Difendiamo le famiglie non la famiglia

Dal 29 al 31 Marzo a Verona si terrà Il Congresso mondiale delle famiglie che riunisce organizzazioni internazionali caratterizzate per il loro carattere antifemminista, antiabortista, anti LGBT. Congresso sostenuto da associazioni religiose e in un primo momento patrocinato dal governo italiano su iniziativa del ministro Fontana, patrocinio che in seguito alle numerose polemiche è stato revocato dal premier Conte.  Nel sito del World Congress of Families XIII leggiamo che il congresso si pone l’obiettivo di difendere la “famiglia naturale” da tutte le teorie in particolare quelle definite “gender” che minaccerebbero il modo “naturale” di essere famiglia.

Si tratta della solita definizione di “famiglia tradizionale” quella legata ai valori religiosi, composta da un uomo che lavora, una donna che accudisce la casa, e una prole numerosa. L’ideologia di fondo è che la famiglia non sia un prodotto dell’evoluzione culturale suscettibile di variazioni nel corso del tempo e  dei luoghi ma un dato biologico incontrovertibile e già dato.

È il solito equivoco, scambiare per naturale ciò che è più comune, cercare di mantenere un certo assetto sociale, facendolo passare per un dato naturale o divino, un po’ come quando nel medioevo si diceva che fosse naturale e teleologicamente orientata la divisione della società in oratores, bellatores e laboratores. Ma non sarebbe nemmeno questo il problema vero, ognuno dovrebbe essere libero di celebrare e difendere il tipo di famiglia che crede, l’errore sta nel negare dignità e diritti a qualsiasi altro tipo di famiglia, l’errore sta nell’arroganza di credersi portatori di una verità incontrovertibile, negando alle altri di essere famiglia a modo proprio.

Nell’intervista a Francesca Danese, Portavoce del Forum Terzo Settore Lazio inserita nel libro curato dal Centro Studi Grammatica e Sessismo La famiglia del III millennio. Tre millenni di famiglie possiamo osservare concretamente dalla voce di chi da sempre è impegnata nel sociale, il cambiamento in atto nella nostra società, i tipi di famiglia si moltiplicano, abbiamo coppie di fatto composte da amici, famiglie omosessuali, madri single, padri divorziati con figli, per i quali non esiste ancora una tutela dignitosa, e non si possono ignorare le esigenze di queste persone, non ci si può mettere i paraocchi e negare l’esistenza di nuovi tipi di famiglia, di nuovi modelli relazionali.

Senza negare a nessuno la possibilità di costruirsi e celebrare la cosiddetta “famiglia tradizionale”, non si può non indignarsi di fronte alla negazione di altri tipi di famiglia, di altri modi che gli esseri umani hanno per costruire una rete intima di relazioni e supporto, dove i ruoli di uomo e di donna possono essere reinventati e più liberi. Dietro il senso di minaccia, e smania conservatrice che segna questa manifestazione si nasconde la volontà di negare l’esistenza della diversità, di voler negare la realtà, cioè che se certe cose non cambiano nel tempo e sono davvero insite nella natura umana, come il bisogno dell’essere umano di istaurare relazioni intime, cambiano nel tempo e nello spazio i modi in cui gli esseri umani soddisfano questo desiderio e bisogno, pertanto non dobbiamo difendere la famiglia ma le famiglie, riconoscendole e tutelandole.

 

Articolo di Antonio Clemente

OeR22asbDocente di Italiano, appassionato di Linguistica e Didattica, laureato magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica. Ho una seconda Laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della Comunicazione e dell’Editoria, inoltre scrivo articoli da sempre che spaziano dalla recensione di libri al tema della parità di genere e della corruzione. Sono redattore della rivista online Vitaminevaganti.

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