Editoriale

Carissime lettrici e carissimi lettori,

il sesto numero della nostra rivista arriva alla vigilia di una festività. La Pasqua è una ricorrenza religiosa, legata all’anno lunare, un legame tra due fedi monoteiste (l’ebraica e la cristiana) e una festa legata all’entrata della primavera, all’inizio della vita, dopo l’inverno (morte simbolica), come la morte e la resurrezione, appunto, del Nazareno. I significati, le simbologie, i rimandi e le correlazioni (e non solo nel mondo cosiddetto occidentale) sono tante e sono assolutamente da non trascurare. Oggi, per la fede cristiana è “sabato santo”, giorno sospeso tra quello della crocifissione del Cristo e quello della celebrazione della sua resurrezione. Anche questo giorno di silenzio (le campane legate a lutto) è simbolicamente e strettamente legato, nella cristianità, con le preghiere, alla corrispondente ebraica che celebra la liberazione dalla schiavitù, la protezione del dio verso il suo popolo e il passaggio degli ebrei alla terra promessa. Ci è sembrato, quindi, interessante e doveroso (vedi articolo), soffermarci a leggere, o rileggere, il significato e le assonanze di questa festa, confrontando appunto l’ebraica alla cristiana (per gli ortodossi cadrà con i sette giorni di scarto del loro calendario, una settimana più tardi, quest’anno il 28 aprile appunto). Si aggiungono qui ben due ricette, per una cucina adatta alle tradizioni di Pasqua e Pasquetta.

In questa settimana, detta “santa” dalla cristianità simboli e coincidenze ci sono venute incontro, per non dire violentemente addosso, da ciò cui abbiamo assistito guardando dai televisori (o dal vivo, per chi fortunatamente fosse stato nella capitale francese), con sbigottimento e incredulità le fiamme che hanno avvolto e devastato la chiesa di Notre-Dame, la “Nostra Signora” di Parigi, con le sue guglie puntate dritte al cielo, come in preghiera al dio o al cielo che ci sovrasta e sembra laicamente proteggerci. Brucia Notre-Dame brucia il simbolo della cristianità, va in fiamme l’emblema dell’Europa, il rimando letterario, la memoria di ognuno, scolastica, turistica e, di nuovo, spirituale. In questo numero, come per la Pasqua, doverosamente, ci siamo soffermati su questo avvenimento di cronaca guardando la chiesa e il monumento anche con gli occhi della Storia a cui esso ha assistito nei secoli e con uno sguardo diretto alla storia dell’arte, alla quale appartiene. Abbiamo avuto paura, abbiamo temuto il peggio, più o meno inconsciamente legando sorti dell’edificio sacro alla nostra vita e alla vita del continente a cui apparteniamo oggi, ma non certo per la prima volta, turbato da tante incertezze e tra una manciata di giorni (poco più di un mese) aperto alla prova, non certo delle più facili, della chiamata al voto. Un voto su cui pesano argomenti importanti e divisori, primo fra tutti l’immigrazione. E non discostandosi da questa turbolenta tematica le fiamme di Notre-Dame hanno ravvivato il fuoco del conflitto (e di conflitti intorno alla chiesa parigina ne aveva parlato tanto Victor Hugo nel suo capolavoro!) anche in modo davvero inopportuno sulla possibile causa di questo incendio. Si è gridato da più di una parte subito all’attentato, si sono subito trovate assonanze e somiglianze con l’11 settembre americano, ci si è messi in attesa di una rivendicazione dell’Isis. Ma dietro tutto ciò c’è il rimando immediato al problema centrale che investe l’Europa di oggi, che appunto è quella dell’insicurezza che si sente fin troppo legata allo spostamento di massa di persone dall’Africa, che proprio in questi giorni si aggrava maggiormente del conflitto libico appena nato, e dalle sacche di povertà e di guerra degli altri continenti. E invece il motivo di quelle fiamme è risultato (in verità praticamente subito) legato a una casualità, a un incidente nato dal cantiere che era lì per un restauro dei tanti di cui la cattedrale parigina ha periodicamente bisogno.

E dalla Chiesa simbolo della Francia la mente corre per noi immediatamente all’altro monumento gotico di casa nostra: al Duomo di Milano. Abbiamo sentito esperti, rivisto servizi televisivi ripresi dai terrazzi delle guglie milanesi, abbiamo ricevuto netti segnali di tranquillità da chi ci ha assicurato che il manufatto nostrano è di fattura meno pericolosa, non dominato dal legno. Poi sono emerse le trascuranze di chi è addetto alla sicurezza del monumento parigino andato in fiamme: il sistema di allarme antincendio andato in tilt. Così abbiamo anche avuto opportunità di gioire un po’ per quel famoso “mal comune” che ci tranquillizza con il “mezzo gaudio” consolatorio dell’universalizzazione dell’errore umano non confinato solo al proprio Paese. Meno consolanti, non possiamo non dirlo, la serie di messaggi sui social (davvero scoraggianti) che si sono susseguiti anche da parte di figure dello Stato, mischiando e confondendo, c’è da dirlo con cattivo gusto, il sacro al profano. Intendendo per “sacro” anche il valore laico, simbolico, artistico-storico del monumento e per “profano”, la quanto mai inopportuna, citazione del nome di un reality show!

Di sacro e di profano, in tono alto, ci troviamo a discutere nell’articolo che parla di Leonardo da Vinci, nell’anno del quinto centenario della sua morte (il 5 maggio 1519). Da qui, proprio dal giorno della morte del grande scienziato e artista toscano, cominciano le celebrazioni volute dal Miur che si chiuderanno, con uno strano passaggio a ritroso nel tempo, nell’anniversario della sua nascita: il 20 aprile del 2020.

Ancora di “sacro” e di “profano” si parla riguardo al poeta cantautore Fabrizio De André con le sue donne e le sue figure di Madonna (memorabile la sua “Infanzia di Maria”), le sue ragazze prostitute protagoniste e abitanti di “Via del Campo” dove anche i clienti ispirano innocenza o con “Bocca di Rosa”, fino anche alla stessa “Marinella”.

Le donne, finalmente protagoniste della vita. Sono le donne migranti di un progetto che coinvolge anche loro come protagoniste attive e vincenti del programma presentato a Torino (vedi articolo). Sono le donne che troviamo leggendo il racconto sulle passeggiate a Rimini e poi a Caltanissetta. Una donna, una ragazza forte che sa imporsi come Hermione fa diventare la saga di Harry Potter una vera saga femminista, ne è fermamente convinta l’autrice dell’articolo che troviamo ancora qui. Forte e innamorata della vita è anche Dora, ricordata nell’articolo corrispondente da una conoscente-amica della figlia che le mostra i diari conservati con cura e donati a un museo della memoria.

La Storia ci riporta alla prima guerra mondiale e possiamo leggere nell’appuntamento di “Pillole di Storia” le cause e le scelte fatte dall’Italia per intervenire in questo sempre terribile evento. E in guerra, si sa, ci sono le crocerossine, il primo corpo femminile militare, su cui potrete sapere qui alcune storie.

Ma non ci piace chiudere con la guerra. Ci fa molto più piacere concludere con le parole di Simone Cristicchi (vedi articolo) scrittore, cantante, poeta e attore: “Non è la bellezza che salverà il mondo, siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza”. E quel “fiore”, che porta l’iniziale di questa puntata dell’Abbecedario, ci auguriamo venga donato e coltivato per dare appunto “bellezza” e colore al mondo.

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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