E se fosse stata Hermione Granger la protagonista?

L’esperienza di conduzione di incontri e laboratori di lettura nelle scuole mi ha reso evidente una cosa: appena le bambine hanno tra le mani un libro cominciano a leggerne un po’ per vedere se le attira; appena i bambini hanno tra le mani un libro devono stabilire se è per maschi e molto spesso, se per loro è evidente che non lo sia, non lo prendono neanche in mano. Dunque la mia attività di proporre letture che contrastino gli stereotipi di genere viene accolta facilmente dalle bambine, felici sia di farsi catturare da intriganti personaggi maschili che di identificarsi in protagoniste femminili più complete e non stereotipate, ma trova molte resistenze nei bambini che “hanno bisogno” del protagonista maschio, senza del quale il libro viene giudicato irrimediabilmente “per femmine”.

Queste considerazioni mi portano sempre a riflettere, anche con ragazzi e ragazze, sulla saga di Harry Potter, che io stessa ho amato moltissimo, insieme a mia figlia e mio figlio. “È una saga per maschi o per femmine?” chiedo a ragazzi e ragazze. Mi rispondono che è per tutti/e. E poi chiedo: “E se la protagonista fosse stata Hermione?” Immancabilmente i maschi rispondono in coro che sarebbe stata per femmine! E a quel punto mi diverto a far notare loro che, senza Hermione, Harry sarebbe morto fin dal primo libro e che l’autrice è riuscita, probabilmente suo malgrado, a creare una saga femminista, nonostante il protagonista sia maschile.

FOTO 1. Hermione spagnolo

Facciamo un passo indietro, quando Joanne Rowling propose alle case editrici il romanzo Harry Potter e la pietra filosofale, e il progetto di realizzare una saga in sette volumi era già nella sua testa, ricevette subito 12 rifiuti. Era una giovane mamma single e non se la passava bene economicamente. Pertanto, quando finalmente la casa editrice Bloomsbury le accettò il manoscritto con la condizione che si firmasse senza far trapelare che fosse una donna, lei acconsentì. Aggiunse alla sua iniziale J la K del nome della nonna paterna e nacque J. K. Rowling. Non so se avesse mai preso in considerazione l’idea che la protagonista avrebbe potuto essere Hermione ma possiamo ben immaginare l’eventuale reazione della casa editrice. Sicuramente però non immaginava che un po’ di anni dopo sarebbe stata nominata come sindrome di Hermione lo stato di fatto delle bambine e delle ragazze che sono così brave a scuola ma non hanno ruoli di primo piano. Nonostante ciò però io credo che abbia contribuito in maniera importante all’autodeterminazione delle bambine e ragazze che hanno letto i libri (e visto i film).

Hermione è una ragazza forte e caparbia, autodeterminata, coraggiosa, studiosa, intelligente, astuta, bella, leale e capace di affrontare e risolvere i problemi. Non appartiene a una nobile famiglia del mondo della magia ma è una babbana, in pratica una migrante nel mondo dei maghi, quindi partita con un handicap notevole per Hogwarts rispetto a coetanei e coetanee che provenivano dal mondo magico. Lei, figlia di due dentisti babbani, del mondo magico non sapeva proprio nulla, ha dovuto documentarsi e studiare per arrivare a scuola ben preparata ed essere all’altezza di compagni e compagne. Se non fosse stata più che brava sarebbe stato facile dire che non meritava di essere inserita nel mondo magico. È anche la paladina dei diritti dei più deboli, ad esempio nel sostenere la causa degli elfi domestici. E ha avuto la brillante idea di creare l’esercito di Silente. Non è un caso che anche nel reale 2019 siano le donne e i loro movimenti a organizzare proteste, anche se molto difficilmente arrivano a occupare i ruoli più importanti. Non è mai imbranata, come spesso è Ron, ed è sempre portata ad approfondire, studiare, documentarsi, cosa che raramente fa lo stesso Harry.

Anche gli altri personaggi femminili sono fantastici: la vice preside Minerva Mc Granitt (che però è appunto solo la vice preside: anche lei vittima della sindrome di Hermione?); la cattivissima e fortissima Bellatrix Lestrange, che non è la cattiva numero uno e che solo un’altra donna riuscirà a sconfiggere; la mite signora Weasley, che a ben vedere è uno dei personaggi femminili più potenti nonostante l’apparente aspetto di mamma accudente. E poi ci sono le ragazze del Quidditch (insegnato da Madame Bumb): Katie, Angelina, Alicia, Cho e Ginny, che a differenza di Ron per vincere non hanno certo bisogno della magia placebo.
Al contempo tra i personaggi maschili ci sono uomini accudenti come Silente o Hagrid, e poi Lupin, Sirius, e infine scopriamo anche la protezione svolta da Piton. Insomma Rowling un bel po’ di stereotipi li hai rottamati creando un universo di uomini e donne ricchi di complessità, anche perché quasi nessuno o nessuna, pur nascendo in qualche modo stereotipato, si rivela diverso/a da come poteva apparire. L’esempio più importante è proprio la signora Weasley, che da casalinga perfetta diventa un personaggio chiave nella battaglia finale.

Dunque, tornando a quel che dicevo all’inizio, se la protagonista fosse stata Hermione tutti i bambini e ragazzi del mondo avrebbero detto: “questo è un libro per femmine” e non lo avrebbero letto. Infatti a una sola protagonista femminile nella storia della letteratura per l’infanzia è riuscito di avere successo globale, nonostante femmina: Pippi Calzelunghe. Invece favorendo il loro avvicinarsi ai libri scritti di suo pugno, l’autrice ha anche fatto in modo che apprezzassero personaggi femminili così forti, determinati, di carattere, che non svolgono ruoli stereotipati e dotati di grandi abilità. Alla fine questa è la cosa importante che arrivi a ragazze e ragazzi: il fatto che le ragazze e le donne possono svolgere qualsiasi ruolo, dimostrando grandi capacità, insieme a riflessioni su temi importanti come la discriminazione e l’emarginazione (pensiamo a Neville Paciock e a Luna Lovegood).

FOTO 2. sans hermione FRANCESE

C’è da chiedersi se almeno uno dei tre personaggi principali, almeno il preside, se non il protagonista, o almeno l’antagonista, avrebbe potuto essere di sesso femminile o se invece dobbiamo leggere i romanzi come la rappresentazione di un mondo in cui le donne, nonostante le grandi capacità, devono lottare per conquistare i ruoli chiave. Non dimentichiamo, però, che Minerva McGranitt diventerà Preside ed Hermione ministra della Magia.

Detto tutto ciò, possiamo considerare la saga femminista? Io dico di sì.

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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