Pillole di storia. La questione romana

Capitolo4_indice03.1Oltre alla questione meridionale, un altro grande problema aperto nel nuovo Stato è il difficile rapporto con il Papa.

La maggior parte della popolazione italiana è cattolica, quindi il Pontefice ha una forte influenza sulle questioni interne al Paese. Fino al 1870 Roma è stata difesa dagli accordi diplomatici con la Francia. Quando il 20 settembre dello stesso anno i bersaglieri entrano a Roma attraverso una breccia aperta a cannonate nelle mura vaticane, il Papa Pio IX sceglie di non difendersi: militarmente sarebbe inutile e l’appoggio francese è venuto a mancare a causa della Guerra franco-prussiana, Napoleone III è caduto e la nuova III Repubblica Francese è profondamente laica. L’anno seguente il governo italiano emana la Legge delle Guarentigie, con cui stabilisce che l’interno delle mura vaticane, il palazzo di Castel Gandolfo e la basilica di S. Giovanni in Laterano restano di proprietà papale, mentre lo Stato italiano versa un indennizzo per i beni espropriati allo Stato della Chiesa, misero rispetto a quanto sottratto. Il Papa si dichiara prigioniero in Vaticano e ribadisce che potere politico e potere spirituale sono inseparabili. Nel 1874 Pio IX emana il Non expedit (dal latino «non è opportuno»), una disposizione in cui intima ai sudditi del Regno d’Italia di fede cattolica di astenersi dal partecipare alle elezioni e a tutta la vita politica del Paese. Proprio in questi anni, per provocazione contro la Santa Sede, il governo Crispi fa erigere a Roma la statua di Giordano Bruno (in copertina), considerato anticlericale, in Campo de’ Fiori, luogo dell’esecuzione del filosofo da parte del tribunale della Santa Inquisizione nel 1600, come simbolo del libero pensiero.

La repressione del Sud e l’astensionismo dei cattolici minano ulteriormente la già scarsa rappresentanza politica vigente nel Regno.

Al momento della formazione del Regno, ad avere il diritto di voto sono soltanto i maschi adulti alfabetizzati che possiedono oltre una certa soglia di ricchezze e pagano in tasse almeno quaranta lire all’anno, ovvero circa il 2% della popolazione. Va da sé, di conseguenza, che ad avere posti in Parlamento sia una ristretta minoranza di aristocratici e una piccola cerchia di imprenditori dell’alta borghesia.

All’interno del Parlamento si vengono a creare due macrofazioni, provenienti da aree culturale ideologiche diverse ma di fatto abbastanza simili nelle iniziative politiche. La prima di queste, guidata da Agostino Depretis, è liberista nell’economia, laica nella politica interna e accentratrice nell’amministrazione: prende il nome di Destra storica e rappresenta gli interessi dei proprietari terrieri e degli industriali. Un importante obiettivo dei governi della Destra storica è raggiungere il pareggio di bilancio, ovvero saldare tutti i debiti contratti con le guerre d’indipendenza; ma tale obiettivo viene raggiunto tassando pesantemente i beni di consumo, quindi le classi sociali più povere.

L’altra corrente, guidata da Francesco Crispi, prende il nome di Sinistra storica: costituita prevalentemente da ex mazziniani ed ex garibaldini che hanno accettato la monarchia sabauda, è altrettanto laica rispetto ai rapporti dello Stato con la Chiesa e altrettanto autoritaria nella politica interna, ma punta al decentramento amministrativo e al suffragio universale maschile. Sotto la Sinistra storica, nel 1889 il ministro della Giustizia Giuseppe Zanardelli abolisce la pena di morte, salvo per i reati di guerra puniti dalla legge marziale.

Strano ma vero, è sotto il governo Depretis che viene allargato il suffragio elettorale dal 2% al 7% della popolazione, una cifra di per sé irrisoria ma che coinvolge pur sempre il triplo dei precedenti votanti: ora possono votare anche borghesi di basso livello e alcuni operai del Nord. Con questa nuova legge, nelle elezioni del 1882 entra in Parlamento il primo deputato socialista, Andrea Costa. Fuori dalla politica si sono chiamati invece i cattolici, offesi per l’invasione di Roma, e i repubblicani, che non si riconoscono nel Regno della famiglia Savoia.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNI

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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