Tropici a rischio

“Ma che strano sogno di un vulcano e una città, gente che ballava sopra un’isola …” così iniziava una nota canzone degli anni ‘80 intitolata “Tropicana” e cantata dal Gruppo italiano che, secondo alcune interpretazioni, è una canzone che fa riferimento alle armi atomiche e ai loro devastanti effetti (come “Vamos a la playa” dei Righeira), nonostante l’allegrezza del ritmo. Fatto è che la fusione fra parole e musica ci fa tuffare nelle calde acque tropicali per poi magari immergerci nel verde lussureggiante della foresta pluviale per osservare le farfalle di colore azzurro brillante, rosso e giallo, che svolazzano tutt’intorno.

Anche i Tropici hanno dal 2016 una loro ricorrenza internazionale, una Giornata necessaria come tutte le altre per accendere i riflettori sull’importanza di quest’area del nostro pianeta: il 29 giugno, infatti, con una risoluzione adottata dai 193 membri, l’Assemblea Generale dell’ONU ha riconosciuto che “le nazioni tropicali hanno compiuto progressi significativi, ma affrontano una serie di sfide che richiedono di focalizzare l’attenzione su alcuni indicatori di sviluppo e di dati al fine di raggiungere uno sviluppo sostenibile“. Come gran parte delle lingue parlate e della diversità culturale, il 40% della superficie totale del pianeta e circa l’80% della biodiversità del mondo appartengono ai Tropici. 

Ma, secondo una ricerca del WWF, sono undici i luoghi in tutto il mondo – di cui dieci nei Tropici – che entro il 2030 perderanno in totale fino a 170 milioni di ettari di foreste. I polmoni verdi a rischio sono: Amazzonia, foresta atlantica e Gran Chaco, Borneo, Cerrado, Choco-Darien, Africa Orientale, Australia orientale, Greater Mekong, Nuova Guinea, Sumatra, Bacino del Congo. Le principali cause di deforestazione sono l’agricoltura in espansione – tra cui la produzione di olio di palma e di soia, ma anche l’invasione di attività agricole che tagliano e bruciano le foreste (“Slash and Burn”) e l’allevamento commerciale, mentre le miniere, l’energia idroelettrica e altri progetti di infrastrutture portano nuove strade che aprono le foreste ai coloni e all’agricoltura.

A questo si aggiunge il bracconaggio: gli elefanti delle foreste stanno rapidamente scomparendo a causa del commercio illegale di avorio, e si assottiglia la presenza di gorilla e uccelli di media misura nelle foreste. 

La mega-fauna è fondamentale per l’ambiente tropicale. Tra i dispersori di semi difatti, ci sono soprattutto gli elefanti, sia asiatici sia africani, e probabilmente anche i rinoceronti, e la loro caccia, così come il cambiamento dell’habitat dovuto a deforestazione e mutamenti climatici, mette a rischio la vera natura delle foreste pluviali.

Questi luoghi contengono la più ricca concentrazione di fauna selvatica al mondo, comprese le specie in via di estinzione, come oranghi e tigri, e sono aree fondamentali per molte comunità indigene: i cacciatori, spesso, sono persone povere con scarso accesso alle proteine, sebbene la caccia abbia anche a che fare con la possibilità di commerciare la carne in un mix complesso di orientamento culturale ed economia locale.

E che dire del turismo?

C’è tanto da fare e, se da un lato molto richieste sono le figure di animatore/trice dai villaggi e resort turistici dall’altro si può scegliere una vacanza più ecosostenibile nei ranchos più vicini alla natura incontaminata caraibica della Repubblica Dominicana, per esempio, riscoprendo il piacere di una vacanza slow e digital detox.

Dalle Hawaii alla Tanzania, dal Brasile alla Polinesia, dalla Thailandia all’Australia, siamo tutti/e invitati/e a celebrare la Giornata Internazionale dei Tropici al fine di aumentare la consapevolezza dell’importanza di questa regione, delle sfide specifiche che deve affrontare e delle opportunità che rappresenta se, rinunciando al facile usa e getta per un turismo sostenibile e responsabile nel rispetto delle popolazioni, garantiamo anche alle generazioni future di vivere a contatto con un ambiente incontaminato.

Articolo di Virginia Mariani

RdlX96rmDocente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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