma con tela e pennello».

Benedetta Porcaroli interpreta Bice Lazzari

Tante le mostre postume a Milano, a Francoforte, a Firenze, Roma, a Mantova, a Londra, a Barcellona. Nel centenario della nascita, a Roma, una mostra ha omaggiato l’artista.

Più volte le sue opere sono state ospitate alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, e al National Museum of Women in the Arts di Washington, che posseggono stabilmente sue opere.

Nel 2006 Londra le dedica una grande mostra Italian Abstraction 1940 – 1960, all’Istituto Italiano di Cultura e all’Estorick Collection of Modern Italian Art.

Sue opere sono nella Collezione dei Musei Vaticani in esposizione permanente, alla Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, nella Collezione della Farnesina, Ministero degli Esteri.

Le ultime mostre a lei dedicate sono state nel 2019 al Museo Novecento di Firenze La poetica del segno, nel 2021 Women in Abstraction al Centre Pompidou di Parigi, e al Guggenheim Museum di Bilbao, e a Londra nel 2022 all’Estorick Collection Bice Lazzari: Modernist Pioneer.

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Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

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