C come casa

Gli spot pubblicitari:
La pasta – Luca lavora al computer, Chiara apparecchia e mette in tavola i piatti appena cucinati.
Il tonno – La mamma col grembiule prepara il pranzo, il papà gioca con i bimbi in giacca e cravatta.
Le sottilette – Padre e figli seduti a tavola aspettano la madre, che intanto sta cucinando per loro.
La birra – Un’ordinaria domenica italiana: le donne cucinano e servono in tavola, gli uomini guardano la partita bevendo birra.

La scuola primaria:
Un brano di esercizi sulla scelta dei verbi (2017): La mamma … lava, stira e cucina mentre canticchia una canzoncina; il babbo invece … gioca a pallone, fuma la pipa il nonno Gastone.
Indagine tra bambini e bambine di 10 anni (2015):
Chi si occuperà dei figli nella tua famiglia? Le femmine rispondono «io», «mio marito quando io devo andare a fare la spesa», «le mamme devono badare ai figli perché i papà devono andare a lavorare per guadagnare». I maschi rispondono: «la mia sposa», «le femmine devono stare a casa per fare il mangiare, le pulizie …».

Istituto di statistica, censimento della popolazione italiana:
se una donna lavora solo in casa è ‘casalinga’. Se un uomo lavora solo in casa, è ‘disoccupato’.
Ancora Istat: vengono effettuati in Italia ogni anno 71 miliardi e 353 milioni di ore di lavoro non retribuito per attività domestiche; 41 miliardi e 794 milioni di ore sono le ore di lavoro retribuito; le casalinghe italiane lavorano dunque più degli occupati, con una media di quasi 49 ore a settimana.

Tanto consolidata è da noi la sperequata divisione del carico domestico, che anche le lavoratrici usano la compiaciuta dizione “mio marito mi aiuta”, a sottintendere che le sgrava – un po’ – da un lavoro che “per natura” spetterebbe a loro.
Mettendo a confronto il tempo speso in bucato, spesa, cucina e pulizie varie da femmine e maschi, si ottiene un rapporto di 126/82 minuti negli Usa; 137/91 in Finlandia; 199/24 in Giappone; 204/57 in Italia.
Sei una donna sposata? Si riducono le possibilità di lavoro e di carriera. La responsabilità di cura nei confronti della famiglia ti espone ad una minore produttività che agli occhi di un’impresa rende meno conveniente assumerti. Sei un uomo sposato? La responsabilità del mantenimento della famiglia ti rende più affidabile.
In Italia, una donna su cinque smette di lavorare dopo la maternità. A distanza di 18-21 mesi dalla nascita dei figli ben il 20,1% delle neo-mamme lascia il posto di lavoro. Ad abbandonare la carriera sono, in particolare, le madri fino a 30 anni. Sempre secondo i dati divulgati dall’Istat, tra queste ex lavoratrici il 7% perde il lavoro, il 24% non vede rinnovato il proprio contratto e il 69% abbandona il lavoro di propria volontà. Per il 60,8% delle madri, la motivazione più ricorrente è quella di voler “trascorrere più tempo con i propri figli” e l’inconciliabilità del lavoro con l’organizzazione familiare.
Perché, quando si parla di conciliazione famiglia-lavoro, si fa riferimento solo alle donne?
Perché, quando parliamo di figli, il pensiero va subito alle madri (“come l’ha allevato”, “chissà che madre ha avuto”)? Troppo spesso sembra che i padri non esistano o siano periferici.
I tempi mutano, la famiglia oggi è assai diversa rispetto al modello delle generazioni precedenti, abbiamo raggiunto nuovi livelli di autonomia femminile.
Eppure gli schemi culturali sono lenti a cambiare.

 

Illustrazione di Marika Banci

1--BExhxDopo la laurea in Lettere moderne, Marika si iscrive al corso triennale di Progettazione grafica e comunicazione visiva presso l’ISIA di Urbino. Si diploma nel 2019 con una tesi di ricerca sulle riviste femministe italiane dagli anni ’70 ad oggi e la creazione di una rivista d’arte in ottica di genere dal nome “Biebuk”. Designer e illustratrice, ha dedicato alle tematiche femministe molti dei suoi ultimi progetti.

 

Articolo di Graziella Priulla

RfjZEjI7Graziella Priulla, già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi nella Facoltà di Scienze Politiche di Catania, lavora alla formazione docenti, nello sforzo di introdurre l’identità di genere nelle istituzioni formative. Ha pubblicato numerosi volumi tra cui: “C’è differenza. Identità di genere e linguaggi”, “Parole tossiche, cronache di ordinario sessismo”, “Viaggio nel paese degli stereotipi”.

 

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