Editoriale

Carissime lettrici e carissimi lettori,

nel 2018, secondo i dati di Reports sans frontières l’Italia si è posta al quarantaseiesimo posto per la libertà di stampa. Con questo pesante fardello ci siamo presentati a festeggiare (ieri, il 3 maggio) la giornata mondiale della libertà di stampa istituita dall’Onu ventisei anni fa. Abbiamo già parlato di questa ricorrenza nell’ultimo numero di Vitaminevaganti.com e in questo ottavo appuntamento della nostra rivista ci è sembrato doveroso ricordare di nuovo, sia per la vicinanza della data, ma soprattutto per l’importanza che per tanti versi ricompre una ricorrenza simile, proprio per chi fa informazione e ha la responsabilità di veicolare avvenimenti.

La questione della libertà di stampa, ricordavamo nell’articolo apparso nel numero scorso, è aggravata dalla scarsa considerazione in cui è tenuta spesso dalla politica che, come si è rievocato citando il Report, non ha esitato ad appellare i giornalisti come “infami sciacalli” o “prostitute”. Questo va di pari passo con le minacce di morte, con le aggressioni, con la volontà esplicita di fermare la verità, fatta a tante donne e tanti uomini (un numero, si può ben dire, da capogiro) che lavorano nell’informazione, da parte della malavita, da chi non vuole che si mettano in luce le parti oscure da costoro governate.

Anche un altro problema ci sembra rientri, seppure legato questa volta ai lettori, da porre nella parte infelice da dare a questa giornata mondiale della libertà di stampa. È notizia riportata sui media proprio di questa settimana: i giornalai in Italia, con i loro chioschi e le loro botteghe dedicate, hanno visto letteralmente dimezzare i loro punti di rivendita che sono passati, secondo i dati della Camera di commercio, da più di trentaseimila (1 edicola ogni 1.550 abitanti) all’inizio di questo secolo, a poco più di 15.000 presenze del 2018. Una precipitazione forte e immediata che ha segnato gli ultimi anni, con un ritmo addirittura contrassegnato da due chiusure al giorno; solo per parlare delle edicole, che oggi non sarebbero più di 11 mila!

Ricorrenze in questo inizio maggio (e tante ancora ne seguiranno) ce ne sono ancora. Quella, ad esempio, che cade il giorno 8, legata alla stessa data dell’anno 1945: la fine della guerra mondiale. La ricordiamo qui in musica, attraverso la storia delle canzoni, molte volte tradotte dall’inglese (sia della tradizione britannica che di quella americana). Traduzioni spesso “sconvolte” dal testo originale, rese più soft, dove ad esempio, ci si rivolge in italiano all’amata, là dove il messaggio era la triste condizione dei soldati in Vietnam. Proprio in Vietnam capitano, quasi per caso, anche un gruppo di ragazze italiane, il complesso musicale tutto al femminile delle “Star”, e di loro qui ne verrà raccontata la storia amara. Eccezione che riguarda una traduzione fedele e di grande successo da noi, quella indimenticabile, per chi ora ha una “certa età”, portata nei posti alti della classifica musicale da Gianni Morandi, quella dove si narra di un ragazzo “che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” e cade in un campo di guerra anonimo del Vietnam.

Anche e ancora Fabrizio De André, nel nostro appuntamento settimanale con la canzone, è dalla parte di chi giudica la guerra un’ingiustizia imparagonabile. La “Storia di Piero” ne è un esempio tra i più fulgidi. Nell’articolo si racconta come il cantante genovese sia sempre dalla parte degli ultimi, con il suo eterno spirito laico ed evangelico, che non si contraddice, come quello del grande amico don Gallo.

Ancora celebrazioni di questo inizio maggio: le poste italiane che qui leggiamo raccontate nel loro lato positivo, ma anche negli aspetti negativi, nel resoconto amaro di quel malfunzionamento che finisce per irritarci e demotivarci all’uso. Dagli uffici postali, evocanti missive e viaggi, ci colleghiamo con la fantasia e lo “sfoglio” della rivista planando su altri articoli presenti in questo numero. Ancora una puntata dedicata al Gran Tour al femminile, tutto da gustare e imitare, ora che ci troviamo alle soglie della bella stagione (arriverà!). Poi due storie di donne grandi, libere di azione e di pensiero entrambe, Maria Giacobbe (“Io sono sarda, italiana ed europea”) e Joyce Lussu, che possono essere definite aperte all’universo.

Una fanciulla, Lighea, sirena da incanto, come tutte della sua stirpe, sorge, in un altro articolo, dalle acque del mare della costa siciliana e dalle pagine immortali di Tommasi di Lampedusa e gioca tra le righe dello scritto che troverete in questo numero, mentre l’autrice ci trascina con sé in strani incantesimi in cui lei stessa sembra essere stata rapita. La femminilità della sirena ci riporta alla lettera del nostro Alfabetiere, a quella che da piccoli e da piccole, sempre per chi di noi ha una certa età, ci veniva mostrata come la “fatina muta”: la lettera “H”, ottava dell’alfabeto, come questo numero della rivista che vi stiamo mostrando e con la quale corre, dal suo inizio, di pari passo. “H” come “hairstyle”, l’acconciare i capelli, intrigante il loro valore: estetico, sensuale, sessuale, ma anche fortemente sociale. Un altro scritto ci riporta ancora alla bellezza. Belle senza riserva le perle di vetro che una artigiana sa con maestria costruire, ornamenti puri.

Le donne, con i loro mondi si raccontano in una rivista di cui, come in un gioco di scatole cinesi, qui andiamo a raccontarvi.  È una rivista importante, NoiDonne, la più “antica” che racconta il femminismo, piena di spunti, di informazioni, praticamente una pietra d’inciampo della storia delle donne, partendo da un momento importante della seconda parte del secolo scorso fino ad oggi.

Vogliamo ricordare infine con gioia, seppure può apparire strano per la sofferenza e il sangue che ha sotteso; ma lo ripetiamo, vogliamo credere opportuno ricordarli con gioia  vera, superando il dolore e le lacrime, Peppino Impastato e la sua tenace generatrice Felicita, che non ha smesso un minuto della sua vita da donna forte, di donare la verità e la giustizia per suo figlio, ammazzato. “Cento passi” di gioia per ricordare, sono proprio quelli compiuti per la Verità e la Giustizia, per sconfiggere chi ha ucciso, e uccide, per il turpe trionfo del proprio profitto.

 

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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