Editoriale

Carissime lettrici e carissimi lettori,
siamo in rete con questo terzo numero di Vitaminevaganti.com proprio nel pieno di un congresso mondiale che ha preso il via ieri nella città conosciuta in tutto il mondo grazie alla splendida penna di Shakespeare. La città di Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, attori di un amore, reale o solo letterario, ma sicuramente tra i più tormentati che possa immaginare l’umanità.
Già, a Verona si discute dell’amore. Ma che amore? Sembra, quello familiare.
Si tutela la vita, si protegge la donna-madre, si incoraggia la crescita della famiglia Eppure, a nostro parere, è tutto solo mera apparenza, anzi, a dirla tutta, è opposizione a un concetto storico e antropologico di famiglia (come viene spiegato dal comunicato della SIS, la Società Italiana delle Storiche, che qui di seguito pubblichiamo) e negazione della strada percorsa e conquistata con fatica dalle donne, ma anche dagli uomini, desiderose e desiderosi di affermare la parità, la libertà di comportamento e di pensiero, la scelta non univoca di indirizzare il proprio amore, la decisone personale della messa al mondo e dell’educazione dei figli, all’interno della famiglia, ma anche fuori, se si decide di scioglierla o di non formarla in senso tradizionale.
E poi, quale famiglia? Qui il punto del Congresso mondiale delle Famiglie (sì proprio al plurale come se si volesse sottolinearne un aspetto leggero e festoso) che si sta svolgendo a Verona in questi giorni, un congresso che non è il “primo”, bensì il tredicesimo, ma lo è in quanto ha preso per la prima volta un carattere decisamente politico. Questo aspetto è, tra l’altro, palesemente dimostrato dalla presenza di politici tra gli oratori a cominciare, ad esempio e per quel che ci riguarda da vicino, dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni Matteo Salvini, dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, da quello dell’Istruzione Marco Bussetti, la cui presenza, per il ministero a cui rimanda ed è responsabile, fa intuire che l’intento dei congressisti è quello di voler partire, oltre che dai consultori (il senatore Pillon lo ha promesso in odio alla legge 194), dall’educazione, dalla scuola e da ragazze e ragazzi che la vivono anche attraverso i libri. Sull’educazione alla libertà, e sulla contropartita della sottomissione ideologica che si può agire attraverso i libri, tratteremo in un altro articolo che annuncia l’apertura, appena postuma al congresso veronese, della Bologna Children’s Book Fair, la prestigiosa Fiera annuale del libro per ragazzi.
Al Congresso delle Famiglie 2019 la presenza politica fa anche gli onori di casa con la partecipazione attiva dei presidenti delle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. In più, e non è di poco conto, questo di oggi è il primo che si svolge in un Paese fondatore dell’Unione europea.
La legge 194 è sicuramente tra gli argomenti più contestati dai partecipanti all’incontro di Verona. Quest’anno, a maggio, la legge del 1978 compie quarantuno anni, tra tanti pericoli e fatiche, ma non può essere giudicata alla stregua di uno “spot” per incoraggiare l’aborto, per suggerire alla donna visioni esclusivamente goderecce della vita senza nessuna responsabilizzazione. Il decreto è soprattutto la depenalizzazione di un atto che altrimenti avrebbe continuato a mietere le sue vittime sui tavoli di cucine nascoste e soprattutto appannaggio delle donne delle classi sociali più abbienti, di chi si poteva permettere un viaggio oltreconfine.
Sempre per ritornare alla famiglia, i dati parlano chiaro: dopo la messa in atto della legge 194 le interruzioni di gravidanza sono più che dimezzate, e questo lo testimoniano i dati, ufficialissimi, del Ministero della Salute. Invece a Verona i congressisti ci vogliono far credere che sia l’aborto legalizzato colpevole della bassa natalità. Ma anche questo assolutamente non è vero.
La lettera C, a pari passo con questo numero, è la terza lettera del nostro Alfabetiere che ci accompagna dalla prima uscita in rete. Ed è anche l’iniziale della parola casa. Mai coincidenza è risultata più opportuna. La famiglia come è concepita dai congressisti di Verona impone l’idea di una donna ritornata in casa. Presente nelle stanze della preparazione del cibo, dei doveri coniugali e materni e non coinvolta nel piacere se non di riflesso rispetto alle figure parentali accudite. Deve dare amore, ma in funzione delle vite altrui che le gravitano intorno. Dentro le mura di casa, suo regno-prigione da cui è saputa uscire rompendo le porte chiuse degli stereotipi. Ma le vicende che si stanno svolgendo a Verona la vogliono far rientrare richiudendo a chiave quelle porte.
La donna risuona, invece, con i movimenti per salvare la Madre Terra (vedi articolo). Il pianeta verde che è fertile, anche metaforicamente, femminile. Un’assonanza altresì rispetto alle violenza perpetrata troppo spesso contro di loro (la donna e il pianeta), da un mondo sordo che rischia di ucciderla e che in parte lo ha già fatto. Stimolate dalla ragazzina svedese “disobbediente” con i suoi venerdì di protesta, le donne si impegnano, insieme, in una sorellanza salvifica, a guarire il pianeta cui somigliano anche per sorte, e dove tutte e tutti abitiamo. Ci mettono inventiva, intelligenza, empatia, come il pensiero al maschile fino ad ora non ha saputo fare.
Così vengono fuori strane sovrapposizioni e miscugli benefici che danno vita all’allegra commistione di generi presenti nel piccolo eroe-gemma di una fortunata serie TV di cui parlerà in un altro articolo.
Con l’intento di salvare l’ambiente si possono, e si devono, necessariamente programmare città sostenibili, insegnando ai ragazzi e alle ragazze, proprio tra i banchi di scuola, a “ripulire” l’ambiente da ciò che lo danneggia, partendo da quello che ci sta immediatamente intorno. Si possono costruire delle città smart iniziando forse dall’idea utopica di Masdar City, la città sorgente creata, incredibilmente, a Abu Dhabi (vedi articolo).
Inventiva e forza di resistenza e di resilienza sono sostantivi femminili che si ritrovano in tanti altri scritti del numero odierno. Dalle donne del calcio, applaudite da un pubblico numeroso a Torino, finalmente in uno stadio riservato fino ad ora solo ai colleghi maschi . Alla capacità di mappatura dei territori con tutta la curiosità e l’amore dell’esplorazione, che poi si sposta sottoterra , in un divertente quanto istruttivo viaggio, seguendo gli scavi pieni zeppi di reperti archeologici, per esempio, della metro “C” di Roma.
Donne illustri ancora le protagoniste di altri articoli, come quello che racconta dell’intitolazione di una targa a Matilde Serao, sotto la sua redazione in galleria, a Napoli. Poi quello di addio alla partigiana Tina, piena di vitalità ed entusiasmo sempre. O quello su Elena di Sparta, protagonista del romanzo di una giovanissima autrice che ha rivisitato genialmente la figura della mitologia greca. O la storia bella e coraggiosa di Marta Bellomarì.
La cronaca di questa settimana ci induce a non fermarci a Verona. Perché l’amore non si trasformi in odio. Oggi è legge la cosiddetta “legittima difesa” e si parla di “castrazione chimica”. L’amarezza della cittadinanza cui viene mostrata la via del giustizialismo, della vendetta che non contempla il perdono, ci fa invocare, a nostro parere, un bisogno di aiuto. E sono sempre i poeti a salvarci, a rispondere al nostro richiamo, anche quando non ci sono più su questa Terra, ma ci hanno lasciato i loro versi. Il perdono, evangelicamente e laicamente evocato da De André (oggi qui la seconda puntata del viaggio nei versi della sua laica religione e ben si accorda, altra felice coincidenza, con l’articolo sul film Papillon) ci raccontano la storia della potenza del perdono. L’amico di don Gallo scrive: “Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno/ non si guardò neppure intorno/ma versò il vino spezzò il pane/ per chi diceva ho sete, ho fame”. Un inno alla remissione dei peccati, di un novello Cristo misticamente secolare.

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

2 commenti

  1. Un editoriale straordinario Giusi! Complimenti. Lucido, profondo, equilibrato, giusto, non violento nei toni e nelle argomentazioni. Da credente quale sono mi ci ritrovo in pieno. Grazie, grazie davvero

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  2. Brava riesci sempre ad esprimere con chiarezza ciò che è già dentro di noi ma non tutte riescono ad esternare in forma limpida …sei la portavoce eletta a maggioranza anzi unanimità

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