La costruzione di Smart City inizia dai banchi di scuola

Sono almeno tre anni che, avendo scoperto Masdar City (“città sorgente” a zero emissioni e zero rifiuti, costruita ad Abu Dhabi), parlo alle mie classi di smart city. Dopo un brainstorming, sul cosa e come si vorrebbero svolgere le attività scolastiche (naturalmente tablet e telefonini sono gli strumenti più richiesti), partiamo riflettendo sul perché il cellulare ora è uno smartphone e, in gruppi, continuiamo lavorando su come essere “intelligenti” e appunto “smart” nelle nostre abitazioni e nel nostro piccolo paese, anche attraverso la raccolta differenziata e l’economia circolare, la mobilità e gli acquisti sostenibili, il risparmio idrico ed energetico più in generale. La sorpresa è tanta, anche perché pare stridente che il Paese, arricchitosi smodatamente col petrolio, abbia progettato una città sostenibile (Masdar City) che ne può fare a meno.

Dal 13 marzo fino al 14 aprile, proprio con l’obiettivo di stimolare dibattiti e idee sulla città intelligente, si svolge a Milano la terza edizione di “Smart City: People, Tecnology & Materials”. Si tratta di una mostra suddivisa in sei aree tematiche (dalle infrastrutture all’agricoltura, dal design all’economia circolare) che, attraverso workshop, tavole rotonde, seminari e conferenze, si prefigge di porre le basi per un futuro differente. Conoscenze e competenze possono mettere in atto azioni concrete nella direzione della sostenibilità e del risparmio, a partire dalla vita quotidiana delle nostre città.

Masdar, però, attualmente sembra abbandonata. Probabilmente non basta innovare introducendo tutte le tecnologie green e smart possibili – dalle auto a guida automatica ai sensori per regolare la produzione di energia, ai desalinizzatori – così come non è sufficiente nemmeno possedere cospicui finanziamenti, ai quali fanno seguito i prevedibili profitti grazie all’arrivo di abitanti, aziende e turisti.

Per dar vita a una smart city, insomma, non serve soltanto un progetto, soprattutto se la città si presenta come una realtà chiusa in se stessa o se è caratterizzata da menti chiuse di cittadini e cittadine poco ‘smart’, anche nell’andare oltre quelli che vengono percepiti come l’esclusivo e immediato interesse o raggiunto benessere.

Il futuro dei/lle nostri/e figli/e non solo è un nostro interesse ma è anche una questione di centrale importanza per il bene internazionale.

 

IC “Manzoni” a.s. 2016/ ’17, III F

UDA I –  Cittadini/e intelligenti per una città intelligent/ Smart citizens for a smart city

Prof. Virginia Mariani

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Seconda e ultima fase dell’UDA può essere: disegnare la planimetria della zona riqualificata e creare un logo; progettazione/previsione impianti energia alternativa per emissioni zero, raccolta differenziata … (ARTE – TECNOLOGIA); calcolare aree e simili, scegliere il tipo di verde da piantare intorno e dentro la struttura (MAT.SCIENZE)

 

Articolo di Virginia Mariani

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Docente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

 

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